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LA "SCOPERTA" DEL "BUNKER 1" DI BIRKENAU: vecchie e nuove imposture Discorso di Russ Granata alla conferenza del Nuovo Ordine Europeo a Trieste, Italia, il 25 maggio 2002. Signore e Signori -- secondo il Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, a Birkenau, prima della costruzione dei quattro crematori, due case coloniche polacche preesistenti furono trasformate dall'amministrazione del campo in "camere a gas" omicide. La "casetta rossa", o "Bunker 1," entrò in funzione il 20 marzo 1942; la "casetta bianca," o "Bunker 2," il 30 giugno. Il "Bunker 1" fu demolito nel 1943 e di esso si è perduta ogni traccia; il "Bunker 2" fu distrutto alla fine del 1944, ma della casa alla quale fu attribuita questa denominazione e questa funzione restano ancora le fondamenta, che attualmente fanno parte del percorso di visita del campo di Birkenau. Il 20 novembre 2001 il "Corriere della Sera" ha pubblicato un articolo di Gian Guido Vecchi intitolato "Shoah. L'inferno cominciò in una casa rossa." Marcello Pezzetti vi annuncia di aver scoperto il luogo dove un tempo si trovava il presunto "Bunker 1" di Birkenau, luogo nel quale fino a qualche mese fa sorgeva una casa privata abitata da una famiglia polacca, ora in demolizione. Anzi, secondo Marcello Pezzetti, la casa stessa era il "Bunker 1," perché, come riferisce il cronista, egli «si chiedeva come fosse possibile vivere serenamente in una camera a gas», il che è assurdo, dato che il presunto "Bunker 1" fu raso al suolo nel 1943.
La "scoperta" sarebbe avvenuta nell'estate del 1993, quando "Schloma" [recte: Schlomo;
nome polacco: Szlama] Dragon, il fratello Abraham, e Eliezer "Esisenschmidt" [recte:
Eisenschmidt] lo avrebbero accompagnato davanti alla casa ritratta nella fotografia piccola
a sinistra nella pagina del "Corriere della sera" summenzionata Chi è Marcello Pezzetti? Marcello Pezzetti è un ricercatore del "Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea" di Milano, noto soprattutto per le sue consulenze ai film olocaustici di Spielberg (Schindler's List) e di Benigni (La vita è bella) e per aver curato la realizzazione del CD-Rom intitolato "Destinazione Auschwitz," una specie di video game creato come strumento di lavaggio del cervello delle giovani generazioni. Negli ambienti giornalistici italiani, che gli danno largo spazio, Marcello Pezzetti è considerato "uno dei massimi esperti di Auschwitz e Shoah al mondo," e la cosa tragica è che, a quanto pare, lo crede anche lui! Il primo annuncio della "scoperta" Marcello Pezzetti aveva già annunciato la prodigiosa "scoperta" del presunto "Bunker 1" di Birkenau quattro anni or sono. Nel numero del 26 febbraio 1998, "Panorama" ha pubblicato un articolo di tale Valeria Gandus intitolato "Operazione memoria," concernente la decisione dell'Unesco di inserire l'ex KL Auschwitz «nel programma destinato al restauro e alla conservazione dei più importanti musei di tutto il mondo." La giornalista informava che ciò che resta dei crematori II e III di Birkenau viene costantemente «violato e saccheggiato dai naziskin in caccia di macabri souvenir e dai negazionisti alla ricerca di prove "scientifiche"» perciò l'Unesco sta elaborando un progetto che «prevede che quel che resta dei due edifici venga protetto (probabilmente sarà messo sotto vetro) e reso accessibile solo agli studiosi.» Lo scopo del progetto è chiaro: precludere agli studiosi revisionisti l'accesso alle rovine di queste presunte installazioni di sterminio per impedire ulteriori approfondimenti della questione non certo irrilevante della "chimica dello sterminio." Evidentemente Fred Leuchter e Germar Rudolf hanno lasciato il segno nella cultura ufficiale. La giornalista ci informa poi che:
Per una malintesa esigenza di pacificazione, la realpolitik imponeva che non si facessero scomode ricerche su un territorio che avrebbe dovuto essere tutelato e consacrato al ricordo e che veniva invece colonizzato da polacchi in cerca di terreni a buon mercato dove ricostruire le case distrutte dalla guerra e da alcuni vecchi abitanti che a suo tempo erano stati evacuati dai nazisti. Fra questi ultimi, tornarono "a casa" anche coloro che prima della costruzione di Birkenau possedevano e abitavano l'edificio poi trasformato in camera a gas. E sulle rovine della vecchia villetta fatta saltare parzialmente dalle SS nel novembre del 1944, ricostruirono la nuova abitazione."» Vediamo anzitutto quale sia il valore storico di questa "scoperta." In quel che segue, anticipo alcuni risultati di un mio studio in corso sui presunti "Bunker" di Birkenau. Il valore storico della "scoperta" Premetto che i "Bunker" di Birkenau, come installazioni di sterminio, non sono mai esistiti. Intorno al campo di Birkenau esistettero invece varie case polacche; alcune furono demolite; altre furono prese in carico dalla Zentralbauleitung di Auschwitz, provviste di numero di "Bauwerk" e di denominazione e impiegate per lo scopo prescelto (ad esempio, la casa polacca censita col numero 44 divenne il "Bauwerk 36c," fu ristrutturata e fu assegnata come alloggio all'SS-Sturmbannführer Cäsar, Leiter der landwirtschaftlichen Betriebe); altre ancora furono lasciate intatte ma non furono prese in carico dalla Zentralbauleitung, perciò rimasero inutilizzate. A due di queste case - con un tortuoso processo letterario che cominciò nell'agosto 1942, si sviluppò tra il 1942 e il 1944 in un coacervo di temi disparati e contrastanti che raggiunse un primo stadio letterario organico nel febbraio 1945 grazie a Szlama Dragon - fu infine attribuita la qualifica di "Bunker 1" e "Bunker 2."
