CARLO MATTOGNO

AUSCHWITZ
LA "BOMB SHELTER THESIS" DI SAMUEL CROWELL:
UN' IPOTESI STORICAMENTE INFONDATA


Una Pubblicazione da http://www.russgranata.com
TUTTI   I   DIRITTI   RISERVATI


Nella mia risposta finale a Crowell forse è bene precisare che ho citato il suo ultimo articolo in base al testo stampato "Bomb Shelters in Birkenau: A Reappraisal." Item # CS 600 Smith's Report: The Catalog PO BOX 439016 San Diego CA 92143.

I) Antefatto

Nel dicembre 1997, nella rivista "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung" è apparso un lungo articolo di Samuel Crowell intitolato «Technik und Arbeitsweise deutscher Gasschutzbunker im Zweiten Weltkrieg. Eine Widerlegung von J.-C. Pressas „kriminellen Spuren"» (pp. 226-243).

Avendo rilevato la totale inconsistenza delle tesi esposte da Crowell, ho scritto una confutazione dal titolo „Morgue Cellars of Birkenau: Gas Shelters or Disinfesting Chambers?"(1). Crowell ha risposto con un articolo intitolato "Comments On Mattogno's Critique Of the Bomber Shelter Thesis"(2) ancora più inconcludente del primo. Nella mia successiva «Reply to Samuel Crowell's "Comments" about my "Critique of the Bomb Shelter Thesis"»(3) mi ero ripromesso di non ritornare più sulla questione, che, da parte mia, consideravo chiusa. Tuttavia lo stravolgimento sistematico di fatti e documenti da Crowell operato nel suo recente scritto "Bomb Shelter in Birkenau: A Reappraisal "(4) e la sua incrollabile tenacia nel sostenere tesi palesemente false, mi hanno indotto a ritornare sulla mia decisione. Poiché, per quanto possa sembrare incredibile, le sue tesi conquistano proseliti tra i revisionisti, per amore di esattezza storica, intervengo di nuovo nel dibattito, anche perché Crowell ha voluto riproporre argomenti di cui avevo già dimostrato l'infondatezza , a cominciare da quello delle porte dell' Entwesunsanlage di Majdanek.

2) Le porte a tenuta di gas di Auschwitz

Uno degli assiomi della "bomb shelter thesis" è che "all raid shelter doors were equipped with peepholes" (p.5). Da questo assioma Crowell deduce che tutte le porte a tenuta di gas "with peepholes" sono "raid shelter doors". Poiché non vede la necessità di un "peephole" in una camera di disinfestazione, Crowell sentenzia che una porta a tenuta di gas "with peepholes" non può essere la porta di una camera di disinfestazione (p.26, 47, 48) e conclude che le porte a tenuta di gas del Leichenkeller 1 dei crematori II e III, essendo munite di "peepholes", erano necessariamente "raid shelter doors".

In realtà questo assioma è completamente infondato, al pari delle deduzioni che ne trae Crowell. Anzitutto non è vero che "all raid shelter doors were equipped with peepholes". Alcune porte di rifugi aerei regolamentari(5) ne erano sprovviste, come quella che appare nell'immagine 1(6).

Steel door without a peephole Door of  a disinfestation chamber functioning with hydrocyanic acid
Immagine 1
Porta a tenuta ermetica per ricoveri
adibiti a difesa collettiva antigas.
Porta di acciaio priva di "peephole".
Illustration 2
Porta di una camera di disinfestazione
ad acido cianidrico

Parimenti falso è che una porta antigas con "peephole" non possa essere la porta di una camera di disinfestazione, come risulta dalle fotografie pubblicate da Pressac(7). Particolarmente significativa è la fotografia pubblicata da Pressac a p. 49 della sua opera (vedi immagine 2). Il cartello fissato alla porta reca la scritta: "Giftige Gase! Bei betreten des Raumes Lebensgefahr".

Crowell pretende, invocando l'articolo "Gasdichte" Türen in Auschwitz degli ingeneri Hans Jürgen Nowak e Werner Rademacher(8), che

"the felt-stripping used for the makeshifts doors manufactured by the German Armaments Works at Auschwitz would not have been "gastight" in any sense having to do with fumigation or extermination, particularlty with cyanid gas" (p. 26).

Quest'affermazione è completamente smentita dalla realtà dei fatti. I due ingegneri hanno in effetti assunto erroneamente come modello normativo di una porta a tenuta di gas per camera di disinfestazione con acido cianidrico il tipo di porta di acciaio impiegato nelle camere di disinfestazione standard Degesch-Kreislauf(9). Ora, è un fatto certo e inoppugnabile che tutte le porte note di impianti di disinfestazione ad acido cianidrico effettivamente installate ad Auschwitz erano di legno, a cominciare da quelle del Kanada I: se queste porte di legno non erano a tenuta di gas e non erano adatte all'impiego di acido cianidrico, bisogna concludere che le SS di Auschwitz erano aspiranti suicidi!

Perfino la "Gaskammer" ad acido cianidrico del BW 5b aveva due normali porte a tenuta di gas di legno ancora esistenti, come risulta dalle fotografie che seguono.

Door of the Gaskammer using hydrocyanic acid One of the two doors of the Gaskammer using hydrocyanic acid
Immagine 3
Porte della Gaskammer ad acido cianidrico
del BW5b.  © Carlo Mattogno.
Immagine 4
Una delle due porte della Gaskammer
ad acido cianidrico del BW5b.
 © Carlo Mattogno.

Anche le due porte della camera a gas ad acido cianidrico adiacente alla sala docce nell' "Entwesungsanlage" di Majdanek avevano semplici porte a tenuta di gas di legno(10).

3) Le porte a tenuta di gas di Majdanek

Il caso delle porte a tenuta di gas dell' Entwesungsanlage di Majdanek è l'esempio più lampante della metodologia aberrante di Crowell. Fin dal 1997 egli ha istigato Bradly Smith ad ingaggiare la ben nota sterile polemica con il Museo dell'Olocausto di Washington. Nel suo Report n. 46 del settembre 1997 B. Smith ha scritto:

«Early this year Crowell discovered that a gas-tight door advertised and sold throughout wartime Germany as defense against poison gas attack (the same door advertisement was reproduced on n.8 of SR 43) is identical, as Crowell has it, "in every conceivable physical feature", to the door at Majdanek, a replica of which is exhibited at the USHMM as the door to a gas chamber. [...]. The door was not a door designed to kill; it was designed to save lives: the one piece of evidence on exhibit at the U.S. Holocaust Memorial Museum's to substantiate the "gas chamber" claim is a hoax».

Nella mia Reply citata sopra ho dimostrato ad abundantiam che le porte a tenuta di gas dell'Entwesungsanlage di Majdanek erano in realtà porte di camere di disinfestazione ad acido cianidrico. Poiché Crowell - incapace di fornire una qualunque risposta agli argomenti che ho esposto - ha preferito tacere, ripropongo le prove che dimostrano inoppugnabilmente che le 4 porte a tenuta di gas di Majdanek non avevano nulla a che fare con "bomb shelter", ma erano porte di camere a gas ad acido cianidrico.

Nel libro già citato KL Majdanek. Eine historische und technische Studie ho dedicato un intero paragrafo alla questione della progettazione, costruzione e finalità delle camere a gas di tale campo (pp.129-137). In questo paragrafo, con riferimento ai documenti della Zentralbauleitung del KGL Lublin (Majdanek), ho dimostrato che l'impianto al quale appartengono le porte antigas in questione fu progettato e costruito come "Entwesungsanlage". Su ciò non esiste il minimo dubbio. Riassumo brevemente la storia iniziale di questo impianto nella seguente cronologia:

K.L. Majdanek Plan
Document 36: Plan of the Gaskammern I-IV, from:
Deficiencies and Incoherences of the Leuchter Report,
Jour J, December 1988, p.X.

  • 27 maggio 1942: l' Amt IIB dell' SS-WVHA richiede una "Entwesungsanlage" per il "Bekleidungswerk Lublin";

  • 19 giugno 1942: il Chef des Amtes Zentrale Bauinspektion dell' SS-WVHA, SS-Sturmbannführer Lenzer, comunica alla Bauinspektion der Waffen-SS und Polizei Generalgouvernment la richiesta summenzionata "zum Bau einer Entwesungsanlage nach dem System der Blausäure-Entwesung";

  • 10 luglio 1942: il Leiter der Zentralbauleitung invia alla Bauinspektion der Waffen-SS und Polizei Generalgouvernment la documentazione amministrativa sull' "Entwesungsanlage";

  • 10 luglio 1942: redazione dell' "Erläuterungsbericht zur Errichtung einer Entwesungsanlage für die Pelz- und Bekleidungswerkstätte Lublin";

  • 10 luglio 1942: redazione del "Kostenanschlag über Errichtung einer Entwesungsbaracke für die Pelz- und Bekleidungswerkstätte Lublin";

  • agosto 1942: redazione del disegno "K.G.L. Lublin. Entwesungsanlage. Bauwerk XIIA "

  • 11 settembre 1942: la Zentralbauleitung ordina due Heissluftapparate alla ditta Theodor Klein - Maschinen- und Apparatebau Ludwigshafen, Rhein Knollstrasse 26, per l' "Entwesungsanlage";

  • 22 ottobre 1942: nella lista dei Bauwerke già completati appare l' "Erstellung einer Entwesungsanlage" per il Bauvorhaben Pelz- und Bekleidungswerkstätte Lublin. In tale lista non è menzionato alcun rifugio antiaereo.

  • Nessun documento accenna alla possibibilità che questo impianto dovesse svolgere la duplice funzione di "Entwesungsanlage" e di "Luftschtzbunker".

  • Nelle "Disposizioni in caso di allarme" (Alarmvorschriften) emanate dal comandante del campo il 3 settembre 1942, l'eventualità di un attacco aereo non è neppure contemplata(11).

  • L'impianto fu progettato secondo le norme standard relative alla costruzione delle camere a gas ad acido cianidrico. A questo riguardo rilevo che il Kostenanschlag del 10 luglio 1942, per l'intero "Entwesungsanlage", prevedeva un soffitto di 12 cm di spessore ("Eisenbetondecke 12 cm stark") con sopra uno strato di argilla di 12 cm di spessore ("Lehmauffüllung 12 cm stark") come strato isolante ("als Isolierschicht"). I muri erano previsti di mattoni ordinari ("Ziegelmauerwerk"). La pianta "Entwesungsanlage. Bauwerk XIIa" datata "August 1942" mostra un soffitto di 15 cm di cemento armato e 12 cm di argilla; i muri esterni dell'impianto presentano uno spessore di 38 cm.

    Le camere a gas di disinfestazione standard ad acido cianidrico con sistema Degesch-Kreislauf avevano un soffitto costituito da

    • 15 cm di "Eisenbetondecke"

    • 5 cm di "Wärmeschutz"

    • 10 cm di "Betondecke",

    e muri di 38 cm di spessore (disegno di F. Boos del 30.6.1942 per le camere a gas di disinfestazione dell'"Aufnahmegebäude" di Auschwitz).

  • Per quanto riguarda l'ispezione diretta dell'installazione, osservo che:

    1) Le quattro porte dell' "Entwesungsanlage", come appare nelle fotografie che seguono, presentano due leve di chiusura (Hebelverschlüsse) - una in alto, l'altra in basso - con maniglia esterna, sicché potevano essere chiuse ermeticamente solo dall'esterno.

External door of the north-east gas chamber. External door of the north-west  gas chamber.
Immagine 5
KL Lublin - Entwesungsanlage
- Porta esterna della camera a gas a nord-est.
 © Carlo Mattogno.
Immagine 6
KL Lublin - Entwesungsanlage
- Porta esterna della camera a gas a nord-ovest.
© Carlo Mattogno.
External door of the north-west  gas chamber External door of the north-east gas chamber
Immagine 7
KL Lublin - Entwesungsanlage - Porta esterna
della camera a gas a nord-ovest.
Leva di chiusura. © Carlo Mattogno.
Immagine 8
KL Lublin - Entwesungsanlage
- Porta esterna della camera a gas a nord-est.
 © Carlo Mattogno.


2) Le due porte del lato nord hanno in più un chiavistello centrale (Zentralverriegelung) che si chiude parimenti dall'esterno.

External door of the<BR>
north-east gas chamber, internal view Frame of door of the north-east gas chamber
Immagine 9
KL Lublin - Entwesungsanlage
- Porta esterna della camera a gas a nord-est, lato interno.
Gancio della leva di chiusura.
 © Carlo Mattogno.
Immagine 10
KL Lublin - Entwesungsanlage - Telaio della porta
esterna della camera a gas a nord-est.
Il gancio della leva di chiusura della porta
si incastrava diestro alla piastra metallica che si vede sul telaio.
 © Carlo Mattogno.


Queste porte sono dunque costruite per essere chiuse dall'esterno, non dall'interno, perciò non potevano essere impiegate per un rifugio antigas.

External door of the north-eastern gas chamber
Immagine 11
KL Lublin - Entwesungsanlage
- Porta esterna della camera a gas
a nord-est. Particolare del chiavistello
centrale di chiusura.  © Carlo Mattogno.
3) La presenza di vaste macchie di ferrocianuro ferrico nelle pareti dell' "Entwesungskammer" situata a nord-ovest dimostra che in essa fu impiegato acido cianidrico; al contrario, nulla dimostra che le camere di disinfestazione avessero anche la funzione di rifugi antiaerei.

