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AUSCHWITZ LA "BOMB SHELTER THESIS" DI SAMUEL CROWELL: UN' IPOTESI STORICAMENTE INFONDATA Una Pubblicazione da http://www.russgranata.com TUTTI I DIRITTI RISERVATI Nella mia risposta finale a Crowell forse è bene precisare che ho citato il suo ultimo articolo in base al testo stampato "Bomb Shelters in Birkenau: A Reappraisal." Item # CS 600 Smith's Report: The Catalog PO BOX 439016 San Diego CA 92143. I) Antefatto Nel dicembre 1997, nella rivista "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung" è apparso un lungo articolo di Samuel Crowell intitolato «Technik und Arbeitsweise deutscher Gasschutzbunker im Zweiten Weltkrieg. Eine Widerlegung von J.-C. Pressas „kriminellen Spuren"» (pp. 226-243). Avendo rilevato la totale inconsistenza delle tesi esposte da Crowell, ho scritto una confutazione dal titolo „Morgue Cellars of Birkenau: Gas Shelters or Disinfesting Chambers?"(1). Crowell ha risposto con un articolo intitolato "Comments On Mattogno's Critique Of the Bomber Shelter Thesis"(2) ancora più inconcludente del primo. Nella mia successiva «Reply to Samuel Crowell's "Comments" about my "Critique of the Bomb Shelter Thesis"»(3) mi ero ripromesso di non ritornare più sulla questione, che, da parte mia, consideravo chiusa. Tuttavia lo stravolgimento sistematico di fatti e documenti da Crowell operato nel suo recente scritto "Bomb Shelter in Birkenau: A Reappraisal "(4) e la sua incrollabile tenacia nel sostenere tesi palesemente false, mi hanno indotto a ritornare sulla mia decisione. Poiché, per quanto possa sembrare incredibile, le sue tesi conquistano proseliti tra i revisionisti, per amore di esattezza storica, intervengo di nuovo nel dibattito, anche perché Crowell ha voluto riproporre argomenti di cui avevo già dimostrato l'infondatezza , a cominciare da quello delle porte dell' Entwesunsanlage di Majdanek. 2) Le porte a tenuta di gas di Auschwitz Uno degli assiomi della "bomb shelter thesis" è che "all raid shelter doors were equipped with peepholes" (p.5). Da questo assioma Crowell deduce che tutte le porte a tenuta di gas "with peepholes" sono "raid shelter doors". Poiché non vede la necessità di un "peephole" in una camera di disinfestazione, Crowell sentenzia che una porta a tenuta di gas "with peepholes" non può essere la porta di una camera di disinfestazione (p.26, 47, 48) e conclude che le porte a tenuta di gas del Leichenkeller 1 dei crematori II e III, essendo munite di "peepholes", erano necessariamente "raid shelter doors". In realtà questo assioma è completamente infondato, al pari delle deduzioni che ne trae Crowell. Anzitutto non è vero che "all raid shelter doors were equipped with peepholes". Alcune porte di rifugi aerei regolamentari(5) ne erano sprovviste, come quella che appare nell'immagine 1(6).
Parimenti falso è che una porta antigas con "peephole" non possa essere la porta di una camera di disinfestazione, come risulta dalle fotografie pubblicate da Pressac(7). Particolarmente significativa è la fotografia pubblicata da Pressac a p. 49 della sua opera (vedi immagine 2). Il cartello fissato alla porta reca la scritta: "Giftige Gase! Bei betreten des Raumes Lebensgefahr". Crowell pretende, invocando l'articolo "Gasdichte" Türen in Auschwitz degli ingeneri Hans Jürgen Nowak e Werner Rademacher(8), che "the felt-stripping used for the makeshifts doors manufactured by the German Armaments Works at Auschwitz would not have been "gastight" in any sense having to do with fumigation or extermination, particularlty with cyanid gas" (p. 26). Quest'affermazione è completamente smentita dalla realtà dei fatti. I due ingegneri hanno in effetti assunto erroneamente come modello normativo di una porta a tenuta di gas per camera di disinfestazione con acido cianidrico il tipo di porta di acciaio impiegato nelle camere di disinfestazione standard Degesch-Kreislauf(9). Ora, è un fatto certo e inoppugnabile che tutte le porte note di impianti di disinfestazione ad acido cianidrico effettivamente installate ad Auschwitz erano di legno, a cominciare da quelle del Kanada I: se queste porte di legno non erano a tenuta di gas e non erano adatte all'impiego di acido cianidrico, bisogna concludere che le SS di Auschwitz erano aspiranti suicidi! Perfino la "Gaskammer" ad acido cianidrico del BW 5b aveva due normali porte a tenuta di gas di legno ancora esistenti, come risulta dalle fotografie che seguono.
Anche le due porte della camera a gas ad acido cianidrico adiacente alla sala docce nell' "Entwesungsanlage" di Majdanek avevano semplici porte a tenuta di gas di legno(10). 3) Le porte a tenuta di gas di Majdanek Il caso delle porte a tenuta di gas dell' Entwesungsanlage di Majdanek è l'esempio più lampante della metodologia aberrante di Crowell. Fin dal 1997 egli ha istigato Bradly Smith ad ingaggiare la ben nota sterile polemica con il Museo dell'Olocausto di Washington. Nel suo Report n. 46 del settembre 1997 B. Smith ha scritto: «Early this year Crowell discovered that a gas-tight door advertised and sold throughout wartime Germany as defense against poison gas attack (the same door advertisement was reproduced on n.8 of SR 43) is identical, as Crowell has it, "in every conceivable physical feature", to the door at Majdanek, a replica of which is exhibited at the USHMM as the door to a gas chamber. [...]. The door was not a door designed to kill; it was designed to save lives: the one piece of evidence on exhibit at the U.S. Holocaust Memorial Museum's to substantiate the "gas chamber" claim is a hoax». Nella mia Reply citata sopra ho dimostrato ad abundantiam che le porte a tenuta di gas dell'Entwesungsanlage di Majdanek erano in realtà porte di camere di disinfestazione ad acido cianidrico. Poiché Crowell - incapace di fornire una qualunque risposta agli argomenti che ho esposto - ha preferito tacere, ripropongo le prove che dimostrano inoppugnabilmente che le 4 porte a tenuta di gas di Majdanek non avevano nulla a che fare con "bomb shelter", ma erano porte di camere a gas ad acido cianidrico. Nel libro già citato KL Majdanek. Eine historische und technische Studie ho dedicato un intero paragrafo alla questione della progettazione, costruzione e finalità delle camere a gas di tale campo (pp.129-137). In questo paragrafo, con riferimento ai documenti della Zentralbauleitung del KGL Lublin (Majdanek), ho dimostrato che l'impianto al quale appartengono le porte antigas in questione fu progettato e costruito come "Entwesungsanlage". Su ciò non esiste il minimo dubbio. Riassumo brevemente la storia iniziale di questo impianto nella seguente cronologia:
2) Le due porte del lato nord hanno in più un chiavistello centrale (Zentralverriegelung) che si chiude parimenti dall'esterno.
Queste porte sono dunque costruite per essere chiuse dall'esterno, non dall'interno, perciò non potevano essere impiegate per un rifugio antigas.