Qui però il problema è un altro: la posizione del presunto "Bunker 1" indicata da Marcello
Pezzetti è infatti in totale contrasto con l'unica fonte di cui disponga la storiografia
ufficiale. Si tratta della relazione della signora Józefa Wisiska resa il 5 agosto 1980 e
consegnata al Museo di Auschwitz, che fu protocollata da Franciszek Piper e che si trova
attualmente nella collezione "Owiadczenia," tomo 113, pp. 77-78
in cui è indicata la posizione esatta della vecchia casa di Józef Harmata (il presunto "Bunker 1") e della nuova casa del signor Czarnik. La signora Wisiska non aveva ovviamente nessuna prova di nessun tipo che la casa di suo zio Józef Harmata e di suo genero Gryzek fosse stata trasformata dalle SS di Auschwitz in "Bunker 1." Ella era stata evidentemente imbeccata dal Museo di Auschwitz, il quale, fin dal 1978, avendo fissato arbitrariamente in una pianta ufficiale del campo di Birkenau la posizione del presunto "Bunker 1" proprio nel punto indicato nel 1980 dalla signora Wisiska, aveva bisogno di questa "prova" fittizia a posteriori per giustificarsi. La scelta di un membro della famiglia Harmata si spiegava col fatto che la sentenza del processo Höss (2 aprile 1947) aveva dichiarato che le case polacche presuntamente trasformate in "Bunker 1" e in "Bunker 2" appartenevano ai contadini di Brzezinka (Birkenau) Wiechuja e Harmata. Tuttavia i nomi di questi due contadini furono scelti arbitrariamente, tra le persone che abitavano nella zona e che erano state espropriate delle loro case dalle SS, soltanto per creare una prova fittizia della localizzazione dei "Bunker." In questa penosa finzione, i giudici attribuirono il presunto "Bunker 1" alla casa della famiglia Wiechuja, il presunto "Bunker 2" a quella della famiglia Harmata. In ciò i giudici seguirono ciò che il perito Roman Dawidowski aveva scritto nella sua perizia del 26 settembre 1946. La signora Wisiska asseriva invece che la casa presuntamente trasformata in "Bunker 1" apparteneva alla famiglia Harmata e non a quella Wiechuja, il che è una ulteriore conferma del fatto che l'attribuzione dei due "Bunker" alle case delle due famiglie summenzionate non aveva alcun fondamento reale.
Il 20 settembre 1985 Franciszek Piper scattò quattro fotografie di una casa, da lui
indicata come quella del signor Czarnik, e le allegò alla relazione della signora Wisiska.
Una di queste fotografie, inventariata dal Museo di Auschwitz col riferimento d'archivio
"negativo numero 21225/3," mostra una veduta frontale della casa in questione
la quale è identica a quella della fotografia pubblicata nell'articolo menzionato prima
Tuttavia questa casa, che anch'io ho fotografato nell'agosto del 2000si trova al di là della strada che attualmente fiancheggia esternamente la recinzione ovest del campo di Birkenau, mentre la casa di Józef Harmata (il presunto "Bunker 1"), come risulta indubitabilmente dallo schizzo topografico della signora Wisiska, era situata molto più a est, all'interno della recinzione del campo e precisamente poche decine di metri a nord delle quattro fosse dell'impianto di chiarificazione ("Kläranlage"), che esistono ancora.