Crowell afferma che gli argomenti che ho esposto nella Risposta menzionata sopra

    "do not merit much space here, not only because they have already been responded, but also because there is a lot of extraneous matter in his article" (p. 42).
Entrambe le affermazioni sono false. Crowell non ha affatto risposto a tali argomenti, né l'articolo contiene "a lot of extraneous matter", essendo una risposta dettagliata alle sue tesi. Per dimostrare la malafede di Crowell - ritornando al caso Majdanek - basta esaminare ciò che egli scrive riguardo alle porte summemzionate:

    "Document 3. Orders from Lublin (Majdanek) to Auert in Berlin, September 26, 1942 (Source: Kogon, E., others, eds. Nationalsozialistischen Massentötungen durch Giftgas, p. 319).
Indi egli sentenzia:

    "In this case, we are lucky to have some of the doors still in existence, where they can be found at the Majdanek concentration. Therefore [sic!], we know that these were air raid shelter doors" (p.9).
Dunque non solo Crowell non ha risposto ai miei argomenti, ma persiste con un accanimento dissennato a negare l'evidenza.

Un'ultima osservazione.

La presunta ordinazione del 26 settembre 1942 è in realtà il frutto di una incomprensione di Adam Rutkowski, che ha curato la voce "Majdanek" nel libro citato da Crowell (12). A p. 242 di tale opera si legge:

    "Die mit Gummidichtungen versehenen Eisentüren, die fest verriegelt werden konnten, sind von der Firma ‚Auert' in Berlin geliefert worden".

Nella relativa nota, in riferimento all'Archivio di Stato provinciale di Lublino, Rutkowski scrive:

    "Schreiben Nr. 17; die Liefernummern der Firma lauteten 656, 657, 659" (nota 5 a p. 319).

Qui Rutkowski fraintende una indicazione fornita da Józef Marsza³ek a p. 53 dell'articolo "Budowa obozu koncentracyjnego na Majdanku w latach 1942-1944"(13):

    "Le scritte sulle porte indicano che esse furono fabbricate dalla ditta Auert, la quale attribuì ad esse i numeri progressivi 656, 657, 658 e 659. […]. I limiti [cioè lo stanziamento] ammessi per la costruzione delle camere a gas ammontavano a 70.700 RM"(14).

Dopo questa cifra vi è la nota 118 nella quale Marszalek scrive:

    "Rozkaz budowlany(15) nr 525 z dnia 26 IX 42 r. WAPL, Zentralbauleitung…, nr. 25, s. 39", cioè:

    "Ordine di costruzione n. 525 del 26 settembre 1942. Archivio di Stato provinciale di Lublino, Zentralbauleitung, n. 25, p. 39".

Dunque questo documento non si riferisce affatto all'ordinazione alla ditta Auert delle 4 porte a tenuta di gas, bensì al "Bauantrag" per 70.700 RM. Rutkowski, che non menziona la fonte, ha equivocato con la nota precedente di Marsza³ek (relativa all'ordinazione di due Heissluftapparate alla ditta Theodor Klein dell'11 settembre 1942), la quale rimanda a "WAPL, Zentralbauleitung…, nr 17, s. 9-11". Qui il n. 17 non indica uno "Schreiben" della Zentralbauleitung, come crede Rutkowski, ma il fascicolo n. 17 del fondo denominato "Zentralbauleitung der Waffen SS und Polizei Lublin" dell'Archivio di Stato provinciale di Lublino.

Se Crowell si ostinerà a ignorare queste prove e a negare l'evidenza, la sua tesi, da errore, si trasformerà in impostura.

4) I "Bomb Shelter Documents"

Questa penosa vicenda illustra perfettamente la metodologia assiomatica di Crowell. Avendo rilevato una semplice somiglianza tra due fotografie (!), egli è giunto immediatamente, senza conoscere i documenti né aver ispezionato gli impianti, ad una conclusione per lui perentoria e indiscutibile, ma in realtà falsa. Nello studio degli "indizi criminali" di Pressac egli ha adottato la stessa metodologia aberrante, che ha formulato così in forma di rimprovero a van Pelt e a me:

    "Instead of working from the uncontested observation that the gastight fixures of the Criminal Traces were identical to civil air defence fixures, they proceeded from the premise that the crematoria never could have fulfilled an air raid shelter function. Instead of working within the structure of the argument, they both preferred to sumply look for reasons to reject it" (p.45).

Sorvolo sulla presunzione della "uncontested (!) observation" di questa presunta identità: come ho già scritto, Crowell scambia semplicemente cose esteriormente affini ma diverse per funzione e destinazione con cose identiche. Ma il problema non è questo. Il vero problema è se all'epoca in cui si situano gli indizi criminali di Pressac (gennaio-aprile 1943) ad Auschwitz furono presi provvedimenti di difesa antiaerea.

Crowell, invece di studiare seriamente questo punto essenziale, è partito dal presupposto apodittico che nei crematori di Birkenau erano stati adottati provvedimenti di protezione antiaera e ha tentato poi di giustificare documentariamente la sua asserzione.

Egli prima ha posto la sua conclusione dogmatica, poi ha cercato i documenti per dimostrarla. Poiché questi documenti non esistono, egli si è dato ad un'opera di stravolgimento sistematico di documenti che in realtà non dimostrano nulla, come risulta dalla seguente analisi documentaria.

Il documento 1 (pp. 7-8) risale al 6 agosto 1942 e riguarda le "Richtlinien für den Aufbau der Luftschutzes im Bereich des M.i.G. [= Militärbefehlshaber im Generalgouvernement]". Si tratta di semplici norme dalle quali non si può desumere né se né quando furono costruiti dei rifugi antiaerei.

Il documento 2 (p. 8) è costituito da due lapidarie citazioni dal cosiddetto diario di Hans Frank del 22 e 24 settembre 1942 relative a "Gasmasken". Anche questo documento non dice nulla sui rifugi antiaerei.

Il documento 3 (p. 9) si riferisce alle porte dell'Entwesungsanlage di Majdanek. Come ho dimostrato sopra, una richiesta di queste porte datata 26 settembre 1942 non esiste e le porte non avevano nulla a che vedere con i rifugi antiaerei.

Il documento 4 (p. 9) è una breve citazione in traduzione inglese tratta dal rapporto Stroop. Il testo originale dice:

    "Nach gestern und heute gemachten Aussagen wurden im letzten Halbjahr 1942 die Juden angefordert, Luftschutzkeller zu bauen. Unter der Tarnung, Luftschutzkeller zu bauen, wurde bereits damals mit dem Bau der jetzt von den Juden bezogenen Bunker begonnen, um diese bei einer Aktion gegen die Juden [sic] benutzen zu können" (16).

Ciò non dimostra nulla riguardo ad Auschwitz, perché Varsavia si trovava nel Governatorato generale, mentre Auschwitz, situata in Alta Slesia, faceva parte del Reich. Questo fatto rende ancora più inconcludenti i documenti 1-3.

Il documento 5 (p.10) è una semplice deposizione di Josef Bühler al processo di Norimberga e non dimostra niente.

Il documento 6 (p.12) risale al 14 settembre 1940 e si riferisce a "Sofortmassnahmen bei Bomben- und Brandschäden". Crowell stesso ammette che

    "it holds no particular interst, except that is the first document in the Central Construction Office files on the subject of civil air defense".

In altri termini, esso non ha alcun valore, ma serve soltanto a fare numero come i documenti 1-5.

Il documento 7 è un "memo on Fighting Phosphorous Fires December 21, 1940" (p.12). Un altro documento insulso inserito soltanto per fare numero.

Il documento 8 (p.12), "Erweiterer Selbstschutz in Barackenlagern" del 4 gennaio 1941 contiene indicazioni sulla costruzione di rifugi antiaerei e altre direttive generali affini. Esso non prova nulla riguardo alla costruzione effettiva di rifugi antiaerei.

Il documento 9 (p. 13) riguarda "Blaues Licht während der Verdunklung" e ha la data del 16 aprile 1941. Un altro documento insulso.

Il documento 10 è una offerta della ditta Heinemann & Co. di Berlino alla SS-Neubauleitung di Auschwitz che ha per oggetto "Luftschutzdeckungsgräben für Arbeitsläger, Fabriken, öffentliche Plätze usw." e riguarda "LS-Stollenrahmen aus Zement". Dalla lettera risulta che la ditta Heinemann aveva scritto di propria iniziativa per piazzare i suoi prodotti. Essa non era stata sollecitata dalla SS-Neubauleitung né si conosce la risposta di questo ufficio. Il documento dunque non prova nulla.

Il documento 11 (p.13), "Building Regulations for 1942, March 6, 1942" menziona "quite casually in the context of general building regulations" delle misure di difesa antiaerea. Ancora un documento che non dimostra niente.

Il documento 12 (p. 13) è una "Civil Defense Security Directive, Himmler to Glücks, February 8, 1943" di cui Hilberg presenta un breve riassunto. Crowell lo commenta così:

    "The document, in our view, is significant in three ways. First, because it establishes an awareness of the need for civil air defense in the concentration camps at the highest level of the SS by early February, 1943. Second, because security needs would certainly justify the alternative use of the Birkenau crematoria in the case of air attack. Third, because an obvious antidote to prevent prisoner escapes would be to provide the prisoners with some measure of security so that they would have a stake in maintaining order in an air raid" (p.13).

Ecco che cosa scrive Hilberg (secondo la traduzione italiana della sua opera):

    "Nel febbraio del 1943, Himmler cominciò a temere che le incursioni aeree sui campi potessero provocare evasioni di massa. Per impedire tale eventualità, ordinò che i campi fossero divisi in blocchi, che ogni blocco comprendesse 4000 detenuti e fosse circondato da un alto recinto di filo spinato. Ogni campo doveva essere circondato da un alto muro, sui due lati del quale doveva essere alzato il filo spinato. Dei cani dovevano fare la guardia nel percorso per le guardie, all'interno, tra il filo spinato e il muro; il corridoio esterno doveva essere minato, nel caso una bomba aprisse una breccia nel muro. Tutt'intorno al campo, dei cani addestrati a ridurre a brandelli (zerreissen) un uomo, dovevano fare la guardia"(17).

Dunque il documento prevede soltanto delle misure repressive per i detenuti, nessuna misura di protezione antiaerea, perciò non prova nulla, e i commenti di Crowell sono del tutto arbitari.

Il documento 13 (pp.13-14) è costituito dalle "Richtlinien" di Kammler con oggetto "Luftschutz". Esso ha la data del 6 marzo 1943, ma fu protocollato dalla Zentralbauleitung il 19 giugno, come risulta dal relativo timbro. Ciò significa che la lettera era giunta ad Auschwitz allora. Crowell afferma che

    "there are scribbles at the top of the page, including a large that appears to be the name of Kirschnek, who was the overall building supervisor at Auschwitz and directly subordinate to Karl Bischoff, the head of the Central Construction Office at this time" (p. 14).

Qui Crowell prende un altro abbaglio incredibile, perché la scritta in questione è "Reg.", l'iniziale di "Registratur", che era il Sachgebiet della Zentralbauleitung addetto alla registrazione della posta in arrivo(18).

Per la precisione, l' SS-Untersturmführer Kirschnek era semplicemente il capo di una delle 5 Bauleitungen in cui allora era articolata la Zentralbauleitung, avendo la funzione di Bauleiter della "Bauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz. K.L. Auschwitz und Landwirtschaft Auschwitz". In particolare, egli non aveva alcuna giurisdizione sul campo di Birkenau, che era sottoposto all'autorità dell'SS-Untersturmfüher Janisch, Bauleiter della „Bauleitung des Kriegsgefangenenlagers".

Poiché queste direttive arrivarono ad Auschwitz nel giugno 1943, esse non provano assolutamente nulla circa l'eventuale attuazione di misure di protezione antiaerea nei crematori di Birkenau tra il gennaio e l'aprile 1943.

A partire dal n. 14, ad eccezione del n. 16, i documenti presentati da Crowell sono tutti posteriori alla datazione ultima degli indizi criminali di Pressac (aprile 1943), perciò non dimostrano nulla riguardo alla interpretazione di tali indizi nel quadro della "bomb shelter thesis". Nella tabella che segue indico la data dei rispettivi documenti:

documento 14 p. 14 5/4/44 Documento 26 p. 20 20/9/44
Documento 15 p. 15 30/8/44 Documento 27 p. 20 18/9/44
Documento 16 p. 15 23/9/42 Documento 28 p. 20 11/8/44
Documento 17 p. 16 16/6/44 Documento 29 p. 21 11/9/44
Documento 18 p. 17 28/6/44 Documento 30 p. 21 2/6/43
Documento 19 p. 18 6/12/43 Documento 31 p. 21 9/6/44
Documento 20 p. 19 21/9/43 Documento 32 p. 21 11/5/44
Documento 21 p. 19 25/10/43 Documento 33 p. 22 21/3/44
Documento 22 p. 19 5/11/43 Documento 34 p. 22 25/3/44
Documento 23 p. 20 4/10/44 Documento 35 p. 22 24/3/44
Documento 24 p. 20 18/10/44 Documento 36 p. 22 26/8/44
Documento 25 p. 20 17/10/44

Il documento 16 riguarda la visita di Pohl ad Auschwitz del 23 settembre 1942(19). Tuttavia nel programma della visita non c'è alcun cantiere che abbia una minima relazione con un "bomb shelter".  Ciò viene ammesso candidamente anche da Crowell, che scrive che "the itinerary makes no visits to possible bomb shelter sites" (p. 16). Ma allora perché ha menzionato questo documento nel contesto argomentativo dei "bomb shelters"?

Nel suo commento Crowell prende un altro abbaglio affermado che delle annotazioni a penna nel documento

    "indicate that the camp capacity of Birkenau is foreseen as 12,000 men and 18,000 women, and suggest that there are only 1,000 persons at Birkenau at this time" (p. 16).

