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RISPOSTA SUPPLEMENTARE A JOHN. C. ZIMMERMAN SULLA "BODY DISPOSAL AT AUSCHWITZ" Nell'ottobre del 1999 John C. Zimmerman, "Associate Professor University of Nevada, Las Vegas", ha pubblicato in web un articolo con il titolo di "Body Disposal at Auschwitz: The End of the Holocaust Denial".1 Zimmerman si illudeva di aver prodotto la confutazione definitiva (!) dei miei studi sui forni crematori di Auschwitz. Poiché quasi tutte le sue obiezioni sono confutate in anticipo nella mia opera "I forni crematori di Auschwitz. Studio storico tecnico, con la collaborazione del dott. Ing. Franco Deana", che all'epoca era già in corso di stampa 2, mi sono limitato a delle "Osservazioni preliminari" per non perdere troppo tempo a rispondere alle sue congetture essenzialmente fondate su ignoranza storico-tecnica e malafede. Zimmerman ha equivocato e ha forse creduto che non avessi argomenti da contrapporgli Perciò di recente è tornato all'attacco con baldanzosa arroganza con un altro prolisso articolo, "My Response to Carlo Mattogno" 3, che vale ancora meno di quello precedente. Con questa risposta il nostro professore ha superato ogni limite di decenza, perciò qui gli dedico tutto il tempo che la sua improntitudine merita. Affonderò dunque un po' di più gli argomenti, senza tuttavia fare un compendio dell'opera menzionata sopra, nella quale sono riportati tutti i riferimenti che non indico in ques'articolo. Gli "errori" di Zimmerman Nella mia risposta ho messo anzitutto in ridicolo la pretesa di questo professore che si atteggia a specialista della corretta interpretazione dei documenti tedeschi, ma non conosce neppure la lingua. Ho inoltre messo in risalto la sua ignoranza storico-tecnica e la sua malafede, che ho documentato con molti esempi. Il nostro professore ha accusato: scoperto in flagrante menzogna, in "My Response" è stato costretto ad ammettere i suoi "errors":
Egli non dice nulla sull' "errore" relativo al "gasoline" di Frölich (punto 7 delle mie Osservazioni), quello relativo al "kerosene" di Erichsen (punto 8), sull'errore di interpretazione relativo a una sottolineatura nell'unica versione dell' Aktenvermerk del 21 agosto 1942 da lui conosciuta (punto 19). Zimmerman ammette però che "in the body disposal study I made some errors to be discussed later on, on several occasions relied on inaccurate sources - in one case very badly (in one case resulting in a significant error)" (p.19). Con queste ammissioni Zimmerman vuole forse dare l'impressione del ricercatore equilibrato che sa riconoscere i propri errori, ma sta di fatto che egli vi è stato costretto dalla forza stringente delle mie dimostrazioni. Quanto ciò sia vero, risulta dal fatto che egli non ha ammesso il suo "error" più grave, che io non ho rilevato nelle mie Osservazioni perché all'epoca non avevo ancora accesso alla fonte da lui citata. A p. 19 di Body Disposal Zimmerman scrive:
In realtà Kurt Prüfer ha dichiarato esattamente il contrario di ciò che Zimmerman gli ha attribuito con una ignobile manipolazione. A p. 200 dell'opera citata, Fleming riassume così una parte dell'interrogatorio cui K.Prüfer fu sottoposto il 5 marzo 1946:
Question: How many corpses were incinerated in Auschwitz per hour? Answer: In a crematorium with five furnaces and fifteen muffles, fifteen corpses were burned". [corsivo mio].