La casa indicata da Marcello Pezzetti è situata a ovest di un altro punto
di riferimento facilmente individuabile, il monumento ai prigionieri di guerra sovietici.
Questo monumento è a circa 200 metri a ovest dell'impianto di chiarificazione e dunque
del punto in cui si trovava la casa di Józef Harmata (presunto "Bunker 1"), in prossimità
della recinzione ovest del campo e della strada che la fiancheggiaalla quale si accede attraverso un vecchio cancello. Da qui, procedendo verso destra (nord), la casa in questione si trova solo a un centinaio di metri. In pratica, questa casa, la quale, secondo il signor Pezzetti, sorgeva sulle rovine del "Bunker 1" (o era addirittura il "Bunker 1"!), dista in linea d'aria più di 300 metri dal punto in cui si trovava la casa di Józef Harmata e dunque dal luogo in cui sorgeva il presunto "Bunker 1." Da quanto sopra risultano tre conclusioni:
I "testimoni" di Marcello Pezzetti Marcello Pezzetti racconta che, nel 1993, Szlama Dragon, il fratello Abraham ed Eliezer Eisenschmidt lo guidarono dritto e senza esitazione alla casa dove presuntamente sorgeva il presunto "Bunker 1." Ora, come si può credere seriamente che Szlama Dragon abbia individuato con tutta sicurezza un luogo che non era stato capace di trovare -- come vedremo poi -- 48 anni prima? La cosa è tanto più incredibile in quanto a Vienna, alla 26a udienza del processo Dejaco-Ertl (2 marzo 1972), questo testimone, dopo aver confuso il giorno prima il crematorio I con il "Bunker 2" (!), fu costretto a confessare: "Ich kann mich heute nach 30 Jahren nicht mehr erinnern..." ("Oggi, dopo 30 anni, non riesco più a ricordare...") (J.C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, p. 172). Per un portentoso prodigio della natura, dunque, Szlama Dragon ha ricordato perfettamente dopo 48 anni ciò che non ricordava dopo 30 e non sapeva dopo tre anni! Il fratello di Szlama Dragon, Abraham, non depose né al processo Auschwitz né al processo della guarnigione del campo, non fece successivamente dichiarazioni giurate né scrisse rapporti sulle sue esperienze; la stessa cosa vale per Eliezer Eisenschmidt. Entrambi hanno raccontato per la prima volta la loro storia negli anni Novanta! (Vedi Gideon Greif, Wir weinten tränenlos... Augenzeugenberichte der jüdischen „Sonderkommandos" in Auschwitz. Köln 1995). In questo libro (pp. XLIV-XLV) viene riprodotta la pianta di Birkenau già pubblicata nel Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945 (p. 27), nella quale la "1.provisorische Gaskammer" viene indicata esattamente nello stesso punto (e con lo stesso simbolo) in cui appariva nella pianta pubblicata nel libro Auschwitz. Nazi Extermination Camp (1978) -- sulla quale ritornerò sotto -- cioè poco a nord del Kläranlage del Baubschnitt III, nella posizione indicata dalla signora Wisiska. Ora, dato che il libro di Gideon Greif raccoglie, tra le altre, interviste a Szlama Dragon, Abraham Dragon e Eliezer Eisenschmiedt, se è vero che questi tre testimoni avevano individuato esattamente la posizione del presunto "Bunker 1" già nel 1993, perché non comunicarono questa sensazionale "scoperta" al loro intervistatore? E perché non corressero la pianta di Birkenau pubblicata nel libro? Marcello Pezzetti pretende che i tre testimoni lo accompagnarono senza esitazione davanti alla casa polacca summenzionata "partendo dal Krematorium III." Si tratta di una semplice affermazione retorica ad effetto che può solo far sorridere chi abbia una certa dimestichezza con la topografia di Birkenau, tanto più in quanto, dal 1943 al 1993, la zona intorno al campo è cambiata enormemente. Se dunque la storia dell'incontro dei quattro personaggi è vera, questi tre poveri vecchi hanno semplicemente condotto Marcello Pezzetti dove egli voleva essere condotto. La posizione del Museo di Auschwitz sulla "scoperta" Il 20 novembre 2001, "Le Monde" ha pubblicato un breve articolo di Henri Tincq intitolato "Le mystère enfin levé de la première chambre à gaz d'Auschwitz-Birkenau" che è uno scialbo riassunto dell'articolo del Corriere della Sera. Dal quotidiano parigino la notizia della "scoperta" è successivamente passata nella stampa europea e americana. Perfino il Museo di Auschwitz ha appreso della "scoperta" di Marcello Pezzetti dall'articolo di Le Monde e ha risposto con un articolo di Jerzy Sadecki su "Rzeczpospolita" (Repubblica) intitolato "Auschwitz-Birkenau. Le Monde solves a mystery that was no mystery" che contiene anche le considerazioni del direttore del Museo, Jerzy Wróblewski, e di Franciszek Piper. Riporto le parti salienti dell'articolo, che ho tratto di questo sito http://www.auschwitz-muzeum.oswiecim.pl/html/eng/aktualnosci/czerwony_domek.html «Non è possibile vivere in qualcosa che non esiste.