C'è da chiedersi quale annotazione "suggest" una tale assurdità. Nel documento in questione il termine "Birkenau" appare due volte con una annotazione accanto. La prima, è quella citata da Crowell ("Lager Birkenau Fassungsvermögen Männer 12.000 u. Frauen 18.000"); la seconda è questa: "Truppenlager Birkenau 523 mänl. häftl.u. 800 Fr."), cioè: "Campo per la truppa di Birkenau 523 detenuti e 800 detenute".

Dunque Crowell prende per la popolazione del Lager Birkenau questi 1.323 detenuti che costituivano semplicemente il personale di servizio delle SS nel Truppenlager!

Sebbene i restanti documenti, per ragioni cronologiche, non dimostrino assolutamente nulla, ne prenderò in esame qualcuno per mostrare la cavillosità delle interpretazioni di Crowell.

Riguardo al documento 17 (p. 16) rimando al paragrafo 10 ("Le 6 Leichenkammern dell'Aktenvermerk del 17 giugno 1944").

Il documento 30 (p. 21) è una semplice fattura di 45 RM datata 2 giugno 1943 relativa a lavoro di detenuti prestato nel crematorio II. Che cosa c'entra questo documento con i "bomb shelters"? Che cosa dimostra? Assolutamente nulla.

5) I Luftschutz-Deckungsgräben del settembre-novembre 1943.

I documenti 20-22 richiedono una discussione a parte. Si tratta di una lettera dell' SS-Untersturmführer specialista Kirschnek (non di Dejaco, come afferma erroneamente Crowell) del 21 settembre 1943, e di due lettere dell' SS-Untersturmführer specialista Dejaco, che era impiegato nel Sachgebiet Planung della Zentralbauleitung, datate 25 ottobre e 5 novembre 1943.

Nei miei due articoli citati sopra sulla "bomb shelter thesis" ho affermato - e qui ribadisco - che ad Auschwitz non fu presa nessuna misura di difesa antiaerea (costruzione di "bomb shelters") prima del 16 novembre 1943. Per contraddire questo dato di fatto (sul quale ritornerò sotto), Crowell ha addotto questi tre documenti, e, a quanto pare, egli crede davvero che smentiscano la mia affermazione, a tal punto che egli l'ha definita "a ridicolous assertio"(20). Se qui c'è qualcosa di veramente ridicolo, è proprio l'interpretazione di Crowell. Egli pretende infatti che questi tre documenti si riferiscano alla costruzione di "trench shelter" ad Auschwitz (p. 19).

In realtà, delle questioni esposte in questi documenti, Crowell non ha capito niente. Riassumo anzitutto la vicenda.

Nell'agosto 1943 in Alta Slesia fu lanciato il «Programm "Luftschutzgräben"». Esso consisteva nella costruzione di Luftschutzgräben impiegando parti di cemento (Betonteile) prefabbricate. I lavori di fabbricazione di queste parti furono affidati alla Zentralbauleitung di Auschwitz, che li fece eseguire dalla sua "Beton-Kolonne"(21). Per la produzione venivano utilizzate delle forme (Formen) metalliche standard, fornite dal committente, nelle quali veniva colato il cemento. Lo scavo veniva così rivestito di questi elementi di cemento che formavano una specie di enorme tubo di cemento. La parte più importante era evidentemente la copertura (Deckung), a volta (Bogen, Gewölbe), perciò queste installazioni si chiamavano correntemente "Luftschutz-Deckungsgräben".

Auschwitz era soltanto il luogo di produzione (Baudienststelle), ma la Zentralbauleitung doveva anche provvedere alla consegna (Auslieferung) dei prodotti al committente. I prodotti erano destinati al Baubevollmächtigte im Bezirk der Rüstungsinspektion VIII, ma il committente (Auftraggebers) dei lavori era il Gaubeauftragte des Generalbevollmächtigten für die Regelung der Bauwirtschaft im Raume Oberschlesien (G.B.-Bau), con sede a Kattowitz. Il coinvolgimento del G.B.-Bau come committente dimostra che i "Luftschutzgräben" erano stati richiesti da Speer, probabilmente per l'organizzazione Todt. Un documento relativo a "Programmbauten" del "Reichsminister für Rüstung und Kriegsproduktion. Amt Bau OT [= Organisation Todt]" del marzo 1944 menziona infatti un piano "Luftschutz" che rientrava nel Bauvorhaben "Kattowitz Stollenbau"(22).

Concludendo, i Betonteile dei "Luftschutzgräben" (o "Luftschutz-Deckungsgräben") erano destinati al summenzionato ufficio di Speer a Kattowitz: nulla dimostra che un solo Betonteil fosse destinato ad Auschwitz.

I documenti summenzionati hanno un antecedente che Crowell non cita: la lettera di Kammler al Gaubeauftragte des Generalbevollmächtigten für die Regelung der Bauwirtschaft im Raume Oberschlesien del 3 settembre 1943 con oggetto "K.L.-Auschwitz - Luftschutzmassnahmen in O/S". Kammler scrive:

    "Durch Bericht vom 27.8. teilte mir die Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz mit, dass mit Fertigung von Betonteilen für das Programm „Luftschützgräben" am 30.8.1943 begonnen werden sollte.

    Wie ich bereits mitteilte, habe ich die Baudienststelle angewiesen, in Anbetracht der geschilderten Dringlichkeit, sich für die geforderte Produktion einzusetzen. Ich bitte jedoch dringend, Ihrerseits auch dafür besorgt zu bleiben, dass die erforderlichen Kontigente zeitgerecht zur Verfügung stehen.

    Ferner bitte ich, zu bestätigen, dass die in meinem Fernschreiben vom 21.8.1943 geforderten 10% der Fertigsfabrikate bei einer Kontingentierung durch den Gaubevollmächtigten des GB-Bau für Waffen-SS-Zwecke zur Verfügung gestellt werden"(23).

La lettera di Kirschnek del 21 settembre 1943(24) ha per oggetto „L.S.-Deckungsgräben für den Baubevollmächtigten im Bezirk der Rüstungsinspektion VIII" ed è indirizzata al „Baubevollmächtigte des Reichsministeriums Speer im Bezirk der Rüstungsinspektion VIIIb". Kirschnek si giustifica con il destinatario dei prodotti per il ritardo della produzione affermando che esso era dovuto alla mancanza di carburante (che serviva sicuramente per far funzionare le betoniere) e di forme per la copertura a volta:

    "mit der Fertigung der Betonteile für die L.S.-Deckungsgräben mangels Betriebsstoff und nachdem bisher von seiten des Auftraggebers nur 3 Formen für die Gewölbewände geliefert wurde, noch nicht mit Grosseinsatz begonnen werden konnte".

Dopo aver elencato i documenti amministrativi mancanti, Kirschnek indica le forme che dovevano essere consegnate alla Zentralbauleitung e rinnova la richiesta dell'8 settembre relativa a buoni carburante.

L' "Aktenvermerk" di Dejaco del 25 ottobre 1943 ha come oggetto "Luftschutz-Deckungsgräben"(25). Il documento riguarda una vertenza relativa alla rottura del 60% dei 7 vagoni di parti ad arco (Bogenstücken) di cemento per "Luftschutz-Deckungsgräben" inviate dalla Zentralbauleitung a Kattowitz l'11 e 12 ottobre e presi in consegna da un funzionario del G.B.-Bau, l'ing. Andre. Dejaco declina ogni responsabilità dichiarando che i 176 Bodenstücken erano stati caricati "ordnungsgemäss und ohne Beschädigung" in presenza di un funzionario di Kattowitz. Il documento contiene un'altra richiesta delle forme ancora mancanti ("noch ausstehenden Formen").

Qui rilevo una interpretazione decisamente insensata di Crowell. Egli scrive:

    "All of the materials have to do with the production and delivery of concrete shells to be used for trench shelter construction at Auschwitz. The October 25, 1943 memorandum mentions 176 of these shells, while the November 5, 1943 memorandum mentions the "first 500 meters of concrete." Consequently, we concluded originally that this document referenced the construction of hundreds of air raid shelters in the camp.

    However, this conclusion was wrong, first, because the construction of the shells was not understood (they are practically oval) and second because the problem with the high water table at Birkenau was not evident. In addition, whatever the problem with the water table, it seemed to be contradicted by the photographic evidence of what appeared to be trench shelters in Birkenau" (p.19).

Come ha potuto Crowell desumere da "500 lfdm Betonteile" e "176 Bogenstücken" dimostrassero l'esistenza di "hundreds of air raid shelters in the camp"?

Egli non aveva capito né che i "Luftschutz-Deckungsgräben" erano costituiti da parti di cemento prefabbricate, né che i "176 Bogenstücken" facevano parte dei "500 lfdm Betonteile", che sono menzionati come programma preliminare da attuare già nella lettera di Kirschnek del 21 settembre. Tuttavia, come dice esplicitamente Dejaco nell' "Aktenvermerk" del 5 novembre, di tale programma, fino a tale data, erano stati realizzati circa 250 metri.

Ora, se i rifugi erano "hundreds" (cioè non meno di 200) e se erano destinati ai detenuti e alla truppa SS, avrebbero dovuto essere lunghi (250 : 200 =) 1,25 metri! Ecco un altro esempio delle insensate "deduzioni" di Crowell.

L' "Aktenvermerk" di Dejaco del 5 novembre 1943 ha di nuovo come oggetto "Luftschutzdeckungsgräben"(26). Si tratta di un rapporto per l' SS-Obersturmführer specialista Jothann, che era subentrato a Bischoff a capo della Zentralbauleitung il 1 ottobre 1943, il quale lo controfirmò per presa conoscenza (zur Kenntnis genommen).

L'autore riferisce su un colloquio tra lui e l'ing. Andre che si era svolto il giorno prima nella sede della Zentralbauleitung. Il tema principale era stato quello della carenza di carburante che rischiava di far cessare la produzione di parti di cemento. Il carburante ricevuto era stato consumato per la produzione già realizzata:
    "Da nunmehr bereits mehr als 250 lfdm L.S.Deckungsgräben von der ZBL. fertiggestellt sind, ist diese Kraftstoffzuteilung längst verbraucht".

Dejaco aveva pertanto richiesto un'altra assegnazione di carburante. Egli aveva inoltre fatto presente che i documenti amministrativi richiesti già nella lettera del 21 settembre mancavano ancora e li elencò di nuovo.

Dejaco informò poi l' SS-Obersturmführer specialista Jothann che il 4 novembre ad Auschwitz erano arrivate altre "Formen". Infine l'ing. Andre aveva visitato i "Beton-Werkstätten" della Zentralbauleitung dove si producevano le parti di cemento.

In conclusione, pretendere che questi documenti dimostrino che ad Auschwitz in questo periodo furono installati „Luftschützgräben" (o "Luftschutz-Deckungsgräben"), o che questi fossero destinati ad Auschwitz, significa o non aver capito niente dei documenti, o essere in malafede.

6) Genesi e sviluppo dei "bomb shelters" ad Auschwitz

Sulla base dei documenti che ho esaminato sopra, Crowell giunge a questa sorprendente conclusione:
    "It should be possible to say that somewhere between the fall of 1942 and the spring of 1943 the Central Construction Office at Auschwitz become aware od the need to implement civil air defense measures and began implementing them" (p.24).

Qualche riga sopra, egli fornisce una data più precisa: "from the beginning of Februar 1943".

Ho già dimostrato che nessuno dei documenti addotti da Crowell contiene non dico la prova, ma neppure il più vago indizio di questa affermazione. Assodato ciò, passiamo ad un altro problema.

Crowell pretende che le "measures" di costruzione di "civil air defence" furono attuate in esecuzione dell'ordine impartito da Himmler a Glücks l'8 febbraio 1943 (il suo documento 12), che in realtà non ha niente a che vedere con i "bomb shelters". Dunque egli crede ad una direttiva dall'alto che sarebbe stata attuata adattando i crematori di Birkenau a "bomb shelters". Ovviamente, trattandosi di una direttiva dall'alto, essa deve essere stata attuata in misura più o meno ampia in tutto il complesso di Auschwitz-Birkenau, perciò nel periodo compreso tra l'8 febbraio e il 16 novembre 1943 in tale complesso devono essere stati costruiti parecchi altri "bomb shelters", destinati sia ai detenuti, sia alla truppa.

Crowell suddivide i documenti relativi ai "bomb shelters" da lui addotti in tre sezioni, che chiama di "high level", "mid-level" e "low level". Questa tripartizione serve soltanto a complicare inutilmente il problema essenziale da risolvere, che è molto semplice:

dal febbraio 1943 al 16 novembre 1943 ad Auschwitz furono impartiti e furono eseguiti ordini di costruzione di "bomb shelters"?

Crowell non dimostra né che tali ordini furono impartiti, né che furono eseguiti. D'altra parte, nei documenti sulla costruzione del campo non appare la minima traccia di attuazione di "civil air defense measures". Esaminiamo i documenti più importanti.