Crowell afferma che gli argomenti che ho esposto nella Risposta menzionata sopra
Un'ultima osservazione. La presunta ordinazione del 26 settembre 1942 è in realtà il frutto di una incomprensione di Adam Rutkowski, che ha curato la voce "Majdanek" nel libro citato da Crowell (12). A p. 242 di tale opera si legge:
"Ordine di costruzione n. 525 del 26 settembre 1942. Archivio di Stato provinciale di Lublino, Zentralbauleitung, n. 25, p. 39". Se Crowell si ostinerà a ignorare queste prove e a negare l'evidenza, la sua tesi, da errore, si trasformerà in impostura. 4) I "Bomb Shelter Documents" Questa penosa vicenda illustra perfettamente la metodologia assiomatica di Crowell. Avendo rilevato una semplice somiglianza tra due fotografie (!), egli è giunto immediatamente, senza conoscere i documenti né aver ispezionato gli impianti, ad una conclusione per lui perentoria e indiscutibile, ma in realtà falsa. Nello studio degli "indizi criminali" di Pressac egli ha adottato la stessa metodologia aberrante, che ha formulato così in forma di rimprovero a van Pelt e a me:
Crowell, invece di studiare seriamente questo punto essenziale, è partito dal presupposto apodittico che nei crematori di Birkenau erano stati adottati provvedimenti di protezione antiaera e ha tentato poi di giustificare documentariamente la sua asserzione. Egli prima ha posto la sua conclusione dogmatica, poi ha cercato i documenti per dimostrarla. Poiché questi documenti non esistono, egli si è dato ad un'opera di stravolgimento sistematico di documenti che in realtà non dimostrano nulla, come risulta dalla seguente analisi documentaria. Il documento 1 (pp. 7-8) risale al 6 agosto 1942 e riguarda le "Richtlinien für den Aufbau der Luftschutzes im Bereich des M.i.G. [= Militärbefehlshaber im Generalgouvernement]". Si tratta di semplici norme dalle quali non si può desumere né se né quando furono costruiti dei rifugi antiaerei. Il documento 2 (p. 8) è costituito da due lapidarie citazioni dal cosiddetto diario di Hans Frank del 22 e 24 settembre 1942 relative a "Gasmasken". Anche questo documento non dice nulla sui rifugi antiaerei. Il documento 3 (p. 9) si riferisce alle porte dell'Entwesungsanlage di Majdanek. Come ho dimostrato sopra, una richiesta di queste porte datata 26 settembre 1942 non esiste e le porte non avevano nulla a che vedere con i rifugi antiaerei. Il documento 4 (p. 9) è una breve citazione in traduzione inglese tratta dal rapporto Stroop. Il testo originale dice:
Il documento 5 (p.10) è una semplice deposizione di Josef Bühler al processo di Norimberga e non dimostra niente. Il documento 6 (p.12) risale al 14 settembre 1940 e si riferisce a "Sofortmassnahmen bei Bomben- und Brandschäden". Crowell stesso ammette che
Il documento 7 è un "memo on Fighting Phosphorous Fires December 21, 1940" (p.12). Un altro documento insulso inserito soltanto per fare numero. Il documento 8 (p.12), "Erweiterer Selbstschutz in Barackenlagern" del 4 gennaio 1941 contiene indicazioni sulla costruzione di rifugi antiaerei e altre direttive generali affini. Esso non prova nulla riguardo alla costruzione effettiva di rifugi antiaerei. Il documento 9 (p. 13) riguarda "Blaues Licht während der Verdunklung" e ha la data del 16 aprile 1941. Un altro documento insulso. Il documento 10 è una offerta della ditta Heinemann & Co. di Berlino alla SS-Neubauleitung di Auschwitz che ha per oggetto "Luftschutzdeckungsgräben für Arbeitsläger, Fabriken, öffentliche Plätze usw." e riguarda "LS-Stollenrahmen aus Zement". Dalla lettera risulta che la ditta Heinemann aveva scritto di propria iniziativa per piazzare i suoi prodotti. Essa non era stata sollecitata dalla SS-Neubauleitung né si conosce la risposta di questo ufficio. Il documento dunque non prova nulla. Il documento 11 (p.13), "Building Regulations for 1942, March 6, 1942" menziona "quite casually in the context of general building regulations" delle misure di difesa antiaerea. Ancora un documento che non dimostra niente. Il documento 12 (p. 13) è una "Civil Defense Security Directive, Himmler to Glücks, February 8, 1943" di cui Hilberg presenta un breve riassunto. Crowell lo commenta così:
Il documento 13 (pp.13-14) è costituito dalle "Richtlinien" di Kammler con oggetto "Luftschutz". Esso ha la data del 6 marzo 1943, ma fu protocollato dalla Zentralbauleitung il 19 giugno, come risulta dal relativo timbro. Ciò significa che la lettera era giunta ad Auschwitz allora. Crowell afferma che
Per la precisione, l' SS-Untersturmführer Kirschnek era semplicemente il capo di una delle 5 Bauleitungen in cui allora era articolata la Zentralbauleitung, avendo la funzione di Bauleiter della "Bauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz. K.L. Auschwitz und Landwirtschaft Auschwitz". In particolare, egli non aveva alcuna giurisdizione sul campo di Birkenau, che era sottoposto all'autorità dell'SS-Untersturmfüher Janisch, Bauleiter della „Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers". Poiché queste direttive arrivarono ad Auschwitz nel giugno 1943, esse non provano assolutamente nulla circa l'eventuale attuazione di misure di protezione antiaerea nei crematori di Birkenau tra il gennaio e l'aprile 1943. A partire dal n. 14, ad eccezione del n. 16, i documenti presentati da Crowell sono tutti posteriori alla datazione ultima degli indizi criminali di Pressac (aprile 1943), perciò non dimostrano nulla riguardo alla interpretazione di tali indizi nel quadro della "bomb shelter thesis". Nella tabella che segue indico la data dei rispettivi documenti:
Il documento 16 riguarda la visita di Pohl ad Auschwitz del 23 settembre 1942(19). Tuttavia nel programma della visita non c'è alcun cantiere che abbia una minima relazione con un "bomb shelter". Ciò viene ammesso candidamente anche da Crowell, che scrive che "the itinerary makes no visits to possible bomb shelter sites" (p. 16). Ma allora perché ha menzionato questo documento nel contesto argomentativo dei "bomb shelters"? Nel suo commento Crowell prende un altro abbaglio affermado che delle annotazioni a penna nel documento
