CARLO MATTOGNO

RISPOSTA SUPPLEMENTARE A JOHN. C. ZIMMERMAN

SULLA "BODY DISPOSAL AT AUSCHWITZ"


Premessa

Nell'ottobre del 1999 John C. Zimmerman, "Associate Professor University of Nevada, Las Vegas", ha pubblicato in web un articolo con il titolo di "Body Disposal at Auschwitz: The End of the Holocaust Denial".1

Zimmerman si illudeva di aver prodotto la confutazione definitiva (!) dei miei studi sui forni crematori di Auschwitz. Poiché quasi tutte le sue obiezioni sono confutate in anticipo nella mia opera "I forni crematori di Auschwitz. Studio storico tecnico, con la collaborazione del dott. Ing. Franco Deana", che all'epoca era già in corso di stampa 2, mi sono limitato a delle "Osservazioni preliminari" per non perdere troppo tempo a rispondere alle sue congetture essenzialmente fondate su ignoranza storico-tecnica e malafede. Zimmerman ha equivocato e ha forse creduto che non avessi argomenti da contrapporgli

Perciò di recente è tornato all'attacco con baldanzosa arroganza con un altro prolisso articolo, "My Response to Carlo Mattogno" 3, che vale ancora meno di quello precedente.

Con questa risposta il nostro professore ha superato ogni limite di decenza, perciò qui gli dedico tutto il tempo che la sua improntitudine merita. Affonderò dunque un po' di più gli argomenti, senza tuttavia fare un compendio dell'opera menzionata sopra, nella quale sono riportati tutti i riferimenti che non indico in ques'articolo.

Gli "errori" di Zimmerman

Nella mia risposta ho messo anzitutto in ridicolo la pretesa di questo professore che si atteggia a specialista della corretta interpretazione dei documenti tedeschi, ma non conosce neppure la lingua. Ho inoltre messo in risalto la sua ignoranza storico-tecnica e la sua malafede, che ho documentato con molti esempi.

Il nostro professore ha accusato: scoperto in flagrante menzogna, in "My Response" è stato costretto ad ammettere i suoi "errors":

  • Quello relativo alla data della lettera di Bischoff del 13 gennaio 1943, da lui attribuita al 13 giugno (punto 11 delle mie Osservazioni). Ecco la giustificazione addotta da Zimmerman: pur avendo a disposizione "a copy of the original German document", egli ha riportato la data che appare nella traduzione inglese pubblicata in NMT perché "never crossed checked the date from the translation.  A careless error, to be sure, but an honest one" (p.36).
    Con ciò egli fornisce un'altra prova della sua superficialità e del suo dilettantismo.

  • Quello relativo all'installazione del forno di Mauthausen, che fu costruito nel gennaio 1945 (punto 34):  "Relying on a secondary source, I gave the date of July 1944…". Ed io l'ho appunto accusato di servirsi di fonti di seconda mano.

  • Quello relativo alla lettera della Topf del 14 luglio 1941 (punto 15):
    "In citing a report by Topf engineers dated July 14, 1941 describing the efficiency of an oven as being able to burn 10 to 35 bodies in ten hours, I believed that it was a different report than one Pressac cited from the same day which talks about burning 30 to 36 bodies in 10 hours" (p.36).
    Ancora una prova della superficialità e del dilettantismo del nostro professore, nonché della sua incauta tendenza ad affidarsi a fonti di seconda mano.

  • Quello relativo alla "testimonianza" di M. Morawa. A dire il vero, Zimmerman è riluttante ad ammettere questo "error", e la ragione è facilmente comprensibile: essere incapaci di interpretare persino le fonti riportate da D. Czech nel suo Kalendarium 4 è veramente il colmo del dilettantismo! Zimmerman si giustifica così: "I have not been able ascertain whether this was Morawa based on information I received from Auschwitz State Museum" (p.37).
    Dunque Zimmerman vorrebbe farci credere che neppure il Museo di Auschwitz è riuscito a risolvere questo tremendo "enigma"! Ora, secondo il Museo di Auschwitz, Morawa fu fucilato a Mauthausen il 3 aprile 1945 5. Quando e a chi rilasciò questa fantomatica "testimonianza"?
    Danuta Czech, nel Kalendarium, riporta questo riferimento: "APMO, D-Mau-3a/16408, Häftlings-Personal-Karte von Mieczyslaw Morawa" 6.
    Dunque il nostro professore prende una "Häftlings-Personal-Karte" per una "testimonianza"! Un altro fulgido esempio di crassa ignoranza e di dilettantismo.

  • Quello relativo allo scambio del 1814 con il 1871! (p.37).

  • Quello relativo alle 4 baracche di Birkenau (p.37).

  • Quello relativo alla distruzione completa senza tracce del cosiddetto Bunker 2, dal che si desume che il nostro "esperto" di Auschwitz non ha mai messo piede nel campo!

  • Quello dell'attribuzione a Kurt Prüfer di un semplice calcolo di Pressac! Ciò mostra ancora una volta che Zimmerman non capisce neppure le sue fonti!

  • Quello relativo all' Aktenvermerk del 16 giugno 1944:"I thought that the reference to BA I and II was to Birkenau Kremas I and II, known in most literature as Krema II and III" (p.37). Dunque il nostro "esperto" di Auschwitz ha scambiato Bauabschnitte, settori di costruzioni del campo di Birkanau, con i crematori!
    Ancora un esempio della sua sbalorditiva ignoranza!

  • Zimmerman ha inoltre commesso un altro "error" affermando che "Mattogno never addressed the issue of open air burnings" (p.4).

  • Un altro "error" ammesso da Zimmerman riguarda il suo travisamento di ciò che ho scritto sui cosiddetti Bunker di Birkenau:"Mattogno correctly states in this regard that in the full quotation he specifically uses the word "designation" when referring to these structure" (p.10).

L'elenco è lungi dall'essere completo. Egli tace prudentemente su altri "errors" lampanti. Ad esempio tace sull'errore di traduzione relativo alle fiamme del forno a 3 muffole che andavano "round the two side muffles". Egli ha riportato questa assurdità senza il minimo commento, dimostrastrando di non avere la più pallida idea di come funzionavano i forni a 3 muffole (e non solo questi).

Egli non dice nulla sull' "errore" relativo al "gasoline" di Frölich (punto 7 delle mie Osservazioni), quello relativo al "kerosene" di Erichsen (punto 8), sull'errore di interpretazione relativo a una sottolineatura nell'unica versione dell' Aktenvermerk del 21 agosto 1942 da lui conosciuta (punto 19). Zimmerman ammette però che "in the body disposal study I made some errors to be discussed later on, on several occasions relied on inaccurate sources - in one case very badly (in one case resulting in a significant error)" (p.19).

Con queste ammissioni Zimmerman vuole forse dare l'impressione del ricercatore equilibrato che sa riconoscere i propri errori, ma sta di fatto che egli vi è stato costretto dalla forza stringente delle mie dimostrazioni. Quanto ciò sia vero, risulta dal fatto che egli non ha ammesso il suo "error" più grave, che io non ho rilevato nelle mie Osservazioni perché all'epoca non avevo ancora accesso alla fonte da lui citata.

A p. 19 di Body Disposal Zimmerman scrive:

    «Kurt Prüfer, builder of the ovens, was asked why the brick linings of the ovens were damaged so quickly. He replied that the damage resulting after six months was "because the strain on the furnaces was enormous". He recounted how he had told Topf's chief engineer in charge of crematoria, Fritz Sanders, about the strain on the furnaces of so many corpses waiting to be incinerated as a result of the gassing. Sanders stated that he had been told by Prüfer and another Topf engineer that the "capacity of the furnaces was so great because three [gassed] corpses were incinerated [in one oven] simultaneously».

Egli aggiunge:
    "Prufer said that two bodies were simultaneously incinerated in his presence" (nota 122).
Il riferimento è agli interrogatori degli ingegneri della Topf da parte di inquirenti sovietici dello SMERSH tra il 1946 e il 1948. I verbali sono stati pubblicati da Gerald Fleming 7, da cui Zimmerman trae le sue citazioni (note 121 e 122).

In realtà Kurt Prüfer ha dichiarato esattamente il contrario di ciò che Zimmerman gli ha attribuito con una ignobile manipolazione.

A p. 200 dell'opera citata, Fleming riassume così una parte dell'interrogatorio cui K.Prüfer fu sottoposto il 5 marzo 1946:
    "Normal crematoria 8 work with prewarmed air 9 so that the corpse burns quickly and without smoke. As the crematoria in the concentration camps were constructed differently, this procedure could not be used 10. The corpses burned more slowly and created more smoke, necessitating ventilation.
    Question: How many corpses were incinerated in Auschwitz per hour?
    Answer: In a crematorium with five furnaces and fifteen muffles, fifteen corpses were burned". [corsivo mio].
Nel corso dell'interrogatorio del 19 marzo K.Prüfer dichiarò:
    "I spoke about the enormous strain on the overused furnaces. I told Chief Engineer Sander: I am worried whether the furnaces can stand the excessive usage. In my presence two corpses were pushed into one muffle instead of one corpse. The furnaces could not stand the strain" 11. [corsivo mio].
Ricapitolando, Kurt Prüfer ha dichiarato che:

  1. La cremazione nei forni dei campi di concentramento avveniva "more slowly" rispetto ai forni civili;

  2. Nei crematori II/III di Birkenau (5 forni con 3 muffole ciascuno) in un'ora si potevano cremare 15 cadaveri, ossia la cremazione di un cadavere durava un'ora.

  3. Il tentativo di cremare 2 cadaveri simultaneamente fallì perché "the furnaces could not stand the strain".

Queste tre dichiarazioni costituiscono da sole la confutazione radicale delle fantasie termotecniche di Zimmerman.

Riassumo e concludo:

  1. per dimostrare la tesi delle cremazioni "multiple", Zimmerman riporta una dichiarazione di seconda mano di Prüfer e omette la dichiarazione di prima mano di Prüfer stesso;

  2. per lo stesso motivo, Zimmerman riporta la dichiarazione di Prüfer che "said that two bodies were simultaneously incinerated in his presence", ma omette la dichiarazione seguente: "The furnaces could not stand the strain".

Queste omissioni chirurgiche sono la dimostrazione inequivocabile della perfetta e deliberata malafede di Zimmerman.

"Terminologies"

Nelle mie Osservazioni ho rilevato che Zimmerman in Body Disposal ha sempre parlato di Bauleitung di Auschwitz e ho scritto che egli
    "non ha alcuna idea del fatto che la Bauleitung di Auschwitz fu promossa Zentralbauleitung il 14 novembre 1941 (punto14).
Zimmerman obietta che nel 1996 anch'io ho usato il termine "Bauleitung" e conclude:
    "Apparently, Mattogno believes that he is exempt from having to use correct terminology"! (p.2).
Nel 1998 ho pubblicato il libro La "Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz" (Edizioni di Ar), che costituisce lo studio più approfondito che esista su questo importantissimo ufficio di Auschwitz. Ovviamente, dal 1998, non uso più a sproposito i termini Bauleitung e Zentralbauleitung, come invece continua a fare Zimmerman. Cosa sorprendente, egli, che si accanisce nel patetico tentativo di confutare i miei scritti su Auschwitz, ignora uno dei miei studi più importanti su Auschwitz! E appunto questa ignoranza ho voluto mettere in risalto nel modo summenzionato.

Non solo, ma, - come vedremo sotto - Zimmerman cita un passo di un'opera del Museo di Auschwitz del 1996 in cui si dice chiaramente che la Bauleitung di Auschwitz già nel luglio 1942 era stata promossa al rango di Zentralbauleitung, ma egli, che neppure conosce la differenza tra i due termini, non se ne cura affatto, e continua a parlare a sproposito di Bauleitung, evidentemente perché si sente "exempt from having to use correct terminology".

"Lack of documentation"

La documentazione della Zentralbauleitung conservata a Mosca ha indubitabilmente delle lacune. Il problema è: a chi sono dovute queste lacune?

Zimmerman afferma che
    "the lack to date of any such information is more incriminating than all of the evidence that does exist on Auschwitz" (p.2).
Ciò presuppone che le lacune siano dovute alle SS di Auschwitz, il che è appunto ciò che bisogna dimostrare. Analizziamo questa ipotesi.

Zimmerman pretende che
    "all documents relating to crematoria construction were under a blanket order of secrecy going back to Juni 1942" (p.35).
Su ciò egli insiste anche a p. 36, dove scrive che
    "there was a blanket order of secrecy on building projects dating from at least Juni 1942".
Dunque tutta la documentazione relativa ai crematori era "geheime Sache" o "geheime Reichssache", come dicevano le SS. Ma allora perché le SS non hanno distrutto l'intero archivio della Zentralbauleitung che contiene migliaia di documenti "segreti" sui crematori? In una relazione del 1999 ho mostrato l'infondatezza della spiegazione di questo fatto fornita da Pressac 12. Qual è la spiegazione di Zimmerman?

Andiamo avanti. Come ho mostrato nel libro sulla Zentralbauleitung menzionato sopra, l'organizzazione di questo ufficio era molto complessa e decentrata. Già all'inizio del 1943 esso era suddiviso in 5 Bauleitungen, e la Zentralbauleitung stessa comprendeva 14 Sachgebiete. Ciascuna Bauleitung e ciascun Sachgebiet aveva il proprio archivio, sicché ciò che noi oggi chiamiamo "archivio della Zentralbauleitung", originariamente costituiva alcune decine di archivi. I documenti sui crematori, come tutti gli altri documenti, venivano redatti in più copie (i destinatari erano elencati sotto la voce "Verteiler") e ciascuna copia veniva smistata all'ufficio competente, dove veniva archiviata. Ad esempio, la lettera di Bischoff del 28 febbraio 1943 con oggetto "KGL = Krem. II und III BW 30 (elektr. Aufzüge)" fu redatta in 6 copie inviate a „Bauwirtschaft", „Rechnungslegung", „Baultg. KL", "Baultg. KGL", „Sachbearb." e "Registr. BW 30" 13; la lettera del 29 marzo con oggetto „Krematorium II und III KGL, BW 30 u. 30a", fu inviata in copia a "Baultg. KL", "Baultg. KGL", "Bauwirtsch.", "Rohstoffstelle", "Handakte", "Registr. BW 30 KGL" 14.

Dunque solo queste due lettere diedero luogo a 14 documenti che furono archiviati nei vari uffici. Parecchie migliaia di pagine della documentazione della Zentralbauleitung conservata a Mosca è costituita da copie carbone di questo tipo.

L'archivio originario comprendeva molti i raccoglitori ("Ordner"), ciascuno dei quali accoglieva i documenti relativi ad uno o più Bauwerke. Ad esempio, l' "Ordner" n. 15 conteneva "7 Zeichnungen Krema II u. III", inoltre "Schriftswechsel" e "Tagelohnzettel"15.

Ora, è certo che la documentazione "segreta" sui crematori esiste e presenta tutti i disegni dei crematori e una corrispondenza molto ricca, ed è altrettanto certo che essa presenta lacune evidenti, ad esempio tutti i disegni tecnici dei forni, i rapporti sulle cremazioni di prova, i rapporti sul consumo di coke per il 1944.

Secondo la tesi di Zimmerman le SS, invece di distruggere in blocco tutta questa documentazione "segreta", avrebbero perso tempo a sfogliare con pazienza certosina tutti gli "Ordner" relativi ai crematori che si trovavano in tutti gli archivi del campo e a sfilare via e distruggere singoli documenti da esse ritenuti compromettenti lasciando intatto il resto, a cominciare dalle piante dei crematori stessi! Poi, avrebbero fatto saltare i crematori per occultare le tracce dei loro "crimini", ma nel contempo avrebbero lasciato vivi ai Sovietici circa 7.000 testimoni oculari di questi "crimini"! Una logica veramente stringente!

I Sovietici, invece, che dovevano propagandare la tesi dei mostri hitleriani sterminatori di milioni di persone, avevano tutto l'interesse a sfogliare con pazienza certosina tutti gli "Ordner" relativi ai crematori che si trovavano in tutti gli archivi del campo e a selezionare singoli documenti da esse ritenuti compromettenti per la loro propaganda lasciando intatto il resto, a cominciare dalle piante dei crematori stessi.

Quale delle due ipotesi è più razionale?

Zimmerman continua:
    "Mattogno has begun to hint that the Soviets have suppressed the records" (p.3).
La solita falsificazione: io ho detto semplicemente che i Sovietici hanno selezionato I documenti. Forse per Zimmerman, per una sorta di riflesso condizionato, selezione equivale a soppressione: se venivano soppressi i detenuti "selezionati", sono stati soppressi anche i documenti selezionati!

Giocando su questa falsificazione, Zimmerman obietta poi quanto segue:
    "The interrogation occurred in March 1946. Engineer Kurt Prufer, who built the Auschwitz ovens, stated that the Birkenau ovens could incinerate one corpse per hour and that brick lining on the ovens was damaged after six months because the enormous strain being placed on the ovens. Prufer's statement directly contradicted a Soviet report on this issue" (p.3).
Zimmerman mi oppone inoltre il caso degli Sterbebücher:
    "Moreover, if the Soviets were really anxious to suppress unfavorable information then the more likely candidate would have been the Auschwitz Death Books",
perché essi documentano "approximately 69,000 registered prisoners", mentre I Sovietici pretendevano che il numero totale dei morti del campo fosse di 4 milioni (p.4).

Con ciò egli non fa che avvalorare la mia tesi.

Sia gli interrogatori degli ingegneri della Topf sia gli Sterbebücher, sia l'intera documentazione della Zentralbauleitung sono rimasti segreti fino a quando il regime sovietico non è crollato, e lo sarebbero ancora se ciò non fosse avvenuto. Perché?

Fino al crollo del regime sovietico nessuno sapeva dell'esistenza di tale documentazione. E' dunque tanto assurdo pensare che i documenti mancanti siano stati - non certo "soppressi" ma, a causa della loro importanza, trasferiti in un luogo più sicuro di un archivio, e, per questa ragione, come avveniva prima per tutti gli altri documenti, nessuno sappia della loro esistenza?

Comunque sia, sta di fatto che la mia ipotesi, almeno, è ragionevole, ma la stessa cosa non si può certo dire di quella di Zimmerman.

Prüfer e l' "enormous strain" dei crematori di Birkenau

Sopra ho già citato il passo di Zimmerman che riguarda l'interrogatorio sovietico di Kurt Prüfer. Qui lo voglio esaminare da un altro punto di vista. Rileggiamolo:
    "The interrogation occurred in March 1946. Engineer Kurt Prufer, who built the Auschwitz ovens, stated that the Birkenau ovens could incinerate one corpse per hour and that brick lining on the ovens was damaged after six months because the enormous strain being placed on the ovens" (p.3).
Vediamo quali conseguenze scaturiscono dalle affermazioni di Prüfer.

Cominciamo dalla capacità di cremazione.

I forni di Birkenau potevano cremare un cadavere per muffola all'ora. Come concilia Zimmerman questa affermazione con quella della durata della cremazione di 25,2 minuti a Gusen e di "15 minutes per body" a Birkenau?

Qui bisogna sottolineare il fatto che Kurt Prüfer dichiarò che, quando, in sua presenza, fu fatto il tentativo di cremare insieme due cadaveri "the furnaces could not stand the strain", e ciò contraddice le fantasie di Zimmerman sulle cremazioni "multiple".

La citazione riportata sopra è priva di riferimento alla fonte. Zimmerman ha voluto cautelarsi nel timore che qualcuno scoprisse la sua impostura in Body Disposal che ho smascherato sopra. Ma gli è andata male ugualmente.

Passiamo all' "enormous strain" dei crematori che aveva danneggiato il "brick lining on the ovens". Che significa, quantitativamente, "enormous strain"?

Facciamo qualche rapido calcolo per i due crematori più importanti nell'economia dello "sterminio". Il crematorio II entrò in funzione il 15 marzo, il crematorio III il 25 giugno 16.

Il periodo di 6 mesi va dal marzo al settembre 1943, e coincide con la visita di Prüfer ad Auschwitz del 10 settembre 17. In questo periodo il crematorio II rimase fermo per 3 mesi per riparazioni (il crematorio IV era fuori uso già dalla fine di giugno)18.

I crematori II e III funzionarono perciò ciascuno per circa 45 giorni. Poiché, secondo l'ammissione di Zimmerman, la cremazione di un cadavere in una muffola durava un'ora, essi avrebbero potuto cremare teoricamente, funzionando ipoteticamente 24 ore al giorno, (24 x 15 =) 360 cadaveri al giorno ciascuno, in 45 giorni (45 x 360 =) 16.200 cadaveri ciascuno, ossia (16.200 : 15 =) 1.080 per ogni muffola ciascuno.

Dunque Zimmerman ammette che la muratura refrattaria dei forni era danneggiata dopo appena 1.080 cremazioni teoriche, confermando così la mia tesi che la muratura refrattaria poteva sostenere al massimo 3.000 cremazioni.

"Falsificazioni" e "soppressioni"

Nelle mie Osservazioni ho tralasciato varie imposture di Zimmerman per non perdere troppo tempo con questo dilettante. Nella sua risposta egli ribatte sulle stesse imposture. L'impudenza di questo individuo è intollerabile e merita una risposta adeguata.

a) I Gasprüfer

In Body Disposal Zimmerman ha scritto:
    "Mattogno argued that this document 19 was a forgery because the type of gas detector mentioned in the memo was not the one which would have been used to detect prussic acid. Auschwitz: The End of a Legend, p. 66. However, Pressac also realized that this was not the same type of gas detector which would have been used to detect prussic acid" (…).
    "The letter only shows that Topf was ignorant as to the type of gas detector which would be needed. The real problem for Mattogno was to explain why the oven builders would know it to be necessary to have such a device for a crematorium which several weeks earlier was stated to have a "gassing cellar". Since he could not find any such explanation, he reverted to the familiar denier tactic of labeling anything which cannot be explained as a forgery" (nota 76).
In My Response egli è ritornato sull'argomento affermando:
    "Elsewhere he has argued - without any proof - that the Soviets had altered a document from the captured Bauleitung archives to attempt to link Zyklon B to Krema II".
Nella sua crassa ignoranza storico-tecnica, forse Zimmerman crede davvero che esistesse un Gasprüfer per acido cianidrico! In Auschwitz: The End of a Legend (pp.119-122) ho riprodotto alcune pagine del manuale di ingegneria tedesco più importante degli anni Trenta, dalle quali risulta che i Gasprüfer erano dei semplici analizzatori di gas combusti, perciò essi potevano servire solo per i forni crematori; a p. 123 ho riprodotto una lettera della Tesch & Stabenow nella quale il "gas detector" per acido cianidrico viene chiamato col suo vero nome: Gasrestnachweisgerät; a p. 124 ho pubblicato una fotografia che mostra un Gasrestnachweisgerät trovato ad Auschwitz dai Sovietici; alle pagine 105 e 106 ho fornito la descrizione precisa degli elemenenti costitutivi e dell'uso del Gasrestnachweisgerät. Ora Zimmerman, invece di accettare la conclusione documentata e stringente che i Gasprüfer non avevano niente a che vedere con l'acido cianidrico, pretende di dimostrare il contrario appellandosi a Pressac:
    "Hovewer, Pressac also realized that this was not the same type of gas detector which would have been used to detect prussic acid".
Qui il nostro professore dà un altro brillante saggio della sua malafede.

Pressac ha scritto in effetti che
    "La mesure du gaz cyanhydrique résiduel aurait été effectué par une méthode chimique, et non avec les dix détecteurs de gaz, demandés trop tardivement pour être livrés à temps" 20 ["la misurazione del gas cianidrico residuo sarebbe stata effettuata con una metodo chimico, e non con i dieci rivelatori di gas, ordinati troppo tardi per essere consegnati in tempo"]
ma lo storico francese non solo non spiega quale fosse questo "metodo chimico" (e come la Zentralbauleitung ne fosse venuta in possesso), ma non adduce al riguardo nessun riferimento d'archivio, nessuna prova.

Ora Zimmerman, quando non gli fa comodo, respinge le affermazioni di Pressac perché non sono documentate, come nel caso dell'espansione del campo di Birkenau a 200.000 detenuti ("however, Pressac did not cite a source", p.27), quando invece gli fa comodo accetta le affermazioni di Pressac senza fonte perfino se sono palesemente false!

Ma continuiamo. Zimmerman falsifica poi il significato della lettera in oggetto, la quale non "shows that Topf was ignorant as to the type of gas detector which would be needed", ma mostra soltanto che la Topf non produceva i Gasprüfer, perciò li aveva richiesti già da due settimane "bei 5 verschiedenen Firmen" 21.

Questa falsificazione serve a confermare la falsa tesi dell'esistenza di Gasprüfer per acido cianidrico: se la Topf, che produceva impianti di combustione, "was ignorant as to the type of gas detector which would be needed", ne consegue che esistevano vari tipi di Gasprüfer! Ciò si può chiamare coerenza nella menzogna.

Una volta stabilito con queste imposture che i Gasprüfer si riferivano all'acido cianidrico, Zimmerman si chiede perché dei semplici costruttori di forni crematori dovevano essere messi al corrente di "gas detectors" che servivano per acido cianidrico, e poiché io non sarei in grado di dare una risposta, spiegherei il documento "as a forgery".

Qui Zimmerman dà un'altra prova di malafede deliberata travisando ciò che ho scritto nell'articolo The "Gasprüfer" of Auschwitz, che è stato pubblicato in web il 18 febbraio 1998 22. Dopo aver inquadrato il documento nel suo contesto storico, ho concluso:
    "The historical context would therefore strengthen Robert Furisson's interpretation wherein these presumed, I might add - Anzeigeräte were used for normal disinfestations of the crematorium. In support of this interpretation it could be added that according to the general provisions of the SS-Standortarzt, 200 detainees who were working in late February 1943 in Crematory II would have been able to resume their activity only after a disinfestation of their bodies and of their work-place, i.e. Crematorium II" 23.
Zimmerman cita questo articolo limitandosi alla seguente frase:"As usual, he presented no evidence for his latest peregrination" (Body Disposal, nota 76).

Dunque il nostro professore ha mentito sapendo di mentire.