1) Prüfungsbericht Nr. 491 über Baustoffeinsparung gemäss G.B.-Anordnung Nr. 22, radatto da Bischoff il 2 febbraio 1943(27). Questo documento contiene una lista di costruzioni che dovevano essere completate nel 1944 (Fertigstellungstermin: 1944), nell'ordine:

182 Pferdestallbaracken, 27 Waschbaracken, 13 Abortbaracken, 10 Wirtschaftsbaracken, 12 Revierbaracken, 10 Blockfürerbaracken, 3 Waschbaracken für die Truppe, 6 Abortbaracken für die Truppe, 3 Wirtschaftsbaracken für die Truppe, 11 Kammer- und Schreibstubebaracken, 16 Mannschaftsunterkunftsbaracken für die Truppe, 1 Waschgebäude, 1 Kommandanturgebäude, Lagerhaus, Drahthindernis und Wachtürme, Kochkessel und Heizöfen, 4 Krematorien, 4 Leichenhallen, Entlausungsanlage für Gefangene, Entlasunungsanlage für die Wachtruppe, Wasserversorgungsanlage, Entwässerung, Gleisanschluss, Alarm- und Telefonanlage, Elektrische Lichtanlage, Notstromaggregate, Transformatorenstation, Provisorische Bäckerei, Werkhallen für die D.A.W., 3 Lagerbaracken für die D.A.W., 1 Wohnbaracke (D.A.W.), Entlausungsanlage I (Zivilarbeiter), 4 Unterkunftsbaracken (Zivilarbeiter), Entlausungsanlage II (Zivilarbeiter), 2 Abortbaracken (Zivilarbeiter), 2 Waschbaracken (Zivilarbeiter).

Nessuna di queste costruzioni ha relazione con misure antiaeree.

2) Tätigkeitsbericht dell' SS-Untersturmführer Kirschnek relativo ai lavori eseguiti dal 1 gennaio al 31 marzo 1943(28). Il rapporto menziona i seguenti Bauwerke:

BW 7a, BW 20M, BW 20N, BW 20O, BW 20Q, BW 43, BW 20D, BW 64, BW 81, BW 76, BW 26B, BW 71A, BW 63, BW 71B, BW 26B, BW 32 B, BW 4, BW 68B, BW 66E, BW 86, BW 4, BW 71, Unterkunft H. 834, BW 83, BW 207, Garage neben Haus 7, BW 71, BW 81, BW 30, 30a.

Nessuno di questi Bauwerke ha relazione con misure antiaeree.

3) Aufteilung der Bauwerke per il Bauvorhaben Kriegsgefangenenlagers redatta dall'SS-Unterstumführer Janisch il 9 aprile 1943(29). Vi sono elencati i seuenti Bauwerke:

BW 1, BW 2, BW 3a, BW 3b, BW 3c, BW 3d, BW 3e, BW 3f, BW 4a, BW 4b, BW 4c, BW 4d, BW 4e, BW 4f, BW 5a, BW 5b, BW 6a, BW 6b, BW 6c, BW 7a, BW 7b, BW 7c, BW 8a, BW 8b, BW 8c, BW 9, BW 10, BW 11, BW 12a, BW 12b, BW 12c, BW 12d, BW 12e, BW 12f, BW 13, BW 14 (Barackenlager für die Wachtruppe), 14a, 14b, 14c, 14d, 14e, 14f, 14g, 14h, BW 15, BW 16, BW 17, BW 18, BW 18a, BW 19, BW 20, BW 21, BW 22, BW 23, BW 24, BW 25, BW 26, BW 26a, BW 26b, BW 27, BW 28, 29, BW 30, BW 30a, BW 30b, BW 30c, BW 31, BW 32, BW 33, BW 34a, BW 35, BW 45, BW 66, BW 77.

Nessuno di questi Bauwerke ha relazione con misure antiaeree.

4) Erläuterungsbericht zum Ausbau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS in Auschwitz O/S, redatto da Bischoff il 30 settembre 1943(30). Il documento elenca i seguenti Bauwerke:

BW 3a-3c, BW 4a, BW 5a, BW 6a, BW 7a, BW 3b, BW 4a, BW 4b, BW 8a, BW 12c, BW 12d, BW 12e, BW 12f, BW 3d, BW 4c, BW 4d, BW 6b, BW 7b, BW 12a, BW 12d, BW 34a, BW 33, BW 3e, BW 4c, BW 4e, BW 4f, BW 6c, BW 7c, BW 12b, BW 12d, BW 33a, BW 9, BW 10, BW 11, BW 15, BW 18, BW 30, BW 30a, BW 30b, BW 30c, BW 31, BW 32, BW 35, BW 13, BW 16, BW 17, BW 18, BW 18a, BW 19, BW 21, BW 22, BW 23, BW 24, BW 25, BW 26b, BW 27, BW 29.

Nessuno di questi Bauwerke ha relazione con misure antiaeree. Il BW 29 si riferiva sì a "Feuerlöschteiche", ma, come vedremo subito, non aveva nulla a che vedere con "civil air defense measures".

5) Baufristenplan del Kriegsgefangenenlager redatto da Jothann il 15 dicembre 1943(31). In questo documento sono elencati tutti i Bauwerke del campo di Birkenau in costruzione o già costruiti con indicazione della data di inizio e il grado di completamento dei lavori in %, nonché la data prevista di fine lavori, dall'aprile 1943 al marzo 1944:

BW 2, BW 3a, BW 3b, BW 3c-d, BW 4a, BW 4b, BW 4c, BW 5a, BW 5b, BW 6a, BW 6b, BW 6c, BW7c, BW 7a, BW 7b, BW 8a, BW 9, BW 12a, BW 12c, BW 13, BW 14, BW 16, BW 17, BW 18, BW 19, BW 20/21, BW 24, BW 25, BW 26, BW 30, BW 30a, BW 30b, BW 30c, BW 31, BW 32, BW 33, BW 35, BW 36, BW 10, BW 14a.

Nessuno di questi Bauwerke ha relazione con misure antiaeree.

Questa assoluta assenza di riferimenti a "civil air defense measures" nei documenti della Zentralbauleitung anterioriormente al 16 novembre 1943 si spiega soltanto con il fatto che prima di questa data tali misure non esistevano e non potevano esistere. Infatti il programma di protezione antiaerea che era stato lanciato in alta Slesia nell'agosto 1943 e che era destinato inizialmente alle strutture dell'organizzazione Todt, fu esteso al campo di Auschwitz soltanto alla metà di novembre. La decisione fu ufficializzata dall' SS-Obersturmbannführer Liebehenschel, all'epoca SS-Standortälteste del campo di Auschwitz, nello Standortbefehl n. 51/43 del 16 novembre 1943 nel quale comunicò quanto segue:

"11. Luftschutzmassnahmen im Stardort Auschwitz.

Nach Mitteilung der vorgesetzten zuständigen Dienststellen sind nunmehr auch im Standortbereich Auschwitz sofort die erforderlichen Luftschutzmassnahmen in Angriff zu nehmen. Mit Durchführung dieser Massnahmen beauftrage ich in meiner Eigenschaft als örtlicher Luftschutzleiter den SS-Untersturmführer Josten als meinen ständigen Vertreten. Ich bitte sämtliche Dienststellen, SS-Untersturmführer Josten in jeder Weise zu unterstützen"(32). (vedi immagine 12).

Luftschutzmassnahmen im Stardort Auschwitz
Immagine 12
„Luftschutzmassnahmen im Stardort Auschwitz". Dallo Standortbefehl n. 51/43 del 16 novembre 1943.

Questo documento dimostra inconfutabilmente che le elucubrazioni di Crowell sono semplici fantasie, e questa è la ragione per cui egli si è guardato bene dal dire una sola parola su di esso. Ciò non sorprende: per tentare di sminuirlo o di travisarlo, avrebbe dovuto ricorre a fantasie ancora più insensate.

Torniamo alla nostra storia.

Liebehenschel assunse l'incarico di "Der SS-Standortälteste als örtlicher Luftschutzleiter" e il suo ufficio si chiamò „LS-Befehlstelle (für das Interessengebiet des K.L. Auschwitz O/S.)". Questa intestazione era stampata nella carta intestata che egli usava per la corrispondenza nella sua qualità di Luftschutzleiter.

Appunto in tale qualità Liebehenschel il 17 febbraio 1944 inviò alla Zentralbauleitung una lettera che inizia con le seguenti parole:

    "Mit Anordnung vom 1.1.1944 über die Durchführung des Luftschutzes im Interessengebiet des KL Auschwitz wurde die Erstellung von Feuerlöschteichen verfügt"(33).

Dunque la decisione di attuare misure di protezione antiaerea nella zona di pertinenza di Auschwitz, ufficializzata il 16 novembre 1943, divenne ordine di costruzione solo il 1 gennaio 1944. In esecuzione di quest'ordine furono costruiti anche "Feuerlöschteiche" specificamente destinati allo spegnimento di incendi provocati da bombardamenti, perciò i "Feuerlöschteiche" del BW 29 menzionato nell' Erläuterungsbericht del 30 settembre 1943 non avevano nulla a che vedere con la protezione antiaerea, ma servivano per il normale servizio antincendio del campo, che era costituito in massima parte di baracche di legno. Un "Feuerlöschanlage" per il campo di Auschwitz era infatti già previsto come BW 206 fin dal 31 marzo 1942(34)

Secondo la prassi, fu istituito un apposito Bauwerk, il BW 98, nel quale rientrarono tutti i rifugi antiaerei progettati e realizzati successivamente. Il BW 98 si riferisce alla prima installazione antiaerea progettata per Auschwitz. Un documento non citato da Crowell indica che il BW 98 fu istituito come „Luftschutzdeckungsgraben". Si tratta del "Leistungsverzeichnis über die Ausführung der Erd-, Mauer-, und Isolationsarbeiten für die Luftschutzdeckungsgraben BW 98 im KL. Auschwitz" redatto da Jothann il 25 marzo 1944(35). Il "Leistungsverzeichnis" è un capitolato in cui sono specificati tutti i lavori da eseguire, ma senza l'indicazione del costo per metro quadrato o metro cubo, il che significa che il 25 marzo 1944 il Bauwerk 98 era ancora allo stato di progetto. I rifugi antiarei costruiti successivamente costituirono delle sezioni del BW 98 e furono indicati da tale sigla con l'aggiunta di una lettera. Ad esempio, il Luftschutzkeller della casa del comandante del campo costituiva il BW 98J, il Luftschutzbunker ricavato nel crematorio I era il BW 98M.

    A Birkenau fu istituito il BW 14k, "Splitterschutzgräben für die Truppe", che era una sezione del BW 14, costituito dal „Barackenlager für Wachtruppe BA II"(36).

Nei documenti menzionati sopra, fino al 15 dicembre 1943, non appare né il BW 98 né il BW 14k, perché entrambi furono istituiti nel 1944.

Il programma Luftschutz ad Auschwitz fu realizzato gradualmente.

Nell'Aktenvermerk di Jothann del 28 giugno 1944, che ha come oggetto "LS.-Massnahmen im K.L.Auschwitz", vengono elencate le installazioni antiaeree richieste (gefordert) e realizzate (erstellt).

Le installazioni realizzate erano le seguenti:

    „An Luftschutz-Anlagen wurden bisher erstellt:
    1.) Kommandantur Lager I
      12 Stück Feuerlöschteiche von je 400 cbm Inhalt
      10 Stück Splitterschützgräben in Fertigbetonteilen für je
      130 Personen
      1 Bunker für die Häuser
      22 Stück 1-Mann bezw. 2-Mann-Splitterschutzbunker für kleine
      Postenkette

    2.) Kommandantur Lager II.
      8 Feuerlöschteiche von je 400 cbm Inhalt
      1 Splitterschutzgraben für 130 Personen". (Vedi immagine 13)
Aktenvermerk of Jothann of 28 June 1944
Immagine 13
Aktenvermerk di Jothann del 28 giugno 1944.  Particolare.

Gli impianti richiesti ma non ancora realizzati erano oltre 220. Perfino il rifugio antiareo per la casa del comandante del campo fu progettato molto tardivamente, come risulta dall' "Erläuterungsbericht zum Bau eines Luftschutzkellers für das Kommandantenhaus BW 98 J"(37) e dal relativo "Kostenvoranschlag"(38), entrambi datati 10 ottobre 1944.

Il 4 settembre 1944 erano in costruzione le seguenti installazioni antiaeree, che avevano il grado di completamento in % indicato accanto:

Splitterschutzgräben für die Wachtruppe: 60%
Feuerlöschteiche im Gebiet des KL: 90%
Splitterschutzgräben im KGL: 80%
10 Feuerlöschteiche von je 400 cbm Inhalt: 50%
Feuerlöschteich für die Weichsel-Metall-Union: 10%
Sicherheitslinie für Lager I - 15 Stück 1 Mann-Splitterschutzbunker: 95%
Ausbau einer LS-Befehlsstelle mit Funkstelle u. Fernsprechvermittelung im Kommandantur-gebäude I: 70%
Ausbau eines gasdichten Behandlungsraumes im früheren Krema für den Standortarzt: 5% [39].


7) Gli indizi criminali di Pressac

Nell'articolo "Technik und Arbeitsweise deutscher Gasschutzbunker im Zweiten Weltkrieg" Crowell pretendeva di spiegare con la sua „bomb shelter thesis" tutti gli indizi criminali di Pressac:

    "jede als Indiz für die Gaskammern angeführte Spur kann genauso als Beweis für einen deutschen Luftschutzraum oder, genauer gesagt, für die Ausrüstung eines Gaschutzraumes interpretiert werden" (p. 226).

Ora egli è costretto ad ammettere che nessuno dei due indizi più seri(40) - il „Vergasunskeller" e i „Gasprüfer" (o "Anzeigegeräte für Blausäure-Reste"), da lui indicati genericamente come "gas detectors", ha relazione con presunti "bomb shelters". Egli interpreta il primo secondo la "disinfection thesis", il secondo, almeno "superficially", secondo la "gas chamber thesis"! (pp. 32-34). A p. 34 egli conclude che
    "the Vergasungskeller and the gas detectors have no clear explanation under any thesis, but we are now inclined to think that they too have something to do with disinfestation".
Nel complesso, la spiegazione degli indizi criminali di Pressac proposta da Crowell è artificiosa e spesso chiaramente capziosa: essendo partito da una tesi falsa, egli è stato costretto a stravolgere il significato dei documenti per "spiegarli" forzatamente con tale tesi. Qui esamino i casi più lampanti di questa metodologia aberrante.