Riassumo e concludo:
"Terminologies" Nelle mie Osservazioni ho rilevato che Zimmerman in Body Disposal ha sempre parlato di Bauleitung di Auschwitz e ho scritto che egli
Non solo, ma, - come vedremo sotto - Zimmerman cita un passo di un'opera del Museo di Auschwitz del 1996 in cui si dice chiaramente che la Bauleitung di Auschwitz già nel luglio 1942 era stata promossa al rango di Zentralbauleitung, ma egli, che neppure conosce la differenza tra i due termini, non se ne cura affatto, e continua a parlare a sproposito di Bauleitung, evidentemente perché si sente "exempt from having to use correct terminology". "Lack of documentation" La documentazione della Zentralbauleitung conservata a Mosca ha indubitabilmente delle lacune. Il problema è: a chi sono dovute queste lacune? Zimmerman afferma che
Zimmerman pretende che
Andiamo avanti. Come ho mostrato nel libro sulla Zentralbauleitung menzionato sopra, l'organizzazione di questo ufficio era molto complessa e decentrata. Già all'inizio del 1943 esso era suddiviso in 5 Bauleitungen, e la Zentralbauleitung stessa comprendeva 14 Sachgebiete. Ciascuna Bauleitung e ciascun Sachgebiet aveva il proprio archivio, sicché ciò che noi oggi chiamiamo "archivio della Zentralbauleitung", originariamente costituiva alcune decine di archivi. I documenti sui crematori, come tutti gli altri documenti, venivano redatti in più copie (i destinatari erano elencati sotto la voce "Verteiler") e ciascuna copia veniva smistata all'ufficio competente, dove veniva archiviata. Ad esempio, la lettera di Bischoff del 28 febbraio 1943 con oggetto "KGL = Krem. II und III BW 30 (elektr. Aufzüge)" fu redatta in 6 copie inviate a „Bauwirtschaft", „Rechnungslegung", „Baultg. KL", "Baultg. KGL", „Sachbearb." e "Registr. BW 30" 13; la lettera del 29 marzo con oggetto „Krematorium II und III KGL, BW 30 u. 30a", fu inviata in copia a "Baultg. KL", "Baultg. KGL", "Bauwirtsch.", "Rohstoffstelle", "Handakte", "Registr. BW 30 KGL" 14. Dunque solo queste due lettere diedero luogo a 14 documenti che furono archiviati nei vari uffici. Parecchie migliaia di pagine della documentazione della Zentralbauleitung conservata a Mosca è costituita da copie carbone di questo tipo. L'archivio originario comprendeva molti i raccoglitori ("Ordner"), ciascuno dei quali accoglieva i documenti relativi ad uno o più Bauwerke. Ad esempio, l' "Ordner" n. 15 conteneva "7 Zeichnungen Krema II u. III", inoltre "Schriftswechsel" e "Tagelohnzettel"15. Ora, è certo che la documentazione "segreta" sui crematori esiste e presenta tutti i disegni dei crematori e una corrispondenza molto ricca, ed è altrettanto certo che essa presenta lacune evidenti, ad esempio tutti i disegni tecnici dei forni, i rapporti sulle cremazioni di prova, i rapporti sul consumo di coke per il 1944. Secondo la tesi di Zimmerman le SS, invece di distruggere in blocco tutta questa documentazione "segreta", avrebbero perso tempo a sfogliare con pazienza certosina tutti gli "Ordner" relativi ai crematori che si trovavano in tutti gli archivi del campo e a sfilare via e distruggere singoli documenti da esse ritenuti compromettenti lasciando intatto il resto, a cominciare dalle piante dei crematori stessi! Poi, avrebbero fatto saltare i crematori per occultare le tracce dei loro "crimini", ma nel contempo avrebbero lasciato vivi ai Sovietici circa 7.000 testimoni oculari di questi "crimini"! Una logica veramente stringente! I Sovietici, invece, che dovevano propagandare la tesi dei mostri hitleriani sterminatori di milioni di persone, avevano tutto l'interesse a sfogliare con pazienza certosina tutti gli "Ordner" relativi ai crematori che si trovavano in tutti gli archivi del campo e a selezionare singoli documenti da esse ritenuti compromettenti per la loro propaganda lasciando intatto il resto, a cominciare dalle piante dei crematori stessi. Quale delle due ipotesi è più razionale? Zimmerman continua:
Giocando su questa falsificazione, Zimmerman obietta poi quanto segue:
Con ciò egli non fa che avvalorare la mia tesi. Sia gli interrogatori degli ingegneri della Topf sia gli Sterbebücher, sia l'intera documentazione della Zentralbauleitung sono rimasti segreti fino a quando il regime sovietico non è crollato, e lo sarebbero ancora se ciò non fosse avvenuto. Perché? Fino al crollo del regime sovietico nessuno sapeva dell'esistenza di tale documentazione. E' dunque tanto assurdo pensare che i documenti mancanti siano stati - non certo "soppressi" ma, a causa della loro importanza, trasferiti in un luogo più sicuro di un archivio, e, per questa ragione, come avveniva prima per tutti gli altri documenti, nessuno sappia della loro esistenza? Comunque sia, sta di fatto che la mia ipotesi, almeno, è ragionevole, ma la stessa cosa non si può certo dire di quella di Zimmerman. Prüfer e l' "enormous strain" dei crematori di Birkenau Sopra ho già citato il passo di Zimmerman che riguarda l'interrogatorio sovietico di Kurt Prüfer. Qui lo voglio esaminare da un altro punto di vista. Rileggiamolo:
Cominciamo dalla capacità di cremazione. I forni di Birkenau potevano cremare un cadavere per muffola all'ora. Come concilia Zimmerman questa affermazione con quella della durata della cremazione di 25,2 minuti a Gusen e di "15 minutes per body" a Birkenau? Qui bisogna sottolineare il fatto che Kurt Prüfer dichiarò che, quando, in sua presenza, fu fatto il tentativo di cremare insieme due cadaveri "the furnaces could not stand the strain", e ciò contraddice le fantasie di Zimmerman sulle cremazioni "multiple". La citazione riportata sopra è priva di riferimento alla fonte. Zimmerman ha voluto cautelarsi nel timore che qualcuno scoprisse la sua impostura in Body Disposal che ho smascherato sopra. Ma gli è andata male ugualmente. Passiamo all' "enormous strain" dei crematori che aveva danneggiato il "brick lining on the ovens". Che significa, quantitativamente, "enormous strain"? Facciamo qualche rapido calcolo per i due crematori più importanti nell'economia dello "sterminio". Il crematorio II entrò in funzione il 15 marzo, il crematorio III il 25 giugno 16. Il periodo di 6 mesi va dal marzo al settembre 1943, e coincide con la visita di Prüfer ad Auschwitz del 10 settembre 17. In questo periodo il crematorio II rimase fermo per 3 mesi per riparazioni (il crematorio IV era fuori uso già dalla fine di giugno)18. I crematori II e III funzionarono perciò ciascuno per circa 45 giorni. Poiché, secondo l'ammissione di Zimmerman, la cremazione di un cadavere in una muffola durava un'ora, essi avrebbero potuto cremare teoricamente, funzionando ipoteticamente 24 ore al giorno, (24 x 15 =) 360 cadaveri al giorno ciascuno, in 45 giorni (45 x 360 =) 16.200 cadaveri ciascuno, ossia (16.200 : 15 =) 1.080 per ogni muffola ciascuno. Dunque Zimmerman ammette che la muratura refrattaria dei forni era danneggiata dopo appena 1.080 cremazioni teoriche, confermando così la mia tesi che la muratura refrattaria poteva sostenere al massimo 3.000 cremazioni. "Falsificazioni" e "soppressioni" Nelle mie Osservazioni ho tralasciato varie imposture di Zimmerman per non perdere troppo tempo con questo dilettante. Nella sua risposta egli ribatte sulle stesse imposture. L'impudenza di questo individuo è intollerabile e merita una risposta adeguata. a) I Gasprüfer In Body Disposal Zimmerman ha scritto:
"The letter only shows that Topf was ignorant as to the type of gas detector which would be needed. The real problem for Mattogno was to explain why the oven builders would know it to be necessary to have such a device for a crematorium which several weeks earlier was stated to have a "gassing cellar". Since he could not find any such explanation, he reverted to the familiar denier tactic of labeling anything which cannot be explained as a forgery" (nota 76).