Se io ho concluso che la lettera della Topf "was falsified by an ignorant forger who created a hybrid neologism: Anzeigeräte für Blausäure-Reste", non è certo perché essa mi creasse un qualche problema; al contrario, essa - secondo l'interpretazione di Pressac-Zimmerman - sarebbe una conferma ulteriore della mia ipotesi secondo la quale "the term Vergasungskeller designates a disinfestation basement" 24 ; se dunque sono giunto a tale conclusione, è soltanto perché i relativi documenti suscitano problemi storici così gravi e così numerosi che l'unica soluzione ragionevole mi è sembrata quella. Ho esposto questi problemi in più di 3 pagine nel paragrafo "Problems Pressac left unresolved" (pp.14-18). Zimmerman, essendo incapace di risolverli, tenta furbescamente di liquidarli con queste squallide menzogne.

b) La lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943

A questo riguardo Zimmerman scrive:
    "He also argued - again without any proof - that the Soviet suppressed the "correct" version of the Bauleitung report of June 28, 1943, which states that 4756 bodies could be incinerated in a 24 hour period. Mattogno theorizes that this report was corrected in a subsequent report" (p.3).
Anche in questo caso il nostro professore si guarda bene dal riportare correttamente la mia tesi. Nell'articolo The Auschwitz Central Construction Headquarters letter dated 28 June 1942: An alternative Interpretation 25 mi sono occupato dell'origine della lettera e del suo significato burocratico. Ciò facendo, ho dimostrato documentariamente che la lettera in questione è "bureaucratically senseless", perché da un lato in essa manca l'unico dato che ne costituisce la ragion d'essere (come appare nel suo "oggetto" 26 ), cioè la comunicazione della Übergabeverhandlung del crematorio III; dall'altro, essa contiene un dato che, burocraticamente, non ha nulla a che vedere con la ragion d'essere della lettera, cioè l'indicazione della capacità di cremazione.  Il problema, ripeto, è puramente burocratico e non ha niente a che fare con le cifre riportate nel documento: esso esisterebbe anche se le cifre fossero dieci volte inferiori, perché è la comunicazione in sé della capacità di cremazione dei crematori che costituisce un'anomalia burocraticamente inspiegabile.

Ciò mi ha portato alla conclusione che la lettera che conosciamo è una versione errata che fu sostituita successivamente da una versione corretta in cui era riportata la Übergabeverhandlung del crematorio III e non era riportata la capacità di cremazione, come prescrivevano le disposizioni di Kammler del 6 aprile 1943 27.  Per quanto riguarda la capacità di cremazione, io ho scritto che le cifre indicate nella lettera sono autentiche, ma ciò non significa che siano veridiche, e ho spiegato la ragione e il senso di questa distinzione. Sotto dimostrerò che tali cifre sono tecnicamente assurde.

Ora Zimmerman, invece di discutere la mia analisi del documento, invece di spiegare la grave anomalia buricratica che essa presenta, si limita a riportare la mia conclusione fuori del suo contesto per far credere al lettore che la correzione di cui ho parlato si riferisse alla capacità di cremazione.

Il "real problem" di Zimmerman è che egli, come tutti i dilettanti, è assolutamente incapace di analizzare criticamente un documento; egli accetta tutto, ciecamente e opportunisticamente, e finge che i problemi che il documento suscita non esistano. Non solo, ma ha perfino l'impudenza di rimproverare chi tali problemi li scopre, ne comprende l'importanza e cerca di risolverli.

IL FORNO DI GUSEN

Consumo di coke

In "Body Disposal" Zimmerman ha scritto:
    "The Gusen file that Mattogno relied on shows the amount of coke in the form of wheelbarrows used to transport it to the ovens. At the top of the page it states "Karren Koks", or wheelbarrows of coke.  Belows this heading it states that one wheelbarrow equals 60 kilograms. However, this weight is only stated for the period from September 26 to October 15, 1941. During this period 203 bodies were cremated using 153 wheelbarrows. This means that 9180 kilograms (60 kilograms times 153 barrows) incinerated 204 bodies at 45 kilograms per body. The 9180 number appears on a backup page of this file where the 153 wheelbarrows are multiplied by 60 kilograms.
    There is some reason, however, to suspect that each wheelbarrow did not contain 60 kilograms of coke but that this was a generic number based on the theoretical maximum that each delivery could hold.  In other words, 60 kilograms was attached to each wheelbarrow regardless of actual weight.
    For example, on October 3 eleven bodies were incinerated using 13 wheelbarrows. At 60 kilograms per wheelbarrow it would have taken 71 kilograms per body. However, on October 15, 33 bodies were incinerated using 16 wheelbarrows, or 29 kilograms per body" (pp.23-24).
Nelle mie Osservazioni ho menzionato un rapporto sul consumo di coke del forno di Gusen secondo il quale "vom 26.9.41 - 15.10.41 sind 9180 kg Koks verbraucht" 28. Qui si parla esplicitamente di "kg", perciò è chiaro che i 153 "Karren Koks" consumati in questo periodo corrispondono esattamente a 9.180 kg, dunque ogni "Karre" equivaleva esattamente a (9180: 153 =) 60 kg. Ecco dunque documentariamente demolita l' ipotesi di Zimmerman.

Naturalmente il nostro onestissimo professore, nella sua risposta, passa sotto silenzio questa obiezione cruciale e continua imperterrito nelle sue speculazioni fantasiose.

Che l'equivalenza di un carrello di coke a 60 kg si riferisca soltanto al periodo 26 settembre-15 ottobre è un'altra menzogna di Zimmerman. La lista delle cremazioni in questione è un foglio diviso in due parti: in quella sinistra sono registrati i dati relativi al periodo 26 settembre-3 novembre, in quella destra i dati riguardanti in periodo 4-12 novembre. Ogni parte è a sua volta suddivisa in 4 colonne che recano la designazione "Uhr", "Datum", "Leichen", "Karren Koks 1 K. = 60 kg".

La quarta colonna della parte sinistra del documento (al pari delle prime tre) arriva fino al giorno 3 novembre e continua nella parte destra fino al giorno 12 novembre.

Ora, per quanto riguarda la parte sinistra, è chiaro che la designazione "Karren Koks 1 K. = 60 kg" si riferisce all'intera colonna, fino al giorno 3 novembre. Zimmerman invece, spezzando la sequenza logica della tabella, pretende - abusivamente - di farla valere soltanto fino al 15 ottobre. Ed è altrettanto chiaro che tale designazione vale anche per la parte destra, che è la continuazione di quella sinistra. E' vero che la quarta colonna della parte destra reca soltanto la dicitura "Karren Koks", ma che bisogno c'era di ripetere che un carrello di coke equivaleva a 60 kg? Ammesso e non concesso che i carrelli della colonna a destra equivalessero a meno di 60 kg, essi comunque avrebbero dovuto contenere sempre un quantitativo uniforme, perché il capo del crematorio doveva redigere dei rapporti sul consumo di coke in kg (o in Zentner) 29. Se i 249 carrelli impiegati per le cremazioni registrate nella parte destra avessero contenuto, ad esempio, uno 20 kg, uno 35, uno 55, uno 40, uno 60, uno 25 e così via, in che modo il capo del crematorio avrebbe calcolato il consumo totale?

Per questa stessa ragione amministrativa, se i carrelli menzionati nella parte destra avessero contenuto un quantitativo dii coke uniforme inferiore a 60 kg, nella quarta colonna vi sarebbe l'indicazione del relativo peso, ad esempio:"Karren Koks 1 k. = 40 kg".

L'ipotesi di Zimmerman è dunque insostenibile. A conferma di ciò adduco un altro argomento.

Come ho dimostrato sopra, è documentariamente accertato che per il periodo 26 settembre-15 ottobre i carrelli contenevano esattamente 60 kg di coke. In questo periodo furono cremati 193 cadaveri con un consumo di 9.180 kg di coke, il che corrisponde a (9180: 193 =) 47,5 kg per ogni cadavere.

Nel periodo 31 ottobre-12 novembre risultano cremati 677 cadaveri con 345 "Karren" di coke. Poiché Zimmerman pretende che il peso di 60 kg di coke per ogni carrello era "the theoretical maximum that each delivery could hold", ne consegue che ogni carrello di coke doveva pesare meno di 60 kg. Tuttavia, già assumendo il peso di 60 kg il consumo medio di coke per ciascuno dei 677 cadaveri cremati nel periodo suddetto è di [(60 x 345)/677 =] circa 30,6 kg. Secondo Zimmerman, il consumo fu ancora inferiore. Ma allora perché il consumo medio di coke per il periodo 26-settembre-15 ottobre fu di 47,5 kg?

Nella sua profonda ignoranza delle questioni termotecniche relative ai forni crematori riscaldati con coke, Zimmerman ironizza scioccamente sul fatto sperimentalmente accertato in tutti i crematori con forni a coke che il consumo di coke variava a seconda del numero delle cremazioni.

Ad esempio, il diagramma "Einäscherungen hintereinander" pubblicato dal prof. P. Schlepfer nel 1936 e realizzato sulla base delle esperienze pratiche, mostra un consumo di oltre 400 kg di coke per la prima cremazione a forno freddo, di circa 200 per la seconda, di poco più di 100 per la quarta. A partire dall'ottava cremazione la curva che indica il consumo di coke tende a diventare orizzontale e alla ventesima ed ultima cremazione considerata il consumo di coke risulta di circa 37,5 kg 30. Ciò significa che 20 cremazioni discontinue eseguite a vari giorni di distanza l'una dall'altra avrebbero richiesto oltre (400 x 20 =) 8.000 kg di coke, mentre 20 cremazioni consecutive soltanto (37,5 x 20 =) 740 kg 31.

Dalla decima cremazione il consumo di coke tendeva ad essere uniforme, perché ormai la muratura refrattaria assorbiva pochissimo calore. Per questa ragione, nel mio calcolo del bilancio termico dei forni crematori di Auschwitz, ho preso in considerazione la condizione del forno alla diciottesima cremazione, la condizione, cioè, in cui la sua muratura refrattaria non assorb praticamente più calore e il forno funzionava con il minimo consumo di combustibile.

E' evidente che il forno di Gusen aveva un accumulo di calore notevolmente inferiore a quello del diagramma summenzionato, tuttavia il principio resta valido anche per questo impianto.

Ora, la differenza di consumo di coke per i due periodi esaminati sopra - 47,5 e 30,6 kg - e anche per il periodo intermedio 32 - 37,2 kg - dipende appunto essenzialmente dalla periodicità e dal numero delle cremazioni, come ho spiegato nel punto 36 della mia risposta a Zimmerman.

Poiché, nella sua crassa ignoranza termotecnica, Zimmerman respinge questi dati elementari, ne consegue che - essendo documentariamente accertato che per il periodo 26 settembre-15 ottobre 1941 il consumo di coke fu di 47,5 kg per cadavere -, il consumo di coke del periodo 31 ottobre-12 novembre avrebbe dovuto essere di (47,5 x 677 =) 32.157,5 kg di coke, perciò ognuno dei 345 carrelli di coke impiegati per cremare i 677 cadaveri di questo periodo avrebbe dovuto contenere in media (32.157,5 : 345 =) 93,2 kg di coke! Esattamente il contrario di ciò che questo dilettante intendeva dimostrare!

La fondatezza delle mie conclusioni è confermata da altri due documenti. Il primo è il resoconto del consumo di coke del forno di Gusen dal 21 gennaio al 24 agosto 1941 redatto dal capo del crematorio Wassner 33.  L'altro è una nota che riferisce il consumo di coke per il periodo 25 agosto - 24 settembre 1941 34. In entrambi i documenti il quantitativo di coke consumato è espresso in "Zentner", una vecchia misura di peso tedesca equivalente a 50 kg. Nella tabella che segue riassumo i dati contenuti in questi documenti ed aggiungo il numero dei cadaveri cremati tratto dalla lista dei decessi del campo di Gusen pubblicata nella storia ufficiale del campo di Mauthausen 35. Il numero dei morti si riferisce all'intero mese, mentre le forniture di coke sono sfalsate di alcuni giorni. Tuttavia la differenza che ne risulta è molto lieve ed è irrilevante per quanto riguarda l'ordine di grandezza dei risultati. Per il calcolo complessivo cercherò comunque di essere preciso il più possibile.

Periodo
Consumo di coke in "Zentner"
Consumo di coke

in kg
Numero dei cadaveri cremati
Numero medio giornaliero dei cremati
Consumo medio di coke per ogni cadavere cremato
9.1 - 24.2 226 11300 250 9 45.2
5.2 - 24.3 271 13550 375 12 36.1
5.3 - 24.4 452 22600 380 13 59.4
5.4 - 24.5 68 3400 239 8 14.2
5.5 - 24.6 164 8200 199 7 41.2
5.6 - 24.7 298 14900 369 12 40.3
5.7 - 24.8 527 26350 479 15 55
5.8 - 24.9 479 23950 426 14 56.2
Totale 2485 124.250 kg 2717 36841 45.7


In questa tabella l'unico dato anomalo è quello relativo al mese di maggio, con un cosumo di appena 14,2 kg per cadavere. Mi sembra logico che i dati relativi ai mesi di marzo e aprile - che contengono la punta massima e la punta minima dei consumi - debbano essere considerati insieme. Il consumo medio che ne risulta - [(22.600 + 3.400) : (380 + 239) ] = 42 kg - è perfettamente congruo con i consumi di gennaio, febbraio, giugno e luglio. In ogni caso il consumo di maggio è soltanto una eccezione, e ciò che conta è il consumo medio dell'intero periodo. Cerchiamo di completare i dati della tabella.

Nel mese di gennaio sono morti 220 detenuti, in media 7 al giorno, perciò per i giorni 29-31 gennaio si può presumere che siano morti all'incirca 21 detenuti. Per la cremazione di questi cadaveri si può assumere il quantitativo medio risultante per il periodo 29 gennaio-24 febbraio, ossia 45,2 kg x 21 = 949 kg. Dal 26 al 29 settembre 36 - secondo la lista delle cremazioni discussa sopra - sono stati cremati 34 cadaveri, con un consumo di 28 carrelli di coke = 1.400 kg. Per il 25 settembre, in mancanza di dati, possiamo assumere i dati del 26, ossia 20 cremazioni 37 con 960 kg di coke.

Ricapitolando, dal 29 gennaio al 30 settembre 1941 a Gusen sono morti e sono stati cremati 2.792 cadaveri con un consumo di 127.559 kg di coke. Poiché i giorni non documentati sono 4 su 244, l'eventuale margine di errore del calcolo è assolutamente trascurabile.

Il consumo medio di coke risulta dunque di (127.559 : 2.792 =) 45,6 kg. La fondatezza di questo calcolo è garantita dal fatto che, come ho detto sopra, nel periodo dal 26 settembre al 15 ottobre il consumo medio di coke è stato dello stesso ordine di grandezza: 47,5 kg per cadavere. Anche il numero medio 38 delle cremazioni giornaliere di questo periodo è dello stesso ordine di grandezza: 9-10 al giorno contro 10-11.

Ai dati indicati sopra possiamo aggiungere quelli certi che risultano dalla lista delle cremazioni di Gusen in discussione, sicché si può concludere che dal 29 gennaio al 15 ottobre 1941 nel forno di Gusen sono stati cremati (2.792 + 193 =) 2.985 cadaveri con un consumo di (127.559 + 9180 =) 136.739 kg di coke, in media 45,8 kg per cadavere.

Ora, perché mai per il periodo dal 26 ottobre al 12 novembre il consumo di coke sarebbe diminuito tanto drasticamente da essere addirittura inferiore a quello che si ottiene assumendo che i carrelli contenessero sempre 60 kg di coke?

L'ipotesi di Zimmerman è dunque insensata.

Durata del processo di cremazione

In Body Disposal" Zimmerman scrive:
    "On November 7, 1941 these two muffles incinerated 94 bodies in a period of 19 hours and 45 minutes, or 47 per muffle. This means that each oven could incinerate a body in 25.2 minutes. This was probably achieved by adding a new body to the oven before the prior body had been totally incinerated, a method which appears to have been envisaged by the Topf instructions discussed earlier. (...). This method should not be confused with multiple body burnings to be discussed in the next part of this study. This 25 minute figure is not far from the Prüfer estimate cited in the prior paragraph. Mattogno totally ignored this information. Rather, he focused on the November 8 information which shows 72 bodies burned.  He erroneously claimed that it took 24 ½ hours to burn these bodies. He has misreaded the time sheets.  The actual burning time for these bodies was between 16 and 17 hours" (p.21).
Nella sua risposta Zimmerman ritorna ossessivamente su questi presunti "25.2 minutes" e mi lancia varie accuse: "Mattogno's knowingly false statement" (p.20); Mattogno "misread" il documento (p.22). Per finire, io sarei "unable to read a simple time sheet that deals with these issues. Worse yet, he attacks the competence of those who are able to read this sheet" (p.23).

Ebbene, io dichiaro e ribadisco che Zimmerman non solo è "unable to read" questo documento, ma che, nella sua totale incompetenza, di questo documento non ha capito niente. Ed ecco la dimostrazione della mia dichiarazione.

Nella sua risposta, il nostro professore spiega in che modo ha calcolato la presunta durata di 25,2 minuti:
    "We know the time because the operation started at 11:15 A.M. The last load of coke was added at 5 A.M. on November 8. We know that this last burning only lasted two hours because the time sheet for November 8 starts at 7 A.M" (p.22).
E dalle 11,15 del giorno 7 alle 7 del giorno 8 corrono 19 ore e 45 minuti.

Dunque l'ipotesi di Zimmerman si fonda su due presupposti:
  1. che la prima indicazione della colonna "Uhr" si riferisca all'inizio delle cremazioni;
  2. che il numero dei carrelli di coke che appare accanto alle ore si riferisca al coke "added" o "introduced" (p.24), cioè al coke versato nei gasogeni del forno.
Entrambi i presupposti sono errati. Esaminiamo il primo.
  1. Nella registrazione del 6 ottobre la prima registrazione oraria che appare nel documento è le 9,15. La seconda e ultima ore è le 10,50. Alle 10,50 39, secondo l'ipotesi di Zimmerman, sono stati "added" 5 carrelli di coke = 300 kg. Poiché egli pretende che i 7 carrelli = 420 kg "added" alle 5 del giorno 8 novembre siano bruciati in 2 ore (dalle 5 alle 7) = 210 kg/ora, i 5 carrelli di coke summenzionati devono essere bruciati in circa 100 minuti. Perciò il 6 ottobre le cremazioni sono iniziate alle 9,15 e sono terminate alle 12,30. Ne consegue che in 195 minuti il forno ha cremato 25 cadaveri, dunque ogni cremazione è durata 15,6 minuti!

  2. Nella registrazione del 1° ottobre la prima indicazione oraria che appare nel documento è le 9,15, l'ultima le 11. Alle 11, secondo l'ipotesi di Zimmerman, sono stati "added" 4 carrelli di coke = 240 kg, che devono essere bruciati in circa 70 minuti. Dunque il 1° ottobre le cremazioni sono iniziate alle 9,15 e sono terminate alle 12,10. Pertanto in 175 minuti sono stati cremati 20 cadaveri, il che corrisponde ad una durata di 17,5 minuti per ogni cadavere!
Ma la ragione essenziale per cui l'ipotesi di Zimmerman è necessariamente falsa è costituita dal regime di griglia dei focolari. Questo è l'unico dato di partenza scientifico per la comprensione del documento-Gusen.  Il regime di griglia è il quantitativo di coke bruciato in un'ora su una griglia di focolare. Il regime di griglia è accresciuto - entro certi limiti - dal tiraggio del camino, che richiama aria attraverso le fessure della griglia e apporta al combustibile l'ossigeno necessario per la combustione. Per i forni crematori riscaldati con coke, il tiraggio massimo ammissibile con impianto di tiraggio forzato (Saugzug-Anlage) era di 30 mm di colonna d'acqua, corrispondenti alla combustione di circa 180 kg di coke per metro quadrato di griglia. Poiché ciascuna griglia del forno di Gusen aveva una superficie di (0,5 x 0,5 =) 0,25 m2, il regime di griglia massimo, con un tiraggio di 30 mm di colonna d'acqua, era di (180 x 0,25 =) 45 kg di coke all'ora, 90 kg per le griglie dei due gasogeni. Ora, se si prende per buona l'ipotesi di Zimmerman, il 1° ottobre il forno avrebbe lavorato con un regime di griglia di (1.200 kg 40 di coke : 130 41 minuti =) circa 554 kg/ora, il 15 ottobre con un regime di (960 kg : 190 42 minuti =) circa 303 kg/ora! Dal 26 settembre al 15 ottobre il regime di griglia del forno sarebbe stato di (9.180 : 2.300 43 =) circa 240 kg/ora, ossia 2,6 volte più del massimo teorico!

E' dunque chiaro chefs la colonna "Uhr" del documento in questione non si può riferire all'inizio delle cremazioni. Ma allora a che cosa si riferisce?

Forse al coke versato nei gasogeni alle ore indicate nel documento? Neppure ciò è possibile, perché il volume utile di un gasogeno del forno di Gusen era di circa 0,2 m3. Ora 1 m3 di coke metallurgico pesa da 380 a 530 kg, ciò significa che ogni gasogeno poteva accogliere al massimo (530 x 0,2 =) circa 110 kg di coke. Tuttavia nel documento in questione il numero dei carrelli di coke corrispondenti alle ore - ossia il corrispettivo quantitativo di coke - è in più casi molto maggiore della capienza dei gasogeni. Ad esempio, l'8 novembre, alle ore 16 sono registrati 16 carrelli di coke 44, cioè (16 x 60 =) 960 kg, oltre 4 volte la capienza dei due gasogeni.

La colonna "Uhr" si riferisce forse al coke bruciato nei gasogeni?

Anche questa ipotesi non regge. Torniamo al caso precedente. Alle 18,15 del giorno 8 risulta registrato un altro carrello di coke (la relativa numerazione passa da 24 a 25), perciò i 960 kg di coke relativi alle ore 16 avrebbero dovuto bruciare in 2 ore e 15 minuti, il che corrisponderebbe ad un regime di griglia di circa 427 kg/ora!

Ma allora, a che cosa si riferisce la colonna "Uhr"? La risposta è semplice: al coke prelevato di volta in volta dal deposito del crematorio e scaricato presso il forno. Preciso meglio. Secondo una organizzazione razionale del lavoro - e nessuno negherà che i Tedeschi fossero efficientissimi in ciò - il coke doveva essere scaricato di volta in volta presso i due gasogeni del forno in modo che i fuochisti avessero sempre a portata di mano una scorta sufficiente di combustibile. Come in ogni scarico di merce, l'incaricato che lo prendeva in consegna e si assumeva la responsabilità del suo uso dava atto burocratico della ricezione del combustibile, indicando il numero dei carrelli e l'ora, quando lo scarico era terminato, non quando esso cominciava. Ma il forno veniva messo in funzione già dallo scarico del primo carrello. Perciò la colonna "Uhr" del documento in questione si riferisce non all'inizio della cremazione, ma alla fine dello scarico di una serie di carrelli di coke.

Mi spiego meglio con un esempio. Un grande supermercato ordina 100 casse di acqua minerale. Il camion che le trasporta arriva alle 8 del mattino e comincia subito a scaricare le casse. Il lavoro dura quattro ore e il magazziniere del supermercato alle ore 12, dopo aver contato le casse scaricate, firma la ricevuta delle 100 casse.  Nel frattempo le casse sono state già immesse nel circuito di vendita e le prime casse sono state vendute alle 8,15. Nei documenti lo scarico risulterà alle ore 12, ma la vendità sarà iniziata alle 8,15.

Torniamo ora al documento Gusen. Nelle registrazioni del 7 novembre il primo dato è 11 carrelli di coke = 660 kg alle ore 11,15. Ciò significa che alle 11,15 è stata registrata la fine dello scarico di questi 11 carrelli.  Il secondo dato, è 2 carrelli scaricati tra le 11,15 e le 11,30, perciò il coke che gli addetti avevano finito di scaricare alle 11,15 era già stato bruciato quasi tutto.

Il primo carrello è stato dunque scaricato prima delle 11,15, ma quando?

Se si assume un regime di griglia massimo di 90 kg/ora, si può calcolare che nelle 7 ore precedenti erano stati scaricati ed erano bruciati (7 x 90 =) 630 kg di coke, perciò la cremazione era iniziata alle 4,15 e alle 11,15 restavano ancora 30 kg di coke presso i gasogeni, perciò dalle 11,15 alle 11,30 furono scaricati altri 2 carrelli di coke.  Con ciò la durata media di ogni cremazione salirebbe già a 34 minuti, e questa sarebbe la durata minima teorica. La durata reale è indubbiamente maggiore.

Sappiamo infatti che il forno rimase fuori servizio dal 16 al 25 ottobre. In tutto il mese di ottobre a Gusen vi furono 462 decessi 45, ma i cadaveri cremati furono soltanto 351 (159 dal giorno 1 al giorno 15 e 192 dal giorno 26 al giorno 31), perciò il primo novembre nella camera mortuaria restavano ancora (462 - 351 =) 111 cadaveri da cremare. A questi bisogna aggiungere i cadaveri dei detenuti morti nella prima settimana di novembre.  In una situazione così critica, solo Zimmerman può credere seriamente che, il 7 novembre, il capo del crematorio abbia atteso almeno 11 ore (l'ultima registrazione relativa allo scarico del coke del giorno 6 è alle ore 22,10) prima di rimettere in funzione il forno per cremare 94 cadaveri. La cosa più razionale, invece, poiché egli doveva smaltire ancora varie decine di cadaveri arretrati, è che egli abbia ordinato una sosta minima per pulire frettolosamente le griglie dei gasogeni e subito dopo abbia fatto rimettere in funzione il forno.  In questo contesto, l'ipotesi più probabile è che il forno sia stato riattivato poco dopo la mezzanotte.

Se ad esempio la cremazione è iniziata alle ore 0,45, fino alle 11,15 il forno ha bruciato in 10 ore e mezza 630 kg di coke, con una rimanenza di 30 kg di coke. Ciò corrisponde ad un regime di griglia normale 46 di 60 kg/ora.  In questo caso la durata media di una cremazione sarebbe di circa 39 minuti. Questa è la mia interpretazione.

Con ciò cadono tutte le fantasie termotecniche del nostro "esperto". Confermo dunque e ribadisco che la sua infondata congettura della durata di una cremazione di 25,2 minuti è "technically absurd".

Per quanto riguarda l'efficienza del forno, Zimmerman rileva poi quanto segue:
    "One of the factors I noted in the study is that the ovens [sic!] were still undergoing repairs at the time these efficiencies were being achieved (Body, note 118). Thus on November 6, 7 and 8 there were four hours of repairs on the oven each day. Yet the ovens were able to incinerate 57, 94 and 72 bodies on these days. These numbers suggest very high efficiencies even when undergoing repairs" (p.21).
Un'altra impostura di Zimmerman. Il documento al quale egli si riferisce - la "Bescheinigung über gegen besondere Berechnung geleistete Tagelohn-Arbeiten" di Willing per il periodo 6-10 novembre 1941 47, per i giorni 6, 7 e 8 novembre menziona semplicemente "Ofen Arbeiten". In tedesco "repairs" corrisponde a "Ausbesserung" o "Instandesetzung", non certo ad "Arbeiten", che indica un lavoro generico, ad esempio un lavoro di sorveglianza dell'attività di cremazione, oppure un lavoro di regolazione delle serrande e dei soffianti del forno. Tale espressione non implica minimamente che il forno "were still undergoing repairs".