  • Gasprüfer - Anzeigegeräte für Blausäure-Reste

Liquidata - grazie alla mia critica - la storia del "Vergasungskeller" come "decontamination center", passiamo ai "gas detectors". Nella trattazione di questo indizio Crowell rimanda al suo scritto "Technique and Operation of German Anti-Gas Shelters in World War Two". Prima di esaminare la sua spiegazione, voglio occuparmi di come egli considera la mia interpretazione, che ho esposto nell'articolo "The Gasprüfer of Auschwitz". Egli scrive:

    "On the other hand, we consider the Mattogno explanation weak, because there is no causal chain to accompany the claim of forgery or falsification. In other words, if a document is forged, common sense dictates that there be a reason for the forgery. To say that such a document is altered, which isn't explicit in any case, tells us nothing. In order to make the argument for falsification stick, one has to propound a scenario under which it was altered, and why. For example, if the document was used in a judicial proceeding against Kurt Prüfer, that might set us on the proper trail. But Mattogno offers no evidence for this.
    Nothing the ambiguity of this trace, we leave it aside for now, observing only that superficially it tends to support the gas chamber thesis as opposed to either the disinfection or bomb shelter theses" (p.34).
Questa è la stessa obiezione formulata da Zimmerman. Ora, se una tale obiezione la pone Zimmerman, la cosa non mi stupisce minimamente; ma che la faccia qualcuno che dovrebbe essere un ricercatore della verità, è estremamente penoso.

Come Zimmerman, Crowell ha aggirato l'ostacolo svicolando per la via più breve.

Nella prima versione dell'articolo citato sopra avevo dimostrato che il telegramma della Zentralbauleitung del 26 febbraio 1943 ("Gasprüfer") e la risposta della Topf del 2 marzo ("Anzeigegeräte für Blausäure-Reste") suscitano tanti e tali problemi insolubili che l'unica soluzione appariva l'ipotesi che il secondo documento fosse stato falsificato. Questa ipotesi serviva soltanto a dare una risposta a questi problemi, di carattere tecnico e burocratico, i quali non riguardavano minimamente la questione specifica di una eventuale richiesta da parte della Zentralbauleitung di apparati di prova del gas residuo per acido cianidrico.

Anzi, a tale questione ho dedicato un intero paragrafo nel quale ho ricostruito il contesto storico in cui si inquadrano questi due documenti e ho mostrato che esso avvalora l'interpretazione già formulata da Robert Faurisson che gli "Anzeigegeräte für Blausäure-Reste" servissero per le normali disinfestazioni del crematorio II.

Recensori poco scrupolosi o in aperta malafede, sorvolando opportunisticamente su questa dimostrazione, hanno ritenuto esclusivamente il fatto che Mattogno ha affermato - senza prove - che il secondo documento è una falsificazione, insinuando sottilmente che io sarei ricorso a questo espediente per incapacità a fornire una risposta adeguata al suo riferimento al "gas".

La realtà è che la lettera della Topf del 2 marzo 1943 mi preoccupa tanto poco che io sono dispostissimo ad accettare la sua autenticità; anzi, nell'ultima versione del mio articolo(41) l'ho accettata formalmente ritirando l'ipotesi della falsificazione.

Tuttavia, chi, come Crowell, pretende di analizzare seriamente dei documenti, non può sottrarsi al dovere di discutere e all'esigenza di risolvere i problemi che i documenti suscitano.

Nel nostro caso, i problemi sono tanti e gravi. Li riassumo brevemente.

  1. Gli apparati di prova del gas residuo per acido cianidrico erano di pertinenza dell' SS-Standortarzt: ma allora perché furono richiesti dalla Zentralbauleitung e non dall' SS-Standortarzt?

  2. 2. Tali apparati erano distribuiti dalla ditta Tesch und Stabenow: ma allora perché furono richiesti alla ditta Topf?

  3. Tali apparati si chiamavano "Gasrestnachweisgeräte für Zyklon"(42) (vedi immagine 14): ma allora perché nei due documenti summenzionati vengono chiamati "Gasprüfer" e "Anzeigegeräte für Blausäure-Reste"?

    Letter  from the firm Tesch and Stabenow of 29 July 1942
    Immagine 14
    Lettera della ditta Tesch & Stabenow del 29 luglio 1942 alla Verwaltung del KL Lublin. L'apparato per la prova del gas residuo si chiamava "Gasrestnachweisgerät für Zyklon"

  4. I "Gasprüfer" erano degli analizzatori di gas di combustione: perché la "Zentralbauleitung" chiese analizzatori di gas di combustione se invece voleva apparati di prova del gas residuo per acido cianidrico?

  5. Perché furono richiesti proprio 10 "Gasprüfer"?

  6. Gli "Anzeigegeräte für Blausäure-Reste" nella letteratura tecnica tedesca dell'epoca non esistevano e il termine „Anzeiger" non designava un apparato chimico (la prova del gas residuo si svolgeva esclusivamente per via chimica), bensì uno strumento o l'indicatore di uno strumento meccanico: come si spiega l'uso di questa terminologia?

  7. Se la Zentralbauleitung desiderava degli apparati di prova del gas residuo per acido cianidrico, perché non richiese anche gli apparti indispensabili per l'uso di acido cianidrico, ossia maschere antigas e filtri "J"?

Passiamo ora all' interpretazione di Crowell. In Technique and Operation of German Anti-Gas Shelters in World War Two"(43) egli ha scritto:

    «As noted above, Gasprüfer and Gasspürer were common in German chemical warfare equipment and in anti-gas shelter equipment. [Source: US 525ff]. A benign interpretation is possible, therefore it is not a criminal trace.
    […].
    If we chose, we could dismiss this criminal trace right now: the Germans had been gassed with HCN in World War One, expected its use, and had prepared for it. The presence of HCN detectors has no criminal significance at all.

    But there is still a problem: why would one ask an oven maker to purchase gas detectors? In other words, we know that the manufacturers of Zyklon had HCN gas detectors, and we are certain that the Wehrmacht and the SS had their own. Thus, why would one ask the builders of the cremation ovens for gas detectors, and why ten in number? The simplest answer is that these gas detectors were meant for the 10 three-muffle cremation ovens that comprised Crematoria II and III, and they probably were meant to have some characteristic (heat resistance) to make them usable in or by the ovens. That the gas detectors would be meant for Crematoria II and III makes sense, because, first, Pressac notes that the crematoria were always discussed as pairs (II and III, IV and V) [ATO, 452], and because Crematoria IV and V did not have 10, but rather 4 double muffle ovens apiece.

    Then we have to ask what their function would be. Pressac argues that these detectors prove gassings with Zyklon B in the crematoria: but in the event of such gassings, certainly the crematoria operators would not need to be informed that dangerous concentrations of the gas were nearby. In other words, the need for detectors for the ovens suggests the ability to detect the presence of HCN residues created by other processes, but not by the release of pure HCN in the Crematoria.

    In early March, 1997, Dr. Arthur R. Butz argued that the incineration chute behind the cremation ovens of Crematoria II and III could have generated high levels of HCN in the crematory ductwork if certain fabrics were burned. There is merit to this argument, since it is known that German uniforms from the beginning of the war were composed of a wool-rayon combination, and that the proportion of rayon increased throughout the war [US 541ff]. It is not unreasonable to assume that most concentration camp fabrics contained similar proportions of wool and rayon, nor is it unreasonable that highly flammable rayon fabrics would be treated with flame retardant which would provide a catalyst for HCN release when burned.[…].

    Recognizing that the problem is not a question of the criminality of these detectors, but rather a question of why Topf should be acquiring them, I accept the general validity of Dr. Butz' thesis and direct the interested reader there». (pp. 25-27).

Nella mia Critique of the A.R. Butz article, "Gas Detectors in Auschwitz Crematorium II"(44) ho dimostrato che l'ipotesi di A. Butz è documentariamente, storicamente e tecnicamente insostenibile. La sua insostenibilità è dimostrata già dal fatto che i presupposti essenziali sui quali si fonda sono inconsistenti:

  • Il fatto che la combustione del rayon impregnato con una sostanza "flame retardant" possa sviluppare acido cianidrico fu scoperto solo negli anni Settanta, perciò è anacronistico retrocedere questa conoscenza al 1943.

  • Nel 1943 l'unico "gas detector" per acido cianidrico era il sistema chimico sviluppato da Pertusi e Gastaldi e non esisteva alcun "gas detector differing from that used in the Zyklon B delousing operation […], perhaps a detector generating an audible alarm". Appunto per questo esso non è mai menzionato negli opuscoli propagandistici relativi agli "Abfall-Vernichtungs-Öfen" delle due ditte più importanti che operavano nel settore, cioè la ditta Hans Kori(45) e la stessa ditta Topf(46).

  • D'altra parte, questo presunto "gas detector" non è menzionato né nella descrizione del Müllverbrennungsofen del crematorio III dell'11 febbraio 1943(47) né nella relativa fattura del 23 agosto 1943(48). Se questo presunto strumento era indispensabile per il Müllverbrennungsofen del crematorio II, perché non fu ordinato anche per il Müllverbrennungsofen del crematorio III?

Ciò premesso, esaminiamo le spiegazioni di Crowell.

Egli afferma che

    "As noted above, Gasprüfer and Gasspürer were common in German chemical warfare equipment and in anti-gas shelter equipment".

Il riferimento "as noted above" è ingannevole, perché "above" Crowell menziona una sola volta il termine "Gasspürer" (con la grafia errata "Gaspürer")(49) , ma non menziona mai il termine "Gasprüfer", che non ha niente a che vedere con i "Gasspürer" e con i rifugi antiaerei. Dunque Crowell introduce ingannevolmente il termine "Gasprüfer" come sinonimo di "Gasspürer" per far credere che anche il primo si trovi nella letteratura tecnica sui rifugi antiarei.

Crowell pretende poi che

    "the Germans had been gassed with HCN in World War One, expected its use, and had prepared for it. The presence of HCN detectors has no criminal significance at all".

Durante la prima guerra mondiale i Francesi, per quanto concerne gli aggressivi chimici costituiti da acido cianidrico e suoi derivati, impiegarono:

  • Acido cianidrico (HCN), con la denominazione di guerra di "Vincennite"
  • Cloruro di cianogeno (Cl.CN), con la denominazione di "Mauguinite
  • Bromuro di cianogeno (Br.CN), con la denominazione di "Campiellite".
  • Tuttavia questi tre aggressivi si rivelarono i meno efficaci, come rileva il capitano dott. Attilio Izzo:

    "A parte le difficoltà tecniche che bisogna affrontare per passare dalla produzione dei piccoli quantitativi di laboratorio alle diecine di tonnellate che occorrono ogni giorno per i bisogni di guerra, necessita la sanzione di quell'immenso laboratorio di esperienze, che è il campo di battaglia, per decidere se una sostanza è più o meno atta per l'aggressione chimica.

    Una cosa infatti è uccidere un innocente topo od un coniglio sotto una cappa da laboratorio, altra, invece, l'annientare interi reparti di uomini, all'aria libera, sotto l'immenso spazio del cielo. Il conflitto passato [la prima guerra mondiale] ci ha dato numerose dimostrazioni di questa asserzione: l'acido cianidrico, uno dei composti più velenosi che si conoscano, e su cui si fondavano tante speranze, è fallito alla prova pratica del campo di battaglia a motivo della sua grande volatilità"(50).

Riguardo al cloruro di cianogeno, il capitano Izzo scrive:

    "Fu usato dai francesi come aggressivo col nome di Mauguinite, ma senza grandi risultati"(51).

E in relazione al bromuro di cianogeno egli afferma:

    "Durante la guerra fu adoperato in miscela col 25% di bromoacetone e 50% di benzolo (campiellite), ma senza grandi risultati"(52).

Infine, descrivendo le caratteristiche dell'acido cianidrico, il capitano Izzo asserisce:
    "E' uno dei composti più velenosi che si conoscano, e fu usato durante la guerra 1914-1918 come agressivo chimico, generalmente in mescolanza con sostanze poco volatili. Esso ha una elevata tensione di vapore (567 mm. di mercurio a 18 contro i 0,115 mm. dell'yprite a 20) e basso peso specifico e perciò è impossibile mantenere in luogo aperto forti concentrazioni di questo aggressivo."(53)
Dunque la protezione contro un attacco con aggressivi chimici a base di acido cianidrico poteva essere soltanto l'ultima delle preoccupazioni della Zentralbauleitung.

Crowell passa poi a spiegare perché i "Gasprüfer" erano destinati a un crematorio e perché erano 10. Egli afferma che
    "these gas detectors were meant for the 10 three-muffle cremation ovens that comprised Crematoria II and III, and they probably were meant to have some characteristic (heat resistance) to make them usable in or by the ovens".
Eli escude che questi strumenti fossero destinati anche ai crematori IV e V perché questi "did not have 10, but rather 4 double muffle ovens apiece".

Qui Crowell ha ripreso, stravolgendola in un argomento insensato, la mia spiegazione: in effetti i "Gasprüfer", come analizzatori di gas combusti, non venivano installati nei forni, come egli crede, ma nei condotti del fumo o alla base dei camini, e nei crematori II e III c'erano complessivamente 10 condotti del fumo; d'altra parte in tutti e quattro i crematori di Birkenau esistevano 10 canne fumarie (poiché i camini dei crematori II/III erano suddivisi in tre canne fumarie separate).