Pressac ha scritto in effetti che
Ora Zimmerman, quando non gli fa comodo, respinge le affermazioni di Pressac perché non sono documentate, come nel caso dell'espansione del campo di Birkenau a 200.000 detenuti ("however, Pressac did not cite a source", p.27), quando invece gli fa comodo accetta le affermazioni di Pressac senza fonte perfino se sono palesemente false! Ma continuiamo. Zimmerman falsifica poi il significato della lettera in oggetto, la quale non "shows that Topf was ignorant as to the type of gas detector which would be needed", ma mostra soltanto che la Topf non produceva i Gasprüfer, perciò li aveva richiesti già da due settimane "bei 5 verschiedenen Firmen" 21. Questa falsificazione serve a confermare la falsa tesi dell'esistenza di Gasprüfer per acido cianidrico: se la Topf, che produceva impianti di combustione, "was ignorant as to the type of gas detector which would be needed", ne consegue che esistevano vari tipi di Gasprüfer! Ciò si può chiamare coerenza nella menzogna. Una volta stabilito con queste imposture che i Gasprüfer si riferivano all'acido cianidrico, Zimmerman si chiede perché dei semplici costruttori di forni crematori dovevano essere messi al corrente di "gas detectors" che servivano per acido cianidrico, e poiché io non sarei in grado di dare una risposta, spiegherei il documento "as a forgery". Qui Zimmerman dà un'altra prova di malafede deliberata travisando ciò che ho scritto nell'articolo The "Gasprüfer" of Auschwitz, che è stato pubblicato in web il 18 febbraio 1998 22. Dopo aver inquadrato il documento nel suo contesto storico, ho concluso:
Dunque il nostro professore ha mentito sapendo di mentire. Se io ho concluso che la lettera della Topf "was falsified by an ignorant forger who created a hybrid neologism: Anzeigeräte für Blausäure-Reste", non è certo perché essa mi creasse un qualche problema; al contrario, essa - secondo l'interpretazione di Pressac-Zimmerman - sarebbe una conferma ulteriore della mia ipotesi secondo la quale "the term Vergasungskeller designates a disinfestation basement" 24 ; se dunque sono giunto a tale conclusione, è soltanto perché i relativi documenti suscitano problemi storici così gravi e così numerosi che l'unica soluzione ragionevole mi è sembrata quella. Ho esposto questi problemi in più di 3 pagine nel paragrafo "Problems Pressac left unresolved" (pp.14-18). Zimmerman, essendo incapace di risolverli, tenta furbescamente di liquidarli con queste squallide menzogne. b) La lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 A questo riguardo Zimmerman scrive:
Ciò mi ha portato alla conclusione che la lettera che conosciamo è una versione errata che fu sostituita successivamente da una versione corretta in cui era riportata la Übergabeverhandlung del crematorio III e non era riportata la capacità di cremazione, come prescrivevano le disposizioni di Kammler del 6 aprile 1943 27. Per quanto riguarda la capacità di cremazione, io ho scritto che le cifre indicate nella lettera sono autentiche, ma ciò non significa che siano veridiche, e ho spiegato la ragione e il senso di questa distinzione. Sotto dimostrerò che tali cifre sono tecnicamente assurde. Ora Zimmerman, invece di discutere la mia analisi del documento, invece di spiegare la grave anomalia buricratica che essa presenta, si limita a riportare la mia conclusione fuori del suo contesto per far credere al lettore che la correzione di cui ho parlato si riferisse alla capacità di cremazione. Il "real problem" di Zimmerman è che egli, come tutti i dilettanti, è assolutamente incapace di analizzare criticamente un documento; egli accetta tutto, ciecamente e opportunisticamente, e finge che i problemi che il documento suscita non esistano. Non solo, ma ha perfino l'impudenza di rimproverare chi tali problemi li scopre, ne comprende l'importanza e cerca di risolverli. IL FORNO DI GUSEN Consumo di coke In "Body Disposal" Zimmerman ha scritto:
There is some reason, however, to suspect that each wheelbarrow did not contain 60 kilograms of coke but that this was a generic number based on the theoretical maximum that each delivery could hold. In other words, 60 kilograms was attached to each wheelbarrow regardless of actual weight. For example, on October 3 eleven bodies were incinerated using 13 wheelbarrows. At 60 kilograms per wheelbarrow it would have taken 71 kilograms per body. However, on October 15, 33 bodies were incinerated using 16 wheelbarrows, or 29 kilograms per body" (pp.23-24). Naturalmente il nostro onestissimo professore, nella sua risposta, passa sotto silenzio questa obiezione cruciale e continua imperterrito nelle sue speculazioni fantasiose. Che l'equivalenza di un carrello di coke a 60 kg si riferisca soltanto al periodo 26 settembre-15 ottobre è un'altra menzogna di Zimmerman. La lista delle cremazioni in questione è un foglio diviso in due parti: in quella sinistra sono registrati i dati relativi al periodo 26 settembre-3 novembre, in quella destra i dati riguardanti in periodo 4-12 novembre. Ogni parte è a sua volta suddivisa in 4 colonne che recano la designazione "Uhr", "Datum", "Leichen", "Karren Koks 1 K. = 60 kg". La quarta colonna della parte sinistra del documento (al pari delle prime tre) arriva fino al giorno 3 novembre e continua nella parte destra fino al giorno 12 novembre. Ora, per quanto riguarda la parte sinistra, è chiaro che la designazione "Karren Koks 1 K. = 60 kg" si riferisce all'intera colonna, fino al giorno 3 novembre. Zimmerman invece, spezzando la sequenza logica della tabella, pretende - abusivamente - di farla valere soltanto fino al 15 ottobre. Ed è altrettanto chiaro che tale designazione vale anche per la parte destra, che è la continuazione di quella sinistra. E' vero che la quarta colonna della parte destra reca soltanto la dicitura "Karren Koks", ma che bisogno c'era di ripetere che un carrello di coke equivaleva a 60 kg? Ammesso e non concesso che i carrelli della colonna a destra equivalessero a meno di 60 kg, essi comunque avrebbero dovuto contenere sempre un quantitativo uniforme, perché il capo del crematorio doveva redigere dei rapporti sul consumo di coke in kg (o in Zentner) 29. Se i 249 carrelli impiegati per le cremazioni registrate nella parte destra avessero contenuto, ad esempio, uno 20 kg, uno 35, uno 55, uno 40, uno 60, uno 25 e così via, in che modo il capo del crematorio avrebbe calcolato il consumo totale? Per questa stessa ragione amministrativa, se i carrelli menzionati nella parte destra avessero contenuto un quantitativo dii coke uniforme inferiore a 60 kg, nella quarta colonna vi sarebbe l'indicazione del relativo peso, ad esempio:"Karren Koks 1 k. = 40 kg". L'ipotesi di Zimmerman è dunque insostenibile. A conferma di ciò adduco un altro argomento. Come ho dimostrato sopra, è documentariamente accertato che per il periodo 26 settembre-15 ottobre i carrelli contenevano esattamente 60 kg di coke. In questo periodo furono cremati 193 cadaveri con un consumo di 9.180 kg di coke, il che corrisponde a (9180: 193 =) 47,5 kg per ogni cadavere. Nel periodo 31 ottobre-12 novembre risultano cremati 677 cadaveri con 345 "Karren" di coke. Poiché Zimmerman pretende che il peso di 60 kg di coke per ogni carrello era "the theoretical maximum that each delivery could hold", ne consegue che ogni carrello di coke doveva pesare meno di 60 kg. Tuttavia, già assumendo il peso di 60 kg il consumo medio di coke per ciascuno dei 677 cadaveri cremati