Il problema di Zimmerman è quello di tutti i dilettanti sprovveduti e incompetenti: non avendo alcuna conoscenza di storia e di tecnologia della cremazione, egli è necessariamente incapace di una visione organica dell'argomento. Ora, proprio una tale visione organica non fa che infirmare ulteriormente le sue fantasie termotecniche e convalidare le mie conclusioni scientifiche. Mi riferisco, ad esempio, agli esperimenti di cremazione dell'ing. Richard Kessler in un forno riscaldato con coke 48 - da cui risulta una durata della combustione principale di circa 55 minuti -; alle liste di cremazioni del crematorio di Westerbork (forno Kori riscaldato con coke) - durata media circa 50 minuti -; ai forni per la combustione di carogne animali funzionanti con carbone, di cui parlerò sotto. Perfino i periti sovietici, che, quanto ad esagerazione iberbolica, non erano secondi a nessuno, nel loro "Diagramma orientativo per la determinazione del tempo di combustione in vari forni crematori in funzione della temperatura", da essi utilizzato nelle loro perizie tecniche sui forni crematori di Majdanek e Sachsenhausen, non hanno osato attribuire durate del processo di cremazione eccezionalmente brevi alle reali temperature di esercizio. Al contrario. Ad esempio, alla normale temperatura di 800°C essi hanno attribuito una durata della cremazione di 120 minuti, alla temperatura di 1100°C, una durata di 75 minuti. La scala termina con una durata di 15 minuti ad una temperatura di 1500°C, la quale però, al massimo, poteva regnare soltanto nel gasogeno, non certo nella muffola 49.

Veniamo ora alla mia "omissione".

Nell'articolo "Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau" 50 ho menzionato, en passant, il caso delle cremazioni dell'8-9 novembre scrivendo:
    "Beispielsweise wurden am 8. und 9. November 72 Leichen in rund 1470 minuten eingeäschert, wobei insgesamt 2100 kg Koks verbraucht wurden, das heisst im Schnitt 29,1 kg pro Leichen. Dies bedeutet, dass in jeder Muffel (72 : 2 =) 36 kg Einbringungen von jeweils einer Leiche erfolgt sind, deren Verbrennung jeweils ca. 41 Minuten dauerte".
Come risulta dal titolo del paragrafo in cui si trova, ho esposto questo caso non già in funzione della determinazione della durata del processo di cremazione, ma per confutare la storia delle cremazioni multiple, sulla quale ritornerò sotto. Ed esponendo questo caso ho chiarito in via preliminare che "die Analyse der Liste von Einäscherungen und Kocksverbrauch zeigt, dass…".

L'affermazione che ho riportato sopra non ha dunque alcun particolare rilievo - essendo un semplice esempio -, perché le mie conclusioni sul documento Gusen derivano, appunto, dall'analisi dell' intero documento - non già di singole registrazioni in esso contenute - e si basano essenzialmente sul regime di griglia dei focolari. E' chiaro dunque che l'accusa di Zimmerman secondo cui io avrei "misread" il documento riguardo al caso dell'8-9 novembre è priva di fondamento, perché i suoi presupposti sono falsi.

La durata di circa 1.470 minuti si basa sul calcolo di un regime di griglia prossimo a quello massimo, ossia di circa 86 kg/ora, che è ancora estrememente alto per un funzionamento continuato di oltre 24 ore.

In conclusione, l'ipotesi di Zimmerman della durata media di una cremazione di 25,2, minuti è documentariamente infondata.

E tecnicamente? Tecnicamente una tale ipotesi è insensata: secondo gli esperimenti di cremazione dell'ing.  Kessler, in un ottimo forno a coke già la fase della vaporizzazione dell'acqua del cadavere richiedeva mediamente 28 minuti!

La documentazione su Mauthausen

Nella mia risposta a Zimmerman (punto 33) ho scritto che
    "E' vero che, per il 1941, la corrispondenza tra la ditta Topf e la SS-Naubeuleitung (poi Bauleitung) di Mauthausen è quasi certamente completa, ma la stessa cosa non si può certo dire per gli anni successivi".
Zimmerman afferma che "this is blatanly and knowingly false". Vediamo perché.
    "There is not as much correspondence after October 1941 because there was no further oven installation until January 1945 in Mauthausen. Prior to November 1941 there had been two installations in Gusen - the original one in February 1941 and the overhaul in October 1941. This is what accounts for so much correspondence. However, there is enough paper trail in the file to show that no overhaul could have occurred from November 1941 to August 1943, and probably none occurred after August 1943" (p.15).
Vediamo chi dice il falso.

La documentazione su Mauthausen, dal febbraio 51 al dicembre 1941 contiene circa 120 documenti.  Tuttavia essa non è "completa" (ma, al più, quasi completa) perché già uno dei documenti più importanti - la lettera della Topf del 14 luglio 1941 che dice che nel forno Topf a 2 muffole riscaldato con coke si potevano cremare 30-36 cadaveri in circa 10 ore - sebbene sia stata ricevuta e protocollata dalla "S.S. Neubauleitung Mauthausen", non si trova in tale documentazione. In questa c'è la richiesta della SS-Neubauleitung di Mauthausen (lettera del 9 luglio 1941), ma non la risposta della Topf, che si trova a Weimar, dove è stata casualmente scoperta da J.C. Pressac. Dalla documentazione mancano inoltre il disegno della Topf D 58479 (menzionato nella lettera del 21 aprile) e tutte le fatture, ad esempio quella di 118 RM, quella di 80 RM e quella di 108 RM datate 2 maggio (menzionate nella lettera del 12 giugno); la fattura di 303 RM del 25 agosto (menzionata nella lettera del 23 settembre), quella del 4 settembre di 1.594 RM (menzionata nella lettera dell'11 ottobre); la fattura di 165 RM del 3 novembre 1941 e quelle rispettivamente di 622,30 RM e 361,90 RM del 21 novembre (menzionate nella lettera del 14 dicembre). Nella documentazione mancano anche i documenti finanziari relativi ai pagamenti eseguiti dalle SS, in particolare i mandati di pagamento in acconto (Abschlagszahlung), le fatture finali (Schlussrechnung), i mandati di pagamento finale (Schlussabrechnung), documenti che invece si sono conservati per i forni del crematorio I di Auschwitz 52.

Quanti altri documenti importanti sono stati tolti dal carteggio tra la Topf e la SS-Neubauleitung? Non lo sappiamo, ma gli esempi che ho menzionato devono far riflettere. Passiamo agli anni successivi. Riassumo i dati relativi alla consistenza della documentazione nella tabella che segue:

1942
MESE
GIORNI
NUMERO DEI DOCUMENTI
Gennaio dal 5 al 28 12
Febbraio 3 e 6 2
Marzo 13 1
Aprile / /
Maggio / /
Giugno / /
Luglio / /
Agosto dal 17 al 28 4
Settembre 16, 26 e 30 3
Ottobre dal 19 al 24 4
Novembre 3,13, 17, 20,30 5
Dicembre 21 (2 doc.) 2


1943
MESE GIORNI NUMERO DEI DOCUMENTI
Gennaio dall'8 al 23 9
Febbraio 13, 24 (3 doc.) 4
Marzo / /
Aprile 22 (2 doc.) 2
Maggio 5 1
Giugno / /
Luglio / /
Agosto 11, 28 2
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1944
MESE GIORNI NUMERO DEI DOCUMENTI
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Giugno / /
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Agosto / /
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Novembre / /
Dicembre 20 1
1945
MESE GIORNI NUMERO DEI DOCUMENTI
Gennaio 3, 21 (2 doc.) 3
Febbraio / /
Marzo / /
Aprile / /
Ricapitoliamo. Per il 1942, dal 7 febbraio al 16 agosto la documentazione presenta un vuoto di 190 giorni (con un solo documento il 13 marzo). Per il 1943, dal 25 febbraio al 31 dicembre, il vuoto documentario è di 310 giorni (con appena 2 documenti in aprile, 1 in maggio e 2 in agosto). Per 7 mesi (marzo, giugno, luglio, settembre, ottobre, novembre e dicembre) non c'è un solo documento. Per il 1944, su 366 giorni, c'è vuoto documentario di 365 giorni! Per tutto l'anno nella documentazione figura un solo documento datato 20 dicembre. Per il 1945, sono presenti soltanto 3 documenti (gennaio).

Dal gennaio 1942 al gennaio 1945, per 22 mesi su 37 non esiste neppure un documento!

Nonostante ciò, incredibilmente, Zimmerman ha la sfrontatezza di dire che le mia affermazione relativa alla incompletezza della documentazione è "is blatanly and knowingly false".!

La sua spiegazione di questi enormi vuoti documentari è radicalmente inficiata dal fatto che egli presuppone a priori ciò che deve essere dimostrato: partendo dal presupposto che la documentazione può riguardare soltanto "oven installation", conclude che la documentazione è completa perché non vi fu alcun'altra "oven installation" fino al gennaio 1945: ma come si può escludere che vi furono altre sostituzioni della muratura refrattaria del forno di Gusen nei lunghissimi periodi di vuoto documentario? Soltanto negando aprioristicamente e opportunisticamente che ciò possa essere avvenuto, come appunto fa Zimmerman.

Qui il nostro professore dimostra ancora una volta la sua malafede, perché la "correspondence" sulla seconda "oven installation" contiene appena 2 documenti! E come può pretendere seriamente Zimmerman che questa "correspondence" sia completa? E' dunque evidente che anche in questo caso la documentazione è estremamente lacunosa e che il nostro professore mente sapendo di mentire.

Con ciò cade anche l'argomento relativo alla presunta eccezionale durata della muratura refrattaria del forno di Gusen (circa 30.000 secondo la stima della Croce Rossa Internazionale) 53, perché non si sa quante volte la muratura refrattaria del forno fu sostituita, e ciò vale anche per il forno Kori di Mauthausen.

Il forno di Gusen fu progettato "with a defect"?

Zimmerman afferma che il forno di Gusen fu costruito male dalla ditta Topf e soltanto questo - e non il logoramento conseguente al numero delle cremazioni eseguite - fu la causa della necessità di sostituirne la muratura refrattaria nell'ottobre 1941. In Body Disposal egli ha scritto:
    "It is possible that the Gusen ovens may not have originally been built correctly" (p.15).
Nella sua risposta Zimmerman ritorna sulla questione dichiarando:
    "I speculated that perhaps the overhaul had to do with a defect in the Gusen ovens". (p.13).
In entrambi I casi il nostro professore si appoggia alla lettera della Topf del 10 aprile 1943 la quale attesterebbe che "Topf admitted that the Krema IV ovens were made defectively" (Body Disposal, p.15). Egli riporta la seguente traduzione della parte iniziale del documento in questione 54 :
    "In response to your written communication referred to above, we inform you that we have instructed our foreman, Mr Koch, to take care of the cracks that apparently have recently occurred in the 8 muffle oven of Krema IV. At the same time, we also took note of the agreement between your construction leader, SS-Major Bischoff and our senior engineer Mr Prufer according to which we will take care, at no cost to you, of the defects that have appeared, within two months of their start-up, in the cremation ovens built by us [ innerhalb zwei Monaten nach Inbetriebnahme der Ofen auftreten.] Understandably we take it as given that the defects have appeared because of defective operation and not because of overheating the ovens or by scraping away the interior masonry with the stoking devices, etc.
    [Hierbei ist selbstverständlich 55 Voraussetzung, dass die evtl 56. aufgetretenen Mängel infolge fehlerhafter Ausführung entstanden sind und nicht etwa durch Überhizung der Öfen bezw. durch Abstossen der inneren Ausmauerung durch die Schürgeräte usw.]" 57.

Zimmerman commenta:
    „Therefore, Topf clearly accepted responsability for defects under the warranty - though reluctanty" (p.14).
Con questo commento Zimmerman distorce completamente il significato del testo, che è questo: Secondo l'accordo intercorso tra Bischoff e Prüfer, la Topf era tenuta a riparare gratis tutti i guasti che si fossero verificati entro i due mesi di garanzia a cominciare dall'entrata in funzione dell'impianto, ma soltanto a condizione che tali guasti fossero dovuti ad errata costruzione del forno e non ad un suo errato impiego. La Topf aveva incaricato l'installatore Koch di riparare "die jetzt eingetretenen Schäden", ma ciò non significa che essa avesse "clearly accepted responsability for defects"; essa aveva soltanto accettato l'incarico di riparare i danni (Schädigen zu beseitigen), ma senza minimamente ammettere che tale riparazione rientrava nella garanzia summenzionata. Se la Topf avesse ammesso che i danni erano dovuti a errata costruzione del forno, perché la lettera insiste sul fatto che la garanzia non copriva i danni provocati dall'errato impiego del forno? E' chiaro che la questione della responsabilità era ancora aperta.

Riassumendo, il senso della lettera non è, come pretende Zimmerman: i danni sono stati provocati da errata costruzione del forno, dunque noi eseguiamo la riparazione gratis secondo i termini contrattuali, ma è: se i danni sono stati provocati da errata costruzione del forno (e non dal suo errato impiego) , eseguiremo la riparazione gratis secondo i termini contrattuali.

Dopo aver travisato il senso del documento summenzionato, Zimmerman adduce un'altra "prova" della presunta cattiva costruzione del forno di Gusen:
    "However, on March 13, 1941, six weeks after the ovens had been installed, the camp authorities complained that they had found "several defects" [verschiedene Mangel" 58 ] in the ovens and requested material to fix them. More repair materials were ordered in June. Therefore, there is strong evidence that the first double muffle oven installed in Gusen was not made correctly" (p.14).
Vediamo come stanno realmente le cose. Il 13 marzo 1941 la SS-Neubauleitung K.L. Mauthausen scrisse alla Topf la seguente lettera:
    "Von unserer Baustelle in Gusen wird uns mitgeteilt, dass beim Verbrennungsofen verschiedene Mängel festgestellt wurden. Die Ummantelung zeigt, dass sie an verschiednen [sic] Stellen abblättert. Wir ersuchen Sie daher, uns umgehend
        10 Sack Monolit u.
        6 Stck Monolit-Kreuze
    zuzusenden, damit im Falle grösserer Schäden das erforderliche Material zur Ausbesserung vorhanden ist.  Die Auslieferung erbitten wir ohne jede Verzögerung. Bestellschein und Frachtbrief mit Speerzettel I liegen bei" 59.
Qui il termine „Ummantelung" si riferisce al rivestimento refrattario delle muffole - come risulta dalla richiesta di 6 "Monolit-Kreuze", che erano le barre refrattarie delle griglie delle muffole - che dunque si era "scrostato" in vari punti.

Come ha rilevato Zimmerman, l'inconveniente sorse "six weeks after the ovens had been installed", dunque il forno era ancora coperto dalla garanzia della Topf. Infatti, secondo una disposizione del marzo 1938, la garanzia "für die vom Feuer berührten Teile von Feuerungsanlagen" durava un anno (6 mesi per il rivestimento refrattario dei gasogeni) 60.

Se dunque - come pretende Zimmerman - l'inconveniente summenzionato fosse stato dovuto al fatto che "the first double muffle oven installed in Gusen was not made correctly", la Topf , accettando "though reluctanty" la sua responsabilità, avrebbe inviato gratis il materiale per la riparazione. Invece, come risulta dalla lettera del 18 marzo 1941, la Topf addebitò alla "SS-Neubauleitung KL Mauthausen" 80 RM per "10 Sack = 500 kg Monolit" e 118 RM per "6 Stück Kreuzrosten". In questa lettera la Topf specificò:
    "Wir nehmen den Auftrag an aufgrund unserer Ihnen bekannten Allgemeinen Lieferungs-Bedingungen B" 61.
Ciò significa che le condizioni di fornitura, che contemplavano anche le disposizioni relative alla garanzia, come nelle ben note "Allgemeinen Lieferungs-Bedingungen A", escludevano completamente la responsabilità della Topf.

A questo punto, vanificata l'ipotesi di Zimmerman, il documento si ritorce contro la sua interpretazione: dopo appena 6 settimane, la muratura refrattaria delle muffole si era già "scrostata" in vari punti a causa della cremazione di meno di 500 cadaveri, 250 per muffola!

Veniamo ai "more repair materials" che "were ordered in June". Gli unici materiali forniti a Gusen nel giugno 1941 furono 50 sacchi di "Monolit" 62 spediti dalla ditta Alphons Custodis di Düsseldorf per conto della ditta Topf in data 25 giugno 63.  Tuttavia questo materiale non serviva per riparazioni, ma faceva parte della fornitura di materiali che la Topf inviava a Gusen per il secondo forno crematorio a 2 muffole. Ciò risulta chiaramente dalla lettera della Topf del 12 giugno 1941 citata sopra, nella quale si dice:
    "Die von Ihnen weiterhin erwähnten 50 Sack Monolit gehören zu den Baustoffen, die wir zur Errichtung eines neuen Einäscherungsofen anlieferten; eine Sonderrechnung über dieses Material lassen wir Ihnen nicht zugehen".
Questo „nuovo forno crematorio" era in realtà il frutto di un equivoco: la Topf riteneva che la SS-Neubauleitung di Mauthausen lo avesse ordinato in data 6 dicembre 1940 con "Auftrag Nr. 41 D 80" 64, mentre si trattava di un errore dovuto al cambiamento di sistema di riscaldo del forno già installato (dal riscaldo a nafta a quello a coke) 65.
Ecco a che cosa si riduce la "strong evidence" di Zimmerman! Dunque o il nostro professore non ha capito niente, o è in malafede.

In conseguenza dell'equivoco summenzionato, la Topf aveva già consegnato il seguente materiale refrattario e isolante del forno:
  • 2.100 mattoni refrattari di vario formato
  • 1.200 kg di malta refrattaria
  • 1.000 mattoni isolanti
  • 400 kg di malta isolante
  • 3.000 kg di pigiata di monolito,
come risulta dalla lettera della Topf del 4 settembre 1941. Da questa lettera risulta inoltre che la SS-Neubauleitung di Mauthausen (sebbene avesse disdetto l'ordinazione del secondo forno per Gusen) voleva comunque acquistare (ankaufen) 66 questo materiale "für spätere Reparaturarbeiten" 67.

Si noti la data: 4 settembre 1941. La richiesta ufficiale per la "sofortige Entsendung eines Ihrer Ofen-Spezialisten zur Reparatur des Krematoriums-Ofens im AL.Gusen" fu inoltrata dalla Bauleitung di Mauthausen il 24 settembre 68, venti giorni dopo. Probabilmente allora già si erano palesate le prime avvisaglie del danneggiamento - divenuto poi irrimediabile - della muratura refrattaria del forno.

Comunque sia, sta di fatto che venti giorni prima, in un periodo in cui nel forno di Gusen erano state eseguite meno di 2.700 cremazioni (1.350 per muffola), la Bauleitung di Mauthausen già si preoccupava di avere a disposizione il materiale refrattario "per lavori di riparazione successivi".

Dal che già si desume che essa non aveva troppa fiducia nella portentosa durata che Zimmerman vuole attribuire ai refrattari del forno di Gusen.

LA DURATA DELLA MURATURA REFRATTARIA DEI FORNI

Il forno elettrico di Erfurt: 1939 o 1941?

In un articolo pubblicato il 25 ottobre 1941, l'ing. Rudolf Jakobskötter, descrivendo il terzo forno elettrico del crematorio di Erfurt rileva:
    "Da im zweiten elektrischen Ofen in Erfurt über 3000 Einäscherungen getätigt worden sind, während die Muffeln je nach ihrer Ausführungsweise bislang nur etwa 2000 Einäscherungen ausgehalten hatten, kann behauptet werden, dass sich die Bauweise hinsichtlich der Haltbarkeit vollauf bewährt hat.  Die Herstellungsfirma rechnet künftig mit einer Lebensdauer von 4000 Einäscherungen je Muffel" 69.
Io ho commentato così:
    "Dunque nell' ottobre del 1941 la tecnologia tedesca nel campo della cremazione, che era all'avanguardia nel mondo, non era ancora riuscita a produrre rivestimenti refrattari delle muffole che resistessero a 4.000 cremazioni" (Osservazioni, punto 30) .
Nello stesso tempo ho messo in evidenza la malafede di Zimmerman che pretendeva che l'informazione citata sopra si riferisse alla "cremation technology in the 1930s" (Body Disposal, p.16).
In My Response Zimmerman respinge la mia accusa di "bad faith" perché "the article was published in 1941 while Jakobskotter's [sic] figures go to 1939".
Con ciò Zimmerman conferma ulteriormente la sua palese malafede.
E' vero che il terzo forno di Erfurt "wurde am 1. Dezember 1939 fertiggestellt" e fu "essiccato lentamente" (langsam getrocknet) fino al 31 gennaio 1940 70, ma è falso che "Jakobskotter's figures go to 1939". A pagina 586 del suo articolo appare infatti una tabella intitolata "Einäscherungen und Stromverbrauch in den elektr.   Einäscherungsöfen zu Erfurt". In questa tabella sono riassunti i risultati di esercizio dei tre forni di Erfurt.  Quella relativa al terzo forno, va dal febbraio 1940 all'aprile 1941, perciò Jakobskötter scrisse il suo articolo non prima del maggio 1941.
Naturalmente Zimmerman si guarda bene dal menzionare questi dati. Come si vede, la sfrontatezza di questo impostore è inaudita.

Zimmerman obietta ancora:
    "The electric ovens had started to be manufactured in 1933. However, problems arose after the development of the first electric oven in 1933. Jakobskotter [sic] writes:"Nachdem in dem elektrischen Ofen uber 1300 Leichen eingeaschert worden waren, machte sich eine Erneuerung notig" [sic]. [After over 1300 bodies had been cremated in the electric oven, a renovation was required].  Therefore , we know that there were problems which had arisen with this type of oven" (p.13).
Per l'esattezza, secondo la tabella riportata a p. 568 dell'articolo, le cremazioni furono 1.294. Zimmerman in Body Disposal commenta così:
    "The first generation could burn 2000 bodies. The second generation, beginning in 1935, had a life of 3000 bodies which was expected to increase to 4000 bodies. A third generation would go into effect in 1939.  No durability was specified for the third generation. Jakobskotter did state that 'they expect to have even higher numbers 71 for future ovens' "(p.14).
Zimmerman distorce la successione delle "generazioni" dei forni:

la prima "generazione" è il primo forno, che eseguì 1.294 cremazioni,
la seconda è il secondo forno, che eseguì 2.910 cremazioni (secondo la tabella a p.586),
la terza è il terzo forno, per il quale Jakobskötter si attendeva "eine noch längere Lebensdauer" 72.

Come si colloca in questo contesto la frase "während die Muffeln je nach ihrer Ausführungsweise bislang nur etwa 2000 Einäscherungen ausgehalten hatten"? A che cosa si riferisce la cifra di 2.000 cremazioni?

Non certo al primo forno, che ne aveva eseguite 1.294, né al secondo forno, che ne aveva eseguite 2.910. D'altra parte, il forno della "first generation" al quale Zimmerman attribuisce 2.000 cremazioni era un unico forno ed aveva un'unica muffola: ma allora perché Jakobskötter parla di "die Muffeln", al plurale, e perché usa l'espressione "je nach ihrer Ausführungsweise", visto che la muffola era di un unico tipo?

E' chiaro che Jakobskötter si riferisce ai forni precedenti al forno elettrico, a quelli a coke e/o a gas.  Egli afferma dunque che i risultati del secondo forno elettrico, per quanto riguarda il numero delle cremazioni, avevano superato quelli degli altri tipi di forno, e ciò è ovvio, come vedremo nel paragrafo seguente.

Ora, accertato che l'articolo di Jakobskötter fu redatto non prima del maggio 1941 e che fu pubblicato nell'ottobre 1941, è chiaro che la frase "die Herstellungsfirma rechnet künftig mit einer Lebensdauer von 4000 Einäscherungen je Muffel" significa che fino all'ottobre 1941 non si era ancora ottenuta una "Lebensdauer von 4000 Einäscherungen". In caso contrario, Jakobskötter lo avrebbe scritto chiaramente.

D'altra parte, il testo esprime soltanto poco più di una aspettativa per un futuro indeterminato ("künftig"): il verbo "rechnen" qui significa "als möglich u. wahrscheinlich annehmen" 73 : e non è detto che un'aspettativa debba necessariamente realizzarsi.

E poiché l'aspettativa delle 4.000 cremazioni da parte della "Herstellungsfirma" (la Topf) risaliva almeno al maggio 1941 e riguardava il futuro, essa non si poteva riferire al terzo forno di Erfurt, che, quando Jaköbskötter redasse l'articolo, aveva già eseguito 1.417 cremazioni.

E se infine Jakobskötter, per il terzo forno si attendeva "eine noch längere Lebensdauer" rispetto a quella del secondo forno, essa era necessariamente inferiore a 4.000 cremazioni. Questa aspettativa era giustificata dal fatto che le esperienze fatte con i primi due forni avevano permesso di superare gli inconvenienti che si erano manifestati soprattutto nel primo (la formazione di fumo causata dall' "alto" tiraggio fino a 24 mm di colonna d'acqua: i fumi attraversavano la muffola con una velocità volumetrica superiore a quella di accensione delle particelle di carbonio, che non bruciavano, formando il fumo).

Il forno elettrico di Erfurt: il sistema di riscaldo

Zimmerman obietta ancora:
    "Moreover, Mattogno ignored my basic criticism that the Jakobskotter [sic] study deal with electric ovens. The concentration camps used coke fired ovens, many of which had been converted from oil burning" (p.13).
Con questo "basic criticism" Zimmerman non fa che mettere in mostra - ancora una volta - la sua crassa ignoranza in materia. Questo povero sprovveduto ignora che il forno elettrico, per la diffusione uniforme del calore che garantiva, aveva una durata maggiore dei forni a coke, perché la sua muratura refrattaria era sottoposta a minori sollecitazioni.

Il primo forno crematorio elettrico entrò in funzione in Svizzera, a Biel, il 31 agosto 1933. Il progettista, l'ing. Hans Keller, nel febbraio 1935 scrisse:
    "Bis jetzt fanden im elektriscen Ofen 200 Kremationen statt. Die feuerfesten Steine sehen noch aus wie neu, was beim Koksofen nach dieser Zahl von Einäscherungen nicht gesagt werden durfte. (...).
    Der Ofen hat daher eine gleichmässigere Wärmeverteilung, was zur Erhöhung seiner Lebensdauer beiträgt" 74.
Dunque la durata della muratura refrattaria di un forno a coke era inferiore a quella di un forno elettrico, e se nell'ottobre 1941 la durata di un forno elettrico era di 3.000 cremazioni, quella di un forno a coke era ancora inferiore!
Quod erat demonstrandum!

I fattori che influivano sulla durata della muratura refrattaria

Nella sua crassa ignoranza della tecnologia della cremazione, Zimmerman trascura gli altri fattori essenziali che influivano sulla durata della muratura refrattaria:
  1. la massa
  2. la qualità dei refrattari
  3. l'esposizione alle fiamme della muratura refrattaria.
Esaminiamo questi fattori.

a) Il nostro sprovveduto professore non sa che i forni dei crematori civili avevano una massa refrattaria enormemente maggiore di quella dei forni di Auschwitz-Birkenau. Normalmente la muratura refrattaria di una muffola pesava circa 6.500 kg (il recuperatore circa 8.200 kg) 75.
Il forno riscaldato con coke offerto il 2 giugno 1937 dalla ditta W. Müller di Allach "an die Reichsführung SS der NSDP, München Karstrasse", cioè a Dachau, aveva addirittura 15.500 kg di materiale refrattario (feuerfestes Material) 76. Il forno era privo di recuperatore, al pari dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau.