La mia interpretazione si fonda sul fatto che - come ho già rilevato - nella letteratura tecnica tedesca i "Gasprüfer" erano dei semplici analizzatori di gas combusti regolarmente installati nei crematori civili, e sul fatto che essi potevano essere installati o nei 10 condotti del fumo o nelle 10 canne fumarie suddette. La prima possibilità è la più probabile.

Crowell invece crea una spiegazione ibrida non solo infondata, ma anche insensata.

Egli, seguendo me, pretende da un lato che i "Gasprüfer" fossero destinati ai 10 forni dei crematori II e III, dall'altro, seguendo Butz, afferma che essi non servivano ad analizzare i fumi, bensì "the presence of HCN residues created by other processes", ossia l'acido cianidrico prodotto dalla combustione del rayon impregnato con una sostanza "flame retardant". Tuttavia, Butz si riferisce ovviamente al Müllverbrennungsofen del crematorio II, un inceneritore in cui venivano distrutti i rifiuti del campo. Crowell pretende invece che i rifiuti - o quantomeno le divise militari(54) - fossero distrutti nei forni crematori, il che è insensato. D'altra parte è noto che i cadaveri venivano cremati nudi e dalla combustione di un cadavere non si sviluppa certo acido cianidrico! La spiegazione di Crowell è dunque assolutamente inconsistente.

L'ipotesi di Butz, dal canto suo, non spiega neppure la ragione della richiesta di 10 "Gasprüfer": dato che nel crematorio II esisteva un solo Müllverbrennungsofen, a che scopo richiedere 10 "Gasprüfer"? Anzi, questa ipotesi non risponde a nessuno dei sette problemi che esposto sopra.

Concludendo, la spiegazione di Crowell è non solo infondata, ma anche irragionevole e insensata.

Un'ultima osservazione.

Discutendo delle porte a tenuta di gas "regolamentari" secondo la concezione degli ingegneri Nowak e Rademacher, Crowell scrive:

    "On the other hand, "gastight" in a civil air defense context was not directed so much against cyanide gas as against aerosols such as mustard gases, for which felt would suffice" (p.26).

Quando invece si occupa dei "gas detectors", Crowell afferma che "in Technique, we showed that there was a real threat of aerial cyanide gas attack" (p. 33).

Dunque, secondo Crowell, per quanto riguarda tutte le porte di legno dei presunti "bomb shelters" dei crematori (a cominciare da quelle dei Leichenkeller 1 dei crematori II e III), la Zentralbauleitung non aveva previsto alcun "real threat of aerial cyanide attack"; per quanto riguarda i "gas detectors", invece, essa aveva previsto "real threat of aerial cyanide attack"!

Un altro brillante esempio di opportunismo argomentativo.

  • Drahtnetzeinschiebvorrichtungen e Holzblenden

Crowell pretende che
    „the wire mesh devices were simply wire mesh screens to fit into windows which the wooden shutters would cover, probably to provide some protection against bomb splinters, such a screen being normally cadded a 'Splitterschutzvorrichtung.' "

Qualche riga dopo egli aggiunge:
    "We see no reason to abandon our position on either this trace or the Holzblenden, althouh it is clear that proper lacation for such paraphernalia would be vertical wall openings and these have not yet been discovered" (p. 27).
Questo indizio criminale si trova nella documentazione della Übergabeverhandlung del crematorio II al comando del campo (31 marzo 1943) e si riferisce al Leichenkeller 2(55). La spiegazione di Crowell è infondata non solo documentariamente, ma anche architettonicamente. Dal punto di vista documentario, essa è arbitraria, in quanto da un lato si ignora che cosa fossero realmente i Drahtnetzeinschiebvorrichtungen e i relativi Holzblenden, dall'altro la letteratura tecnica tedesca sui rifugi antiarei conosceva degli Holzblenden, ma non dei Drahtnetzeinschiebvorrichtungen. La pretesa che questi ultimi fossero semplici Splitterschutzvorrichtungen è un'altra affermazione non dimostrata.

L'affermazione che le presunte aperture verticali "have not yet been discovered" è falsa, perché le pareti del Leichenkeller 2 del crematorio II sono ben visibili e non presentano la minima traccia di questa presunte quattro "vertical wall openings". In queste pareti, dunque, non c'è "ancora" da scoprire proprio nulla.

  • Drei gasdichte Türme

Nella lettera della Zentralbauleitung ai Deutsche Ausrüstungswerke del 31 marzo 1943 si legge:

    "Es wird auf c.a. Schreiben mitgeteilt, dass drei gasdichte Türme gemäss des Auftrages vom 18.1.43 für das Bw 30 b und c auszuführen sind, genau nach den Ausmassen und der Art der bisher angelieferten Türme"(56).

Esiste anche una copia carbone del medesimo documento in cui il primo „Türme" è corretto a penna in "Türen"(57). Non si sa chia abbia eseguito la correzione.

Crowell ritiene "unconvincing" la spiegazione di Pressac che Gastürme "is a misspelling for Tür and that this a reference to 'three gastight doors' "(p.27). Egli afferma che

    "in Technique we argued that this was probably a reference to three gastight ventilation chimneys, another common object in the civil air defense literature" (p. 27).

Egli conclude la sua spiegazione così:

    "Document 29 presented a picture of a Luftschutz-Verschlüss, or gastight ventilation chimney, of the kind used for the known trench shelters at Auschwitz. Other documents also indicate that gastight chimneeys were common at Auschwitz for gas protection. Certainly, such gastight ventilation chimneys could be described as 'gasdichte Türme', and we remain confident in our interpretation of this trace" (p. 27).

Questa spiegazione è assolutamente inconsistente in quanto si fonda sul presupposto, assolutamente arbitrario, che "such gastight ventilation chimneys could be described as 'gasdichte Türme'. La "prova" di tale presunta equivalenza terminologica è soltanto un avverbio: "Certainly"!

Per puntellare la sua affermazione arbitraria Crowell ricorre a un trucco: il suo "document 29" non presenta infatti un "Luftschutz-Verschlüss", ma "Gasdichte lüftungsrohrverschlüsse" (vedi documento 15)(58), dunque i "ventilation chimneys" di cui parla Crowell si chiamavano in realtà "Lüftungsröhre", non certo "Türme". D'altra parte il camino di ventilazione dei crematori II e III si chiamava "Schacht" ("Entlüftungsschacht"). Pretendere dunque che dei "gastight ventilation chimneys could be described as 'gasdichte Türme' " è falso e insensato.

Gasdichte Lüftungsrohrverschlüsse
Immagine 15
"Gasdichte Lüftungsrohrverschlüsse", non "Luftschutz-Verschlüss"


In "Technique and Operation of German Anti-Gas Shelters in World War Two" Crowell scrive:

    "We observe the drawings of Crematoria IV and V with their shuttered cupolas surmounting the roof, and might easily conclude that they are the same thing: however, it appears that the extermination gas chambers were at the opposite end of the building. But this end of the buildings also had chimneys, although much smaller ones. Our conclusion is that Türme are references to gas tight chimneys of some kind: the idea, offered by Pressac, that Türme was a stenographic error, even though it was repeated four times seems very strained."  (p. 34).

Qui egli prende un altro abbaglio madornale, scambiando per camini di ventilazione i camini di due stufe!(59) .

Ciò chiarito, vediamo che cosa erano le "gasdichte Türme". Nella documentazione della Schlosserei, in data 19 febbraio 1943, appare la seguente richiesta:
    "19.2.43. Nr. K.G.L. BW. 30 b. Przedmiot [oggetto]: 4 dichte Türen, mit Tür.futter - lt. Angabe der Bauleitung Ausmass 100 x 205 cm i.l. Auftrag Nr. 2261/:80/17:/ vom 18.1.43 der Zentralbauleitung. Von der heme. [= ehemaligen] Häftl. Tischlerei übernommen."(60)
La lettera del 31 marzo 1943 menzionata sopra ha come oggetto (Betrifft):"Auftrag 2261/80/17 vom 18.1.43 Bw 30 b". Si tratta dunque del medesimo incarico, che si riferiva non già a "Türme", ma a "Türen" di 100 x 205 centimetri. Pertanto su questo punto Pressac ha pienamente ragione, mentre Crowell ha preso un altro abbaglio madornale.

  • Gasskammer
Riguardo a questo indizio Crowell scrive:
    "In Technique, our interpretation was that there were several repetitions of the "Gass-" spelling here and elsewhere in the documents, and we interpreted it in a civil air defense context, thus "Gasskammer" was interpreted as a bracket form for a gas shelter, or Gass[chutz]kammer" (p. 28).
Si tratta di un'altra forzatura che non ha alcun fondamento. Egli infatti non espone alcun caso simile. In "Technique and Operation of German Antigas Shelters in World War Two" egli presenta i seguenti termini ricorrenti nella letteratura tecnica tedesca dell'epoca:
    "A similar prolificity affects bomb shelters (Gasschutzraum, -keller, Gaskeller [as Dr. Butz has noted], Luftschutzraum, -haus, -keller, Schutzraum, even Selbstschutz; LS-Bunker only rarely)" (p. 37).
Egli non solo non offre alcun esempio di questa presunta abbreviazione, ad esempio un "Gassraum" per "Gasschutzraum", ma non dimostra neppure che il termine "Gasschutzkammer" fosse realmente in uso.

La spiegazione più logica è che "Gasskammer" sia un semplice errore di ortografia per "Gaskammer".

8) I "bomb shelters" suicidi dei crematori IV e V

L'idea propugnata da Crowell che la Zentralbauleitung potesse adibire i locali dell'ala ovest dei crematori IV e V a rifugi antiaerei è decisamente insensata. Nel mio articolo "Morgue celleras of Birkenau: Gas shelters or disinfesting chambers?" ho rilevato che
    «since those facilities were entirely surface-buildings with walls of only 25 cm thickness, and had very fragile roofing ("Bretternagebinder, doppelte Pappdeckung, Decke mit Heraklithplatten benagelt" (nailed boarding, double felt-paper roofing, roofing with nailed Heraklith sheets) then the Crowell theory appears to be technically flawed, because according to a technically manual of the 1930s,
    "medium weight bombs, when falling from a normal bombing height, have a penetration of 0.40 to 0.50 m into reinforced concrete, and a penetration of circa 1.20 m into an ordinary full-brick wall and even deeper into a hollow brick wall" » (pp. 5-6).
Crowell risponde così:
    "It is of course true that Crematoria IV and V were built above ground and would not offer much protection in an air raid in the case of a direct hit. Probably no shelter at Auschwitz would. Nevertheless, aboveground shelters and abovegroung conversions were common for civil defense purposes. We have also seen that there was a preference to simply use wooden struts and other materials to reinforce walls and the ceiling of such structures. Certainly, the western rooms of Crematoria IV and V, equipped with fireproof sheets of Heraklith in their ceiling, and gastight windows-shutters, would have provided some protection from bomb splinters and incendiaries".
In conclusione,
    "while they would not have functioned very well as bomb shelters, they would have better than nothing, and they certainly would have worked as gas shelters" (pp. 43-44).
Ora, è vero che "aboveground shelters and abovegroung conversions were common for civil defense purposes", ma Crowell non dice in che modo doveva essere effettuata questa "conversion".

Ciò viene esposto dettagliatamente in un documento che egli conosce bene: le Richtlinien di Kammler del 6 marzo 1943 da lui citate come documento 13. Nella sezione III, "Die bauliche Ausführung von Splitteschutz. Bestimmungen des Reichsluftfahrtministeriums in der Fassung September 1942", pararafo B „Splittersichere Gebäudewände und freistehende Splitterschutzwände", comma 2 „Mauerwerk", si dispone:
    "1) Splitterschutzwände aus Mauerwerk müssen mindenstens 51 cm dick sein, wenn verwendet werden:
    Mauerziegel 1. Klasse DIN 105 (Mauerziegel).
    [Seguono altri 5 tipi di muratura].
    2) Sie müssen mindenstens 64 cm dick sein, wenn verwendet werden:
    Mauerziegel 2. Klasse DIN 105 (Mauerziegel)
    [Segue un altro tipo di muratura]".
Nel paragrafo C, che si riferisce in modo specifico alla "conversione" di edifici esistenti (Splittersicherung der Wände bestehender Gebäude), le Richtlinien danno le stesse disposizioni:
    "9. Mauerwerk (vgl. Bild 7).
    Die Dicke der Splitterschutzwand, die aus der bestehenden Gebäudewand und der neuen Splitterschtzuwand besteht, muss bei Verwendung von Baustoffen nach Nr. 2 (1) mindestens 51 cm und bei Verwendung von Baustoffen nach Nr. 2 (2) mindestens 64 cm betragen".
Il paragrafo D dà disposizioni sulla protezione delle finestre (Sicherung von Wandöffnungen):
    "13. Wandöffnungen, die splittersicher hergerichtet werden sollen, sind zuzumauern oder durch Splitterschutzwände ausserhalb oder innerhalb des Raumes zu sichern. Splitterschutzwände im Innern von Räumen sind zu verankern oder abzustützen, damit sie durch Luftstoss von aussen nicht eingedrückt werden.
    14. Splitterschutzwände, die vor die zu schützenden Öffnungen gesetzt werden, müssen diese seitlich und oberhalb mindestens um 0,50 m überdecken"(61).

In che modo fosse ordinata la protezione esterna delle finestre, risulta dal seguente disegno pubblicato da Crowell(62).