Dunque Crowell prende per la popolazione del Lager Birkenau questi 1.323 detenuti che costituivano semplicemente il personale di servizio delle SS nel Truppenlager! Sebbene i restanti documenti, per ragioni cronologiche, non dimostrino assolutamente nulla, ne prenderò in esame qualcuno per mostrare la cavillosità delle interpretazioni di Crowell. Riguardo al documento 17 (p. 16) rimando al paragrafo 10 ("Le 6 Leichenkammern dell'Aktenvermerk del 17 giugno 1944"). Il documento 30 (p. 21) è una semplice fattura di 45 RM datata 2 giugno 1943 relativa a lavoro di detenuti prestato nel crematorio II. Che cosa c'entra questo documento con i "bomb shelters"? Che cosa dimostra? Assolutamente nulla. 5) I Luftschutz-Deckungsgräben del settembre-novembre 1943. I documenti 20-22 richiedono una discussione a parte. Si tratta di una lettera dell' SS-Untersturmführer specialista Kirschnek (non di Dejaco, come afferma erroneamente Crowell) del 21 settembre 1943, e di due lettere dell' SS-Untersturmführer specialista Dejaco, che era impiegato nel Sachgebiet Planung della Zentralbauleitung, datate 25 ottobre e 5 novembre 1943. Nei miei due articoli citati sopra sulla "bomb shelter thesis" ho affermato - e qui ribadisco - che ad Auschwitz non fu presa nessuna misura di difesa antiaerea (costruzione di "bomb shelters") prima del 16 novembre 1943. Per contraddire questo dato di fatto (sul quale ritornerò sotto), Crowell ha addotto questi tre documenti, e, a quanto pare, egli crede davvero che smentiscano la mia affermazione, a tal punto che egli l'ha definita "a ridicolous assertio"(20). Se qui c'è qualcosa di veramente ridicolo, è proprio l'interpretazione di Crowell. Egli pretende infatti che questi tre documenti si riferiscano alla costruzione di "trench shelter" ad Auschwitz (p. 19). In realtà, delle questioni esposte in questi documenti, Crowell non ha capito niente. Riassumo anzitutto la vicenda. Nell'agosto 1943 in Alta Slesia fu lanciato il «Programm "Luftschutzgräben"». Esso consisteva nella costruzione di Luftschutzgräben impiegando parti di cemento (Betonteile) prefabbricate. I lavori di fabbricazione di queste parti furono affidati alla Zentralbauleitung di Auschwitz, che li fece eseguire dalla sua "Beton-Kolonne"(21). Per la produzione venivano utilizzate delle forme (Formen) metalliche standard, fornite dal committente, nelle quali veniva colato il cemento. Lo scavo veniva così rivestito di questi elementi di cemento che formavano una specie di enorme tubo di cemento. La parte più importante era evidentemente la copertura (Deckung), a volta (Bogen, Gewölbe), perciò queste installazioni si chiamavano correntemente "Luftschutz-Deckungsgräben". Auschwitz era soltanto il luogo di produzione (Baudienststelle), ma la Zentralbauleitung doveva anche provvedere alla consegna (Auslieferung) dei prodotti al committente. I prodotti erano destinati al Baubevollmächtigte im Bezirk der Rüstungsinspektion VIII, ma il committente (Auftraggebers) dei lavori era il Gaubeauftragte des Generalbevollmächtigten für die Regelung der Bauwirtschaft im Raume Oberschlesien (G.B.-Bau), con sede a Kattowitz. Il coinvolgimento del G.B.-Bau come committente dimostra che i "Luftschutzgräben" erano stati richiesti da Speer, probabilmente per l'organizzazione Todt. Un documento relativo a "Programmbauten" del "Reichsminister für Rüstung und Kriegsproduktion. Amt Bau OT [= Organisation Todt]" del marzo 1944 menziona infatti un piano "Luftschutz" che rientrava nel Bauvorhaben "Kattowitz Stollenbau"(22). Concludendo, i Betonteile dei "Luftschutzgräben" (o "Luftschutz-Deckungsgräben") erano destinati al summenzionato ufficio di Speer a Kattowitz: nulla dimostra che un solo Betonteil fosse destinato ad Auschwitz. I documenti summenzionati hanno un antecedente che Crowell non cita: la lettera di Kammler al Gaubeauftragte des Generalbevollmächtigten für die Regelung der Bauwirtschaft im Raume Oberschlesien del 3 settembre 1943 con oggetto "K.L.-Auschwitz - Luftschutzmassnahmen in O/S". Kammler scrive:
Wie ich bereits mitteilte, habe ich die Baudienststelle angewiesen, in Anbetracht der geschilderten Dringlichkeit, sich für die geforderte Produktion einzusetzen. Ich bitte jedoch dringend, Ihrerseits auch dafür besorgt zu bleiben, dass die erforderlichen Kontigente zeitgerecht zur Verfügung stehen. Ferner bitte ich, zu bestätigen, dass die in meinem Fernschreiben vom 21.8.1943 geforderten 10% der Fertigsfabrikate bei einer Kontingentierung durch den Gaubevollmächtigten des GB-Bau für Waffen-SS-Zwecke zur Verfügung gestellt werden"(23).
L' "Aktenvermerk" di Dejaco del 25 ottobre 1943 ha come oggetto "Luftschutz-Deckungsgräben"(25). Il documento riguarda una vertenza relativa alla rottura del 60% dei 7 vagoni di parti ad arco (Bogenstücken) di cemento per "Luftschutz-Deckungsgräben" inviate dalla Zentralbauleitung a Kattowitz l'11 e 12 ottobre e presi in consegna da un funzionario del G.B.-Bau, l'ing. Andre. Dejaco declina ogni responsabilità dichiarando che i 176 Bodenstücken erano stati caricati "ordnungsgemäss und ohne Beschädigung" in presenza di un funzionario di Kattowitz. Il documento contiene un'altra richiesta delle forme ancora mancanti ("noch ausstehenden Formen"). Qui rilevo una interpretazione decisamente insensata di Crowell. Egli scrive:
However, this conclusion was wrong, first, because the construction of the shells was not understood (they are practically oval) and second because the problem with the high water table at Birkenau was not evident. In addition, whatever the problem with the water table, it seemed to be contradicted by the photographic evidence of what appeared to be trench shelters in Birkenau" (p.19). Egli non aveva capito né che i "Luftschutz-Deckungsgräben" erano costituiti da parti di cemento prefabbricate, né che i "176 Bogenstücken" facevano parte dei "500 lfdm Betonteile", che sono menzionati come programma preliminare da attuare già nella lettera di Kirschnek del 21 settembre. Tuttavia, come dice esplicitamente Dejaco nell' "Aktenvermerk" del 5 novembre, di tale programma, fino a tale data, erano stati realizzati circa 250 metri. Ora, se i rifugi erano "hundreds" (cioè non meno di 200) e se erano destinati ai detenuti e alla truppa SS, avrebbero dovuto essere lunghi (250 : 200 =) 1,25 metri! Ecco un altro esempio delle insensate "deduzioni" di Crowell. L' "Aktenvermerk" di Dejaco del 5 novembre 1943 ha di nuovo come oggetto "Luftschutzdeckungsgräben"(26). Si tratta di un rapporto per l' SS-Obersturmführer specialista Jothann, che era subentrato a Bischoff a capo della Zentralbauleitung il 1 ottobre 1943, il quale lo controfirmò per presa conoscenza (zur Kenntnis genommen). L'autore riferisce su un colloquio tra lui e l'ing. Andre che si era svolto il giorno prima nella sede della Zentralbauleitung. Il tema principale era stato quello della carenza di carburante che rischiava di far cessare la produzione di parti di cemento. Il carburante ricevuto era stato consumato per la produzione già realizzata:
Dejaco informò poi l' SS-Obersturmführer specialista Jothann che il 4 novembre ad Auschwitz erano arrivate altre "Formen". Infine l'ing. Andre aveva visitato i "Beton-Werkstätten" della Zentralbauleitung dove si producevano le parti di cemento. In conclusione, pretendere che questi documenti dimostrino che ad Auschwitz in questo periodo furono installati „Luftschützgräben" (o "Luftschutz-Deckungsgräben"), o che questi fossero destinati ad Auschwitz, significa o non aver capito niente dei documenti, o essere in malafede. 6) Genesi e sviluppo dei "bomb shelters" ad Auschwitz Sulla base dei documenti che ho esaminato sopra, Crowell giunge a questa sorprendente conclusione:
Ho già dimostrato che nessuno dei documenti addotti da Crowell contiene non dico la prova, ma neppure il più vago indizio di questa affermazione. Assodato ciò, passiamo ad un altro problema. Crowell pretende che le "measures" di costruzione di "civil air defence" furono attuate in esecuzione dell'ordine impartito da Himmler a Glücks l'8 febbraio 1943 (il suo documento 12), che in realtà non ha niente a che vedere con i "bomb shelters". Dunque egli crede ad una direttiva dall'alto che sarebbe stata attuata adattando i crematori di Birkenau a "bomb shelters". Ovviamente, trattandosi di una direttiva dall'alto, essa deve essere stata attuata in misura più o meno ampia in tutto il complesso di Auschwitz-Birkenau, perciò nel periodo compreso tra l'8 febbraio e il 16 novembre 1943 in tale complesso devono essere stati costruiti parecchi altri "bomb shelters", destinati sia ai detenuti, sia alla truppa. Crowell suddivide i documenti relativi ai "bomb shelters" da lui addotti in tre sezioni, che chiama di "high level", "mid-level" e "low level". Questa tripartizione serve soltanto a complicare inutilmente il problema essenziale da risolvere, che è molto semplice: dal febbraio 1943 al 16 novembre 1943 ad Auschwitz furono impartiti e furono eseguiti ordini di costruzione di "bomb shelters"? Crowell non dimostra né che tali ordini furono impartiti, né che furono eseguiti. D'altra parte, nei documenti sulla costruzione del campo non appare la minima traccia di attuazione di "civil air defense measures". Esaminiamo i documenti più importanti. 1) Prüfungsbericht Nr. 491 über Baustoffeinsparung gemäss G.B.-Anordnung Nr. 22, radatto da Bischoff il 2 febbraio 1943(27). Questo documento contiene una lista di costruzioni che dovevano essere completate nel 1944 (Fertigstellungstermin: 1944), nell'ordine: 182 Pferdestallbaracken, 27 Waschbaracken, 13 Abortbaracken, 10 Wirtschaftsbaracken, 12 Revierbaracken, 10 Blockfürerbaracken, 3 Waschbaracken für die Truppe, 6 Abortbaracken für die Truppe, 3 Wirtschaftsbaracken für die Truppe, 11 Kammer- und Schreibstubebaracken, 16 Mannschaftsunterkunftsbaracken für die Truppe, 1 Waschgebäude, 1 Kommandanturgebäude, Lagerhaus, Drahthindernis und Wachtürme, Kochkessel und Heizöfen, 4 Krematorien, 4 Leichenhallen, Entlausungsanlage für Gefangene, Entlasunungsanlage für die Wachtruppe, Wasserversorgungsanlage, Entwässerung, Gleisanschluss, Alarm- und Telefonanlage, Elektrische Lichtanlage, Notstromaggregate, Transformatorenstation, Provisorische Bäckerei, Werkhallen für die D.A.W., 3 Lagerbaracken für die D.A.W., 1 Wohnbaracke (D.A.W.), Entlausungsanlage I (Zivilarbeiter), 4 Unterkunftsbaracken (Zivilarbeiter), Entlausungsanlage II (Zivilarbeiter), 2 Abortbaracken (Zivilarbeiter), 2 Waschbaracken (Zivilarbeiter). Nessuna di queste costruzioni ha relazione con misure antiaeree. 2) Tätigkeitsbericht dell' SS-Untersturmführer Kirschnek relativo ai lavori eseguiti dal 1 gennaio al 31 marzo 1943(28). Il rapporto menziona i seguenti Bauwerke: BW 7a, BW 20M, BW 20N, BW 20O, BW 20Q, BW 43, BW 20D, BW 64, BW 81, BW 76, BW 26B, BW 71A, BW 63, BW 71B, BW 26B, BW 32 B, BW 4, BW 68B, BW 66E, BW 86, BW 4, BW 71, Unterkunft H. 834, BW 83, BW 207, Garage neben Haus 7, BW 71, BW 81, BW 30, 30a. Nessuno di questi Bauwerke ha relazione con misure antiaeree. 3) Aufteilung der Bauwerke per il Bauvorhaben Kriegsgefangenenlagers redatta dall'SS-Unterstumführer Janisch il 9 aprile 1943(29). Vi sono elencati i seuenti Bauwerke: BW 1, BW 2, BW 3a, BW 3b, BW 3c, BW 3d, BW 3e, BW 3f, BW 4a, BW 4b, BW 4c, BW 4d, BW 4e, BW 4f, BW 5a, BW 5b, BW 6a, BW 6b, BW 6c, BW 7a, BW 7b, BW 7c, BW 8a, BW 8b, BW 8c, BW 9, BW 10, BW 11, BW 12a, BW 12b, BW 12c, BW 12d, BW 12e, BW 12f, BW 13, BW 14 (Barackenlager für die Wachtruppe), 14a, 14b, 14c, 14d, 14e, 14f, 14g, 14h, BW 15, BW 16, BW 17, BW 18, BW 18a, BW 19, BW 20, BW 21, BW 22, BW 23, BW 24, BW 25, BW 26, BW 26a, BW 26b, BW 27, BW 28, 29, BW 30, BW 30a, BW 30b, BW 30c, BW 31, BW 32, BW 33, BW 34a, BW 35, BW 45, BW 66, BW 77. Nessuno di questi Bauwerke ha relazione con misure antiaeree. 4) Erläuterungsbericht zum Ausbau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS in Auschwitz O/S, redatto da Bischoff il 30 settembre 1943(30). Il documento elenca i seguenti Bauwerke: BW 3a-3c, BW 4a, BW 5a, BW 6a, BW 7a, BW 3b, BW 4a, BW 4b, BW 8a, BW 12c, BW 12d, BW 12e, BW 12f, BW 3d, BW 4c, BW 4d, BW 6b, BW 7b, BW 12a, BW 12d, BW 34a, BW 33, BW 3e, BW 4c, BW 4e, BW 4f, BW 6c, BW 7c, BW 12b, BW 12d, BW 33a, BW 9, BW 10, BW 11, BW 15, BW 18, BW 30, BW 30a, BW 30b, BW 30c, BW 31, BW 32, BW 35, BW 13, BW 16, BW 17, BW 18, BW 18a, BW 19, BW 21, BW 22, BW 23, BW 24, BW 25, BW 26b, BW 27, BW 29. Nessuno di questi Bauwerke ha relazione con misure antiaeree. Il BW 29 si riferiva sì a "Feuerlöschteiche", ma, come vedremo subito, non aveva nulla a che vedere con "civil air defense measures". 5) Baufristenplan del Kriegsgefangenenlager redatto da Jothann il 15 dicembre 1943(31). In questo documento sono elencati tutti i Bauwerke del campo di Birkenau in costruzione o già costruiti con indicazione della data di inizio e il grado di completamento dei lavori in %, nonché la data prevista di fine lavori, dall'aprile 1943 al marzo 1944: BW 2, BW 3a, BW 3b, BW 3c-d, BW 4a, BW 4b, BW 4c, BW 5a, BW 5b, BW 6a, BW 6b, BW 6c, BW7c, BW 7a, BW 7b, BW 8a, BW 9, BW 12a, BW 12c, BW 13, BW 14, BW 16, BW 17, BW 18, BW 19, BW 20/21, BW 24, BW 25, BW 26, BW 30, BW 30a, BW 30b, BW 30c, BW 31, BW 32, BW 33, BW 35, BW 36, BW 10, BW 14a. Nessuno di questi Bauwerke ha relazione con misure antiaeree. Questa assoluta assenza di riferimenti a "civil air defense measures" nei documenti della Zentralbauleitung anterioriormente al 16 novembre 1943 si spiega soltanto con il fatto che prima di questa data tali misure non esistevano e non potevano esistere. Infatti il programma di protezione antiaerea che era stato lanciato in alta Slesia nell'agosto 1943 e che era destinato inizialmente alle strutture dell'organizzazione Todt, fu esteso al campo di Auschwitz soltanto alla metà di novembre. La decisione fu ufficializzata dall' SS-Obersturmbannführer Liebehenschel, all'epoca SS-Standortälteste del campo di Auschwitz, nello Standortbefehl n. 51/43 del 16 novembre 1943 nel quale comunicò quanto segue: "11. Luftschutzmassnahmen im Stardort Auschwitz. Nach Mitteilung der vorgesetzten zuständigen Dienststellen sind nunmehr auch im Standortbereich Auschwitz sofort die erforderlichen Luftschutzmassnahmen in Angriff zu nehmen. Mit Durchführung dieser Massnahmen beauftrage ich in meiner Eigenschaft als örtlicher Luftschutzleiter den SS-Untersturmführer Josten als meinen ständigen Vertreten. Ich bitte sämtliche Dienststellen, SS-Untersturmführer Josten in jeder Weise zu unterstützen"(32). (vedi immagine 12).