Secondo l' "Aufstellung der Materialen zu einem Topf-Doppel-Einäscherungs-Ofen" redatta dalla Topf il 23 gennaio 1943, questo forno, modello Auschwitz, aveva una materiale refrattario di 1.600 mattoni refrattari normali (Schamotte-Normalsteine) e 900 mattoni a cuneo (Keilsteine) 77. In termini di peso, circa 8.600 kg per 2 muffole, circa 4.300 kg per una muffola con gasogeno. Di questi 4300 kg, circa 2.000 spettavano al gasogeno, sicché i mattoni refrattari della muffola pesavano circa 2.300 kg 78. Il materiale refrattario del forno a 8 muffole era costutito da 4.500 mattoni refrattari normali e 1.600 mattoni a cuneo 79, in termini di peso, circa 24.100 kg, ossia circa 3.000 kg per una muffola e ½ gasogeno 80, cioè circa 2.000 kg per una muffola. La muratura refrattaria del forno a 3 muffole, a giudicare dal confronto dei prezzi, doveva avere un peso della muratura refrattaria intermedio, sicuramente inferiore a 2.300 kg.
Il "Feuerbestattungsanlage für die SS in Belgrad" offerto dalla ditta Didier-Werk il 26 agosto 1943 prevedeva 6.600 kg di materiale refrattario, 1.100 kg di mattori refrattari a cuneo e 5.500 kg di mattoni refrattari normali81, e anche il forno Kori a una muffola era notevolmente più massiccio di ½ forno a 2 muffole della ditta Topf.
Se per Auschwitz-Birkenau le SS scelsero i forni Topf, ciò non fu certo dovuto al fatto che essi fossero migliori di quelli delle altre ditte - al contrario! - , ma dipese al fatto che costavano molto meno: un forno Kori a una muffola, senza accessori, costava 4.500 RM, un forno Topf a 2 muffole (terzo forno di Auschwitz) 6.378 RM.  Questo costo così competitivo (6.378 RM contro 9.000 RM a parità di camere di cremazione) dipendeva anche dal risparmio di materiale refrattario che si otteneva assemblando 2, 3 e 4 muffole 82.

b) Veniamo alla qualità dei refrattari. Già dal fatto che la Germania si trovava in guerra è facilmente intuibile che la qualità dei materiali refrattari impiegati per i forni crematori non poteva essere la stessa di quelli impiegati per i crematori civili in tempo di pace.
Non a caso la Topf, già alla fine del 1940, non forniva alcuna garanzia per i materiali refrattari neppure se si logoravano con un uso corretto dell'impianto:
    "Auf die regelrechte Abnutzung, namentlich der Roste, des Schamottemauerwerkes und anderer, dem Feuer ausgesetzer Teile bezieht sich die Gewähr nicht" 83.
Nella Betriebsvorschrift della Topf per il forno a 2 muffole si raccomanda di non superare i 1.100°C, in quella per il forno a 3 muffole, 1.000°C. Ciò significa che la muratura refrattaria del forno a 3 muffole poteva sopportare un carico termico inferiore: dunque questa muratura aveva un rapporto peso-qualità inferiore a quello della muratura del forno a 2 muffole, che era già notevolmente inferiore a quello dei forni civili.

c) Il logoramento della muratura refrattaria era causato essenzialmente dalle fiamme vive che la investivano. Ora, mentre nel forno a coke il calore necessario per la cremazione era fornito dalle fiamme vive che investivano continuamente la muratura refrattaria, nel forno elettrico questo calore era fornito da resistenze elettriche incandescenti.  Qui la muratura refrattaria subiva sollecitazioni molto minori, come risulta dalle esperienze del crematorio di Biel, riferite da Jakobskötter a p. 580 del suo articolo:
  • per il riscaldo, il forno elettrico richiedeva 388.000 Kcal, il forno a coke 2.100.000 Kcal;
  • per una settimana di lavoro di 6 giorni con 7 cremazioni, il forno elettrico richiedeva 880.000 Kcal, quello a coke 7.700.000 Kcal,
perciò il forno elettrico impiegava all'incirca l'11,5% del calore impiegato dal forno a coke, per contro, il forno a coke subiva una sollecitazione termica oltre 8 volte superiore.

Dunque la mia assunzione di una durata della muratura refrattaria di una muffola di un forno a coke di 3.000 cremazioni è addirittura ottimistica!

I crematori di Parigi e di Milano

In Body Disposal Zimmerman ha scritto:
    "In the late 1880s, two ovens were installed in a crematory in Southern Paris. The ovens were designed to cremate 5000 bodies per year or 2500 per furnace.
    Augustus Cobb, a leading cremation expert of the period, learned from the engineer who worked in the crematorium that "[a]lthough nearly four hundred bodies are burned in these furnaces every month, a close inspection of their walls showed no traces of fissures; and the same remark applies to the walls of the furnaces in the crematory in Milan [in Italy].
    Additional information on these ovens published in 1893 shows that from 1889 to 1892, 11,852 were cremated in these facilities. This number includes 3743 stillborn children, so that more than 8000 bodies from a representative population were incinerated in these two ovens" (p.16).
Il crematorio di Parigi summenzionato è quello del Père Lachaise, che però si trova nella zona est, non sud. In questo crematorio fu installato inizialmente un forno provvisorio sistema Gorini che entrò in funzione il 22 ottobre 1887 84. Il forno definitivo, sistema Toisul e Fradet, entrò in funzione il 5 agosto 1889 85.  Nelle mie Osservazioni ho affermato che le cifre dei cadaveri cremati furono di 49 nel 1889, 121 nel 1890, 134 nel 1891, 159 nel 1892 e 189 nel 1893 (punto 28). In My Response Zimmerman obietta che le cifre da me riportate si riferiscono soltanto alle cremazioni ordinate dalle famiglie; oltre a queste, vi furono altre due categorie di cremazioni, quella "for paupers and dissecting tables". Non si capisce in quale categoria rientrino i "3743 stillborn children" menzionati nel suo articolo precedente.
Ora è vero che nel crematorio del Père Lachaise vi furono altre cremazioni oltre a quelle che ho elencato, ma cremazioni di che cosa?
In una statistica risalente al 1904 (spero che Zimmerman non abbia nulla da eccepire sulla data) per gli anni 1889-1892 viene indicato lo stesso numero di cadaveri che ho riportato sopra, ai quali vanno effettivamente aggiunte due categorie, una di "Anatomienleichen" (7.429 dal 1889 al 1892), l'altra di "Embryos" (3.960 dal 1889 al 1892) 86. Che cosa sono gli "embrioni" lo sanno tutti. Ma che cosa sono le "Anatomienleichen": cadaveri sezionati e pezzi di cadaveri sezionati nei teatri di anatomia. Non si può certo credere che il cuore di un cadavere, il fegato di un altro, una gamba di un altro ancora, il cervello di un quarto, le viscere di un quinto cadavere venissero cremati singolarmente, perciò qui bisogna parlare non di 7.429 cadaveri, ma di 7.429 parti di cadaveri. Proprio per questa ragione nelle statistiche ufficiali sulla cremazione dei cadaveri questa categoria viene conteggiata a parte.
D'altra parte il forno Toisul e Fradet e i forni degli anni Trenta e Quaranta non si possono confrontare direttamente perché, come ho già spiegato nelle mie Osservazioni, questo impianto mastodontico era strutturato su tre piani e le sue masse refrattarie erano imponenti.

Per quanto riguarda il crematorio di Milano, che viene accumunato a quello di Parigi, la fonte di Zimmerman prende un abbaglio madornale. In tale impianto, dal 1876 al 1883 furono eseguite 271 cremazioni 87, dal 1884 a 1893 88 486 cremazioni 89 , perciò esso viene addotto falsamente come esempio di lunga durata delle muratura refrattaria dei forni che vi furono installati in successione.

LE CREMAZIONI "MULTIPLE"

Lasciando da parte le dichiarazioni dei testimoni "oculari", che valgono quanto le dichiarazioni di Zimmerman, il nostro professore, per dimostrare la realtà delle cremazioni "multiple", si affida alla lettera di Bischoff del 28 giugno 1943. Egli crede - forse seriamente - che questo documento costituisca per me un "dilemma". In Body Disposal egli scrive:
    "The real dilemma for Mattogno was in the Bauleitung figures given on June 28, 1943, discussed earlier, that 4416 bodies could be burned in a 24 hour period in the four new crematoria, or 2208 in a 12 hour period. When the 7840 kilograms of coke usage for a 12 hour period are divided by the 2208 bodies which could be cremated in a 12 hour period, the average comes out to about 3,5 kilograms per body" (p.25).
Questi dati - che preciserò meglio sotto - non solo non sono per me un "dilemma", ma sono una delle due prove fondamentali dell'assurdità tecnica della capacità di cremazione che appare in quella lettera.

Il vero "dilemma" esiste per Zimmerman: se si poteva cremare un cadavere in 15 minuti con 3,5 kg di coke, come si spiega il fatto che il forno di Gusen consumò un quantitativo minimo di coke 9 volte superiore? Se era così semplice risparmiare il 92% del combustibile in un periodo in cui la Germania non si poteva permettere di sprecare nulla, tantomeno il coke (e se era così semplice risparmiare il 75% del tempo di cremazione), perché a Gusen non fu attuata questa miracolosa cremazione "multipla"? Perché per ogni cremazione furono buttati via circa 27 kg di coke?

L'Aktenvermerk di Jährling del 17 marzo 1943 calcola il consumo di coke dei crematori di Birkenau per 12 ore di funzionamento. Per i crematori II e III sono previsti 2.800 kg di coke per ciascuno, per i crematori IV e V 1.120 kg di coke per ciascuno 90. La lettera di Bischoff menzionata sopra attribuisce una capacità di cremazione di 1.440 cadaveri in 24 ore - dunque 720 cadaveri in 12 ore - a ciascuno dei crematori II e III, e una capacità di 768 cadaveri in 24 ore - dunque 384 in 12 ore - per ciascuno dei crematori IV e V.

Se questi dati fossero reali, il consumo di coke per ogni cadavere sarebbe di (2.800 : 720 =) circa 3,9 kg per i crematori II/III e di (1.120 : 384 =) circa 2,9 kg per i crematori IV/V.

Ora, per quanto riguarda il consumo di coke dei forni Topf, l'unico dato documentariamente accertato è quello del forno di Gusen.

Nel periodo di maggior attività, dal 31 ottobre al 12 novembre 1941 il forno di Gusen cremò 677 cadaveri con un consumo di 345 carrelli di coke = 20.700 kg. Il consumo di coke per ogni cadavere fu dunque mediamente di (20.700 : 677 =) circa 30,6 kg. Questo risultato sperimentale è perciò il punto di partenza obbligato di una discussione scientifica dell'argomento.

Il forno a 2 muffole di Auschwitz era strutturalmente simile al forno di Gusen, per cui, senza entrare in dettagli tecnici, si può dire che il consumo di coke dei due tipi di forno era approssimativamente uguale.

Il forno a 3 muffole dei crematori II/III non era altro che un forno a due muffole con una terza muffola interposta. E' vero che la muffola centrale godeva del vantaggio termotecnico dei gas combusti ad alta temperatura provenienti dalle due muffole laterali che riducevano molto il suo consumo specifico di coke, tuttavia le due muffole laterali non godevano di alcun beneficio termotecnico, perché il flusso dei gas provenienti dai gasogeni andava in direzione della muffola centrale, da dove si immetteva nel condotto del fumo.  Dunque le due muffole laterali riscaldavano la muffola centrale ma non erano essa riscaldate. Ne consegue che due muffole laterali avevano un consumo di coke approssimativamente uguale a quello del forno a due muffole.

Concludendo, le due muffole laterali si comportavano come un forno a 2 muffole: cremavano nello stesso tempo - circa un'ora 91 - e richiedevano lo stesso quantitativo di combustibile - circa 30 kg di coke.

Anche supponendo che la muffola centrale non consumasse calore, la cremazione di 3 cadaveri avrebbe comunque richiesto in media [(30 + 30) . 3 =] circa 20 kg di coke.

Nel forno a 8 muffole ciascuno dei 4 gasogeni serviva 2 muffole: i gas di combustione passavano dalla prima alla seconda muffola, e da qui si immettevano nel condotto del fumo.

Supponendo anche qui che la seconda muffola non consumasse calore, la cremazione di 2 cadaveri avrebbe richiesto in media (30 : 2 =) 15 kg di coke.

Zimmerman immagina che il consumo medio di coke di "about 3,5 kilograms per body" dipendesse dalla cremazioni "multiple", il che, per i forni di Birkenau, secondo i dati della lettera di Bischoff del 28 giugno 1943, significa 4 cadaveri in una muffola in un'ora.

Vediamo quanto sia fondata questa ipotesi.

Gli unici impianti a coke in cui avveniva l'equivalente di una cremazione multipla erano i forni per la combustione delle carogne animali. La ditta produttrice più importante era la H. Kori di Berlino.

Il modello di forno 1a poteva bruciare 250 kg di sostanza organica in 5 ore con un consumo di 110 kg di carbon fossile, ossia l'equivalente di 4 cadaveri di circa 62,5 kg in 75 minuti e con un consumo di 27,5 kg di carbon fossile per ogni cadavere.

Il modello con le prestazioni maggiori, il forno 4b, poteva bruciare 900 kg di sostanza organica in 13,5 ore con un consumo di 300 kg di carbon fossile. Ciò equivale, ad esempio, alla cremazione simultanea di 15 cadaveri di 60 kg con un tempo medio di 54 minuti e un consumo di 20 kg di carbone per cadavere.

Questi risultati sperimentali dimostrano che aumentando il carico della sostanza organica da bruciare, aumentava corrispondentemente sia il consumo di combustibile, sia la durata del processo di combustione, perciò nei forni di Birkenau le cremazioni "multiple", se fossero riuscite, non avrebbero dato alcun vantaggio effettivo per quanto riguarda la durata e il consumo di coke delle cremazioni.

Dunque le cremazioni "multiple" avrebbero soltanto moltiplicato la durata del processo di cremazione e il consumo di coke per il numero dei cadaveri caricati nelle muffole.

Dico "se fossero riuscite" perché, come abbiamo già visto, Kurt Prüfer dichiarò a questo proposito:
    "In my presence two corpses were pushed into one muffle instead of one corpse. The furnaces could not stand the strain".
La cremazione di più cadaveri in una muffola in un forno progettato per cremare un cadavere alla volta avrebbe infatti comportato dei problemi termotecnici insuperabili.

Qui mi limito ad accennare rapidamente ai più importanti in relazione al forno a 3 muffole 92.

Una cremazione senza bara in un forno a coke si svolgeva in due fasi principali: quella endotermica iniziale, della vaporizzazione dell'acqua del cadavere, che sottraveva una grande quantità di calore e abbassava la temperatura della muffola, e quella esotermica finale (fino all'apice della combustione principale del cadavere), nella quale il cadavere bruciava producendo calore.

Nella prima fase del processo di cremazione, la vaporizzazione dell'acqua di 4 cadaveri in una muffola avrebbe portato ad un drastico abbassamento della temperatura del forno e dei fumi, con conseguente diminuzione del tiraggio. La diminuzione del tiraggio del camino avrebbe avuto come effetto la diminuzione del tiraggio del focolare, che da esso dipendeva, risolvendosi in una diminuzione del regime di griglia del forno e perciò della disponibilità di calore nel momento in cui esso era più necessario. L'abbassamento della temperatura della muffola al di sotto dei 600°C avrebbe provocato ulteriori effetti deleteri: gli idrocarburi pesanti formatisi dalla gasificazione del cadavere sarebbero rimasti incombusti; a temperature inferiori i cadaveri si sarebbero soltanto carbonizzati.

L'introduzione di 4 cadaveri in ogni muffola avrebbe inoltre comportato problemi fisici di tiraggio. I corpi avrebbero ostruito le tre aperture intermuffola che collegavano le muffole laterali a quella centrale, ostacolando il passaggio dei prodotti della combustione dei gasogeni. I 4 cadaveri collocati sulla griglia della muffola centrale avrebbero ostruito gli spazi esistenti tra le barre della griglia, ostacolando ulteriormente il passaggio dei gas del gasogeno per immettersi nel condotto del fumo. Ciò avrebbe ulteriormente diminuito il tiraggio del camino e quello del focolare, con una ulteriore diminuzione della disponibilità di calore.

Se, per qualche miracolo termotecnico, si fossero superate tutte queste difficoltà, nella fase esotermica della combustione principale, i 4 cadaveri, insieme al flusso dei gas del gasogeno, avrebbero superato abbondantemente il carico termico delle muffole, cioè avrebbero prodotto una quantità di calore superiore a quello che la muratura refrattaria poteva sopportare, danneggiandola (fusione dei refrattari).

Infine, i 12 cadaveri cremati in ogni forno in un'ora, insieme ai gas prodotti dai gasogeno, avrebbero prodotto una quantità di fumi tanto grande che il camino del crematorio, calcolato per un uso normale (un cadavere per muffola all'ora) , non avrebbe potuto smaltire.

Concludendo: nel forno a 3 muffole la cremazione di 4 cadaveri per muffola, se fosse riuscita, avrebbe richiesto non meno di (30 x 8 =) 240 kg di coke, e la durata del prcesso di cremazione sarebbe risultato di circa 4 ore.  La capacità dei crematori II/III sarebbe stata dunque di 360 cadaveri in 24 ore ciascuno, il consumo di coke di 20 kg per cadavere; la capacità dei crematori IV e V sarebbe stata di 192 cadaveri in 24 ore, il consumo di coke di circa 15 kg di coke.

Dunque i dati della lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 sono tecnicamente assurdi.

E soltanto degli sprovveduti come Zimmerman li possono prendere sul serio.

La durata del processo di cremazione ad Auschwitz

I risultati eccezionali del forno di Gusen non si possono applicare ai forni a 2 muffole del crematorio I di Auschwitz perché essi dipendevano da due fattori essenziali:
  1. la particolare struttura della griglia del forno di Gusen
  2. l'impiego di un impianto di tiraggio aspirato.
Le griglie delle muffole del forno di Gusen erano costituite da barre incrociate che formavano otto aperture rettangolari di cm 30 x 25 circa. Dunque la combustione principale del cadavere iniziava nella muffola, ma si svolgeva in buona parte nel sottostante cenerario, perciò la muffola si liberava relativamente presto (dopo circa 40 minuti) e vi si poteva introdurre un altro cadavere.

I forni di Auschwitz avevano invece una griglia della muffola completamente diversa e molto meno efficiente.  I due forni del crematorio I ricostruiti dai Polacchi nel dopoguerra utilizzando i pezzi originali smontati dalle SS presentano una griglia della muffola costituita da piastre di monolito sagomate e disposte ad incastro con incavi che formano fessure larghe circa 5 centimetri. Con questo tipo di griglia, nella muffola doveva avvenire non solo la combustione principale, ma anche la postcombustione dei residui del cadavere. La durata del processo era pertanto necessariamente maggiore.

Quale fosse l'efficienza di questi forni risulta dal seguente fatto.

Il 1° giugno 1942 Bischoff scrisse una lettera a Kammler per informarlo del danneggiamento del camino del crematorio I nella quale precisò:
    "Il camino ha subìto danni per il surriscaldo a causa dell'utilizzo continuato (funzionamento giorno e notte)" ["Durch die fortgesetzte Inbetriebnahme (Tag- und Nachtbetrieb) hat der Kamin durch Überhitzung Schaden erlitten"] 93.
Sia il Kalendarium di Danuta Czech sia Pressac escludono qualunque relazione di questo guasto con la cremazione dei cadaveri dei presunti gasati. Dunque nel maggio 1942 nel crematorio dello Stammlager furono cremati unicamente i cadaveri dei detenuti morti al campo.

Bischoff era stato informato del danneggiamento del camino il 30 maggio 1942 dall' SS-Oberscharführer Josef Pollok nella sua qualità di incaricato degli affari di polizia edilizia 94, perciò l'inconveniente si era manifestato in precedenza. Nella seconda metà di maggio, il periodo di maggiore mortalità fu quello dal giorno 19 al giorno 29, in cui morirono circa 1.450 detenuti, in media circa 132 al giorno.

La lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 attribuisce ai 3 forni a 2 muffole del crematorio I una capacità di cremazione di 340 cadaveri in 24 ore, corrispondente ad una durata media di circa 25 minuti per cremazione, la quale è praticamente uguale a quella ennoneamente supposta da Zimmerman. Se ciò fosse vero, nella seconda metà di maggio i forni avrebbero cremato i circa 1.450 cadaveri suddetti con un funzionamento giornaliero di poco più di 9 ore, ossia con un semplice turno diurno. Ma poiché fu necessario un funzionamento dei forni giorno e notte, la loro capacità di cremazione era notevolmente inferiore. Se si assume la durata normale del processo di cremazione di un'ora, i forni furono in attività per circa 22 ore al giorno, appunto con un funzionamento giorno e notte.

L'altra differenza tra il forno di Gusen e quelli del crematorio I di Auschwitz è il fatto che a Gusen l'impianto di tiraggio aspirato serviva 2 muffole, nel crematorio di Auschwitz ne serviva 6, perciò era meno efficiente.  Dopo la ricostruzione del camino nell'agosto 1942, l'impianto di tiraggio aspirato fu eliminato del tutto.

Nel forno a 3 muffole la griglia delle muffole era costituita da barre disposte trasversalmente ad una distanza di circa 20 cm l'una dall'altra: la combustione principale si svolgeva nella muffola e i residui cadevano attraverso le aperture della griglia nel cenerario, dove avveniva la postcombustione (in circa 20 minuti secondo le istruzioni di servio della Topf). Inoltre i forni di Birkenau funzionarono senza impianto di tiraggio aspirato 95.

Dunque la capacità di cremazione del crematorio I che appare nella lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 non ha alcun fondamento reale, e ciò vale anche per i forni di Birkenau, che erano meno efficienti del forno di Gusen.

L'impianto di tiraggio aspirato del forno di Gusen

Zimmerman scrive:
    "However, he did not cite any evidence to this effect nor did he provide evidence that the Gusen oven had any features that differed from the Auschwitz ovens. The cost sheets for the Gusen double muffle oven installed in October 1941 lists no such item" (p.19).
Questa affermazione è falsa. La Rechnung Nr. D 41/107, redatta dalla Topf il 5 febbraio 1941, elenca gli elementi costitutivi del forno, tra cui
    "umlegbaren Schronstein von 4 m Höhe, Saugzuganlage" 96.
Nell' avviso di spedizione del 12 dicembre 1940 , tra le "Teile zum Einäscherungs-Ofen", appare menzionato:
    "1 Wagen für die Gebläse-Station mit 3 Gebläsen" 97.
Questi 3 soffianti servivano uno per i due bruciatori - perché il forno originariamente era progettato per il funzionamento a nafta -, uno per l'apporto dell'aria di combustione nelle muffole, il terzo per il Saugzuganlage.

Zimmerman dichiara:
    "At the time I wrote the body disposal study I did not have access to the full Topf file on the Gusen ovens.  I only had a few documents from that file. Thanks to the efforts of Ulrich Roessler of The Holocaust History Project, I now have the complete file NS 4 Ma/54" (p.14).
Se dunque Zimmerman possiede "the full file on the Gusen oven" è chiaro che la sua menzogna è intenzionale.

ORIGINE E NECESSITA' DEI CREMATORI DI BIRKENAU

Zimmerman scrive:
    «In the study (Body, 12) I cited an article by camp historian Danuta Czech that the negotiations for the four crematoria began in July 1942, before the announcement of planned expansion to 200,000 on August 15.
    Elsewhere, Czech cites a Bauleitung 98 document from July 1, 1942 as follows:
    "The Central Construction Administration of the Waffen SS and Police in Auschwitz contacts the companies that have already carried out building contracts in Auschwitz C.C [Concentration Camp].  It asks the Huta [Engineering Company] and Lenz Industrial Construction Company of Silesia, located in Kattowitz to submit proposal to build new crematoriums" (Italics added)".
    Mattogno's response is to cite the following Aktenvermerk of August 21, reproduced by Jean-Claude Pressac:
      "Regarding the construction of a 2nd crematorium with 5 3-muffle furnaces, together with the ventilation and air extraction systems, it will be necessary to await the results of negotiations already under way with the Reich Main Security Office on the subject of rationed materials" (Italics added).
    Mottogno then announces:"Therefore, no decision to construct Crematory II had yet been made [by August 21]" (Reply, 7, italics added).
Before continuing, I need to strongly emphasize that nowhere in the body disposal study did I ever state the contract negotiations for any of the crematoria were completed or when any final decisions were made. I only stated, on the basis of Czech, when they began and in a footnote when the authorization was given to begin (Body, note 80)» (pp. 26-27).

Dunque l'intera argomentazione si fonda "on the basis of Czech". Da buon dilettante, Zimmerman si affida ciecamente a Danuta Czech, ma la sua fiducia è molto mal riposta. Il documento da lei citato nel Kalendarium di Auschwitz 99 si riferisce infatto soltanto al crematorio II. Francziszek Piper lo riassume correttamente come segue:
    "With the completion of the first stage of planning on July 1, 1942, the Zentralbauleitung offered two construction firms, Huta Hoch- und Tiefbau AG and Schlesische Industriehaus 100 und CO AG in Kattowitz, which had been cooperating with the camp for some time, to undertake the construction of the crematorium building (number II)" 101 (corsivo mio).
Zimmerman conosce bene quest'articolo, perché lo cita nella nota 14 di Body Disposal. Ecco dunque un altro brillante esempio di uso opportunistico delle fonti. Trovandosi di fronte a due resonconti contraddittori di un documento, egli si è completamente disinteressato del documento originale e ovviamente ha scelto la versione che gli faceva comodo!

Se Zimmerman ha ancora qualche dubbio al riguardo, si faccia procurare il documento originale dal suo mecenate Ulrich Roessler e lo pubblichi!

Il fallace riassunto che D.Czech fornisce di questo documento ha una motivazione chiaramente ideologico-propagandistica, come risulta da ciò che ella scrive nel saggio che Zimmerman invoca in Body Disposal, cioè "Origins of the Camp, Its Construction and Expansion" pubblicato nel libro "Auschwitz: Nazi Death Camp" (nota 80 e 52).

Ecco infatti che cosa D.Czech scrive in questo saggio secondo la traduzione ufficiale in italiano di tale libro:
    "Fin dal luglio dello stesso anno l'Ufficio Edilizio, divenuto nel frattempo Direzione Centrale per l'Edilizia delle formazioni militari delle SS e della Polizia di Auschwitz, responsabile della costruzione dei campi di Auschwitz e Birkenau, diede inizio alle trattative con numerose ditte per l'installazione non di due, ma di quattro grandi crematori e rispettive camere a gas 102 " (corsivo mio). 103
En passant, in questo passo si dice chiaramente che la Bauleitung di Auschwitz nel luglio 1942 era già stata promossa a Zentralbauleitung. Ora - tornando alle questioni terminologiche - sebbene in Body Disposal abbia fatto specifico riferimento a questo passo 104 (p.12 e nota 80), Zimmerman ha continuato ad usare a sproposito il termine Bauleitung. Un altro esempio della sua superficialità e del suo dilettantismo.