nel periodo suddetto è di [(60 x 345)/677 =] circa 30,6 kg. Secondo Zimmerman, il consumo fu ancora inferiore. Ma allora perché il consumo medio di coke per il periodo 26-settembre-15 ottobre fu di 47,5 kg? Nella sua profonda ignoranza delle questioni termotecniche relative ai forni crematori riscaldati con coke, Zimmerman ironizza scioccamente sul fatto sperimentalmente accertato in tutti i crematori con forni a coke che il consumo di coke variava a seconda del numero delle cremazioni. Ad esempio, il diagramma "Einäscherungen hintereinander" pubblicato dal prof. P. Schlepfer nel 1936 e realizzato sulla base delle esperienze pratiche, mostra un consumo di oltre 400 kg di coke per la prima cremazione a forno freddo, di circa 200 per la seconda, di poco più di 100 per la quarta. A partire dall'ottava cremazione la curva che indica il consumo di coke tende a diventare orizzontale e alla ventesima ed ultima cremazione considerata il consumo di coke risulta di circa 37,5 kg 30. Ciò significa che 20 cremazioni discontinue eseguite a vari giorni di distanza l'una dall'altra avrebbero richiesto oltre (400 x 20 =) 8.000 kg di coke, mentre 20 cremazioni consecutive soltanto (37,5 x 20 =) 740 kg 31. Dalla decima cremazione il consumo di coke tendeva ad essere uniforme, perché ormai la muratura refrattaria assorbiva pochissimo calore. Per questa ragione, nel mio calcolo del bilancio termico dei forni crematori di Auschwitz, ho preso in considerazione la condizione del forno alla diciottesima cremazione, la condizione, cioè, in cui la sua muratura refrattaria non assorb praticamente più calore e il forno funzionava con il minimo consumo di combustibile. E' evidente che il forno di Gusen aveva un accumulo di calore notevolmente inferiore a quello del diagramma summenzionato, tuttavia il principio resta valido anche per questo impianto. Ora, la differenza di consumo di coke per i due periodi esaminati sopra - 47,5 e 30,6 kg - e anche per il periodo intermedio 32 - 37,2 kg - dipende appunto essenzialmente dalla periodicità e dal numero delle cremazioni, come ho spiegato nel punto 36 della mia risposta a Zimmerman. Poiché, nella sua crassa ignoranza termotecnica, Zimmerman respinge questi dati elementari, ne consegue che - essendo documentariamente accertato che per il periodo 26 settembre-15 ottobre 1941 il consumo di coke fu di 47,5 kg per cadavere -, il consumo di coke del periodo 31 ottobre-12 novembre avrebbe dovuto essere di (47,5 x 677 =) 32.157,5 kg di coke, perciò ognuno dei 345 carrelli di coke impiegati per cremare i 677 cadaveri di questo periodo avrebbe dovuto contenere in media (32.157,5 : 345 =) 93,2 kg di coke! Esattamente il contrario di ciò che questo dilettante intendeva dimostrare! La fondatezza delle mie conclusioni è confermata da altri due documenti. Il primo è il resoconto del consumo di coke del forno di Gusen dal 21 gennaio al 24 agosto 1941 redatto dal capo del crematorio Wassner 33. L'altro è una nota che riferisce il consumo di coke per il periodo 25 agosto - 24 settembre 1941 34. In entrambi i documenti il quantitativo di coke consumato è espresso in "Zentner", una vecchia misura di peso tedesca equivalente a 50 kg. Nella tabella che segue riassumo i dati contenuti in questi documenti ed aggiungo il numero dei cadaveri cremati tratto dalla lista dei decessi del campo di Gusen pubblicata nella storia ufficiale del campo di Mauthausen 35. Il numero dei morti si riferisce all'intero mese, mentre le forniture di coke sono sfalsate di alcuni giorni. Tuttavia la differenza che ne risulta è molto lieve ed è irrilevante per quanto riguarda l'ordine di grandezza dei risultati. Per il calcolo complessivo cercherò comunque di essere preciso il più possibile.