Questo documento dimostra inconfutabilmente che le elucubrazioni di Crowell sono semplici fantasie, e questa è la ragione per cui egli si è guardato bene dal dire una sola parola su di esso. Ciò non sorprende: per tentare di sminuirlo o di travisarlo, avrebbe dovuto ricorre a fantasie ancora più insensate. Torniamo alla nostra storia. Liebehenschel assunse l'incarico di "Der SS-Standortälteste als örtlicher Luftschutzleiter" e il suo ufficio si chiamò „LS-Befehlstelle (für das Interessengebiet des K.L. Auschwitz O/S.)". Questa intestazione era stampata nella carta intestata che egli usava per la corrispondenza nella sua qualità di Luftschutzleiter. Appunto in tale qualità Liebehenschel il 17 febbraio 1944 inviò alla Zentralbauleitung una lettera che inizia con le seguenti parole:
Secondo la prassi, fu istituito un apposito Bauwerk, il BW 98, nel quale rientrarono tutti i rifugi antiaerei progettati e realizzati successivamente. Il BW 98 si riferisce alla prima installazione antiaerea progettata per Auschwitz. Un documento non citato da Crowell indica che il BW 98 fu istituito come „Luftschutzdeckungsgraben". Si tratta del "Leistungsverzeichnis über die Ausführung der Erd-, Mauer-, und Isolationsarbeiten für die Luftschutzdeckungsgraben BW 98 im KL. Auschwitz" redatto da Jothann il 25 marzo 1944(35). Il "Leistungsverzeichnis" è un capitolato in cui sono specificati tutti i lavori da eseguire, ma senza l'indicazione del costo per metro quadrato o metro cubo, il che significa che il 25 marzo 1944 il Bauwerk 98 era ancora allo stato di progetto. I rifugi antiarei costruiti successivamente costituirono delle sezioni del BW 98 e furono indicati da tale sigla con l'aggiunta di una lettera. Ad esempio, il Luftschutzkeller della casa del comandante del campo costituiva il BW 98J, il Luftschutzbunker ricavato nel crematorio I era il BW 98M.
Il programma Luftschutz ad Auschwitz fu realizzato gradualmente. Nell'Aktenvermerk di Jothann del 28 giugno 1944, che ha come oggetto "LS.-Massnahmen im K.L.Auschwitz", vengono elencate le installazioni antiaeree richieste (gefordert) e realizzate (erstellt). Le installazioni realizzate erano le seguenti:
1.) Kommandantur Lager I
10 Stück Splitterschützgräben in Fertigbetonteilen für je 130 Personen 1 Bunker für die Häuser 22 Stück 1-Mann bezw. 2-Mann-Splitterschutzbunker für kleine Postenkette
1 Splitterschutzgraben für 130 Personen". (Vedi immagine 13)
Gli impianti richiesti ma non ancora realizzati erano oltre 220. Perfino il rifugio antiareo per la casa del comandante del campo fu progettato molto tardivamente, come risulta dall' "Erläuterungsbericht zum Bau eines Luftschutzkellers für das Kommandantenhaus BW 98 J"(37) e dal relativo "Kostenvoranschlag"(38), entrambi datati 10 ottobre 1944. Il 4 settembre 1944 erano in costruzione le seguenti installazioni antiaeree, che avevano il grado di completamento in % indicato accanto:
7) Gli indizi criminali di Pressac Nell'articolo "Technik und Arbeitsweise deutscher Gasschutzbunker im Zweiten Weltkrieg" Crowell pretendeva di spiegare con la sua „bomb shelter thesis" tutti gli indizi criminali di Pressac:
Nothing the ambiguity of this trace, we leave it aside for now, observing only that superficially it tends to support the gas chamber thesis as opposed to either the disinfection or bomb shelter theses" (p.34). Come Zimmerman, Crowell ha aggirato l'ostacolo svicolando per la via più breve. Nella prima versione dell'articolo citato sopra avevo dimostrato che il telegramma della Zentralbauleitung del 26 febbraio 1943 ("Gasprüfer") e la risposta della Topf del 2 marzo ("Anzeigegeräte für Blausäure-Reste") suscitano tanti e tali problemi insolubili che l'unica soluzione appariva l'ipotesi che il secondo documento fosse stato falsificato. Questa ipotesi serviva soltanto a dare una risposta a questi problemi, di carattere tecnico e burocratico, i quali non riguardavano minimamente la questione specifica di una eventuale richiesta da parte della Zentralbauleitung di apparati di prova del gas residuo per acido cianidrico. Anzi, a tale questione ho dedicato un intero paragrafo nel quale ho ricostruito il contesto storico in cui si inquadrano questi due documenti e ho mostrato che esso avvalora l'interpretazione già formulata da Robert Faurisson che gli "Anzeigegeräte für Blausäure-Reste" servissero per le normali disinfestazioni del crematorio II. Recensori poco scrupolosi o in aperta malafede, sorvolando opportunisticamente su questa dimostrazione, hanno ritenuto esclusivamente il fatto che Mattogno ha affermato - senza prove - che il secondo documento è una falsificazione, insinuando sottilmente che io sarei ricorso a questo espediente per incapacità a fornire una risposta adeguata al suo riferimento al "gas". La realtà è che la lettera della Topf del 2 marzo 1943 mi preoccupa tanto poco che io sono dispostissimo ad accettare la sua autenticità; anzi, nell'ultima versione del mio articolo(41) l'ho accettata formalmente ritirando l'ipotesi della falsificazione. Tuttavia, chi, come Crowell, pretende di analizzare seriamente dei documenti, non può sottrarsi al dovere di discutere e all'esigenza di risolvere i problemi che i documenti suscitano. Nel nostro caso, i problemi sono tanti e gravi. Li riassumo brevemente.
[…]. If we chose, we could dismiss this criminal trace right now: the Germans had been gassed with HCN in World War One, expected its use, and had prepared for it. The presence of HCN detectors has no criminal significance at all. But there is still a problem: why would one ask an oven maker to purchase gas detectors? In other words, we know that the manufacturers of Zyklon had HCN gas detectors, and we are certain that the Wehrmacht and the SS had their own. Thus, why would one ask the builders of the cremation ovens for gas detectors, and why ten in number? The simplest answer is that these gas detectors were meant for the 10 three-muffle cremation ovens that comprised Crematoria II and III, and they probably were meant to have some characteristic (heat resistance) to make them usable in or by the ovens. That the gas detectors would be meant for Crematoria II and III makes sense, because, first, Pressac notes that the crematoria were always discussed as pairs (II and III, IV and V) [ATO, 452], and because Crematoria IV and V did not have 10, but rather 4 double muffle ovens apiece. Then we have to ask what their function would be. Pressac argues that these detectors prove gassings with Zyklon B in the crematoria: but in the event of such gassings, certainly the crematoria operators would not need to be informed that dangerous concentrations of the gas were nearby. In other words, the need for detectors for the ovens suggests the ability to detect the presence of HCN residues created by other processes, but not by the release of pure HCN in the Crematoria. In early March, 1997, Dr. Arthur R. Butz argued that the incineration chute behind the cremation ovens of Crematoria II and III could have generated high levels of HCN in the crematory ductwork if certain fabrics were burned. There is merit to this argument, since it is known that German uniforms from the beginning of the war were composed of a wool-rayon combination, and that the proportion of rayon increased throughout the war [US 541ff]. It is not unreasonable to assume that most concentration camp fabrics contained similar proportions of wool and rayon, nor is it unreasonable that highly flammable rayon fabrics would be treated with flame retardant which would provide a catalyst for HCN release when burned.[…]. Recognizing that the problem is not a question of the criminality of these detectors, but rather a question of why Topf should be acquiring them, I accept the general validity of Dr. Butz' thesis and direct the interested reader there». (pp. 25-27).