Pertanto, essendo il resonconto di Danuta Czech falso, è falsa anche la conclusione di Zimmerman dell' "inizio" delle trattative dei presunti "new crematoriums" fin dal 1° luglio 1942. Ciò è ulteriormente smentito dalla "Übersicht" di Bischof del 30 luglio 1942 relativa ai Bauwerke che dovevano essere costruiti nel terzo anno finanziario di guerra ("die…im dritten Kriegswirtschaftsjahre zu errichten sind"), la quale, per il Kriegsgefangenenlager (il campo di Birkenau) menziona soltanto la voce "Krematorium" 105, al singolare e senza numero, il che significa che ancora il 30 luglio non doveva essere costruito nessuno dei restanti tre crematori.

L'AMPLIAMENTO DEL CAMPO DI BIRKENAU E LA NECESSITA' DEI CREMATORI

La forza del campo

Accertato che la decisione di costruire i crematori III, IV e V fu presa nell'agosto 1942, vediamo quale ne fu il contesto storico.

Io affermo che tale decisione fu presa in conseguenza di due fatti:
    1) l'ampliamento della forza del campo d 200.000 detenuti
    3) la terribile epidemia di tifo che infuriava nel campo.
Il fattore essenziale fu dunque la mortalità in funzione della forza.

Per quanto riguarda il primo punto, nella sua risposta Zimmerman scrive:
    "My guess is that if Mattogno had documetation for his assertion that the 200,000 was planned in July he would have cited it by now" (p.28).
Il nostro professore si illude molto se crede che io sprechi la mia ottima "documentation" per un dilettante come lui. Qui però voglio fare un'eccezione.

Nella lettera del 3 agosto 1942 indirizzata al capo dell' Amt CV del WVHA, Bischoff scrive 106:
    "Da sich inzwischen die Belegstärke vergrössert hat und verschiedene andere Gesichtpunkte berücksichtigt werden mussten, wurde der beiliegende Lageplan Nr. 1453 vom 8.7.42 aufgearbeitet, welcher zusätzlich folgende Baracken enthält:".
Queste baracche supplementari erano: „24 Unterkunftbaracken 2 Revierbaracken 1 Vorratsbaracke" per la Bauabschnitt I e "36 Unterkunftbaracken 4 Wäschereibaracken 4 Revierbaracken" per ciascuno delle Baubaschnitte II e III.

Si tratta dunque di 96 „Unterkunftbaracken" supplementari rispetto alla pianta dell'8 luglio. Bischoff aggiunge:
    "Die Erweiterung der Planung hat anlässich des Reichsführer-Besuches am 17. und 18. Juli 1942 dem Amtsgruppenchef C SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Dr. Ing. Kammler vorgelesen".
In questa lettera, redatta - sottolineo - il 3 agosto 1942, Bischoff scrive ancora:
    "Ausserdem wurde der Liegeplatz für das neue Krematorium anschliessend an das Quarantänelager festgelegt".
Dunque ancora il 3 agosto 1942 il capo della Zentralbauleitung di Auschwitz sapeva di un solo crematorio, quello che poi divenne il crematorio II.

Quale forza prevedeva questa pianta menzionata sopra?

Per quanto mi consta, non si conosce alcuna pianta dell'8 luglio 1942, ma nella lettera all' "Amt C V" del WVHA (cioè a Kammler) del 29 giugno 1942, Bischoff scrive che
    "laut Befehl des Reichsführer SS und Chef der Deutschen Polizei das Lager von 125.000 Kriegsgefangenen auf 150 000 Kriegsgefangene erweitert werden soll".
Dunque la pianta dell' 8 luglio doveva prevedere una forza di 150.000 detenuti.

Dopo la sua visita ad Auschwitz il 17 e 18 luglio 1942, Himmler decise un nuovo "Erweiterung" del campo. Per quale forza? Vediamo.

Dwork e van Pelt hanno pubblicato la pianta di una "Unterkunftbaracke für ein Gefangenenlager" la quale reca un "Fassungsvermögen" di "ca. 550 Mann". Questa cifra è cancellata da un tratto a matita e sopra appare la cifra manoscritta di "744" 107.

Dunque le 96 baracche supplementari dovevano contenere almeno (96 x 550 =) circa 52.800 detenuti, che aggiunti ai 150.000 già previsti portavano la forza a circa 202.800 detenuti.

Con ciò è dimostrato il primo punto della mia tesi. Veniamo al secondo.

L'agosto 1942 fu il mese in cui si verificò la mortalità più alta in tutta la storia del campo di Auschwitz.  In tutto il mese morirono circa 8.600 detenuti 108, quasi il doppio della mortalità di luglio (circa 4.400 decessi).  Il primo indizio della decisione di costruire i restanti tre crematori risale al 14 agosto (data in cui fu elaborata la pianta 1678 del crematorio IV/V). Fino al giorno 13, erano già morti oltre 2.500 detenuti, con una mortalità media di oltre 190 decessi al giorno. Dal 14 al 19 agosto (il giorno al quale si riferiscono le discussioni riassunte nell'Aktenvermerk del 21 agosto) la mortalità fu ancora più alta: circa 2.400 decessi, in media circa 400 al giorno. La punta massima si ebbe il 19 agosto, quando si verificarono più di 500 decessi. Il 1° agosto la forza del campo maschile era di 21.421 detenuti. Fino al giorno 19 morirono 4.113 detenuti, in media 216 al giorno, di cui 1.675 dal 14 al 19, in media 279 al giorno. La forza media dal giorno 1 al giorno 19 fu di circa 22.900 detenuti.

Che cosa sarebbe accaduto se fosse scoppiata un'altra epidemia di tifo con una forza di 200.000 detenuti?

La ragione della decisione di costruire altri tre crematori è tutta qui.

Il "mito" del tifo

Zimmerman ha l'impudenza di intitolare uno dei paragrafi delle sue elucubrazioni "The Typhus Myth" (Body Disposal, p.2). Questo "mito" sarebbe dimostrato dai certificati di morte attualmente disponibili, in riferimento ai quali Zimmerman scrive in Body Dosposal:
    "It is known on the basis of these certificates that very few prisoners died from typhus. They show that only 2060 of the 68,864 deaths were from typhus".
Egli rileva poi che in questi certificati molte cause di morte sono anomale o false, e conclude:
    "How then can the death certificates be explained if the stated causes do not conform to physical reality?  The only explanation is that the camp authorities were engaged in a massive killing campaign of registered prisoners. Part of this has to do with typhus" (p.5).
In My Response Zimmerman precisa
    "that most of the sick prisoners were being murdered en masse in Auschwitz because it was easier to kill them than to hospitalize them" (p.31).
Dunque, se intendo bene, "most of the sick" di tifo venivano uccisi.

In quanti casi i certificati di morte "stated causes do not conform to physical reality"?

Zimmerman ne menziona due.
    "In some cases children were said have died from "decrepitude", an affliction of the aged" (p.5).
In realtà la fonte di Zimmerman 109 menziona un solo caso di questo tipo, uno su 68.864! Come si può pretendere seriamente che questa causa sia una falsificazione intenzionale e non un semplice errore? I medici SS erano davvero così imbecilli?

Passiamo al secondo caso:
    "Kielar's description is borne out by the death certificates of 168 prisoners who were shot on May 27, 1942 but whose cause of death was listed as "heart attack" (p.6).
Con ciò siamo al massimo a 169 cause di morte documentate, 169 su 68.864, ossia lo 0,2%. E questa sarebbe la prova della presunta falsificazione in massa delle cause di morte dei certificati?!

Zimmerman afferma che durante l'epidemia di tifo i detenuti malati venivano uccisi in massa. Vediamo che cosa accadde nel mese in cui l'epidemia di tifo raggiunse l'apice: l'agosto 1942.
Dal punto di vista olocaustico, una "selezione" di malati per la "gasazione" esiste soltanto se è attestata da documenti o da testimonianze; in caso contrario, non esiste. Nel suo Kalendarium Danuta Czech ha raccolto diligentemente e registrato tutta la documentazione che dimostra, a suo avviso, le singole "selezioni". Per l'agosto 1942 nel Kalendarium figurano 3 "selezioni":
    3 agosto: 193 "gasati"
    10 agosto: un numero imprecisato di "gasati"
    29 agosto: 746 "gasati".

    In cifra tonda, potremmo dire: 1.500 "gasati".
Tutti gli altri decessi furono dunque dovuti a cause "naturali". Ora, nell'agosto 1942 vi furono complessivamente 8.600 decessi, di cui 7.100 furono dovuti a cause "naturali". Da che cosa fu causata quest'altissima mortalità se non dal tifo? Come si vede, questo "mito" era veramente micidiale.

Sulla ragione dell’esiguo numero di cause di morte connesse al tifo mantengo pienamente tutto ciò che ho scritto nel punto 39 delle mie Osservazioni, cioè che la morte dei malati di tifo poteva essere dovuta a complicazioni subentrate a causa della prostrazione generale del loro fisico e dell’indebolimento del loro sistema immunitario, con l’aggravante della scarsezza dei medicinali.  A conferma di ciò posso addurre un documento, la nota “Bemerkungen Über die Behandlung mit Präprarat 3582/IGF/ bei Fleckfieber”. All’inizio di febbraio del 1943 ad Auschwitz fu sperimentato un nuovo farmaco contro il tifo petecchiale su 50 detenuti affetti da questa malattia, di cui 15 morirono durante la cura o subito dopo la fine di essa. La nota rileva:
    “Von den 15 Verstorbenen starben: 6 an Herzmuskelschwäche, 6 wegen toxischer Kachexie, 2 wegen Hirnkomplikationen (Encefalitis), 1 wegen eines in der Folge aufgetretenen Fiebers, dessen Ursprung nicht festgestellt werden konnte“.110

Dunque nessuno di questi 15 detenuti malati morì di „Fleckfieber“, ma questa malattia fu nondimeno la causa indiretta della loro morte.

IL RAPPORTO TRA LA FORZA DEL CAMPO E IL NUMERO DEI FORNI CREMATORI

L'esempio di Dachau

Zimmerman scrive:
    "The most informative comparison of oven needs versus camp expansion comes from the Dachau concentration camp. Dachau had six ovens. A total of 22,675 prisoners arrived at Dachau in 1940; 6255 in 1941, 12,572 in 1942, 19,358 in 1943 and over 76,000 in 1944. Therefore, the prisoner population of the camp had reached over 41,000 by the end of 1942, over 60,000 by the end of 1943 and over 137,000 by the end of 1944. By contrast, the registered Auschwitz camp population never reached more than 92,000 - 112,000 if 20,000 transit prisoners to be shipped to other camps are counted in the summer of 1944.  Moreover, there were typhus epidemics in Dachau in the winters of 1942-43 and 1943-44.  Therefore, Dachau should have undergone a dramatic expansion of its cremation capacity if the denier arguments about Auschwitz are correct.  Thus, at a time of typhus epidemics and a doubling of Dachaus's camp population, there were never more than six ovens. Why did Auschwitz need 52 ovens and Dachau only six?" (p.30).
Zimmerman comincia con la solita impostura: egli spaccia per "the prisoner population of the camp" coloro che furono portati al campo, come risulta da una pubblicazione ufficiale del Museo di Dachau 111, che fornisce le seguenti cifre:
    1040 22.675
    1941 6.135
    1942 12.572
    1943 19.358
    1944 78.635.
La popolazione del campo fu enormemente più bassa di quanto pretende Zimmerman. Le cifre reali sono le seguenti 112:

Periodo Forza reale Forza fittizia eccedenza
Dicembre 1942 14000 41000 27000
Agosto 1943 17000 60.000 a dicembre 43000
Dicembre 1944 47000 137000 90000
totale 160000
Con questa impostura, dunque, Zimmerman accresce la forza di Dachau di 160.000 detenuti che in massima parte erano stati trasferiti in altri campi.

Parallelamente, con un'altra impostura, egli riduce a 92.000 - o a 112.000 con i detenuti ebrei del Durchgangaslager - la forza massima del campo di Auschwitz, la quale "in the summer of 1944" raggiunse i 105.168 detenuti - o 135.168 con i 30.000 detenuti ebrei del Durchgangaslager. 113

Vediamo ora quale fu la mortalità che si verificò a Dachau in conseguenza dell'espansione del campo e delle epidemie di tifo dal 1940 al 1944 114:

1940
Mese Numero dei decessi Numero medio giornaliero
Gennaio / /
Febbraio 17 0.5
Marzo 86 2.7
Aprile 101 3.3
Maggio 87 2.8
Giugno 54 1.8
Luglio 34 1.1
Agosto 119 3.8
Settembre 134 4.4
Ottobre 171 5.5
Novembre 273 9.1
Dicembre 439 14.1
totale 1515 4.1


1941
Mese Numero dei decessi Numero medio giornaliero
Gennaio 455 14.6
Febbraio 393 14
Marzo 321 10.3
Aprile 227 7.5
Maggio 322 10.3
Giugno 219 7.3
Luglio 140 4.5
Agosto 104 3.3
Settembre 73 2.4
Ottobre 88 2.8
Novembre 110 3.5
Dicembre 124 4
totale 2576 7


1942
Mese Numero dei decessi Numero medio giornaliero
Gennaio 142 4.5
Febbraio 104 3.7
Marzo 66 2.1
Aprile 79 2.6
Maggio 98 3.1
Giugno 84 2.8
Luglio 173 5.5
Agosto 454 14.6
Settembre 319 10.6
Ottobre 207 6.6
Novembre 380 12.6
Dicembre 364 11.7
totale 2470 6.7


1943
Mese Numero dei decessi Numero medio giornaliero
Gennaio 205 6.6
Febbraio 221 7.8
Marzo 139 4.4
Aprile 112 3.7
Maggio 83 2.6
Giugno 55 1.8
Luglio 51 1.6
Agosto 40 1.2
Settembre 45 1.5
Ottobre 57 1.8
Novembre 43 1.4
Dicembre 49 1.5
totale 1100 3


1944
Mese Numero dei decessi Numero medio giornaliero
Gennaio 53 1.7
Febbraio 101 3.4
Marzo 362 11.6
Aprile 144 4.8
Maggio 84 2.7
Giugno 78 2.6
Luglio 107 3.4
Agosto 225 7.2
Settembre 325 10.8
Ottobre 403 13
Novembre 997 33.2
Dicembre 1915 61.7
totale 4.794 13.1

Dunque "at a time of typhus epidemics", nell'inverno del 1942-1943 e 1943-1944 la mortalità tra i detenuti fu effettivamente altissima: ben 9 al giorno durante prima ondata di tifo e 42 durante la seconda. Escludendo gli ultimi due mesi del 1944, quando al campo le condizioni cominciavano a diventare tragiche, la mortalità più alta si verificò nel gennaio 1941, con 455 decessi, in media 14,6 al giorno. Naturalmente ciò richiedeva una "dramatic (!) expansion" della capacità crematoria del forno Topf a due muffole riscaldato con coke del vecchio crematorio del campo!

Al pari del forno di Gusen, questo impianto era originariamente un forno mobile riscaldato con nafta che fu trasformato in forno a coke con l'aggiunta di due gasogeni laterali. La capacità di cremazione di questo forno doveva perciò essere uguale a quella del forno di Gusen. L'affermazione di Zimmerman è dunque ancora più ridicola, in quanto egli attribuisce a questo forno - e di conseguenza al forno di Dachau - una capacità di cremazione di 4,7 cadaveri l'ora (2 ogni 25,2 minuti!), 47 in 10 ore, 94 in 20 ore.

A che cosa dunque sarebbe servito un altro forno crematorio?

Eppure, nonostante ciò, a Dachau fu costruito un nuovo crematorio (la "Baracke X") nel quale furono installati 4 forni crematori Kori a una muffola riscaldati con coke. Il Kostenvoranschlag dell'impianto reca la data del 17 marzo 1942 115, un periodo in cui la mortalità media giornaliera era bassissima: 2 decessi al giorno. Il disegno dei forni fu eseguito dalla ditta Kori il 12 maggio 1942 116, ma, a quanto pare, l'impianto entrò in funzione soltanto nella primavera del 1943 117. Tuttavia in questo periodo - dal marzo 1942 al maggio 1943 - la mortalità media che si ebbe al campo fu appena di 3 decessi al giorno.

Dunque l'argomento si ritorce contro Zimmerman: perché furono costruiti altri 4 forni crematori se la mortalità era così bassa e se il forno a due muffole esisistente era più che sufficiente alla bisogna?

L'esempio di Gusen

Zimmerman scrive:
    "In the body disposal study I cited data from Gusen. Let us now look at the Gusen data and Mattogno's response. In 1944 Gusen expanded from two to three camps, but did not add any ovens.  Figures for Gusen show that 14,500 entered the camp in 1940 and 1941, 6000 in 1942, 9100 in 1943, 22,300 in 1944 and 15,600 in 1945. Death rates from 1940 to 1945 were very hight. From 1940 to 1944 slightly less than 25,000 of the 52,000 prisoners who entered the camp died. The population for the camp exceeded 22,000 by September 1944. Yet there was never more than one double muffle oven in Gusen.  As noted earlier, the Mauthausen authorities ordered another double muffle for Gusen, but never installed it" (p.29).
Dunque: perché a Gusen non furono installati altri forni in conseguenza dell'ampliamento del campo?

Vediamo anzitutto qual è il quadro della mortalità in questo campo. Riporto i dati relativi nelle tabelle che seguono:118


1941
Mese Numero dei decessi Numero medio giornaliero
Gennaio 220 7
Febbraio 250 9
Marzo 375 12
Aprile 380 13
Maggio 239 8
Giugno 199 7
Luglio 369 12
Agosto 479 15
Settembre 426 14
Ottobre 462 15
Novembre 887 30
Dicembre 986 32
totale 5272 14


1942
Mese Numero dei decessi Numero medio giornaliero
Gennaio 1303 42
Febbraio 497 18
Marzo 751 24
Aprile 211 7
Maggio 93 3
Giugno 135 5
Luglio 558 18
Agosto 562 18
Settembre 374 12
Ottobre 655 21
Novembre 552 18
Dicembre 1719 55
totale 7410 20


1943
Mese Numero dei decessi Numero medio giornaliero
Gennaio 1436 46
Febbraio 696 25
Marzo 546 18
Aprile 867 29
Maggio 268 9
Giugno 167 6
Luglio 180 6
Agosto 164 5
Settembre 192 6
Ottobre 154 5
Novembre 250 8
Dicembre 328 11
totale 5248 14


1944
Mese Numero dei decessi Numero medio giornaliero
Gennaio 311 10
Febbraio 167 6
Marzo 212 7
Aprile 145 5
Maggio 85 3
Giugno 203 7
Luglio 192 6
Agosto 242 8
Settembre 168 6
Ottobre 429 14
Novembre 943 31
Dicembre 994 32
totale 4091 11


Dunque la mortalità media di questi 4 anni fu di circa 15 decessi al giorno. La mortalità più alta si verificò nel gennaio 1943, con una media di 46 decessi al giorno. Il forno di Gusen, con funzionamento forzato, poteva cremare 2 cadaveri in circa 40 minuti (uno per ogni muffola), perciò poteva far fronte alla punta massima della mortalità con circa 15 ore di funzionamento. In base alla mortalità media, esso lavorò per circa 5 ore al giorno, per 6 ore compresa un'ora di riscaldo.

Che bisogno c'era di un altro forno?

L'esempio di Buchenwald

Nelle mie Osservazioni (punto 38) ho mostrato la metodologia capziosa di Zimmerman che, per i suoi confronti con Auschwitz, ha scelto i due esempi che, ingenuamente, credeva favorevoli alla sua tesi, quelli di Dachau e di Gusen esaminati sopra. Io gli ho obiettato che il caso di Bunchenwald invalida completamente la sua tesi.  Zimmerman pretende che io, su questo campo, avrei taciuto "some crucial information".  Ecco che cosa scrive a questo riguardo in My Response:
    "Not surprisingly, Mattogno did not reveal some crucial information about the installation of the additional six ovens in Buchenwald. Shortly after the installation of these ovens the camp began to undergo a dramatic expansion in its population. It rose from 9500 at the end of 1942 to over 37,000 by the end of 1943.  Buchenwald continued to grow until by September 1944 it held over 84,000 prioners.  Seen in light of the actual growth of the camp, the new six ovens were not unusual.  The Buchenwald authorities certainly must have anticipated this growth when the oven additions were made " (p.29).
Ora, è vero che il 31 dicembre 1943 la forza media del campo fu di 37.319 detenuti, ma è anche vero che i due forni entrarono in funzione rispettivamente il 23 agosto e il 3 ottobre 1942 119, e un evento verificatosi dopo 14 mesi non si propriamente dire che accadde "shortly after"! Ma sorvoliamo. Se il primo dei due forni entrò in funzione il 23 agosto 1942, la decisione di costruirli fu presa almeno nella primavera del 1942.

All'epoca, la situazione di fatto, secondo la statistica del "Krankenabau", era la seguente 120 :

periodo

forza media mortalità mortalità giornaliera
0 marzo - 2 maggio 6653 337 9.9
maggio - 31 maggio 6600 243 8.3
giugno - 28 giugno 7828 231 8.2
9 giugno - 2 agosto 8394 331 9.4
agosto - 30 agosto 9461 335 11.9


La forza media del campo si mantenne stabile intorno a 9.000 detenuti fino al gennaio 1943, poi cominciò a crescere gradatamente come segue 121 :

mese

forza
Gennaio

9719

Febbraio

11513

Marzo

12526

Aprile

13186

Maggio

14503

Giugno

14741

Luglio

16500

Agosto

18500

Settembre

22736

Ottobre

27736

Novembre

33379

Dicembre

36103



Qui, come negli esempi di Dachau e di Gusen, Zimmerman ha deviato furbescamente la discussione sulla forza del campo, come se io la considerassi l' unico fattore che portò alla decisione di costruire altri tre crematori a Birkenau. In realtà io considero il fattore essenziale la mortalità (provocata principalmente dall'epidemia di tifo) in funzione della forza del campo.

Ora, sebbene nel 1943 la forza media di Buchenwald sia stata di circa 19.300 detenuti, sia cioè aumentata del 232% rispetto alla forza media del 1942 (circa 8.300 detenuti), la mortalità aumentò appena del 43% (dai 2.542 decessi del 1942 ai 3.636 del 1943) e la mortalità media giornaliera fu di appena 10 decessi.

Zimmerman fa un ragionamento retrospettivo, come se la Zentralbauleitung di Weimar-Buchenwald avesse progettato questo ampliamento del campo fin da prima dell'agosto 1942, ma la sua affermazione è "without any proof".  Ora, con la sua tipica ipocrisia farisaica, il nostro professore ha la sfrontatezza di rinfacciare a me la dichiarazione "without any proof" che la decisione di accrescere la forza di Auschwitz-Birkenau a 200.000 detenuti fu presa nel luglio 1942, e lo stesso rimprovero fa a Pressac, anch'egli reo di aver fatto una affermazione "without any proof". Un altro esempio dello squallido opportunismo di questo individuo.

Ma supponiamo pure che l'affermazione di Zimmerman fosse perfettamente documentata.  In tal caso la Zentrabauleitung di Weimar-Buchenwald avrebbe deciso la costruzione di 2 forni a 3 muffole in previsione dell'ampliamento del campo, ma anche in previsione di una mortalità proporzionata alla forza.

Il campo di Buchenwald raggiunse la sua forza massima nell'ottobre 1944 (85.900 detenuti), a causa dei trasporti di evacuazione di detenuti da altri campi. Non si può certo affermare seriamente che la Zentrabauleitung di Weimar-Buchenwald avesse previsto questo aumento di forza, perché allora avrebbe previsto la sconfitta della Germania.

Tuttavia, ammesso e non concesso che il fantomatico piano di espansione della primavera del 1942 comtemplasse proprio questa forza massima, essa, in base all'esperienza dei primi sei mesi del 1942 - in cui si verificarono 1.310 decessi con una forza media di 7.400 detenuti = circa 7 al giorno - avrebbe potuto prevedere anche una mortalità media di (85.400 : 7.400 X 7 = circa 81 decessi al giorno.

Ma allora a che servivano 6 muffole che - secondo Zimmerman - potevano cremare da 342 (una cremazione in 25,2 munuti) a 576 ( una cremazione in 15 minuti) cadaveri in 24 ore?

Dunque, perfino assumendo le ipotesi più assurde favorevoli alla tesi di Zimmerman, le conclusioni che ne derivano la contraddicono radicalmente.

Passando dalle ipotesi alla realtà. I 2 forni di Buchenwald furono ordinati e installati in un periodo in cui da mesi la mortalità giornaliera oscillava da 8 a 12 decessi. Perciò, facendo il ragionamento di Zimmerman sulla base dei dati reali, poiché la capacità di cremazione dei nuovi impianti era di 120 cadaveri in 20 ore, ossia 3.600 al mese, in due mesi essi avrebbero divorato l'intera popolazione del campo! D'altra parte, poiché tale capacità reale era almeno 10 volte più alta della mortalità massima del periodo suddetto, ne consegue che i forni avevano uno scopo criminale e servivano per cremare i cadaveri di uno sterminio in massa!

Il caso di Auschwitz

Nel marzo 1942 a Dachau morirono 66 detenuti, la mortalità dell'anno precedente era stata in media di 14 decessi al giorno, e nonostante ciò la Zentralbauleitung di München-Dachau progettò un nuovo crematorio con 4 forni.

A Buchenwald la mortalità media era di 8-12 decessi al giorno, e nonostante ciò la Zentrabauleitung di Weimar-Buchenwald progettò e fece installare 2 forni a 3 muffole.

Ad Auschwitz, nell'agosto 1942,
ad Auschwitz, dove - nell'agosto 1942 - la mortalità giornaliera fu di 277 decessi: quanti forni avrebbe dovuto progettare la Zentralbauleitung di Auschwitz?

Facciamo qualche rapido calcolo.

Dachau

Buchenwald Auschwitz
Mortalità nel mese in cui furono progettati i nuovi forni

66

337 8600
Numero delle nuove muffole

4

6 31 122


Dunque il numero delle nuove muffole di Auschwitz è 5,1 volte maggiore di quello di Buchenwald e 7,7 maggiore di quello di Dachau, ma la mortalità fu rispettivamente 25,5 e 130 volte maggiore. Se avesse adottato il medesimo criterio di scelta della Zentralbauleitung di Weimar-Buchenwald, la Zentralbauleitung di Auschwitz avrebbe dovuto progettare l'installazione di [(8.600 : 337) x 6 =] 153 muffole!