"Sfortunatamente, quando, nel 1957, furono fissati i confini del campo - dichiara Jerzy Wróblewski, direttore del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, il terreno in cui si trovava la prima camera a gas nel 1942-1943 fu lasciata fuori, sebbene fosse adiacente. Non so per quale ragione all'epoca si prese questa decisione. Forse perché vi era già stata costruita una nuova casa e negli anni di generale ricostruzione dopo le devastazioni della guerra nessuno osò chiedere che fosse demolita." Wróblewski è perplesso di fronte all'affermazione di Le Monde che il luogo è stato scoperto soltanto ora. "L'ubicazione è nota da parecchio tempo e non costituisce alcun mistero. L'ubicazione fu identificata nel 1945 nei rapporti sia della commissione sovietica sia di quella polacca." Essa fu indicata da detenuti che testimoniarono all'epoca, incluso Schlomo Dragon. Il comandante del campo, Rudolf Höss, la descrisse nelle sue memorie, che furono pubblicate più tardi. "Tutte le guide che conducono i visitatori per il campo conoscono l'ubicazione," affermano Piper e Wróblewski. "Se il giornalista di Le Monde avesse voluto ottenere informazioni alla fonte, al Museo, avremmo potuto mostrargli il noto studio Auschwitz: Nazi Death Camp, pubblicato la prima volta da Interpress nel 1977, che contiene una pianta di Birkenau nella quale è segnato il luogo della prima camera a gas. Già negli Ottanta, prima che qualcuno qui avesse sentito parlare del signor Pezzetti, io consultai i documenti catastali dei proprietari e stabilii al metro l'ubicazione della casetta rossa," dice Piper. Una pianta della casa -- egli rileva -- si trova a p. 114 del terzo volume del compendio in cinque volumi Auschwitz pubblicato in polacco, in tedesco e in inglese." [Il riferimento è all'opera: W. Dugoborski, F. Piper Ed., Auschwitz 1940-1945. Wzowe zagadnienia z dziejów obozu. Wydawnictwo Pastwowego Muzeum Owicim-Brzezinka, 1995. Nel vol. III, p. 114, appare in effetti un disegno che rappresenta la pianta del "Bunker 1," ma F. Piper non fornisce alcuna indicazione circa la sua ubicazione]. Le imposture del Museo di Auschwitz Dunque il Museo di Auschwitz rivendica a sé la presunta "scoperta," ma non contesta che la casa indicata da Marcello Pezzetti si trovasse nel luogo in cui era situato il presunto "Bunker 1." Ma questa tesi può essere sostenuta dai due personaggi summenzionati soltanto con argomenti menzogneri. Jerzy Wróblewski afferma che:
Il business della "scoperta" Signore e Signori -- vi ringrazio per il vostro attenzione. Russ Granata www.russgranata.com POB 2145 PVP CA 90274 USA 1. Prima pagina della relazione della signora Józefa Wisiska 2. Schizzo topografico della signora Józefa Wisiska, allegato alla relazione, relativo al 1941 (l'alto corrisponde all'Ovest) 3. Didascalia dello schizzo 4. In alto: Fotografia della presunta casa del signor Czarnik scattata da Franciszek Piper in data 20 settembre 1985. In basso: Il cortile tra questa casa e la casa situata accanto, ben visibile nella mia fotografia, documento 6. 5. Fotografia della stessa casa pubblicata dal Corriere della Sera 6. Carlo Mattogno fotografia della stessa casa dell'agosto 2000 7. Carlo Mattogno fotografia dell'agosto 2000 che mostra (da sud verso nord) la strada che conduce alla casa in questione, che si trova in fondo a sinistra (ovest), prima dell'ultimo albero sul bordo della strada. A destra (est), in fondo, si vede la recinzione del campo di Birkenau; nello spiazzo che appare in primo piano c'è il cancello di accesso al monumento ai prigionieri di guerra sovietici. 8. Pianta di Birkenau tratta dal libro Auschwitz. Nazi Extermination Camp. Interpress Publishers, Warsaw 1978, fuori testo. Il "Bunker 1," situato a nord del Kläranlage del Bauabschnitt III, è indicato dalla lettera "I," che nella didascalia è spiegata così: "first provisional gas chamber." |
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