Splitterschutzwand before a window
Immagine 16
Splitterschutzwand davanti a una finestra


Ora, i muri perimetrali dei crematori IV e V erano realizzati in "Ziegelsteinmauerwerk ohne Aussenputz"(63) e avevano uno spessore di appena 25 cm(64). Le finestrelle e le porte dell'ala ovest (presuntamente adibita a "bomb shelter") non avevano alcun tipo di Splitterschutzung. Dunque i crematori IV e V non potevano servire da "bomb shelter" né potevano proteggere da "bomb splinters".

L'affermazione che, essendo i loro tetti "equipped with fireproof sheets of Heraklith in their ceiling", essi "would have provided some protection from bomb splinters and incendiaries" è semplicemente insensata.

L'ossatura del tetto di questi crematori era costituita da travi di legno stagionato facilmente infiammabile che poggiavano sui muri perimetrali. Pressac ne ha mostrato sia il progetto sia la realizzazione(65). Sul tavolato fu steso un doppio strato di "Pappdeckung" (cartone catramato altamente infiammabile) per rendere il tetto impermeabile e sopra fu installata una copertura di "Heraklithplatten" . Queste sottili piastre furono fissate con 20.000 laminette di ferro (Eisenblät[t]chen)(66).

L'immagine 17 mostra una baracca del campo di Auschwitz con il tetto ricoperto da piastre di eraclite. In basso appare uno "Splitterschutzbunker" per uno o due uomini protetto da una copertura costituita da uno strato di cemento di 15 cm di spessore e da uno strato di mattoni di 33 cm di spessore. Lo spessore delle piastre di eraclite è stimabile a un paio di centimetri.

Splitterschutzbunker for one or two men at Auschwitz
Immagine 17
Splitterschutzbunker per 1 o 2
uomini ad Auschwitz.
Dietro: una baracca
con tetto costituito da piastre
di Heraklith. © Carlo Mattogno.


Questa fotografia mostra visivamente quanto sia insensato pretendere che il tetto dei crematori IV e V potesse offrire "some protection from bomb splinters". Ovviamente esso non poteva offrire alcuna protezione neppure da bombe incendiarie, il cui scoppio nei paraggi dei crematori avrebbe fatto volare le piastre di eraclite e scoperchiato il tetto, mentre la sostanza infiammabile avrebbe incendiato facilmente la travatura di legno e il cartone catramato.

Infine, anche l'ipotesi che questi due crematori "would have worked as gas shelters" è insensata: dove i nemici avrebbero messo il gas tossico per un eventuale attacco chimico se non in bombe dirompenti?

E dato che i crematori non potevano resistere a bombe dirompenti, come potevano proteggere da eventuali gas tossici in esse contenuti?

Inoltre le 12 finestrelle a tenuta di gas dei crematori IV e V si potevano chiudere soltanto dall'esterno, come risulta chiaramente dalle fotorafie pubblicate da Pressac(67), una disposizione assurda per un rifugio antigas.

Infine il presunto rifugio antigas era privo di ventilazione. Crowell insiste molto sul fatto che tutti i rifugi antigas erano dotati di camini di ventilazione - e proprio per questo, come abbiamo visto sopra, pretende di interpretare l'indizio "Türme" come camini di ventilazione. Abbiamo anche visto che i presunti camini di ventilazione dell'ala ovest dei crematori erano in realtà dei normali camini di stufe. Ne consegue che questo presunto rifugio antigas era privo di ventilazione, il che è un'altra assurdità.

Concludendo, qualunque tipo di "rifugio" nei crematori IV e V sarebbe stato folle e suicida.

9) Le "uscite di emergenza" del Leichenkeller 1 dei crematori II e III

Crowell pretende che i Leichenkeller 1 dei crematori II e III fossero provvisti di uscite di emergenza, e ciò sarebbe una prova del fatto che essi erano stati adattati a "bomb shelters":
    "The relevance is that this description matches the two concrete tubes that lie in the center of the western walls of Morgue #1 of both Crematoria II and III. These were already identified as emergency exits in Defending. Pressac claimed that these had something to do with drainage, but there is no documentary basis for this view. (Pressac referenced Drawing 1300, which shows the drains converging about six to eight feet away from the western wall, which is irrelevant.) Furthermore, these concrete tubes, which still exist today, do not appear on any architectural drawings. Nor do these concrete tubes have any relevance for either the disinfection of gas chamber thesis.

    The conclusion, which we consider unavoidable, is that Morgue #1 of both Crematoria II and III were adapted by means of these emergency exits into auxiliary bomb shelters at some point. We do not have the documents that tell us exactly when these concrete tubes were put in place, but our guess is that it must have taken place prior to Pohl's inspection of June 16, 1944, because that puts his request for "six mortuaries" into a comprehensible context" (p. 21).

Egli aggiunge poi che tutti i crematori avevano "emergency exits" e che "in the case of Crematoria II and III, the emergency exits, in the form of concrete tubes, were actually installed" (p.45). In questa stessa pagina Crowell pubblica due fotografie con le seguenti didascalie:
    "The first figure shows the collapsed crematoria roof with the emergency exit tube visible at back center. The second figure is an inside wiew of the ladder inside the tube".
La seconda Immagine è tratta dall'opera di Pressac "Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers", p. 228, "document 45". In questa stessa pagina Pressac presenta due fotografie di ciò che Crowell chiama "tube" ("document 47" e "document 48") e due fotografie di un pozzetto di ispezione dell'impianto fognario del crematorio II o III ("document 44" e "document 45"). Nella pagina successiva appaiono le didascalie delle fotografie. Riporto quelle che ci interessano:

Document 47. General view, looking roughly south-north, of the ruins of the Krematorium III
Document 48. Close-up view of the manhole of document 47
Immagine 18
"Document 47. General view, looking roughly
south-north, of the ruins of the Krematorium III,
very overgrown with vegetation.
In the center the four supporting pillars are still upright.
The top of the sewer manhole is on the left, against
the west wall, raised considerably above the gound."
Immagine 19
"Document 48. Close-up view of the manhole of
document 47, made up of 4 to 6 sections of
concrete pipe and with a concrete lid in
two pieces (only one of which remains).
This type of manhole has no built-in access
ladder
.
In the background is one of the pillars that
supported the roof of the Krematorium III
gas chamber."
Document 44. Entrance to the Leichenkeller 1 (gas chamber) sewer manhole Document 45. View of the inside of the manhole of document 46 with its access ladder
Immagine 20
"Document 44. Entrance to the Leichenkeller 1
(gas chamber) sewer manhole, situated on the
outside, against the center of the western wall.
The top rung of the metal ladder can be seen."
Immagine 21
"Document 45. View of the inside of the manhole
of document 46 with its access ladder.
On the left is the rod running from the waste water
stop cock to its control wheel above ground.
The location can be seen on Bauleitung drawing
1300 of 18/6/42."

Document 46. Concrete cover with metal handle
Immagine 22
"Document 46. Concrete cover with metal handle,
weighing about 20 kg, originally made for the
manhole of documents 44 and 45, now next to
the remains of an opening on the roof of
Leichenkeller 1 (the gas chamber) of
crematorium II, through which Zyklon-B
was poured".

Dalle fotografie 23 e 24 risulta che il pozzetto che appare nei documenti 47 e 48 ha una sezione semirotonda (a ferro di cavallo), quello che appare nei documenti 44, 45 e 46 ha sezione quadrata. Secondo Pressac, il pozzetto a sezione rotonda non ha alcuna "metal ladder", che si trova soltanto nel pozzetto a sezione quadrata. Inoltre il pozzetto a sezione rotonda si trova soltanto nell'area del Leichenkeller 1 del crematorio III, mentre nella rispettiva area del crematorio II ci sarebbe un pozzetto quadrato. Spiegherò poi perché uso il condizionale.

Leichenkeller 1 of Krema III in 2000 Leichenkeller 1 of Krema III in 2000
Immagine 23
Il Leichenkeller 1 del crematorio III nel 2000.
© Carlo Mattogno.
Immagine 24
Il Leichenkeller 1 del crematorio III nel 2000.
Ingrandimento del "tubo".
© Carlo Mattogno.


Con una mistificazione inaudita, Crowell inventa anzitutto il secondo "tube", quello relativo al crematorio II, indi lo colloca abusivamente nella stessa posizione di quello del crematorio III, come appare nella fotografia da lui pubblicata. Poi egli critica l'interpretazione di Pressac - assolutamente ineccepibile - con la scusa che nella pianta della Zentralbauleitung 1300 il presunto "tube" si trova "about six to eight feet away from the western wall" del Leichenkeller 1, mentre dovrebbe essere a ridosso di questo muro, ma questa è soltanto una sua invenzione. Pressac infatti dice semplicemente che il pozzetto quadrato si trova "on the outside, against the centre of the western wall", senza specificare a quale distanza. In realtà l'indicazione di Pressac è errata, perché verso il centro del lato ovest del Leichenkeller 1 del crematorio II non esiste alcun tombino né a ridosso del muro, né alla distanza di circa 2,40 metri (distanza desunta dalla pianta 1300), come risulta dalle fotografie 25 e 26.

Leichenkeller 1 of Krema II  in 1992 Leichenkeller 1 of Krema II  in  2000
Immagine 25
Il Leichenkeller 1 del crematorio II nel 1992. © Carlo Mattogno.
Il lato ovest è quello verso gli alberi.
Immagine 26
Il Leichenkeller 1 del crematorio II nel 2000. © Carlo Mattogno.
Il lato ovest è quello a destra.
Infine Crowell passa opportunisticamente sotto silenzio il fatto non certo irrilevante che l'unico pozzetto esistente a ridosso del muro di un Leichenkeller, quello del crematorio III, è sprovvisto di "metal ladder": ma allora come si poteva uscire da questa ipotetica "emergency exit"?

D'altra parte, che questo pozzetto fosse collegato al Leichenkeller attraverso un'apertura nel muro - condizione essenziale per poter espletare la funzione di "emergency exit" - è una assunzione puramente arbitraria di Crowell, senza il sostegno neppure di un vago indizio.

In conclusione:
  • è falso che a ridosso del muro occidentale del Leichenkeller 1 del crematorio II vi sia un "concrete tube";
  • è indimostrato che il pozzetto relativo al crematorio III fosse collegato al Leichenkeller tramite un'apertura muraria;
  • è insensato che questo pozzetto potesse essere una "emergency exit" dal Leichenkeller perché è sprovvisto di "metal ladder".
Come risulta dall'immagine 27, il tipo di "tubo" di cui Crowell stravolge la funzione, faceva parte del sistema di Entwässerung del campo.

A manhole cover of the drainage system at Birkenau and the ruins of Krema II
Immagine 27
A sinistra: Un tombino del sistema delle fognature di Birkenau. Sullo sfondo: Le rovine del crematorio II.


10) Le 6 Leichenkammern dell'Aktenvermerk del 17 giugno 1944

I commenti di Crowell sul suo documento 17 costituiscono un altro brillante esempio di deduzionioni arbitrarie e false. In relazione all'Aktenvermerk del 16 giugno 1944 egli scrive:

    "The part that we find most curious is the reference to the construction of six mortuaries (Leichenkammern) in Ba I and II, that is, in the two main Birkenau camps. This strongly suggests that the morgues of the crematoria were no longer being used as morgues at this time. Otherwise, it would not be necessary to build more of them. Furthermore, this directive is frankly incomprehensible in terms of the alleged burn rates attained at this time, in which some ten thousand people could be incinerated per day in the crematoria and the associated burning pits. It needs to be said that there is no hint of this other activity in this document at all" (p.16).
Sebbene questa sia un'ipotesi arbitraria non suffragata neppure da un semplice indizio, Crowell vi insiste altre tre volte (p. 21, 43 e 47) per dimostrare che nel giugno 1944 le camere mortuarie dei crematori di Birkenau non erano usate come tali, dunque erano impiegate per una funzione straordinaria, cioè come "bomb shelters". A p. 21 egli ritorna sulla sua tesi infondata dei "concrete tubes" precisando:
    "We do not have the documents that tell us exactly these concrete tubes were put in place, but our guess is that it must have taken place prior to Pohl's inspection of June 16, 1944, because that puts his request for "six mortuaries" into a comprehensible context".
Qui Crowell prende un altro abbaglio madornale.

La costruzione dei 6 Leichenkammern non ha nulla a che vedere con una presunta inattività dei Leichenkeller dei crematori ma chiuse semplicemente una vertenza tra l' SS-Standortarzt (il dott. Wirths) da un lato, Bischoff, Höss e Kammler dall'altro. La vertenza era iniziata il 20 luglio 1943, quando Wirths aveva inviato a Bischoff, nella sua qualità di Leiter der Zentralbauleitung, una richiesta di Leichenkammern in muratura che iniziava con queste parole:
    "In den bereits belegten Lagern des Bauabschnittes II fehlen noch betonierte, beziehungsweise gemauerte Leichenkammern, deren Erstellung vordringlich ist".
La richiesta era giustificata dal fatto che le camere mortuarie allora esistenti erano di legno e i ratti vi si insinuavano e si nutrivano dei cadaveri:
    "In den bisher zur Verfügung stehenden Holzschuppen sind die Leichen ausserordentlich stark dem Rattenfrass ausgesetzt, sodass beim Abtransport der Leichen kaum eine Leichen ohne Zeichen von Rattenfrass festzustellen ist".
Wirths ricordava poi che i ratti sono portatori della peste e che, per evitare il pericolo di una epidemia, era necessario conservare i cadaveri in modo igienicamente ineccepibile. Donde, appunto, la sua richiesta(68).