La forza "static" di Auschwitz

Zimmerman rileva ancora:
    "More importantly, I also noted that during the period of the typhus epidemic when the camp experienced its highest death rate for registered prisoners, the camp population remained static at about 30,000.  I cited a Bauleitung report dated July 15, 1942 - 12 days after the typhus epidemic hit the camp - which stated that for the time being the camp population would remain at 30,000 (Body 13).
Né qui né in Body Disposal Zimmerman menziona la fonte di questo documento. Poco male. La cifra di 30.000 detenuti appare in due rapporti di Bischoff del 15 luglio 1942:
  • l' „Erläuterungsbericht zum prov. Ausbau des Konzentrationslager Auschwitz O/S" 123, e
  • l' „Erläuterungsbericht zum Bauvorhaben Konzentrationslager Auschwitz O/S 124.
Tuttavia da nessuna parte è scritto che "the camp population remained static at about 30,000". Nella "Dienstliche Veranlassung" che appare a p. 2 del primo documento si legge:
    "Laut Befehl des Reichsführers-SS und Chef der Deutschen Polizei ist auf Gelände der ehemaligen polnischen Artilleriekaserne in Auschwitz O/S ein Konzentrationslager für vorerst 30000 Häftlinge zu errichten".
Nella "Dienstliche Veranlassung" del secondo documento, pagina 2, viene ripetuta la stessa frase con l'aggiunta:
    "gleichzeitig sind landwirtsch. Betriebe aufzubauen".
Entrambi i documenti si riferiscono esclusivamente allo Stammlager.

Il nostro sprovveduto professore, dunque, come al solito, non ha capito niente. Nel caso specifico, non credo neppure ad una sua impostura volontaria, perché egli non cita la fonte del documento che menziona: è chiaro che egli si affida a fonti di seconda o di terza mano. Qui dunque egli fornisce soltanto un'altra prova della sua crassa ignoranza documentaria e del suo dilettantismo.

OPEN AIR BURNING

Le fotografie aeree del 31 maggio 1944 e le mie presunte "three different versions"

Zimmerman scrive:
    "In my disposal study I had supposed that Mattogno received any information he had about this topic from John Ball. In the article Mattogno wrote with Franco Deana he had twice referred his readers to an article by Ball when discussing the gravesites in the area outside of the camp that appear on the May 31 photo.  He wrote: "John Ball demonstrates in the present volume that air photos taken of Auschwitz by the Allies show no traces of incineration in pits".
    I was able to show that Ball has lied consistently about these photos. Mattogno now states (Reply,3) that he possesses all of the aerial and surface photographs of Auschwitz from 1944. This is quite a revelation since he has given no less than three different versions of what is on this photo.  Mattogno writes that "if I change opinion concerning interpretation of specific points, that depends only upon progression of my studies, and not due to the fact that later books have published documents which I have already possessed" (Reply, 3).  But since he already had these photos, one wonders what could have changed on them to give varying accounts of their contents. Did he actually examine them or did he rely on Ball?  I strongly suspect that Mattogno was deceived by Ball but is now too embrassed to admit" (p.4).
Rispondo sinteticamente.
    1) Sono in possesso delle fotografie aeree di Auschwitz-Birkenau dal 1989-1990. Se Zimmerman non ci crede sono affari suoi. Se è curioso, dica ai suoi potenti congeneri di verificare presso i National Archives , Washington D.C., gli "Orders for Reproduction Services" a partire dal 1989.
    2) Non sono e non ho mai dichiarato di essere un esperto di fotogrammetria aerea, né posseggo gli strumenti tecnici per tentare un'analisi di questo tipo.
    3) Le fotografie aeree sono in bianco e nero e non è facile, a occhio nudo, distinguere particolari estremamente piccoli, soprattutto se intorno c'è vegetazione. Quanto ciò sia vero, risulta dal fatto che l'esperto di Zimmerman, Mr. Carroll Lucas, "a photo imagery expert with 45 years experience" (Body Disposal, p.42), nel suo "report", parla di «"possible" lines of people moving between the open hand dug trenches toward Crematorium V» (Body Disposal, p.43); dunque nonstante I suoi 45 anni di esperienza, nonostante la sua sofisticata strumentazione tecnica, egli non è riuscito a stabilire con certezza che cosa siano queste "lines".
    4) Nella mia analisi del documento sono stato in parte fuorviato dalle testimonianze"oculari", come quella di Nyiszli, invocato da Zimmerman a p. 40 di Body Disposal. Costui, con riferimento al periodo dello "sterminio" degli Ebrei ungheresi, ha scritto:
      "We set off in the direction of the thick twisting spiral of smoke. All those unfortunate enough to be brought here saw this column of smoke, which was visible from any point in the KZ, from the moment they first descended from the box cars and lined up for selection. It was visible at every hour of the day and night. By day it covered the sky obove Birkenau with a thick cloud; by night it lighted the area with a hellish glow" 125 (corsivo mio).
Se si considera che il campo di Birkenau misurava m 1.657,01 x 720, nelle fotografie aeree doveva apparire più di un chilometro quadrato coperto di fumo!

Per avere un punto di riferimento oggettivo, ho confrontato le fotografie del 31 maggio con quella del 13 settembre 1944 in cui sono perfettamente riconoscibili le nuvole di fumo provocate dalle esplosioni delle bombe.  Tuttavia nulla di simile appariva nelle fotografie del 31 maggio, perciò ho concluso che esse non presentavano tracce di fumo.
    5) Il mio riferimento a John Ball citato da Zimmerman appare nell' opera Grundlagen zur Zeitgeschichte (1994), nella quale è incluso anche un articolo di John Ball sulle fotografie aeree.  A p. 247 vi si legge:"Lediglich auf der Aufnahme vom 31. Mai 1944 sieht man hinter dem Krematorium V kleinere Rauchschwaden aufsteigen". Dunque John Ball ha contraddetto la mia affermazione.  In seguito al dibattito che è intercorso successivamente, anche grazie all'analisi di cospicui ingrandimenti delle suddette fotografie, mi sono convinto che John Ball su questo punto aveva ragione.
    6) A differenza di Zimmerman, che ha riconosciuto i suoi numerosi "errori" soltanto dopo la mia serrata critica, io ho riconosciuto il mio spontaneamente: nessuno Zimmerman mi ha costretto a farlo.  E nessuno Zimmerman mi ha costretto a fare le rettifiche che ho menzionato nell' "Author's Note" premessa alla traduzione inglese dell' articolo apparso in Grundlagen, la quale dimostra che le mie revisioni sono appunto il frutto del progredire dei miei studi, che continuano ancora anche su tale questione.

"Trash incineration"?

In Body Disposal Zimmerman ha scritto che
    "Mattogno claimed in 1995, that year following the publication of the May 31 photo, that the smoke was not from burning but most probably from trash" (p.41).
Io ho ribattuto che "non ho mai scritto una cosa simile né in questo opuscolo né altrove" (Osservazioni, punto 1).
L'opuscolo al quale mi riferivo è il mio articolo Auschwitz Holocaust Revisionist Jean-Claude Pressac.  The "Gassed" People of Auschwitz: Pressac's New Revisions pubblicato, appunto, come opuscolo, da Russell Granata nel 1995.

In My Response Zimmerman cita la seguente frase tratta dalla versione web dell'articolo summenzionato:
    "The small column of smoke rising from the courtyard near Crematory V which appears in the aerial photograph is consistent with outside trash incineration" (p.5).
Confermo pienamente ciò che ho già dichiarato: io non ho mai scritto - e, posso aggiungere - non ho mai pensato - una cosa simile (tra l'altro, all'epoca sapevo già perfettamente dell'esistenza di due Müllverbrennungsöfen nei crematori II e III).

La frase in questione è stata infatti inserita a mia insaputa dall'editore dell'articolo nella versione web. Infatti nella versione originale dell'articolo - l'opuscolo summenzionato , di cui Russell Granata ha pubblicato due edizioni - la frase in questione non appare.

Attività o inattività dei forni crematori?

In My Banned Holocaust Interview 126, in polemica con l'interpretazione di una delle due foto del 31 maggio 1944 del prof. Cajani, ho scritto:
    " The fact that smoke appears only in the courtyard of Crematorium V, and not from the crematoria chimneys, supposing that the smoke comes from a cremation facility, means only that this was the only facility then in operation; it is possible that they had recourse to such a facility when there was a shortfall in coke for the crematory ovens or when the crematoria were shut down for repairs.

    Danuta Czech writes in her Kalendarium that cadavers of Gypsies alleged to have been homicidally gassed on 2 August 1944, were cremated out in the open because the crematory ovens at that time were not working ("Denn die Krematoriumsöfen sind zu der Zeit nicht in Betrieb") " (p.43).

    Zimmerman taglia questo passo in modo che, ciò che "it is possible", diventa certo. Per evitare che il lettore possa verificare, egli non cita né il titolo né la pagina del mio libretto, che egli chiama semplicemente "the 1996 tract" (p.5); nella pagina precedente egli menziona "a publication entitled My Banned Holocaust Interview" senza alcuna indicazione, sebbene essa sia "very difficult to obtain", e senza neppure indicare la data: 1996. Perciò il lettore di Zimmerman non può sapere che cosa sia questo "1996 tract"!

Alla mia ipotesi dell'arsione all'aperto perché i crematori erano fuori servizio egli oppone due obiezioni.

La prima riguarda il riferimento al Kalendarium di Auschwitz. Zimmerman mi rimprovera di non aver menzionato la fonte di Danuta Czech! Questo rimprovero è piuttosto ipocrita perché anche Zimmerman, come fanno tutti, cita la pagina del Kalendarium senza menzionare la fonte, in quanto il Kalendarium stesso rappresenta una fonte!

La seconda obiezione è questa:
    "However, he could cite no sources which mention any oven failures during the Hungarian operation from mid May to mid July 1944".(p.5).
Lo accontento subito.

Ecco l'elenco dei lavori ordinati alla Schlosserei nel periodo in questione 127 :
  • "13.4.1944. Nr. 1483. Krematorium-Verwaltung. Przedmiot: (oggetto): Instandsetzung von 20 ofentüren u. 10. Kratzen in den Krematorien I und II (...). Ukonczono (terminato): 17.10.1944".
  • "1.6.1944. Nr. 1600. Krematorium-Verwaltung. Przedmiot: Instandsetzung von 30 Ofentüren der Krematorien III und IV , sowie Anfertigung von 4 Stück Feuerhaken" (...). Ukonczono: 7.6.1944".
  • "7.6.1944. Nr.1617. Krematorium-Verwaltung. Przedmiot: Lfd. aufallende Reparaturen in den Krematorien 1 - 4 vom 3.6. - 20.7.44. Ukonczono: 4.7.1944" 128.
L' Auftrag Nr. 1617 fa riferimento alla Bestellung della SS-Standortverwaltung Nr.337/4 del 31 maggio 1944, il che significa che i guasti da riparare si erano verificati prima di questa data.

Risulta dunque documentariamente dimostrato che il 31 maggio 1944 i quattro crematori di Birkenau erano in riparazione.

Un'ultima osservazione. In My Response Zimmerman scrive
    "Another piece of evidence that the ovens were functioning is a reference in a camp document dated June 1, 1944 - one day after the May photo was taken - to the production of four pieces of firehooks [feuerhaken] (sic!) for 30 ovens. Why have such devices for ovens that were not working?" (p.7).
Il nostro professore falsifica il testo del documento, che è l' Auftrag Nr.1600 del 1° giugno 1944 che ho citato sopra, trasformando la "riparazione di 30 porte dei forni" nella "production of four pieces of firehooks for 30 ovens".

Un altro esempio della deliberata malafede di Zimmerman, che, pur avendo accesso ai documenti che dimostrano che i crematori erano in riparazione, non solo non li menziona, ma li falsifica per dimostrare il contrario!

La sfrontatezza di questo impostore è veramente inaudita! E con farisaica ipocrisia, costui osa accusare me di tacere documenti compromettenti! (p.20).

Assenza di fumo dai camini dei crematori

I forni di Birkenau, essendo privi di recuperatore, che serviva a preriscaldare l'aria di combustione fino a 600°C, durante il funzionamento producevano inevitabilmente più fumo dei forni civili. Ciò risulta anzitutto dalle dichiarazioni di Prüfer che ho citato sopra e che voglio ripetere qui:
    "Normal crematoria work with prewarmed air so that the corpse burns quickly and without smoke.  As the crematoria in the concentration camps were constructed differently, this procedure could not be used.  The corpses burned more slowly and created more smoke, necessitating ventilation".

In secondo luogo, il fumo era un inconveniente che affliggeva anche i più sofisticati forni crematori civili. Ancora nel 1944 l'ing. Hans Keller condusse una serie di esperimenti per scoprire a che cosa fosse dovuta la formazione di fumo 129.

Che i camini dei crematori di Birkenau fumassero, risulta inoltre visivamente dalle fotografie pubblicate da J.C. Pressac alle pp.340-341 della sua prima opera su Auschwitz 130. Egli commenta così la fotografia 17 bis:
    "South/north view of the greater part of the south side of Krematorium II, probably taken in summer 1943.  (...). The Krematorium had already been at work, as we can see by the soot at the top of the chimney".
L'estremità del camino appara infatti fortemente annerita dalla fuliggine, che risulta ancor più evidente dal contrasto con la foto 17° pubblicata accanto, nella quale l'estremità del camino è ancora pulita.

Dal cospicuo deposito esterno di fuliggine ad oltre 15 metri di altezza dai condotti del fumo dei forni si desume che il camino, quando i forni erano in attività, non solo fumava, ma fumava molto.

Tuttavia, nelle fotografie aeree del 31 maggio 1944 nessuno dei 6 camini dei crematori di Birkenau fuma. Perché?

Costruiamo un sillogismo aristotelico:
  1. i camini durante il funzionamento dei forni fumavano
  2. nelle fotografie aeree del 31 maggio 1944 i camini dei crematori non fumano
  3. dunque: i crematori erano fuori servizio.
E poiché i crematori erano fuori servizio, i cadaveri dei detenuti immatricolati venivano arsi all'aperto.

Cremazione in massa?

Attendo fiducioso che Zimmerman pubblichi il "rapporto Lucas" per sapere quante fosse di cremazione costui ha individuato e dove sono localizzate. Naturalmente Zimmerman avvalorerà le affermazioni di Lucas pubblicando adeguati ingrandimenti delle fotografie aeree in questione con frecce che indicano le varie "fosse".

In Body Disposal Zimmerman ha riportato così le scoperte di un altro esperto, Mark van Alstine:
    "He has identified three burning pits in the area of the White Bunker (Mattogno states that there were four).131  Van Alstine is able to confirm from the foto the existence of three huts that were used for prisoner undressing near the White Bunker. (...). Van Alstine also confirms the existence of three pits near Krema V each of which he estimates to be about 1150 square feet for a total of 3450 feet of pit space" (p.42).
Sono curioso di vedere l'esatta ubicazione di queste fosse e delle "three huts" negli adeguati ingrandimenti delle fotografie aeree che Zimmerman non mancherà di pubblicare nella sua opera di (pretenziosa) demolizione definitiva (!) del revisionismo. Vedremo.

Per il momento rilevo che i Sovietici, nel sopralluogo eseguito pochi mesi dopo i fatti, nell'area del Bunker 2 trovarono soltanto un "bacino" (= piscina, bacino) con una superficie di 30 metri quadrati 132. Dal che già si desume quale sia l'onestà o la competenza di questo esperto!

Per quanto riguarda le "three pits near Krema V", ammesso e non concesso che ciò sia vero, si tratterebbe di 3 fosse di circa 106 m2 ciascuna.

Filip Müller dichiara:
    "Auf Befehl von Moll wurde bald mit dem Aushub von fünf Gruben hinter dem Krematorium V, nicht weit von den drei Gaskammern, begonnen" 133.
Come risulta da ciò che egli scrive a p.198, l'ordine fu impartito all'inizio di maggio del 1944. Le prime due fosse
    "hatten eine Länge von 40 bis 50 Metern, waren etwa 8 Meter breit und 2 meter tief" 134.
„Mitte Mai 1944", continua F.Müller, cominciarono ad arrivare i trasporti di Ebrei ungheresi; in conseguenza di ciò
    "auf dem hinteren Hof des Krematoriums V liess Moll drei weitere Verbrennungsgruben ausheben, so dass er dort jetzt über fünf verfügte. Auch das Bauernhaus westlich der Krematorien IV und V, das 1942 schon als Vernichtungsstätte gedient hatte, war als sogenannter Bunker V wieder in betriebsbereiten Zustand versetzt worden. Neben den vier Räumen des Hauses, die als Gaskammern dienten, waren ebenfalls vier Verbrennungsgruben ausgeoben worden" 135.
Pertanto, secondo Filip Müller, il 31 maggio 1944, nel cortile del crematorio V esistevano cinque "fosse di cremazione" due delle quali avevano dimensioni minime di 40 x 8 metri = 320 m2 ciascuna, e quattro "fosse di cremazione" di dimensioni ignote nell'area del cosiddetto Bunker 2. Van Alstine pretende di aver osservato tre - e non quattro - fosse in quest' aerea e tre - e non cinque - fosse nell'area del crematorio V, con una superficie complessiva uguale a quella di una sola delle cinque fosse di F.Müller! Come si vede, Van Alstine a "confermato" pienamente l'attendibilità di questo testimone "oculare"!

Tra l'altro, aspetto fiducioso che gli "esperti" di Zimmerman indichino con esattezza in qualunque fotografia aerea la posizione della "Fläche von etwa 60 Meter Länge und 15 Meter Breite " che Moll fece "betonieren" "neben den Gruben beim Krematorium" 135. La cosa dovrebbe essere molto facile, dato che si tratta di una superficie maggiore di quella del crematorio V!
Ma proseguiamo.
Zimmerman si illude di inficiare le mie conclusioni sulla cremazione ad Auschwitz affermando d'autorità che "at least 75%" dei 400.000 Ebrei ungheresi " presuntamente gasati "were burned in the open" (p.18)..
A suo giudizio,
    "an Auschwitz-Birkenau oven had the capacity to burn between, 10,000 and 15,000 bodies. Since the Krema IV ovens went down shortly after being placed in operation, the 44 remaining ovens probably burned about half of the 1.1 million killed in the camp.
    This estimate is based on the information available on the Gusen ovens after their overhaul in 1941, the Enek-Tek II data cited by Mattogno, the multiple cremation testimony I cited by Sonderkommando Henryk Tauber - who noted that the authorities had ways to place the bodies in the ovens to maximize efficiency (Body, 28) - and the method of burning in 25 minutes, instead the usual 60 or 60 minutes, metioned earlier in this response" (p.18).
L'ignoranza storica di questo sprovveduto è veramente incredibile. Un tale "esperto" dei forni crematori di Auschwitz non sa neppure che il crematorio I, con le sue 6 muffole, cessò l'attività nel luglio 1943. Perciò nel 1944 le muffole dispobibili erano 38.

Rilevo poi che la "estimate" del 75% di 400.000 Ebrei ungheresi presuntamente gasati - cioè "at least" 300.000 cadaveri cremati all'aperto non è "based" su niente. Si tratta di una cifra arbitraria che Zimmerman ha scelto soltanto per far quadrare i suoi conti. Vedremo tra breve quanto tale cifra sia attendibile.

Sulla "estimate" relativa alla durata della muratura refrattaria di "an Auschwitz-Birkenau oven" (senza alcuna distinzione tra il forno a 2 , a 3 e a 8 muffole, che questo sprovveduto ignora completamente) - da 10.000 a 15.000 cremazioni! - osservo che, come ho dimostrato sopra:
  • L' informazione "available on the Gusen ovens" è falsa e arbitraria.
  • Gli "Enek-Tek II data 137 " si riferiscono ad un forno a gas ultramoderno e si possono applicare ad un forno a coke degli anni Quaranta soltano come criterio di giudizio negativo, come quando si dice che se una Ferrari F 2000 può raggiungere una velocità massima di 360 km/h, una  Ferrari degli anni Quaranta aveva una velocità massima necessariamente inferiore; Zimmerman usa tali dati in senso inverso: se una Ferrari F 2000 può raggiungere una velocità massima di 360 km/h, anche una Ferrari degli anni Quaranta poteva raggiungere una velocità di 360 km/h, il che è semplicemente ridicolo.
  • La crematione multipla "attestata" da Tauber è tecnicamente impossibile ed è smentita anche da Kurt Prüfer.
  • La cremazione in 25,2 minuti è basata su una interpretazione errata della lista delle cremazioni di Gusen, dunque non ha la minima attendibilità.
In conclusione, la "estimate" relativa alla durata della muratura refrattaria dei forni è completamente infondata ed arbitraria.

Vediamo ora quale sia la fondatezza della pretesa di Zimmerman dei 300.000 cadaveri di Ebrei ungheresi cremati all'aperto.

Nell' opuscolo Auschwitz Holocaust Revisionist Jean-Claude Pressac. The « Gassed » People of Auschwitz: Pressac's New Revisions (pp.15-17) ho dimostrato sulla base di documenti che tra il 30 e il 31 maggio 1944 giunsero ad Auschwitz circa 21.950 Ebrei ungheresi. Zimmerman considera una percentuale dei presunti gasati del (400.000/437400 x 100 =) 91%. Ne consegue che il 91% di queste 21.950 persone, dunque circa 19.800, furono "gasate" nei giorni 30 e 31 maggio 1944. Inoltre dal 16 138 al 31 maggio arrivarono ad Auschwitz almeno 184.000 Ebrei ungheresi, di cui dunque il 91%, o circa 167.400, furono "gasati" e cremati in 16 giorni, in media circa 10.500 al giorno.

La cifra minima degli arrivati il 30 maggio è di circa 9.050, di cui circa 8.200 sarebbero stati "gasati".

Analizziamo questi dati sulla base della testimonianza di Filip Müller, che descrive così la preparazione di una "fossa di cremazione": sul fondo si disponeva uno strato di legname vario, poi uno strato di 400 cadaveri, poi un altro strato di legname, poi altri 400 cadaveri, poi ancora uno strato di legname, infine un altro strato di 400 cadaveri 139.

Egli non specifica se si riferisce alla fosse di m 40-50 x 8, ma il numero dei cadaveri si adatta perfettamente a questa superficie 140.

Esaminiamo l' ipotesi più favorevole alla tesi di Zimmerman. Assumiamo per assurdo che:
  • I crematori di Birkenau potessero cremare 4.416 cadaveri in 24 ore
  • I crematori di Birkenau funzionassero tutti i giorni 20 ore al giorno (= 3.680 cremazioni) dal 16 al 31 maggio 1944
  • In una fossa di 320 m2 si cremassero 1.200 cadaveri al giorno 141.
In tal caso, i crematori nei 16 giorni suddetti, avrebbero pututo cremare (3.680 x 16 =) circa 58.900 cadaveri, perciò i restanti (167.400 - 58.900 =) 108.500 sarebbero stati cremati all'aperto, mediamente circa 6.800 al giorno.

La cremazione di questi 6.800 cadaveri, con il sistema descritto da Filip Müller, avrebbe richiesto una superficie ardente di circa 1.800 m2, che dovrebbe dunque apparire nelle fotografie aeree del 31 maggio 1944.

Che cosa invece vi hanno trovato gli "esperti" di Zimmerman? Una presunta superficie ardente di 320 m2!  Tralascio le "three burning pits" nell'area del cosiddetto Bunker 2 perché la loro esistenza è smentita dal sopralluogo sovietico del marzo 1945. Al più si possono concedere altri 30 m2 di superfice ardente, ossia, con il sistema Filip Müller, altri 100 cadaveri cremati.

Dunque, perfino assumendo i presupposti palesemente assurdi più favorevoli alla congettura di Zimmerman, la capacità delle "fosse di cremazione" sarebbe stata di circa (1.200 + 100 =) 1.300 cadaveri al giorno: e dove sarebbe stati cremati i restanti (6.800 - 1.300 =) 5.500 cadaveri al giorno? Essi non potevano essere cremati né nelle "fosse" né nei forni crematori.

Dunque dal 16 al 30 maggio, in 15 giorni, si sarebbero accumulati (15 x 5.500 =) 82.500 cadaveri da cremare!

Sono sicuro che gli "esperti" di Zimmerman, con un po' di buona volontà, riusciranno ad "individuarli" sulle fotografie aeree. Basta solo che Zimmerman spieghi bene loro che cosa devono "individuare"!

Passiamo dall'assurdo al probabile.

Il sistema di combustione stratificata descritto da Filip Müller è simile a quello tentato dal chimico belga Créteur dopo la battaglia di Sédan per la disinfezione delle fosse comuni.

L'intenzione di Créteur era quella di bruciare i cadaveri nelle fosse in cui giacevano per impedire l'insorgere di epidemie colando nelle fosse stesse del catrame e incendiandolo. Queste erano le intenzioni. Ma quale fu il risultato?  Questo:
    "Dass das sogenannte Verbrennungsverfahren (crémation) befriedigend ausgefallen sei, lässt sich nicht so sicher behaupten, wie es der Chemiker Créteur beweisen zu können vermeint. Der Erfolg des Verfahrens war keinesweg eine Verbrennung im chemischen Sinne, sondern nur eine Verkohlung; aber auch diese letztere, welche an sich der Gesundheitspflege genügt haben würde, wurde durchaus nicht in dem ausgiebenden Grade erreicht, welcher für die Unschädlichmachung der Leichen nothwendig war. Zunächst nämlich mussten Kohlenwasserstoffe des Theers verbrannt werden, ehe die Leichentheile entzündet werden konnten. Dadurch aber erschöpfte sich der O [Oxygen] der Luft so beträchtlicht, dass nur ein kleiner Rest für die Verkohlung übrig blieb, der noch dazu erst dann direct verkohlend einwirken konnte, wenn die Leichentheile bereits einen grossen Theil ihres Wassergehaltes verloren hatten. So kam es, dass nur die oberflächlichsten Theile der Leichen verkohlt wurden, der Inhalt der Tiefe aber, in welche O nicht dringen konnte (und besonders musste dies bei Massengräbern der Fall sein), gar nicht oder nur wenig am Prozesse theilnahm, und das Fleisch der untersten Theile im günstigsten Falle der Hitzeeinwinkung geröst wurde" 142.
E' chiaro che lo stesso problema della carenza di ossigeno si sarebbe presentato nei due strati inferiori delle "fosse di cremazione" di Filip Müller.

Non a caso Zimmerman ha tentato di stravolgere questo fatto ricorrendo alle squallide imposture che ho smascherato nei punti 5-7 delle mie Osservazioni, e non a caso, nel suo Mea Culpa che appare in My Response egli si è guardato bene dall'ammettere tali "errori".

Che cosa si può concedere alla tecnica di arsione descritta da Filip Müller? Al massimo, l'arsione di 400 cadaveri su 320 m2. 143

La capacità massima dei quattro crematori di Birkenau era di 920 cadaveri in 20 ore, perciò nei 16 giorni suddetti in questi impianti, nell'ipotesi che abbiano funzionato ogni giorno a pieno regime, si potevano cremare un massimo teorico di (16 x 920 =) circa 14.700 cadaveri. Restano (167.400 - 14.700 =) 152.700 cadaveri cremati all'aperto, in media (152.700 : 16 =) circa 9.500 al giorno.

Per cremare questi cadaveri sarebbe stata necessaria una superficie ardente di 7.600 m2, cioè - per avere un termine visivo di confronto - 9,5 volte maggiore di quella di un crematorio di tipo IV/V!