Nel mese di gennaio sono morti 220 detenuti, in media 7 al giorno, perciò per i giorni 29-31 gennaio si può presumere che siano morti all'incirca 21 detenuti. Per la cremazione di questi cadaveri si può assumere il quantitativo medio risultante per il periodo 29 gennaio-24 febbraio, ossia 45,2 kg x 21 = 949 kg. Dal 26 al 29 settembre 36 - secondo la lista delle cremazioni discussa sopra - sono stati cremati 34 cadaveri, con un consumo di 28 carrelli di coke = 1.400 kg. Per il 25 settembre, in mancanza di dati, possiamo assumere i dati del 26, ossia 20 cremazioni 37 con 960 kg di coke. Ricapitolando, dal 29 gennaio al 30 settembre 1941 a Gusen sono morti e sono stati cremati 2.792 cadaveri con un consumo di 127.559 kg di coke. Poiché i giorni non documentati sono 4 su 244, l'eventuale margine di errore del calcolo è assolutamente trascurabile. Il consumo medio di coke risulta dunque di (127.559 : 2.792 =) 45,6 kg. La fondatezza di questo calcolo è garantita dal fatto che, come ho detto sopra, nel periodo dal 26 settembre al 15 ottobre il consumo medio di coke è stato dello stesso ordine di grandezza: 47,5 kg per cadavere. Anche il numero medio 38 delle cremazioni giornaliere di questo periodo è dello stesso ordine di grandezza: 9-10 al giorno contro 10-11. Ai dati indicati sopra possiamo aggiungere quelli certi che risultano dalla lista delle cremazioni di Gusen in discussione, sicché si può concludere che dal 29 gennaio al 15 ottobre 1941 nel forno di Gusen sono stati cremati (2.792 + 193 =) 2.985 cadaveri con un consumo di (127.559 + 9180 =) 136.739 kg di coke, in media 45,8 kg per cadavere. Ora, perché mai per il periodo dal 26 ottobre al 12 novembre il consumo di coke sarebbe diminuito tanto drasticamente da essere addirittura inferiore a quello che si ottiene assumendo che i carrelli contenessero sempre 60 kg di coke? L'ipotesi di Zimmerman è dunque insensata. Durata del processo di cremazione In Body Disposal" Zimmerman scrive:
Ebbene, io dichiaro e ribadisco che Zimmerman non solo è "unable to read" questo documento, ma che, nella sua totale incompetenza, di questo documento non ha capito niente. Ed ecco la dimostrazione della mia dichiarazione. Nella sua risposta, il nostro professore spiega in che modo ha calcolato la presunta durata di 25,2 minuti:
Dunque l'ipotesi di Zimmerman si fonda su due presupposti:
E' dunque chiaro chefs la colonna "Uhr" del documento in questione non si può riferire all'inizio delle cremazioni. Ma allora a che cosa si riferisce? Forse al coke versato nei gasogeni alle ore indicate nel documento? Neppure ciò è possibile, perché il volume utile di un gasogeno del forno di Gusen era di circa 0,2 m3. Ora 1 m3 di coke metallurgico pesa da 380 a 530 kg, ciò significa che ogni gasogeno poteva accogliere al massimo (530 x 0,2 =) circa 110 kg di coke. Tuttavia nel documento in questione il numero dei carrelli di coke corrispondenti alle ore - ossia il corrispettivo quantitativo di coke - è in più casi molto maggiore della capienza dei gasogeni. Ad esempio, l'8 novembre, alle ore 16 sono registrati 16 carrelli di coke 44, cioè (16 x 60 =) 960 kg, oltre 4 volte la capienza dei due gasogeni. La colonna "Uhr" si riferisce forse al coke bruciato nei gasogeni? Anche questa ipotesi non regge. Torniamo al caso precedente. Alle 18,15 del giorno 8 risulta registrato un altro carrello di coke (la relativa numerazione passa da 24 a 25), perciò i 960 kg di coke relativi alle ore 16 avrebbero dovuto bruciare in 2 