Ne seguì una corrispondenza che si protrasse per parecchi mesi. Alla fine fu deciso di installare le camere mortuare in edifici in muratura già esistenti. Il 12 giugno 1944 Jothann, che era subentrato a Bischoff come capo della Zentralbauleitung, redasse un "Bauantrag zum Ausbau des Lagers II der Waffen SS in Auschwitz O/S. Errichtung von 6 Stück Leichenkammern in bereits erstellten Unterkunftsbaracken BW 3b und 3d". Il relativo „Erläuterungsbericht" spiega che le camere mortuarie venivano costruite in muratura (aus Ziegelmauerwerk) e che i lavori erano già iniziati(69). Le camere mortuarie furono distribuite così: una nel Bauabschnitt (BA) Ia, e una in ciascuno dei Bauabschnitte BIIa, b, c, d, e(70).

Il 16 giugno 1944 Pohl, nel corso della sua visita ad Auschwitz, non fece altro che ratificare questo stato di fatto autorizzando formalmente la "Erstellung von 6 Leichenkammern in BaI und II"(71).

L'ipotesi di Crowell è dunque totalmente infondata.

Egli pretende inoltre di avvalorare questa ipotesi con una fantasiosa deduzione dall "Aktenvermek" di Jothann del 28 giugno 1944. Egli afferma:
    "Furthermore, the document assumes the use of existing buildings for civil air defense purposes, although the individual buildings are not specified. Given the fact that Crematoria II and III as well the Central Sauna were all equipped with basements, and given that they were among only a handful of fixed structures on the western side of Birkenau, the use of these basements can certainly be inferred from this date" (pp. 17-18).
Questa "deduzione" è uno stravolgimento del significato del documento, il quale dimostra esattamente il contrario di ciò che pretende Crowell.

Il passo dal quale egli trae la sua "deduzione" è il seguente:
    "Als Schutzmassnahmen für Häftlinge des Lagers I ist die Anlage von Splitterschutzgräben nicht möglich auf Grund der vorhandenen Freiflächen. Es können jedoch 2 - 3000 Häftlinge in den vorhandenen Kellerräumen untergebracht werden.
    In Lager II können ebenfalls Splitterschutzgräben für Häftlinge mit Rücksicht auf den Grundwasserstand und die vorhandenen Freiflächen auch nicht angelegt werden."(72)
L'unica deduzione sensata che si può trarre da queste parole è che ad Auschwitz (Lager I) era possibile ricoverare 2.000-3.000 detenuti negli scantinati esistenti (quelli dei Blöcke in muratura), a Birkenau (Lager II) ciò non era possibile, non perché non esistessero scantinati, ma perché quelli esistenti nella Zentralsauna e nei crematori II e III erano adibiti ad altro uso.

Se non fosse così, Jothann avrebbe specificato anche in relazione al Lager II che "können jedoch so many Häftlinge in den vorhandenen Kellerräumen untergebracht werden".

Ma c'è un altro fatto ancora più importante: se i crematori di Birkenau erano stati adattati per svolgere anche la funzione di rifugi antiaerei, perché nell'Aktenvermerk di Jothan non vengono menzionati? La ragione è che i crematori non avevano nulla a che vedere con i rifugi antiaerei. Infatti - come abbiamo visto sopra - gli unici "Luftschutz-Anlagen" che erano stati realizzati (erstellt) fino al 26 giugno 1944 nel Lager II erano soltanto "8 Feuerlöschteiche von je 400 cbm Inhalt" e "1 Splitterschutzgraben für 130 Personen".

Concludendo, l' "Aktenvermerk" di Jothann del 28 giugno 1944 dimostra non soltanto che i crematori di Birkenau non erano stati adattati a rifugi antiaerei, ma che essi non erano neppure previsti come rifugi di emergenza.

11) La "disinfection thesis"

Partito originariamente con la pretesa di spiegare tutti gli indizi criminali di Pressac con la sua "bomb shelter thesis", Crowell ha dovuto infine ammettere che
    "the dual use of the crematoria for hygienic purposes may have included the installation of ad hoc disinfection stations" (p.31).
Egli espone poi "A Disinfection Chronology" in cui non fa altro che riprendere e sviluppare le indicazioni che avevo già fornito nell'articolo "Morgue cellars of Birkenau: Gas shelters or disinfesting chambers?".

Perciò l'unico aspetto positivo del suo scritto non ha nulla di originale.

12) Conclusione

Crowell afferma che gli sforzi di van Pelt e miei di criticare la sua tesi sono "rather weak because they are solely negative in character" (p. 45). Questa affermazione, per quanto mi riguarda, è palesemente falsa, perché proprio dal mio articolo Crowell ha preso lo spunto per sviluppare la tesi positiva della disinfestazione.

Egli aggiunge poi che
    "instead of working within the structure of the argument, they both preferred to simply look for reasons to reject it. We do not consider this very productive or intelligent scholarship" (p. 45).
Come si vede, la presunzione di Crowell è senza limiti: egli pretende che la sua tesi sia indiscutibile, che si possa discutere solo all'interno di essa! La realtà è che la sua tesi è assolutamente infondata dal punto di vista storico, documentario e tecnico, perciò deve essere respinta in blocco.

A mio avviso la "scholarship" revisionistica, prima ancora che "productive" e "intelligent" deve essere onesta e scientifica, di conseguenza essa ha il dovere di respingere fermamente interpretazioni totalmente prive di fondamento scientifico e capziose come la "bomb shelter thesis".

                                                                                                         Finito nel marzo 2001.
                                                                                                         Carlo Mattogno




ABBREVIAZIONI


AGK: Archiwum Glównej Komisji Badania Zbrodni w Polsce (Archivio della Commissione centrale di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia), Varsavia

APMM: Archiwum Panstwowego Muzeum na Majdanku (Archivio del Museo di Stato di Majdanek)

APMO: Archiwum Panstwowego Muzeum Oswiecim-Brzezinka (Archivio del Museo di Stato Auschwitz-Birkenau)

GARF: Gosudarstvenni Archiv Rossiiskoi Federatsii (Archivio di Stato della Federazione Russa, Mosca)

TCIDK: Tsentr Chranenija Istoriko-dokumental'nich Kollektsii (Centro di custodia della collezione storico-documentaria, Mosca)

VHA: Vojenský Historický Archiv, Praha (Archivio storico militare, Praga)

WAPL: Wojewódzkie Archiwum Panstwowe w Lublinie (Archivio di Stato provinciale di Lublino)




NOTE

1. Pubblicato in web da Russell Granata :
http://www.russgranata.com/leichen.html.

2. Pubblicato in web da Bradly Smith:
http://codoh.com/incon/inconscrmtgno.html.

3. Pubblicata in web da Russell Granata:
http://www.russgranata.com/reply.html.

4. Pubblicato in web da Bradly Smith:
http://codoh.com/incon/inconsinbirk.html.

Una traduzione tedesca di quest'articolo è apparsa nella rivista "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung" col titolo "Bombenschutzeinrichtungen in Birkenau: Eine Neubewertung" (Dezember 2000, pp. 284-330).

5. Rifugi progettati e costruiti come tali, con impianti di filtrazione e rigenerazione dell'aria ecc.

6. Da: Cap. Dott. Attilio Izzo, Guerra chimica e difesa antigas. Editore Ulrico Hoepli, Milano 1935, p. 254.

7. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York 1989, pp. 46-49.

8. In: „Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung", Dezember 1988, pp. 248-261.

9. Una delle ragioni dell'impiego di questo tipo di porta poteva essere il fatto che queste camere funzionavano con circolazione di aria riscaldata miscelata al gas prodotta da un ventilatore con pressione di 80 mm di colonna d'acqua, dunque con una soprappressione che avrebbe potuto provocare fughe di miscela gasosa con le normali porte di legno usate ad Auschwitz..

10. Vedi J. Graf e C. Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie. Castle Hill Publisher, 1998, fotografie fuori testo XVI, XVIa e XVII.

11. GARF, 7021-107-2, pp. 13-17.

12. Nationalsozialistische Massentötungen durch Giffgas. Eine Dokumentation. Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl u.a. S. Fischer Verlag, Frankfurt/Main 1983, p. 242 e 319.

13. „Zeszyty Majdanka", IV, 1969.

14. La lettera del capo della Zentralbauleitung alla Bauinspektion Ost der Waffen-SS und Polizei del 10 luglio 1942 menziona un „Bauantrag zur Errichtung einer Entwesungsanlage" per un importo di 70.000 RM. WAPL, Zentralbauleitung, 141, p. 3.

15. Questa espressione è la traduzione del termine tedesco "Bauantrag".

16. PS-1061, IMG, XXVI, p. 672.

17. Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa. Einaudi 1995, p.984.

18. Vedi al riguardo il mio studio La "Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz", Edizioni di Ar, 1998, pp. 25 e 45-48.

19. Besichtigung des SS-Obergruppenführers Pohl am 23.9.1942. TCIDK, 502-1-19, pp. 86-87.

20. S. Crowell, Comments On Mattogno's Critique Of The Bomb Shelter Thesis, p. 6.

21. Il 10 novembre 1943 Jothann chiese al comando del campo un supplemento di vitto per il Kommando Beton-Kolonne con la seguente motivazione: "Das Kommando der Bauleitung 'Beton-Kolonne' hat zur Zeit dringende und schwere Arbeiten für die Anlegung von Luftschützgräben zu verrichten". TCIDK, 502-1-256, p. 129.

22. VHA, Fond OT, 26/7, p. 342.

23. TCIDK, 502-1-401, p. 80.

24. TCIDK, 502-1-401, pp. 91-91a.

25. TCIDK, 502-1-26, p. 178.

26. TCIDK, 502-1-26, pp. 186-186a.

27. TCIDK, 502-1-28.

28. TCIDK, 502-1-26.

29. TCIDK, 502-1-26.

30. TCIDK, 502-2-60.

31. TCIDK, 502-1-320.

32. GARF, 7021-108-32, p. 71.

33. TCIDK, 502-1-401, p. 100.

34. TCIDK, 502-1-210, p. 20. Elenco dei BW del Bauvorhaben Konzentrationslager Auschwitz.

35. TCIDK, 502-1-404, pp. 51-52.

36. AGK, NTN, 94, p. 156.

37. TCIDK, 502-1-404, pp. 33-33a.

38. TCIDK, 502-1-404, pp. 34-34a.

39. TCIDK, 502-1-85, pp. 195-196.

40. Crowell stesso scrive che "this criminal trace [Vergasungskeller] , along with the gas detectors for cyanide residue, along with the gas detectors for cyanide residue, remain as rather forceful evidence in support of the gas chamber thesis" (p. 33).

41. The "Gasprüfer" of Auschwitz. Version 28/XI/2000. Pubblicato in web da Russell Granata:  http://www.russgranata.com/gasprüfer.html.

42. Lettera della ditta Tesch & Stabenow alla Verwaltung del KL Lublin. APMM, Sygn. I.d.2, vd.1, p. 107.

43. S. Crowell, Technique and Operation of German Anti-Gas Shelters in World War II: A Refutation of J.-C. Pressac's "Criminal Traces". http://www.codoh.com/incon/inconpressac.html.

44. http://www.codoh.com/viewpoints/vpmatbutz.html.

45. Verbrennungöfen für Abfälle aller Art. 1927. APMM, sygn. VI-9a, vol. 1.

46. Topf Abfall-Vernichtungöfen, non anteriore al gennaio 1940. TCIDK, 502-1-327, pp. 161-164a.

47. APMO, BW 30/34, pp.88-89.

48. Topf, Rechnung Nr. 1314 con oggetto:"Lieferung und Errichtung eines Topf-Müllverbrennungsofen im Krematorium III". TCIDK, 502-1-327, pp. 13-13a.

49. "The entire structure would be equipped with gas detectors (Gaspürer) [LDB 208], and the people entering would go through a gas tight steel door" (p. 7).

50. A. Izzo, Guerra chimica e difesa antigas, op. cit., p.10.

51. Idem, p. 67.

52. Idem, p. 68.

53. Idem, p. 65.

54. Nessuno ha ancora spiegato perché ad Auschwitz, dove, come è noto, si raccattavano e riciclavano perfino gli stracci, si sarebbero dovute bruciare divise militari.

55. TCIDK, 502-2-54, p. 8.

56. APMO, BW 30/34, p. 49.

57. APMO, BW 30/34, p. 50.

58. Gasdichte Lüftungsrohrverschlüsse für L.-S. Deckungsgräben Kenn-Nr. RL3-43/81 DRGM. TCIDK, 502-1-401, numero di pagina illegibile.

59. Pianta 2036 del l'11 gennaio 1943. I due camini sono adiacenti a due rettangoli con una X al centro che contrassagnano due stufe. In: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, p. 401.

60. Processo Höss, tomo 11a, p. 84.

61. TCIDK, 502-1-401, pp. 101-202a.

62. Defending Against the Allied Bombing Campaign: Air Raid Shelters and Gas Protection in Germany, 1939-1945, p. 50.   http://www.codoh.com/incon/inconabr_txt.html,

63. Gebäudebeschreibung del crematorio IV. TCIDK, 502-2-54, p. 26.

64. Pianta 2036 dell' 11 gennaio 1943. In: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, p. 401.

65. Idem, Fotografie 4, 5 e 6 a p. 415.

66. TCIDK, 502-2-54, p. 35.

67. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit., pp. 426-427.

68. TCIDK, 502-1-170, p. 249.

69. TCIDK, 502-2-95, p. 10a.

70. TCIDK, 502-1-52, p. 12.

71. NO-2359.

72. TCIDK, 502-1-401, p. 38.


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