Ancora una volta: che cosa hanno trovato gli "esperti" di Zimmerman nelle fotografie aeree del 31 maggio 1944?  Una presunta superficie ardente di 320 m2! Con tali "fosse di cremazione" l'arsione dei suddetti 152.700 cadaveri sarebbe terminata nell'agosto 1945!

Così finisce definitivamente il mito della cremazione in massa all'aperto.

"The White Bunker"

In Body Disposal Zimmerman scrive:
    "Holocaust History Project member and computer programmer Mark Van Alstine has examined the May 31 photo for the author and confirms Brugioni's observation that the White Bunker is in the wooden area where the eyewitnesses say it was. He has identified three burning pits in the area of the White Bunker (Mattogno states that were four).
    Van Alstine is able to confirm from the photo the existence of three huts that were used for prisoners undressing near the White Bunker. Recall that Hoess wrote that there were three huts near the White Bunker" (p.42).
Mi sono già occupato sopra della prima parte delle "scoperte" di questo "esperto" e ho mostrato che esse sono in contrasto con gli accertamenti dei Sovietici nel 1945.

Affrontiamo ora la questione delle "three huts".

Il campo di Birkenau era composto da edifici in muratura e da baracche di legno smontabili (zerlegbar). Il tipo più comune era la "Pferdestallbaracke Typ 260/9", che misurava m 40,76 x 9,56 ed era adibita a vari usi. Queste baracche costituivano, tra la'ltro, in massima parte l' Effektenlager (25 baracche su 30). Le restanti 5, tra cui le prime tre baracche a est della Zentralsauna, erano di "Typ 501/34" e misuravano m 41,39 x 12,64. Le baracche che avevano un utilizzo provvisorio, venivano smontate e spostate a seconda delle necessità, come è attestato dalla documentazione della Zentralbauleitung.

Ora, le "5 barracks for prisoners (special treatment)[Sonderbehandlung] che Zimmerman mette in realazione ai cosiddetti Bunker 1 e 2 (Body Disposal, p.34) erano Pferdestallbaracken.

Dunque nell'area del "White Bunker" dovrebbero apparire 3 baracche di questo tipo.

Per comprendere l'infondatezza della pretesa di Van Alstine basta confrontare le baracche dell' Effektenlager a est della Zentralsauna, che sono perfettamente visibili e definite, con la macchie indefinite che dovrebbero essere le presunte "three huts", la più lunga delle quali misura circa 22 metri, quasi la metà di una Pferdestallbaracke.

E' chiaro che gli "esperti" di Zimmerman trovano nelle fotografie aeree ciò che Zimmerman vuole che vi trovino!

Comunque, anche su questo punto il nostro professore saprà illuminarci nel suo futuro libro mostrando la posizione esatta delle "three huts" nelle fotografie aeree in questione.

Passiamo al "White Bunker":
In Body Diposal Zimmerman ha falsificato la mia affermazione relativa alla denominazione di "Bunker", "casetta bianca" e "casetta rossa". In My Response (p.10) egli ha dovuto ammettere il suo "error". Qui egli aggiunge:
    "I pointed out that this structure and the huts next to it - which were used as gas chambers and undressing huts identified by many eyewitnesses - is visible on the May 31 photo. Mattogno has yet to address the issue of the existence of these structures on the photo" (p.9).
Come ho spiegato sopra, l'esistenza delle "three huts" è tutta da dimostrare. Per quanto riguarda la struttura del "Bunker", non ho alcuna difficoltà ad affermare che essa è visibile nelle fotografie aeree del 31 maggio 1944.  Da questo fatto, però, Zimmerman, con la sua logica distorta, trae una conseguenza del tutto arbitraria. Egli ragiona così: nelle fotografie in questione appare la struttura muraria del "White Bunker", dunque il "White Bunker" esisteva come camera a gas omicida.

Con la stessa logica distorta si può ragionare in questo modo: nelle fotografie in questione appaiono le strutture dei crematori ("identified by many eyewitness" come installazioni dotate di camere a gas omicide), dunque i crematori contenevano camere a gas omicide!

Che nelle fotografie esista la struttura denominata successivamente "Bunker 2" è un fatto; che tale struttura fosse usata all'epoca come camera a gas omicida è una congettura arbitraria. A meno che Zimmerman non pretenda che l'elemento discriminante siano le testimonianze: la struttura in questione è una camera a gas omicida perché così dicono i testimoni. Ma allora (lasciando da parte la questione tutt'altro che irrilevante dell'attendibilità delle testimonianze), perché pretende di confutare i miei scritti sul piano tecnico e documentario?

Dopo aver creato ex nihilo le "three huts" e la funzione omicida della struttura in discussione, Zimmerman si avventura in una comica "predizione" di mezza pagina in cui pone e confuta da solo obiezioni che si fondano sulle sue false conclusioni menzionate sopra. La cosa è talmente ridicola che non vale la pena di soffermarvisi.

Le fosse "recently bulldozed"

L'altro "esperto" di Zimmerman, Lucas, nella fotografia aerea del 31 maggio 1944 che ha esaminato ha trovato
    «"four, possibly five large, recently bulldozed linear excavations… The total length of these excavations is between 1200 and 1500 feet. All appear to have recently been covered over, since no shadows are evident.  These excavations have the classic appearance of a mass grave site…".
    Mattogno claimed that these gravesites had ceased being used in 1943 with the completion of the four crematoria. Hovewer, Luca's observation about their recently being bulldozed shows that they were in current use» (Body Disposal, p.43).
Zimmerman, con la sua usuale malafede, scrive che Mattogno "claimed that these gravesites had ceased being used in 1943 with the completion of the four crematoria". Come egli sa bene, questa non è una mia affermazione, ma la tesi ufficiale del Museo di Auschwitz. Nell'articolo già citato Gas Chambers and Crematoria, che Zimmerman ben conosce perché lo cita più volte, Franciszek Piper scrive:
    "In the spring of 1943, with the launching of new gas chambers and crematoria, the two bunkers were shut down. Shortly thereafter, bunker 1 and the nearby barracks were dismanteled. The incineration pits were filled in with earth and leveled. The same work was performed on the pits and barracks of bunker 2, but the bunker itself was left intact. It was brought into operation again in May 1944 during the extermination of Hungarian Jews. At that time several incineration pits were reexcavated and new barracks for undressing were constructed" 144 (corsivo mio).
L' articolo di Piper si basa sull'analisi di tutte le testimonianze disponibili al Museo di Auschwitz relative a questo argomento, perciò, se egli giunge a questa conclusione, significa che nessun testimone (o nessun testimone da lui considerato attendibile) dichiara il contrario.

Dunque solo arbitrariamente - cioè senza il supporto di alcun documento e di alcuna testimonianza, "without any proof"! - Zimmerman può pretendere che le presunte "fosse di cremazione" o "gravesites" dei cosidetti Bunker furono in attività dopo l'entrata in funzione dei crematori.

Per quanto riguarda le "four, possibly five large, recently bulldozed linear excavations" individuate da Lucas, qualcosa di simile si trova in linea d'aria a circa 650 m a est del crematorio II, in una zona in cui nessun testimone ha mai affermato che si trovassero fosse comuni. Infatti, nella pianta ufficiale di Birkenau che appare a p. 27 del Kalendararium di Danuta Czech questa zona non è neppure riportata: i "Massengräber" vengono localizzati in un'area a nord del crematorio V, accanto agli "Scheiterhaufen" del Bunker 1; altri "Scheiterhaufen" vengono indicati nella zona del Bunker 2 145.

Dunque, qualunque cosa siano queste possibili "excavation", non sono comunque ricollegabili ai Bunker omicidi.

La distanza in linea d'aria che esiste tra possibili "excavations" e Bunker 2 è di circa 600 metri, ma la distanza stradale è molto più lunga. Le due aeree sono collegate da due strade: una, lunga circa 1.500 metri, va prima a nord-est, poi torna indietro verso sud-ovest, indi piega a sud; l'altra, lunga circa 1.300 metri, entra nel campo in direzione sud-ovest, fa una lunga curva nella zona del Kläranlage ed esce di nuovo dal campo in direzione est come prolungamento della Lagestrasse che costeggiava la banchina ferroviaria.

Poiché nell'area del "White Bunker" c'era spazio più che sufficiente per le "fosse di cremazione", che motivo c'era di andarle a scavare così lontano?

Zimmerman stesso mi fa una obiezione simile alla quale rispondo sotto:
    "The problem is as follows: since there already was an area available for these burnings, why was it necessary to create a second area near Krema V?" (p.6).
Il problema di Zimmerman invece è il seguente: "since there already was an area available" per i "Massengräber" presso l cosiddetto Bunker 1 e per gli "Scheiterhaufen" presso il cosiddetto Bunker 2, "why was it necessary to create a second area" così lontana?

Infine, che cosa significa, in termini di tempo, "recently bulldozed"? L'affermazione di Van Alstine che "all appear to have recently been covered over, since no shadows are evident" è palesemente falsa, perché tutte le "excavations" presentano i bordi coperti da una fitta vegetazione, sicché, se erano fosse comuni, nulla impedisce che esse fossero inattive già dall'inizio del 1943.

Le fotografie terrestri

Zimmerman scrive:
    "Rather than actually going to take a look at the photo to see if I had represented it correctly, he [Mattogno] simply made an uninformed statement. The reason was obvious: the expanded edition of the photo was published in 1993 while Mattogno's comments on the issue in My Banned Holocaust Interview were made in 1996. He did not want to admit that he was not familiar with the photo.
    In 1996 he cited the incomplete version of the photo..." (p.8).
L'impudenza del nostro professore supera ogni limite di decenza. Io sono in possesso delle due fotografie che mostrano una scena di arsione all'aperto dalla fine del 1990, tre anni prima della pubblicazione invocata da Zimmerman. Se costui ha qualche dubbio al riguardo, si faccia inviare dal Museo di Auschwitz una copia della lettera del 21 novembre 1990 allegata ai documenti che mi furono spediti quel giorno, tra cui i negativi "277,278 spalenie zw³ok na stosach".

Zimmerman mostra inoltre - una volta di pi - la sua ignoranza bibliografica: le due fotografie, tra l'altro, furono gi pubblicate nel 1978 nel libro Auschwitz (Oœwicim) Camp hitlérien d'extermination 146, nel 1980 nel libro KL Auschwitz. Fotografie dokumentalne 147, nel 1983 da Pressac nel libro L'album d'Auschwitz 148, ancora da Pressac nel 1989 in Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers (p. 422). La fotografia più chiara (quella corrispondente al neg. 278) era già stata pubblicata, tra l'altro, nel 1961 da Jan Sehn 149 e nel 1989 da Danuta Czech nell'edizione tedesca del suo Kalendarium (p.791).

Non so bene che cosa Zimmerman voglia intendere quando parla di fotografie "expanded". Le due fotografie in questione furono scattate dall'interno del crematorio V, attraverso una porta aperta. Le fotografie originali sono quelle pubblicate da Pressac, che mostrano la sagoma rettangolare della porta. In alcuni casi le fotografie sono state tagliate in corrispondenza degli stipiti della porta, ed probabilmente questo tipo di riproduzione che Zimmerman chiama "expanded" 150. Se è così, egli sbaglia anche in questo, perché già la fotografia pubblicata da Jan Sehn nel 1961 è "expanded" in questo modo.

"Fosse di cremazione" o roghi?

Prima ho citato l'espressione " na stosach" che appare nella lettera del Museo di Auschwitz del 13 novembre 1990.  Tale espressione significa "su roghi". Il rullino fotografico contenente le fotografie in questione (che si riferiscono all'agosto 1944) fu poi fatto uscire clandestinamente dal campo. Il biglietto di accompagnamento dice che le fotografie in questione ritraggono "jeden ze stosów na wolnym powietrzu" ("uno 151 dei roghi all'aperto") 152.  Dunque colui stesso che ricevette il rullino dal fotografo clandestino, che doveva sapere che cosa aveva fotografato, parla di "roghi" e non di "fosse di cremazione".

Analisi delle fotografie

In My Banned Holocaust Interview (p.43) ho scritto quanto segue riguardo alla fotografia menzionata sopra:
    "The photograph does not show hundreds of men from the Sonderkommando, or thousands of bodies, but rather, eight men in the midst of about thirthy cadavers; that is all.  Not only does this therefore fail to confirm the mass extermination thesis, it decisively refutes it".
Zimmerman pretende che io abbia utilizzato "the incomplete version of the photo", il che, come ho mostrato sopra, è ridicolo, e poi che io abbia "completely misrepresented the true context of the photo", il che è falso.

Il nostro professore scrive:
    "First, it is impossible to tell how many Sonderkommandos were involved in this burning operation because the total area of Krema V is not shown in the photo. For all we know, there could have been an additional hundred Sonderkommandos dragging bodies from Krema V.
    It is impossible to tell how many additional Sonderkommandos and bodies were involved because the photo simply does not cover the total relevant area from Krema V to the pits. (...).
    Second, and more importantly, it is impossible to tell how many bodies are being burned because smoke is obscuring the pits. For all Mattogno knews there could have been hundreds of additional bodies being burned.  The photo shows 50 cadavers - not the 30 claimed by Mattogno from the incomplete photo - which have not yet been burned. The thick smoke from the photo shows that a significant burning operation is underway. This means that there were more bodies than the 30 mentioned by Mattogno" (pp.8-9)." (p.8).
Ancora una volta, il nostro professore tenta di eludere il problema con uno dei suoi banali trucchi. Zimmerman, invece soffermarsi su ciò che c'è nella fotografia, cerca di attirare l'attenzione su ciò che non c'è.
La fotografia in questione viene presentata dal nostro professore e dai suoi congeneri come prova della realtà di una cremazione in massa, dunque come prova di uno sterminio in massa a Birkenau. Il vero problema è dunque questo: La fotografia mostra effettivamente una cremazione in massa?
Come ho dimostrato sopra, per sterminio e per cremazione in massa si intende, quantitativamente, una cifra di migliaia di persone al giorno.

Esaminiamo dunque l'ordine di grandezza di ciò che c'è nella fotografia. La fotografia corrispondente al negativo n. 278 mostra un campo visivo di circa 9 metri, di cui il fumo - all'altezza della base dei pali di recinzione, occupa una lunghezza di circa 7 metri. La fotografia corrispondente al negativo n. 277 mostra parimenti un campo visivo di circa 9 metri, ma essa è stata scattata con una angolazione diversa: essa prolunga perciò il campo visivo sinistro della prima fotografia di circa due metri. Qui, all'altezza della base dei pali, vi è uno spazio di circa 4 metri senza fumo. All'estrema sinistra appare una figura alquanto sfuocata che sembra una guardia con il fucile a tracolla.  In questa zona non appare fumo, dunque questo è il limite sinistro della zona fumante.

Nella prima fotografia appaiono 8 personaggi in piedi, in abiti civili, addetti all'arsione; all'estremità sinistra si vede la gamba di un nono personaggio, che è quasi certamente la guardia della seconda fotografia. Qui appaiono 6 personaggi in abiti civili addetti all'arsione e la guardia. Poiché le due fotografie mostrano un campo visivo che si sovrappone all'incirca per il 75% della sua ampiezza, è chiaro che i personaggi in questione sono i medesimi e non devono essere sommati, come ha fatto Zimmerman in Body Disposal scrivendo che "it is possible to see 14 Sonderkommandos in uniform [sic!] " (p.45).

Qui le cose sono due: o Zimmerman è tanto inetto da non aver capito che i personaggi delle due fotografie sono i medesimi - dunque 8, non 14 -, oppure lo ha capito ed è in malafede.

Ora è chiaro che il detenuto che ha scattato le due fotografie voleva documentare le "atrocità" delle SS, quindi, ha fotografato ciò che gli è sembrato più atroce - o ciò che i destinatari delle fotografie avrebbero considerato tale.  Se dunque a destra del campo visivo della prima foto ci fosse stata una scena più atroce di quella della prima fotografia, il detenuto fotografo non avrebbe mancato di fotografarla: dalla sua posizione gli sarebbe bastato fare mezzo passo a sinistra invece che a destra. Se dunque il detenuto fotografo ha preferito sovrapporre il campo visivo delle due fotografie a sinistra, sprecando 4 metri di "atrocità" (i 4 metri senza fumo), significa che a destra non c'era nulla di "atrocemente" interessante, significa cioè che il fumo cominciava dal bordo destro della prima fotografia.  Perciò la superficie fumante aveva una lunghezza di circa 7-8 metri.

Per quanto riguarda il numero dei cadaveri, Zimmerman sentenzia che la fotografia "shows 50 cadavers". Incredibile dictu, in questo groviglio inestricabile di corpi, il nostro professore ne ha contati esattamente 50! Ed egli mi corregge perché io ne avevo stimati ad occhio "una trentina" 153 (cioè, in italiano, da 30 a 39).

E' anche possibile che i corpi siano una cinquantina, ma ciò non cambia nulla all'ordine di grandezza delle cifre.

D'altra parte, se Zimmerman li ha esaminati tanto attentamente da contarne esattamente 50, si sarà certamente accorto delle strenezze di certi cadaveri: ad esempio, quello ai piedi dell'uomo in piedi con il braccio destro disteso potrebbe essere solo il corpo di un alieno; alche altro è senza volto. E' chiaro che i cadaveri sono stati malamente ritoccati sul negativo.

Ricapitolando, qual è l'ordine di grandezza che appare nelle fotografie in questione?
  • Una superficie fumante lunga circa 7-8 metri
  • 8 uomini addetti all'arsione
  • una cinquantina di cadaveri che attendono di essere arsi.
Questo quadro non si concilia affatto con quello di una cremazione in massa centinaia di cadaveri (1.200 secondo il sistema Filip Müller) di presunti gasati, ma si concilia perfettamente con una esigua arsione di decine di cadaveri, quelli dei detenuti morti al campo.

Su questo punto Zimmerman solleva un'altra obiezione, alla quale ho già accennato sopra:
    "In the article he wrote with Franco Deana and cited throughout the body disposal study, he had admitted to outdoor burnings in the area outside of the camp, but only for the period prior to the building of the crematoria in March 1943. This area, as noted by Mattogno, is visible on the May 31, 1944 photo.  The problem is as follows: since there already was an area available for these burnings, why was it necessary to create a second area near Krema V?" (p.6).
"The problem" esiste - forse - solo nella mente di Zimmerman. L'area a est del secondo Kläranlage , prima dell'entrata in funzione del crematorio II, fu anche una zona di arsione di cadaveri semplicemente perché le vittime dell'epidemia di tifo dell'estate 1942 che non fu possibile cremare nel crematorio I furono inumate in quella zona in quattro lunghe fosse comuni. I cadaveri furono esumati dalle fosse comuni e arsi all'aperto nei paraggi.

Nel 1944 non c'era alcun motivo di trasportare i cadaveri così lontano. A mio avviso, come area di arsione, fu scelto il cortile nord del crematorio V solo perché era la zona all'interno del campo più protetta da sguardi indiscreti.  Inoltre, in questo modo si poteva disporre delle camere mortuarie del crematorio per accumularvi i cadaveri in attesa dell'arsione.

SONDERAKTIONEN

Sulla questione generale delle Sonderaktionen (e della Sonderbehandlung) non voglio sprecare la documentazione di cui sono in possesso per un qualunque Zimmerman. Il lettore interessato la troverà nel libro che sto preparando sull'argomento: Sonderbehandlung ad Auschwitz. Genesi e significato. Posso solo anticipare che, dell'intera questione, come al solito, Zimmerman non conosce nulla e non ha capito nulla.

Qui mi limito a discutere il documento del 16 dicembre 1942. In Body Disposal Zimmerman ha fornito - sia pure in via ipotetica - una interpretazione di questo documento palesemente smentita dal testo: egli supponeva che le SS avessero giustiziato "some of the workers" mentre il testo dice che "all civilian workers" furono sottoposti a Sonderaktion! Ora, invece di ammettere l'errore, in My Response Zimmerman tenta addirittura di avvalorarlo arrampicandosi sugli specchi:
    "Mattogno attacks me on this point because the memo states that the special action will take place among "all civilian workers". He writes:"If the Zimmerman interpretation is correct, the Gestapo executed all civilian workers" (Reply, 10).   Wrong.  I would point out in this respect that it would be possible to carry out executions among all classes of civilian workers involved in the strike without executing all of the civilian workers" (p.34).
Certo che "it would be possible", ma testualmente "it is impossible". Zimmerman, con la solita malafede, tenta di spacciare una semplice possibilità logica per una possibilità testuale. Il testo invece esclude categoricamente l'interpretazione delle "classes". Il povero Zimmerman non sapeva proprio che cosa rispondere se è dovuto ricorrere a questa esegesi rabbinica!

Ma non si deve scoraggiare per questo: forse otterrà risultati migliori interpretando il testo con la gematria!

Zimmerman respinge l'interpretazione di Pressac, che è la più ragionevole, per questo motivo:
    "My problem with Pressac's interpretation is that the memo is marked "secret". I wondered why a meno that dealt with security checks would have such a marking" (p.34).
Questo "memo" è in realtà un "Fernschreiben" indirizzato a Kammler a Berlino. E' vero che esso reca la scritta "geheim", segreto, ma non per il fatto della "Sonderaktion der Gestapo bei sämtlichen Zivilarbeitern", come crede Zimmerman, ma per la comunicazione della prevista "Fertigstellung" dei crematori. Questo documento ha infatti per oggetto non già "Sonderaktion der Gestapo", bensì "Fertigstellung der Krematorien", e questa è l'unica ragione dell'invio del "Fernschreiben". Bischof comunica a Kammler che i termini di completamento dei crematori precedentemente fissati non possono essere rispettati per i seguenti motivi: anzitutto nel mese di dicembre i cantieri rimasero fermi "an mehrere Tagen" "wegen Entlausung und Entwesung"; in secondo luogo, a partire dal 16 dicembre vi fu la Sonderaktion della Gestapo, che durò più di qualche giorno, come risulta dal testo ("seit 16. Dezember", a partire dal 16 dicembre) e i cantieri rimasero di nuovo chiusi; infine, per gli operai civili era prevista una licenza dal 23 dicembre 1942 al 4 gennaio 1943, sicché i cantieri sarebbe riamasti ancora inattivi. Se il tempo fosse stato clemente e se la disponibilità di mano d'opera fosse rimasta invariata, Bischoff prevedeva il completamento dei crematori in queste date: crematorio II : 31 gennaio 1943; crematorio III : 31 marzo 1943; crematorio IV : 28 febbraio 1943" 154.

Il 4 gennaio 1943 Bischoff comunicò a Kammler che non era possibile rispettare neppure questi termini e Kammler accettò lo stato di fatto purché i lavori procedessero il più rapidamente possibile. Bischoff lo doveva informare del progresso dei lavori mediante "Fernschreiben" 155.

Di tutto ciò Zimmerman non ha capito niente, e non c'è da stupirsi.

Ma perché un documento relativo ai crematori doveva essere "segreto"? Al riguardo Zimmerman scrive che
    "all documents relating to crematoria construction were under a blanket order of secrecy going back to June 1942, meaning that it was not necessary to label each document as such".
Il nostro professore cita poi il documento in questione:
    "Internal Decree [Hausverfugung: sic] No. 108.
    This is a reminder of decree Number 35 of June 19, 1942.
    As is stated in this decree SS-Lieutenant Colonel Dejaco 156 is personally responsible that all in and outgoing plans are registered in an orderly fashion in a specific book. All outgoing plans have to be signed by the person receiving them.
    Furthemore, all this work is related to econo-military tasks that must be kept secret.
    Specifically, the plans for the crematoria must be strictly controlled [strengstens zu beaufsichtigen].  No plans are to be passed to the work brigade of others. During the construction work they are to be kept under lock and key... In particular attention should be paid to the regulations of D.V. 91 (secret matters/documents).[Vorschluss (sic)157 -Sachen]" (pp.35-36).
Al riguardo osservo quanto segue.

1) Questo documento si riferisce esclusivamente ai "plans" in generale e a quelli dei crematori in particolare. Esso non menziona minimamente la corrispondenza ordinaria sui crematori.

Dunque la pretesa di Zimmerman che in questa corrispondenza non appaia mai la menzione "geheim" in conseguenza dell'ordine summenzionato è documetariamente infondata. Ciò non si può dedurre neppure per i "plans" dei crematori stessi. Il documento non si riferisce alla questione burocratica dell'apposizione del timbro "geheim" su questi "plans", bensì alla questione pratica di sorvegliarli attentamente.

La motivazione di tale disposizione, per quanto riguarda i crematori, è il fatto che la Zentralbauleitung consegnava regolarmente le piante dei cremati alle ditte civili che vi eseguivano i lavori e non si sapeva in quali mani potessero finire.

2) I crematori non avevano alcun privilegio di segretezza rispetto ad altri Bauwerke. Una lettera della SS-Neubauleitung di Dachau del 30 settembre 1940 menziona il fatto che "laut Befehl des Reichsführer-SS sämtliche Pläne über Bauten in Konzentrationslager als Geheimepläne zu betrachten sind" 158.

3) Neppure i campi di concentramento avevano alcun privilegio di segretezza. Nel «Vernichtungsprotokoll über die Vernichtung des „Geheimen Sachen" und „Geheimen Reichssachen"» dell' Organisation Todt del 30 gennaio 1945, tra i „segreti di Stato" di cui fu distrutta la documentazione figurano voci come "Fliegerschademeldung", "Belüftung Bunkertypen", "Baumaterial", "Bau eines zusätzl.  Feuerlöschbunkers", "Trinkwasserversorgung", "Brücke Oderfurt", „Fliegerangriff" 159.

Se Zimmerman avesse un minimo di conoscenza storico-documentaria saprebbe che, come ha rilevato giustamente Pressac, per le SS tutto era "geheim"!




APPENDICE

Cremazione le fantasie "tecniche" di Daniel Keren


Daniel Keren è l'autore di una Technical Discussion: Refutation of "Holocaust Revisionist" claims concerning cremation 160 che di "technical" ha soltanto l'aggettivo. A quanto pare, costui si è associato al suo congenere Zimmerman, che lo menziona nella nota 181 di Body Disposal, nel vano tentativo di confutare i miei studi sulla cremazione ad Auschwitz, anche se costui usa l'accortezza di non citarmi mai. Per quanto concerne la termotecnica in generale e la struttura e il funzionamento dei forni crematori in particolare, questo Keren è ancora più ignorante di Zimmerman, sicché i nostri due "esperti" formano una bella accoppiata: il cieco che guida lo zoppo!

Nella sua discussione "tecnica", Keren ripete molte delle congetture insensate di Zimmerman, ma ne aggiunge anche qualcuna nuova. Qui mi occuperò dunque brevemente delle nuove congetture "tecniche" di Daniel Keren.

"Burning more than one corpse simultaneously"
    "There are many testimonies describing this "technique" (see, for instance, Henryk Tauber's testimony).  The "Holocaust revisionists" claim that it is impossible; however, while it is certainly illegal today, there is no technical problem in burning a few corpses in the same muffle at the same time".
Egli cita poi un libro del 1994 che menziona casi di cremazioni multiple in crematori attuali (pp.1-2).