Egli afferma che
Crowell pretende poi che
Crowell passa poi a spiegare perché i "Gasprüfer" erano destinati a un crematorio e perché erano 10. Egli afferma che
Qui Crowell ha ripreso, stravolgendola in un argomento insensato, la mia spiegazione: in effetti i "Gasprüfer", come analizzatori di gas combusti, non venivano installati nei forni, come egli crede, ma nei condotti del fumo o alla base dei camini, e nei crematori II e III c'erano complessivamente 10 condotti del fumo; d'altra parte in tutti e quattro i crematori di Birkenau esistevano 10 canne fumarie (poiché i camini dei crematori II/III erano suddivisi in tre canne fumarie separate). La mia interpretazione si fonda sul fatto che - come ho già rilevato - nella letteratura tecnica tedesca i "Gasprüfer" erano dei semplici analizzatori di gas combusti regolarmente installati nei crematori civili, e sul fatto che essi potevano essere installati o nei 10 condotti del fumo o nelle 10 canne fumarie suddette. La prima possibilità è la più probabile. Crowell invece crea una spiegazione ibrida non solo infondata, ma anche insensata. Egli, seguendo me, pretende da un lato che i "Gasprüfer" fossero destinati ai 10 forni dei crematori II e III, dall'altro, seguendo Butz, afferma che essi non servivano ad analizzare i fumi, bensì "the presence of HCN residues created by other processes", ossia l'acido cianidrico prodotto dalla combustione del rayon impregnato con una sostanza "flame retardant". Tuttavia, Butz si riferisce ovviamente al Müllverbrennungsofen del crematorio II, un inceneritore in cui venivano distrutti i rifiuti del campo. Crowell pretende invece che i rifiuti - o quantomeno le divise militari(54) - fossero distrutti nei forni crematori, il che è insensato. D'altra parte è noto che i cadaveri venivano cremati nudi e dalla combustione di un cadavere non si sviluppa certo acido cianidrico! La spiegazione di Crowell è dunque assolutamente inconsistente. L'ipotesi di Butz, dal canto suo, non spiega neppure la ragione della richiesta di 10 "Gasprüfer": dato che nel crematorio II esisteva un solo Müllverbrennungsofen, a che scopo richiedere 10 "Gasprüfer"? Anzi, questa ipotesi non risponde a nessuno dei sette problemi che esposto sopra. Concludendo, la spiegazione di Crowell è non solo infondata, ma anche irragionevole e insensata. Un'ultima osservazione. Discutendo delle porte a tenuta di gas "regolamentari" secondo la concezione degli ingegneri Nowak e Rademacher, Crowell scrive:
Dunque, secondo Crowell, per quanto riguarda tutte le porte di legno dei presunti "bomb shelters" dei crematori (a cominciare da quelle dei Leichenkeller 1 dei crematori II e III), la Zentralbauleitung non aveva previsto alcun "real threat of aerial cyanide attack"; per quanto riguarda i "gas detectors", invece, essa aveva previsto "real threat of aerial cyanide attack"! Un altro brillante esempio di opportunismo argomentativo.
L'affermazione che le presunte aperture verticali "have not yet been discovered" è falsa, perché le pareti del Leichenkeller 2 del crematorio II sono ben visibili e non presentano la minima traccia di questa presunte quattro "vertical wall openings". In queste pareti, dunque, non c'è "ancora" da scoprire proprio nulla.
Crowell ritiene "unconvincing" la spiegazione di Pressac che Gastürme "is a misspelling for Tür and that this a reference to 'three gastight doors' "(p.27). Egli afferma che
Per puntellare la sua affermazione arbitraria Crowell ricorre a un trucco: il suo "document 29" non presenta infatti un "Luftschutz-Verschlüss", ma "Gasdichte lüftungsrohrverschlüsse" (vedi documento 15)(58), dunque i "ventilation chimneys" di cui parla Crowell si chiamavano in realtà "Lüftungsröhre", non certo "Türme". D'altra parte il camino di ventilazione dei crematori II e III si chiamava "Schacht" ("Entlüftungsschacht"). Pretendere dunque che dei "gastight ventilation chimneys could be described as 'gasdichte Türme' " è falso e insensato.
In "Technique and Operation of German Anti-Gas Shelters in World War Two" Crowell scrive:
Ciò chiarito, vediamo che cosa erano le "gasdichte Türme". Nella documentazione della Schlosserei, in data 19 febbraio 1943, appare la seguente richiesta:
La spiegazione più logica è che "Gasskammer" sia un semplice errore di ortografia per "Gaskammer". 8) I "bomb shelters" suicidi dei crematori IV e V L'idea propugnata da Crowell che la Zentralbauleitung potesse adibire i locali dell'ala ovest dei crematori IV e V a rifugi antiaerei è decisamente insensata. Nel mio articolo "Morgue celleras of Birkenau: Gas shelters or disinfesting chambers?" ho rilevato che
"medium weight bombs, when falling from a normal bombing height, have a penetration of 0.40 to 0.50 m into reinforced concrete, and a penetration of circa 1.20 m into an ordinary full-brick wall and even deeper into a hollow brick wall" » (pp. 5-6).
Ciò viene esposto dettagliatamente in un documento che egli conosce bene: le Richtlinien di Kammler del 6 marzo 1943 da lui citate come documento 13. Nella sezione III, "Die bauliche Ausführung von Splitteschutz. Bestimmungen des Reichsluftfahrtministeriums in der Fassung September 1942", pararafo B „Splittersichere Gebäudewände und freistehende Splitterschutzwände", comma 2 „Mauerwerk", si dispone:
Mauerziegel 1. Klasse DIN 105 (Mauerziegel). [Seguono altri 5 tipi di muratura]. 2) Sie müssen mindenstens 64 cm dick sein, wenn verwendet werden: Mauerziegel 2. Klasse DIN 105 (Mauerziegel) [Segue un altro tipo di muratura]".
Die Dicke der Splitterschutzwand, die aus der bestehenden Gebäudewand und der neuen Splitterschtzuwand besteht, muss bei Verwendung von Baustoffen nach Nr. 2 (1) mindestens 51 cm und bei Verwendung von Baustoffen nach Nr. 2 (2) mindestens 64 cm betragen".
14. Splitterschutzwände, die vor die zu schützenden Öffnungen gesetzt werden, müssen diese seitlich und oberhalb mindestens um 0,50 m überdecken"(61).
Ora, i muri perimetrali dei crematori IV e V erano realizzati in "Ziegelsteinmauerwerk ohne Aussenputz"(63) e avevano uno spessore di appena 25 cm(64). Le finestrelle e le porte dell'ala ovest (presuntamente adibita a "bomb shelter") non avevano alcun tipo di Splitterschutzung. Dunque i crematori IV e V non potevano servire da "bomb shelter" né potevano proteggere da "bomb splinters". L'affermazione che, essendo i loro tetti "equipped with fireproof sheets of Heraklith in their ceiling", essi "would have provided some protection from bomb splinters and incendiaries" è semplicemente insensata. L'ossatura del tetto di questi crematori era costituita da travi di legno stagionato facilmente infiammabile che poggiavano sui muri perimetrali. Pressac ne ha mostrato sia il progetto sia la realizzazione(65). Sul tavolato fu steso un doppio strato di "Pappdeckung" (cartone catramato altamente infiammabile) per rendere il tetto impermeabile e sopra fu installata una copertura di "Heraklithplatten" . Queste sottili piastre furono fissate con 20.000 laminette di ferro (Eisenblät[t]chen)(66). L'immagine 17 mostra una baracca del campo di Auschwitz con il tetto ricoperto da piastre di eraclite. In basso appare uno "Splitterschutzbunker" per uno o due uomini protetto da una copertura costituita da uno strato di cemento di 15 cm di spessore e da uno strato di mattoni di 33 cm di spessore. Lo spessore delle piastre di eraclite è stimabile a un paio di centimetri.