Keren comincia subito con una menzogna: gli "Holocaust revisionists" non dicono che la cremazione multipla nei forni crematori a coke di Auschwitz-Birkenau è "impossible", ma che in queste condizioni era "impossibile" una cremazione economicamente buona, ossia con effettivo risparmio di tempo e di combustibile.

L'esempio addotto da quest'altro sprovveduto non può servire neppure lontanamente da termine di paragone, sia perché riguarda impianti ultramoderni riscaldati con gas o con combustibile liquido, sia perché egli non precisa quanto tempo durarono queste cremazioni multiple e quanto combustibile richiesero.

Le dichiarazioni di Tauber, di fronte alle leggi della chimica e della fisica, valgono quanto quelle di Zimmerman.

"Running the furnaces continually"

Keren scrive poi che i revisionisti affermano che "continuous operation harms the furnaces". Egli obietta che è vero il contrario, come risulta dalla lettera della Topf alla SS-Neubauleitung di Mauthausen del 14 luglio 1941 (che questo dilettante conosce soltanto attraverso il Kalendarium di Auschwitz!), nella quale si dice (cito dal documento originale):
    "Die Tatsache besteht, dass die Schamottematerialen länger halten, wenn im Ofen dauernd gleichmässige Temperatur herrscht" 161.
Questo dilettante confonde l'inevitabile logoramento della muratura refrattaria del forno dovuto all'uso (numero delle cremazioni) con il sistema di cremazione continuativo, che sono due cose completamente diverse.

In teoria, l'affermazione della Topf è verissima, ma in pratica una conduzione forzata del forno avrebbe esposto la sua muratura refrattaria ad un carico termico maggiore e quindi ad un maggiore logoramento. Quando infatti si trattava di garanzia del forno - cioè dell'esborso di quattrini - la Topf poneva le seguenti condizioni ai suoi clienti:
    "Gewähr auf die Dauer von 6 Monaten, bei Tag- und Nachtbetrieb von 3 Monate" 162.
Come abbiamo visto sopra, le „dem Feuer ausgesetzer Teile" non erano coperte da garanzia, evidentemente perché si logoravano troppo facilmente.

"Saving fuel".

Keren scrive:
    «"Holocaust revisionists" claim that not enough coke was delivered to Auschwitz, to cremate the number of people that historians agree were murdered there».
Ciò sarebbe falso per due ragioni.
    "Firstly, one has to know that many corpses in Auschwitz-Birkenau were burned in the open; this mainly took place in 1944, but during other periods as well".
In realtà il calcolo del consumo di coke in funzione delle cremazioni che io ho eseguito riguarda il periodo che va dal 15 marzo al 25 ottobre 1943, nel quale non furono eseguite arsioni all'aperto. Per questo periodo si conoscono esattamente le forniture di coke (e di legna) ai crematori e il relativo combustibile bastava soltanto per cremare i detenuti morti al campo ed era assolutamente insufficiente per i cadaveri dei presunti gasati. Se Keren è in buona fede - cosa di cui dubito molto - legga attentamente il paragrafo 5.6 del mio articolo ("Die Zahl der im Jahre 1943 Eingeäscherten: Der Koksverbrauch") 163.

La seconda ragione addotta da Keren è questa:
    "Lastly, the Auschwitz-Birkenau furnaces used compressed air which was injected into them to enhance the burning. The fact that this can save a great deal of fuel was noted by the Enginner Mueller, who in 1937 planned a crematorium for the Dachau concentration camp".
Questo dilettante non ha capito niente! Il forno della ditta W. Müller di Allach era strutturato in modo tale che l'aria di combustione veniva insufflata per mezzo di un soffiante attraverso le barre della griglia di argilla refrattaria della muffola, dunque dal basso verso l'alto. Con questo sistema, secondo il costruttore, il quantitativo d'aria necessario per la combustione del cadavere si avvicinava molto all'aria teorica di combustione, e da ciò dipendeva il presunto 164 risparmio di combustibile 165. Il forno era inoltre dotato di un soffiante per il focolare, che serviva ad aumentare il regime di griglia e quindi la disponibilità oraria di calore del forno. E' vero che - secondo il costruttore - nel caso di parecchie cremazioni, le cremazioni consecutive si potevano eseguire "senza, o quasi senza apporto speciale di combustibile", ma è anche vero che la cremazione era prevista con una bara di legno di 35 kg, equivalente da sola a circa 17,5 kg di coke!

La storia delle cremazioni senza combustibile è una favola contro la quale ironizzò in tempi non sospetti perfino Kurt Prüfer.

Quando l'ing. Hans Volckmann scrisse nel 1930 che il forno riscaldato con gas installato nel crematorio di Hamburg-Ohlsdorf da lui ideato insieme all'ing.Karl Ludwig (il famoso forno Volckmann-Ludwig che divenne il più pericoloso concorrente dei forni Topf riscaldati con gas) aveva cremato in sette mesi 3.500 cadaveri 166 con un consumo totale di gas di appena 103 m 3, Prüfer obiettò:
    "Si afferma che ad Amburgo sono state eseguite 3.500 cremazioni con un consumo di gas complessivo di 100 m3 [per l'esattezza 103]. Ciò è contestabile anzitutto perché, secondo le dichiarazioni che mi sono state rese ad Amburgo indipendentemente l'una dall'altra da due fuochisti che conducono il forno, normalmente vengono consumati 7 m3 di gas, forse anche un po' di più. (...).
    Se le affermazioni relative alla cremazione senza gas supplementare dovessero essere esatte, la temperatura dei gas di scarico 167 dovrebbe essere uguale alla temperatura ambientale, il che nessun tecnico della combustione può asserire seriamente, perché le perdite di calore inevitabili dei gas di scarico e l'aria fredda che affluisce quando si introduce la bara 168, nel bilancio termico, sono passivi che non si posono evitare".
Dunque neppure il forno a gas Volckmann-Ludwig - il miglior forno crematorio degli anni Trenta e Quaranta - sia pure con funzionamento continuativo (in media, 12 cremazioni al giorno per sette mesi) , poteva cremare senza combustibile supplementare oltre al calore fornito dalla bara 169.

I forni a 3 muffole di Birkenau avevano invece un sistema di apporto dell'aria di combustione alquanto grossolano.  Essi erano dotati di un unico soffiante (Druckluftanlage) che serviva tutte e tre le muffole senza la possibilità di regolare il flusso dell'aria in ogni muffola. La parte terminale del condotto dell'aria era murata sulla volta della muffola; l'aria usciva dal condotto attraverso 4 aperture rettangolari di cm 10 x 8 praticate nella muratura refrattaria, dunque dall'alto verso il basso, esattamente il contrario del principio del forno Müller!

I forni a 8 muffole dei crematori IV e V erano invece del tutto privi di Druckluftanlage, ma, nonostante ciò, secondo la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, essi - in riferimento a una muffola - avevano esattamente la stessa capacità di cremazione dei forni a 3 muffole, come risulta dal seguente calcolo:
    forno a 3 muffole: 1440 : 15 = 96 cadaveri per muffola in 24 ore
    forno a 8 muffole: 768 : 8 = 96 cadaveri per muffola in 24 ore.
    Ma allora a che cosa servivano i Druckluftanlagen? Evidentemente a niente!
Conclusione

Il fatto che le istituzioni olocaustiche americane, nonostante le loro immense risorse finanziarie, si siano ridotte ad affidarsi come a massimi "specialisti" della cremazione a dilettanti sprovveduti come Zimmerman e Keren è la prova del tracollo inesorabile della storiografia olocaustica.


NOTE


1. http://www.holocaust-history.org/auschwitz/body-disposal/.

2. L'opera non è ancora stata pubblicata. Sfortunatamente, le Edizioni di Ar non dispongono delle enormi risorse finanziarie che hanno le varie organizzazioni ebraiche americane, e la pubblicazione di un libro di più di 1.000 pagine per noi, che lavoriamo in modo artigianale, è un'impresa ardua. Si spera che l'opera possa uscire entro l'anno.

3. http://holocaust-history.org/auschwitz/response-to-mattogno/

4. Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau. Rowohlt Verlag, Reinbeck bei Hamburg 1989.

5. Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos . Verlag des staatlichen Auschwitz-Birkenau Museums, 1996, p.37, nota 28.

6. Kalendarium, p.432.

7. Hitler and the Final Solution.University of California Press, 1994.

8. I forni dei crematori civili.

9. Il preriscaldo dell'aria di combustione avveniva nel recuperatore.

10. Perché questi forni erano privi di recuperatore.

11. Hitler and the Final Solution, pp.207-207.

12. The David Irving Meeting Real History. USA, Cincinnati Ohio, September 24-26 1999. An Activity Report From Carlo Mattogno presented by Russ Granata, punto 1 (http://codoh.com/granata/Irving-Conference.html).

13. APMO, BW 30/40, p.70.

14. APMO, BW 30/34, p.53.

15. TCIDK, 502-1-48, p.45.

16. La data si riferisce alla consegna dell'impianto all'amministrazione del campo da parte della Zentralbauleitung.

17. Fleming scrive erroneamente 11 settembre. Hitler and the Final Solution, p.200.

18. J.C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse. CNSR Editions, Paris 1993, p.81.

19. La lettera della Topf del 2 marzo 1943.

20. J.C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, p.73.

21. TCIDK, 502-1-313, p.44.

22. http//www.codoh.com/gcgv/gcgvpruf.html.

23. Idem, p. 12. La frase finale "and of their work-place, i.e. Crematorium II" è un mio commento.

24. Auschwitz: The End of a Legend, Institute for Historical Review, p.64. Qui ho ricordato che la camera a gas ad acido cianidrico dei BW 5a e 5b viene chiamata "Vergasungsraum" in un documento dell'ottobre 1941.

25. http://www.codoh.com/granata/lalett.html.

26. La lettera ha infatti come "oggetto": Fertigstellung d. Krematoriums III. TCIDK, 502-1-314, p.14°.

27. Nella traduzione inglese del mio articolo qui c'è un errore di traduzione: lèggi "in the prescribed form with indication of the Übergabeverhandlung and without crematoria Leistung".

28. Punto 36 della mia risposta a Zimmerman. La fonte del documento è: AMM, 3 12/31, 350.

29. Vedi sotto.

30. Naturalmente bisogna sempre aggiungere il calore prodotto dalla bara.

31. La questione è spiegata in modo esauriente e con rimando alle fonti nella mia opera sulla cremazione.

32. Il periodo 26-30 ottobre, in cui furono cremati 129 cadaveri con 80 carrelli di coke = 4.800 kg, ossia (4.800 : 129 =) 37,2 kg per cadavere.

33. AMM, 3 12/31, 353.

34. AMM, 3 12/31, 351.

35. Hans Marsalek, Die Geschichte des Konzentrationslagers Mauthausen. Wien 1890, p.156.

36. Il 30 settembre non furono eseguite cremazioni.

37. La media della mortalità del mese di settembre è di 14 decessi al giorno.

38. Si tratta ovviamente di una media aritmetica in cui sono inclusi anche i giorni in cui non sono state eseguite cremazioni ; anche la media dei cremati della tabella riportata sopra è stata calcolata allo stesso modo.

39. Concedo il beneficio del dubbio. La prima cifra dei minuti è mal leggibile e potrebbe essere uno zero, sicché l'ora potrebbe essere le 10,00.

40. Trasformo direttamante i „carrelli" (Karren) in kg in quanto il documento specifica che " 1 K. = 60 kg":

41. 105 minuti dalle 9,15 alle 11, più circa 35 minuti per bruciare i 120 kg di coke "added" alle 11.

42. 120 minuti dalle 11 alle 13, più 70 minuti per bruciare i 240 kg di coke "added" alle 13.

43. Il tempo complessivo calcolato sui dati della colonna "Uhr" è di 1.685 minuti, ai quali aggiungo il tempo necessario a bruciare il coke "added" alla fine di ogni giornata (cioè 180 kg alle 12 del giorno 26/9, 120 kg alle 11,30 del 29/9 e così via), complessivamente 36 carrelli = 2.160 kg, la cui combustione, secondo Zimmerman, avrebbe richiesto 2.160: 210 = circa 615 minuti.

44. La numerazione passa da 8 carrelli relativi alle ore 11,00 a 24 carrelli relativi alle ore 16,00.

45. Hans Marsalek, Die Geschichte des Konzentrationslagers Mauthausen, p.156.

46. Con tiraggio di 10 mm di colonna d'acqua.

47. BAK, NS 4 Ma/54.

48. Un forno Gebrüder Beck, Offenbach di ottimo sistema costruttivo che l'ing. Kessler aveva preliminarmente reso ancora più efficiente grazie a varie migliorie tecniche.

49. La temperatura massima di cremazione che risulta dai molti diagrammi che pubblico nella mia opera è 1120°C mentanuta solo per qualche minuto durante la coimbustione della bara.

50. In: Ernst Gauss (Hrsg.) Grundlagen zur Zeitgeschichte. Grabert Verlag, Tübingen 1994, p. 304.  Traduzione inglese: The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau. http://vho.org/GB/Books/dth/fndcrema.html. Quest'articolo è ormai immensamente superato dal mio libro.

51. Il forno di Gusen entrò in funzione il 29 gennaio 1941.

52. Vedi al riguardo il mio studio La „Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz". Edizioni di Ar, 1998.

53. "Gusener Krematorium verbrannte schätzungsweise Leichen...". AMM, 7/7, Nr.4, ISD Arolsen.

54. APMO, BW 30/34, p.42.

55. Il testo dice erroneamente "selbstverstündlich". Zimmerman non se ne è neppure accorto.

56. Nel testo appare erroneamente "dieevtl.".

57. Ho corretto gli 8 (!) errori di trascrizione di Zimmerman, che evidentemente non ha mai sentito parlare di "Umlaut". Egli inoltre trascrive la lettera "ß" di "Abstoßen" con una sola "s" e riesce a fare 3 errori nella trascrizione di "Schürgeräte", che scrive "Schugerate"! Come si vede, ci troviamo di fronte a un vero specialista della lingua tedesca in grado di eseguire profondissime analisi filologiche dei documenti!

58. Lèggi: "Mängel".

59. BAK, NS 4 Ma/54.

60. Lettera della Topf alla Bauleitung di Mauthausen del 24 gennaio 1942. BAK, NS 4 Ma/54.

61. BAK, NS 4 Ma/54.

62. Si tratta di un materiale isolante granuloso che serviva per riempire gli interstizi del forno.

63. Versandanzeige della ditta Custodis del 25 giugno 1941. BAK, NS 4 Ma/54.

64. Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung di Mauthausen del 25 agosto 1941. BAK, NS 4 Ma/54.

65. Lettera della SS-Neubauleitung di Mauthausen alla Topf del 28 agosto 1941. BAK, NS 4 Ma/54.

66. Il materiale non era stato ancora pagato.

67. Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung di Mauthausen del 4 settembre 1941.

68. Lettera del Bauleiter Naumann alla Topf del 24 settembre 1941. BAK, NS 4 Ma/54.

69. Rudolf Jakobskötter, Die Entwicklung der elektrischen Einäscherung bis zu dem neuen elektrisch beheizten
Heisslufteinäscherungsofen in Erfurt, in: „Gesundheits-Ingenieur", 64. Jg., Heft 43, 25. Oktober 1941, p.583.

70. Ibidem, p.585.

71. Il testo tedesco dice "Lebensdauer".

72. Die Entwicklung der elektrischen Einäscherung bis zu dem neuen elektrisch beheizten Heisslufteinäscherungsofen in Erfurt, p.587.

73. Duden. Deutsches Universal Wörterbuch, Dudenverlag 1983, p.1009 (indico il numero della pagina per Zimmerman).

74. Hans Keller, Der elektrifizierte Ofen im Krematorium Biel. Biel 1935, pp.3-4.

75. Secondo l'indicazione dell' ing. Tilly in Die Wärmewirtschaft, n.2, 1927, pp. 21-22.

76. Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliefender Zeichnung, p. 3. Archivio del Kuratorium für Sühnemal KZ Dachau, 361/2111.

77. BAK, NS 4-Ma 54.

78. Tutti i dettagli al riguardo nella mia opera. Il peso indicato, come per il forno Müller, si riferisce soltanto ai mattoni refrattari, senza la malta refrattaria, i mattoni isolanti e la pigiata di monolito.

79. Kostenanschlag della Topf del 16 novembre 1942 per un forno a 8 muffole. TCIDK, 502-1-313, p.73.

80. Nel forno a 8 muffole c'erano 4 gasogeni, ognuno dei quali serviva 2 muffole.

81. URSS-64.

82. Il forno a 8 muffole era costuitito da due blocchi di forni a 4 muffole.

83. Allgemeine Lieferungsbedingungen A, allegate già al Kosten-Anschlag della Topf del 1° novembre 1940 relativo a un forno crematorio a 2 muffole riscaldato con coke. BAK, NS 4 Ma/54.

84. H. Thomson, Die moderne Leichenverbrennung, Berlin 1889, p.15.

85. Friedrich Goppelsroeder, Ueber Feuerbestattung, Mühlhausen 1890, p.24.

86. M. Pauly, Die Feuerbestattung. Leipzig 1904, pp. 160-161.

87. G. Pini, La crémation en Italie et à l'étranger de 1774 jusqu'à nos jours. Hoepli, Milano 1885, p.30.

88. Questa è la data della fonte di Zimmerman in Body Disposal, nota 103.

89. M. Pauly, Die Feuerbestattung, pp. 156-157.

90. APMO, BW 30/7/34, p.54.

91. Durata, come si è visto sopra, confermata da Kurt Prüfer.

92. I due problemi sono discussi tecnicamente nel mio libro sulla cremazione ad Auschwitz.

93. TCIDK, 502-1-272, p.256.

94. Rapporto di Pollok a Bischoff del 30 maggio 1942. TCIDK, 502-1-314, p.12.

95. L'impianto del crematorio II si danneggiò in modo irrimediabile dopo pochi giorni di utilizzo e fu smontato.

96. BAK, NS 4-Ma 54.

97. Idem.

98. In realtà: Zentralbauleitung.

99. Danuta Czech, Kalendarium , p. 240.

100. Recte: Schlesische Industriebau Lenz u. Co.-AG, Kattowitz, Grundmannstrasse 23.

101. Francziszek Piper, Gas Chamber and Crematoria, in: Gutman-Berenbaum editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp. Indiana University Press, 1994, p.165. Il riferimento d'archivio è identico a quello fornito da D.Czech: "D.Z.bau/6" (p.179) della "collection Zentralbauleitung".

102. Dopo Pressac, nessun sostenitore della realtà dell'Olocausto può più affermare seriamente che i crematori di Birkenau furono progettati con camere a gas omicide.

103. Autori Vari, Auschwitz. Il campo nazista della morte. Edizioni del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, 1997, pp.29-30. Qui D. Czech non fornisce alcuna fonte d'archivio.

104. L'edizione inglese dell'opera è del 1996.

105. TCIDK, 502-1-275, p. 35.

106. Per i riferimenti rimando alla mia opera sulla cremazione ad Auschwitz.

107. D. Dwork e R.J. van Pelt, \Auschwitz 1270 to the present. W.W. Norton & Company, New York London 1996, Plate 13.

108. Le cifre sono basate sull'elaborazione statistica dei dati contenuti negli Sterbebücher di Auschwitz.

109. Sterbebücher von Auschwitz. Saur Verlag, 1995, p.242.

110. Bemerkungen über die Behandlung mit Präprarat 3582/IGF/ bei Fleckfieber, Auschwitz, den 8. Februar 1943. Processo della guarnigione del campo, tomo 59, p. 61.

111. Johann Neuhäusler, Wie war das im KZ Dachau? Kuratorium für Sühnemal KZ Dachau, Dachau 1980, p.22. Identiche cifre in un'altra opera, edita dal „Comitato Internazionale di Dachau": Il campo di Concentramento di Dachau 1933-1945, 1978, p. 212. Anche qui le cifre si riferiscono ai "detenuti arrivati a Dachau".

112. Joseph Billig, Les camps de concentration dans l'éconimie du Reich hitlérien. Presses Universitaires de France, 1973, p.75.

113. D. Czech, Kalendarium, p.860. La data è 20 agosto 1944.

114. Johann Neuhäusler, Wie war das im KZ Dachau?, p.26.

115. NO-3864.

116. Disegno J Nr. 9122.

117. E.Kogon, H.Langbein, A.Rückerl Hrsg., Nationalsozialistische Massentötung durch Giftgas. Eine Dokumentation. S. Fischer Verlag, Frankfurt/Main 1983, p.278.

118. H.Marszalek, Die Geschichte des Konzentrationslagers Mauthausen, pp.156-157.

119. J.C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz, pp.116-117. Nelle mie Osservazioni per un lapsus ho scritto "inizio di dicembre".

120. Kozentrationslager Buchenwald. Weimar, senza data, pp. 84-85.

121. Idem, p.85.

122. 15 muffole nel futoro crematorio III e 16 muffole nei futuri crematori IV e V.

123. TCIDK, 502-1-223, p. 1 e seguenti.

124. TCIDK, 502-1-220, p. 1 e seguenti.

125. Miklos Nyiszli, Auschwitz. A Doctor's Eyewitness Account. New York 1961, p.68.

126. Granata, 1996.

127. Processo Höss, tomo 11a, p.96. Riporto il testo con tutti gli errori.

128. Questa data è sicuramente dovuta ad un errore. Se le riparazioni dovevano essere eseguite dal 3 giugno al 20 luglio, non potevano essere terminate il 4 luglio. Bisogna dunque leggere 24 luglio.

129. H. Keller, Ursache der Rauchbildung bei der Kremation. Biel 1945.

130. J.C. Pressac, Auschwitz: Techique and operation of the gas chambers, New York 1989.

131. Come ho già rilevato nelle mie Osservazioni, si tratta di un'altra impostura di Zimmerman. In "The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau ", cui Zimmerman si riferisce, ho scritto:"The mass grave were almost certainly located to the southwest of the 'temporary earth basin" (a), about 650 ft. west of what was to become Sector III of Birkenau, since the air photos from 1944 - specifically those from May 31 - show traces of four huge, parallel pits in that area" (p.37).
Dunque io non mi riferivo né a "burning pits" né all'area del "White Bunker"!
(a) Traduzione inesatta. Il "Kläranlage " è un "cleaning plant".

132. Vedi la pianta del 3 marzo 1945 pubblicata da Pressac in Auschwitz. Techique and Operation of the gas chambers, p.180.

133. F.Müller, Sonderbehandlung. München 1979, p.200.

134. Ibidem, p.207.

135. Ibidem, pp.211-212.

136. Ibidem, p.212.

137. Il forno si chiama "Ener-Tek II".

138. Il giorno dell'arrivo del primo trasporto di Ebrei ungheresi ad Auschwitz.

139. F.Müller, Sonderbehandlung, p.219.

140. La superficie minima disponibile per ogni cadavere era di 320/400 = 0,8 m2.

141. F. Müller dice che la durata della combustione era di 5-6 ore (p.221); a queste bisogna aggiungere le ore necessarie per riempire la fossa con 1.200 cadaveri e con non meno di 360 tonnellate di legname, inoltre le ore necessarie per estrarre dalle fosse le parecchie tonnellate di ceneri, sicché la media di una combustione al giorno per ogni fossa appare perfino troppo ottimistica.

142. Dr. H. Frölich, Zur Gesundheitspflege auf den Schlachtfeldern, in: Deutsche Militärärztliche Zeitschrift, Januar-April 1872, pp.109-110.

143. Alcune fotografie scattate dopo i bombardamenti alleati mostrano roghi all'aperto costituiti da travi metalliche sulle quali sono colocate in parecchi strati i cadaveri delle vittime tedesche. Queste fotografie mostrano soltanto l'inizio della "cremazione"; a mia conoscenza, nessuna ne mostra il risultato. A mio avviso con questo sistema si voleva soltanto ottenere la carbonizzazione dei tessuti molli delle vittime per evitare l'insorgere delle epidemie.

144. In Auschwitz Death Camp, p.164.

145. Danuta Czech, Kalendarium, p. 27.

146. Editions Interpress, Varsovie 1978, appendice fotografica non numerata tra le pp.176 e 177.

147. Krajowa Agencja Wydawnicza, Warszawa 1980, p. 184.

148. Editions du Seuil, 1983, p.221.

149. Owicim-Brzezinka (Auschwitz-Birkenau) Concentration camp. Warszawa 1961, p.142.

150. Oltre questi limiti, nelle fotografie vi è una zona nera corrispondente alle pareti del locale intorno alla porta.  Perciò se la fotografia viene "expanded" essa non acquista nulla quanto a campo visivo, ma può essere soltanto ingrandita.

151. La questione dell'esistenza di altri "roghi" resta aperta. Sono disponibile ad accettarla se mi sarà dimostrata in modo convincente.

152. APMO, microfilm n. 1063/35d.

153. Intervista sull'Olocausto, Edizioni di AR, 1995, p.50. My Banned Holocaust Interview è la traduzione di questo libretto.

154. APMO, BW 30/27, p.49.

155. TCIDK, 502-1-313, p.59.

156. In realtà all'epoca Dejaco era SS-Untersturmführer, second lieutenant. Un altro esempio della crassa ignoranza di Zimmerman e del suo gruppo di traduttori.

157. Lèggi: Verschluss.

158. TCIDK, 502-1-280, p.187. La lettera fu scritta perché all'atto del trasferimento ad Auschwitz, l' SS-Obersturmführer Fritsch si era portato via varie piante di Dachau.

159. Vojenský Historický Archiv, Praga, Fond OT, 25/7, pp.299-303.

160. INDIRIZZO

161. SW, LK 4651.

162. Topf, Allegemeine Lieferungsbedingungen A, p. 2.

163. Grundlagen zur Zeitgeschichte, pp.313-315.

164. Dico "presunto" perché l'esperienza insegna che c'è una grande differenza tra le dichiarazioni teoriche o pubblicitarie dei produttori di forni e i dati pratici.

165. I forni crematori a coke funzionavano con un coefficiente di eccesso d'aria intorno a 3 (= 3 volte l'aria teorica), e questa era una delle cause inevitabili dell'alto consumo di questi impianti.

166. Questa cifra era dovuta ad un errore di stampa. La cifra effettiva era di 2.500.

167. Di norma da 500 a 700°C a seconda del tipo di forno.

168. E quando si introduce un cadavere senza bara.

169. In pratica il forno Volckmann-Ludwig - che veviva pubblicizzato come un impianto che funzionava senza calore supplementare - richiedeva mediamente per una cremazione l'equivalente di [(4500 x 7) + (35 x 3500)] /7000 circa 22 kg di coke!


Abbreviazioni


AMM: Archivio del Museo di Mauthausen (Öffentliches Denkmal und Museum Mauthausen)

APMO: Archiwum Pastwowego Muzeum Oswiecim-Brzezinka

AK : Bundesarchiv Koblenz

TCIDK: Tsentr Chranenjia Istoriko-dokumental'nich Kollektsii (Centro di custodia della collezione storico-documentaria), Mosca.


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