Questa fotografia mostra visivamente quanto sia insensato pretendere che il tetto dei crematori IV e V potesse offrire "some protection from bomb splinters". Ovviamente esso non poteva offrire alcuna protezione neppure da bombe incendiarie, il cui scoppio nei paraggi dei crematori avrebbe fatto volare le piastre di eraclite e scoperchiato il tetto, mentre la sostanza infiammabile avrebbe incendiato facilmente la travatura di legno e il cartone catramato. Infine, anche l'ipotesi che questi due crematori "would have worked as gas shelters" è insensata: dove i nemici avrebbero messo il gas tossico per un eventuale attacco chimico se non in bombe dirompenti? E dato che i crematori non potevano resistere a bombe dirompenti, come potevano proteggere da eventuali gas tossici in esse contenuti? Inoltre le 12 finestrelle a tenuta di gas dei crematori IV e V si potevano chiudere soltanto dall'esterno, come risulta chiaramente dalle fotorafie pubblicate da Pressac(67), una disposizione assurda per un rifugio antigas. Infine il presunto rifugio antigas era privo di ventilazione. Crowell insiste molto sul fatto che tutti i rifugi antigas erano dotati di camini di ventilazione - e proprio per questo, come abbiamo visto sopra, pretende di interpretare l'indizio "Türme" come camini di ventilazione. Abbiamo anche visto che i presunti camini di ventilazione dell'ala ovest dei crematori erano in realtà dei normali camini di stufe. Ne consegue che questo presunto rifugio antigas era privo di ventilazione, il che è un'altra assurdità. Concludendo, qualunque tipo di "rifugio" nei crematori IV e V sarebbe stato folle e suicida. 9) Le "uscite di emergenza" del Leichenkeller 1 dei crematori II e III Crowell pretende che i Leichenkeller 1 dei crematori II e III fossero provvisti di uscite di emergenza, e ciò sarebbe una prova del fatto che essi erano stati adattati a "bomb shelters":
The conclusion, which we consider unavoidable, is that Morgue #1 of both Crematoria II and III were adapted by means of these emergency exits into auxiliary bomb shelters at some point. We do not have the documents that tell us exactly when these concrete tubes were put in place, but our guess is that it must have taken place prior to Pohl's inspection of June 16, 1944, because that puts his request for "six mortuaries" into a comprehensible context" (p. 21).
Dalle fotografie 23 e 24 risulta che il pozzetto che appare nei documenti 47 e 48 ha una sezione semirotonda (a ferro di cavallo), quello che appare nei documenti 44, 45 e 46 ha sezione quadrata. Secondo Pressac, il pozzetto a sezione rotonda non ha alcuna "metal ladder", che si trova soltanto nel pozzetto a sezione quadrata. Inoltre il pozzetto a sezione rotonda si trova soltanto nell'area del Leichenkeller 1 del crematorio III, mentre nella rispettiva area del crematorio II ci sarebbe un pozzetto quadrato. Spiegherò poi perché uso il condizionale.
Con una mistificazione inaudita, Crowell inventa anzitutto il secondo "tube", quello relativo al crematorio II, indi lo colloca abusivamente nella stessa posizione di quello del crematorio III, come appare nella fotografia da lui pubblicata. Poi egli critica l'interpretazione di Pressac - assolutamente ineccepibile - con la scusa che nella pianta della Zentralbauleitung 1300 il presunto "tube" si trova "about six to eight feet away from the western wall" del Leichenkeller 1, mentre dovrebbe essere a ridosso di questo muro, ma questa è soltanto una sua invenzione. Pressac infatti dice semplicemente che il pozzetto quadrato si trova "on the outside, against the centre of the western wall", senza specificare a quale distanza. In realtà l'indicazione di Pressac è errata, perché verso il centro del lato ovest del Leichenkeller 1 del crematorio II non esiste alcun tombino né a ridosso del muro, né alla distanza di circa 2,40 metri (distanza desunta dalla pianta 1300), come risulta dalle fotografie 25 e 26.
D'altra parte, che questo pozzetto fosse collegato al Leichenkeller attraverso un'apertura nel muro - condizione essenziale per poter espletare la funzione di "emergency exit" - è una assunzione puramente arbitraria di Crowell, senza il sostegno neppure di un vago indizio. In conclusione:
10) Le 6 Leichenkammern dell'Aktenvermerk del 17 giugno 1944 I commenti di Crowell sul suo documento 17 costituiscono un altro brillante esempio di deduzionioni arbitrarie e false. In relazione all'Aktenvermerk del 16 giugno 1944 egli scrive:
La costruzione dei 6 Leichenkammern non ha nulla a che vedere con una presunta inattività dei Leichenkeller dei crematori ma chiuse semplicemente una vertenza tra l' SS-Standortarzt (il dott. Wirths) da un lato, Bischoff, Höss e Kammler dall'altro. La vertenza era iniziata il 20 luglio 1943, quando Wirths aveva inviato a Bischoff, nella sua qualità di Leiter der Zentralbauleitung, una richiesta di Leichenkammern in muratura che iniziava con queste parole:
Ne seguì una corrispondenza che si protrasse per parecchi mesi. Alla fine fu deciso di installare le camere mortuare in edifici in muratura già esistenti. Il 12 giugno 1944 Jothann, che era subentrato a Bischoff come capo della Zentralbauleitung, redasse un "Bauantrag zum Ausbau des Lagers II der Waffen SS in Auschwitz O/S. Errichtung von 6 Stück Leichenkammern in bereits erstellten Unterkunftsbaracken BW 3b und 3d". Il relativo „Erläuterungsbericht" spiega che le camere mortuarie venivano costruite in muratura (aus Ziegelmauerwerk) e che i lavori erano già iniziati(69). Le camere mortuarie furono distribuite così: una nel Bauabschnitt (BA) Ia, e una in ciascuno dei Bauabschnitte BIIa, b, c, d, e(70). Il 16 giugno 1944 Pohl, nel corso della sua visita ad Auschwitz, non fece altro che ratificare questo stato di fatto autorizzando formalmente la "Erstellung von 6 Leichenkammern in BaI und II"(71). L'ipotesi di Crowell è dunque totalmente infondata. Egli pretende inoltre di avvalorare questa ipotesi con una fantasiosa deduzione dall "Aktenvermek" di Jothann del 28 giugno 1944. Egli afferma:
Il passo dal quale egli trae la sua "deduzione" è il seguente:
In Lager II können ebenfalls Splitterschutzgräben für Häftlinge mit Rücksicht auf den Grundwasserstand und die vorhandenen Freiflächen auch nicht angelegt werden."(72) Se non fosse così, Jothann avrebbe specificato anche in relazione al Lager II che "können jedoch so many Häftlinge in den vorhandenen Kellerräumen untergebracht werden". Ma c'è un altro fatto ancora più importante: se i crematori di Birkenau erano stati adattati per svolgere anche la funzione di rifugi antiaerei, perché nell'Aktenvermerk di Jothan non vengono menzionati? La ragione è che i crematori non avevano nulla a che vedere con i rifugi antiaerei. Infatti - come abbiamo visto sopra - gli unici "Luftschutz-Anlagen" che erano stati realizzati (erstellt) fino al 26 giugno 1944 nel Lager II erano soltanto "8 Feuerlöschteiche von je 400 cbm Inhalt" e "1 Splitterschutzgraben für 130 Personen". Concludendo, l' "Aktenvermerk" di Jothann del 28 giugno 1944 dimostra non soltanto che i crematori di Birkenau non erano stati adattati a rifugi antiaerei, ma che essi non erano neppure previsti come rifugi di emergenza. 11) La "disinfection thesis" Partito originariamente con la pretesa di spiegare tutti gli indizi criminali di Pressac con la sua "bomb shelter thesis", Crowell ha dovuto infine ammettere che
Perciò l'unico aspetto positivo del suo scritto non ha nulla di originale. 12) Conclusione Crowell afferma che gli sforzi di van Pelt e miei di criticare la sua tesi sono "rather weak because they are solely negative in character" (p. 45). Questa affermazione, per quanto mi riguarda, è palesemente falsa, perché proprio dal mio articolo Crowell ha preso lo spunto per sviluppare la tesi positiva della disinfestazione. Egli aggiunge poi che
A mio avviso la "scholarship" revisionistica, prima ancora che "productive" e "intelligent" deve essere onesta e scientifica, di conseguenza essa ha il dovere di respingere fermamente interpretazioni totalmente prive di fondamento scientifico e capziose come la "bomb shelter thesis". Finito nel marzo 2001. Carlo Mattogno AGK: Archiwum Glównej Komisji Badania Zbrodni w Polsce (Archivio della Commissione centrale di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia), Varsavia APMM: Archiwum Panstwowego Muzeum na Majdanku (Archivio del Museo di Stato di Majdanek) APMO: Archiwum Panstwowego Muzeum Oswiecim-Brzezinka (Archivio del Museo di Stato Auschwitz-Birkenau) GARF: Gosudarstvenni Archiv Rossiiskoi Federatsii (Archivio di Stato della Federazione Russa, Mosca) TCIDK: Tsentr Chranenija Istoriko-dokumental'nich Kollektsii (Centro di custodia della collezione storico-documentaria, Mosca) VHA: Vojenský Historický Archiv, Praha (Archivio storico militare, Praga) WAPL: Wojewódzkie Archiwum Panstwowe w Lublinie (Archivio di Stato provinciale di Lublino) 1. Pubblicato in web da Russell Granata : http://www.russgranata.com/leichen.html. 2. Pubblicato in web da Bradly Smith: http://codoh.com/incon/inconscrmtgno.html. 3. Pubblicata in web da Russell Granata: http://www.russgranata.com/reply.html. 4. Pubblicato in web da Bradly Smith: http://codoh.com/incon/inconsinbirk.html. Una traduzione tedesca di quest'articolo è apparsa nella rivista "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung" col titolo "Bombenschutzeinrichtungen in Birkenau: Eine Neubewertung" (Dezember 2000, pp. 284-330). 5. Rifugi progettati e costruiti come tali, con impianti di filtrazione e rigenerazione dell'aria ecc. 6. Da: Cap. Dott. Attilio Izzo, Guerra chimica e difesa antigas. Editore Ulrico Hoepli, Milano 1935, p. 254. 7. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York 1989, pp. 46-49. 8. In: „Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung", Dezember 1988, pp. 248-261. 9. Una delle ragioni dell'impiego di questo tipo di porta poteva essere il fatto che queste camere funzionavano con circolazione di aria riscaldata miscelata al gas prodotta da un ventilatore con pressione di 80 mm di colonna d'acqua, dunque con una soprappressione che avrebbe potuto provocare fughe di miscela gasosa con le normali porte di legno usate ad Auschwitz.. 10. Vedi J. Graf e C. Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie. Castle Hill Publisher, 1998, fotografie fuori testo XVI, XVIa e XVII. 11. GARF, 7021-107-2, pp. 13-17. 12. Nationalsozialistische Massentötungen durch Giffgas. Eine Dokumentation. Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl u.a. S. Fischer Verlag, Frankfurt/Main 1983, p. 242 e 319. 13. „Zeszyty Majdanka", IV, 1969. 14. La lettera del capo della Zentralbauleitung alla Bauinspektion Ost der Waffen-SS und Polizei del 10 luglio 1942 menziona un „Bauantrag zur Errichtung einer Entwesungsanlage" per un importo di 70.000 RM. WAPL, Zentralbauleitung, 141, p. 3. 15. Questa espressione è la traduzione del termine tedesco "Bauantrag". 16. PS-1061, IMG, XXVI, p. 672. 17. Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa. Einaudi 1995, p.984. 18. Vedi al riguardo il mio studio La "Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz", Edizioni di Ar, 1998, pp. 25 e 45-48. 19. Besichtigung des SS-Obergruppenführers Pohl am 23.9.1942. TCIDK, 502-1-19, pp. 86-87. 20. S. Crowell, Comments On Mattogno's Critique Of The Bomb Shelter Thesis, p. 6. 21. Il 10 novembre 1943 Jothann chiese al comando del campo un supplemento di vitto per il Kommando Beton-Kolonne con la seguente motivazione: "Das Kommando der Bauleitung 'Beton-Kolonne' hat zur Zeit dringende und schwere Arbeiten für die Anlegung von Luftschützgräben zu verrichten". TCIDK, 502-1-256, p. 129. 22. VHA, Fond OT, 26/7, p. 342. 23. TCIDK, 502-1-401, p. 80. 24. TCIDK, 502-1-401, pp. 91-91a. 25. TCIDK, 502-1-26, p. 178. 26. TCIDK, 502-1-26, pp. 186-186a. 27. TCIDK, 502-1-28. 28. TCIDK, 502-1-26. 29. TCIDK, 502-1-26. 30. TCIDK, 502-2-60. 31. TCIDK, 502-1-320. 32. GARF, 7021-108-32, p. 71. 33. TCIDK, 502-1-401, p. 100. 34. TCIDK, 502-1-210, p. 20. Elenco dei BW del Bauvorhaben Konzentrationslager Auschwitz. 35. TCIDK, 502-1-404, pp. 51-52. 36. AGK, NTN, 94, p. 156. 37. TCIDK, 502-1-404, pp. 33-33a. 38. TCIDK, 502-1-404, pp. 34-34a. 39. TCIDK, 502-1-85, pp. 195-196. 40. Crowell stesso scrive che "this criminal trace [Vergasungskeller] , along with the gas detectors for cyanide residue, along with the gas detectors for cyanide residue, remain as rather forceful evidence in support of the gas chamber thesis" (p. 33). 41. The "Gasprüfer" of Auschwitz. Version 28/XI/2000. Pubblicato in web da Russell Granata: http://www.russgranata.com/gasprüfer.html. 42. Lettera della ditta Tesch & Stabenow alla Verwaltung del KL Lublin. APMM, Sygn. I.d.2, vd.1, p. 107. 43. S. Crowell, Technique and Operation of German Anti-Gas Shelters in World War II: A Refutation of J.-C. Pressac's "Criminal Traces". http://www.codoh.com/incon/inconpressac.html. 44. http://www.codoh.com/viewpoints/vpmatbutz.html. 45. Verbrennungöfen für Abfälle aller Art. 1927. APMM, sygn. VI-9a, vol. 1. 46. Topf Abfall-Vernichtungöfen, non anteriore al gennaio 1940. TCIDK, 502-1-327, pp. 161-164a. 47. APMO, BW 30/34, pp.88-89. 48. Topf, Rechnung Nr. 1314 con oggetto:"Lieferung und Errichtung eines Topf-Müllverbrennungsofen im Krematorium III". TCIDK, 502-1-327, pp. 13-13a. 49. "The entire structure would be equipped with gas detectors (Gaspürer) [LDB 208], and the people entering would go through a gas tight steel door" (p. 7). 50. A. Izzo, Guerra chimica e difesa antigas, op. cit., p.10. 51. Idem, p. 67. 52. Idem, p. 68. 53. Idem, p. 65. 54. Nessuno ha ancora spiegato perché ad Auschwitz, dove, come è noto, si raccattavano e riciclavano perfino gli stracci, si sarebbero dovute bruciare divise militari. 55. TCIDK, 502-2-54, p. 8. 56. APMO, BW 30/34, p. 49. 57. APMO, BW 30/34, p. 50. 58. Gasdichte Lüftungsrohrverschlüsse für L.-S. Deckungsgräben Kenn-Nr. RL3-43/81 DRGM. TCIDK, 502-1-401, numero di pagina illegibile. 59. Pianta 2036 del l'11 gennaio 1943. I due camini sono adiacenti a due rettangoli con una X al centro che contrassagnano due stufe. In: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, p. 401. 60. Processo Höss, tomo 11a, p. 84. 61. TCIDK, 502-1-401, pp. 101-202a. 62. Defending Against the Allied Bombing Campaign: Air Raid Shelters and Gas Protection in Germany, 1939-1945, p. 50. http://www.codoh.com/incon/inconabr_txt.html, 63. Gebäudebeschreibung del crematorio IV. TCIDK, 502-2-54, p. 26. 64. Pianta 2036 dell' 11 gennaio 1943. In: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, p. 401. 65. Idem, Fotografie 4, 5 e 6 a p. 415. 66. TCIDK, 502-2-54, p. 35. 67. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit., pp. 426-427. 68. TCIDK, 502-1-170, p. 249. 69. TCIDK, 502-2-95, p. 10a. 70. TCIDK, 502-1-52, p. 12. 71. NO-2359. 72. TCIDK, 502-1-401, p. 38. |
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