ore e 15 minuti, il che corrisponderebbe ad un regime di griglia di circa 427 kg/ora! Ma allora, a che cosa si riferisce la colonna "Uhr"? La risposta è semplice: al coke prelevato di volta in volta dal deposito del crematorio e scaricato presso il forno. Preciso meglio. Secondo una organizzazione razionale del lavoro - e nessuno negherà che i Tedeschi fossero efficientissimi in ciò - il coke doveva essere scaricato di volta in volta presso i due gasogeni del forno in modo che i fuochisti avessero sempre a portata di mano una scorta sufficiente di combustibile. Come in ogni scarico di merce, l'incaricato che lo prendeva in consegna e si assumeva la responsabilità del suo uso dava atto burocratico della ricezione del combustibile, indicando il numero dei carrelli e l'ora, quando lo scarico era terminato, non quando esso cominciava. Ma il forno veniva messo in funzione già dallo scarico del primo carrello. Perciò la colonna "Uhr" del documento in questione si riferisce non all'inizio della cremazione, ma alla fine dello scarico di una serie di carrelli di coke. Mi spiego meglio con un esempio. Un grande supermercato ordina 100 casse di acqua minerale. Il camion che le trasporta arriva alle 8 del mattino e comincia subito a scaricare le casse. Il lavoro dura quattro ore e il magazziniere del supermercato alle ore 12, dopo aver contato le casse scaricate, firma la ricevuta delle 100 casse. Nel frattempo le casse sono state già immesse nel circuito di vendita e le prime casse sono state vendute alle 8,15. Nei documenti lo scarico risulterà alle ore 12, ma la vendità sarà iniziata alle 8,15. Torniamo ora al documento Gusen. Nelle registrazioni del 7 novembre il primo dato è 11 carrelli di coke = 660 kg alle ore 11,15. Ciò significa che alle 11,15 è stata registrata la fine dello scarico di questi 11 carrelli. Il secondo dato, è 2 carrelli scaricati tra le 11,15 e le 11,30, perciò il coke che gli addetti avevano finito di scaricare alle 11,15 era già stato bruciato quasi tutto. Il primo carrello è stato dunque scaricato prima delle 11,15, ma quando? Se si assume un regime di griglia massimo di 90 kg/ora, si può calcolare che nelle 7 ore precedenti erano stati scaricati ed erano bruciati (7 x 90 =) 630 kg di coke, perciò la cremazione era iniziata alle 4,15 e alle 11,15 restavano ancora 30 kg di coke presso i gasogeni, perciò dalle 11,15 alle 11,30 furono scaricati altri 2 carrelli di coke. Con ciò la durata media di ogni cremazione salirebbe già a 34 minuti, e questa sarebbe la durata minima teorica. La durata reale è indubbiamente maggiore. Sappiamo infatti che il forno rimase fuori servizio dal 16 al 25 ottobre. In tutto il mese di ottobre a Gusen vi furono 462 decessi 45, ma i cadaveri cremati furono soltanto 351 (159 dal giorno 1 al giorno 15 e 192 dal giorno 26 al giorno 31), perciò il primo novembre nella camera mortuaria restavano ancora (462 - 351 =) 111 cadaveri da cremare. A questi bisogna aggiungere i cadaveri dei detenuti morti nella prima settimana di novembre. In una situazione così critica, solo Zimmerman può credere seriamente che, il 7 novembre, il capo del crematorio abbia atteso almeno 11 ore (l'ultima registrazione relativa allo scarico del coke del giorno 6 è alle ore 22,10) prima di rimettere in funzione il forno per cremare 94 cadaveri. La cosa più razionale, invece, poiché egli doveva smaltire ancora varie decine di cadaveri arretrati, è che egli abbia ordinato una sosta minima per pulire frettolosamente le griglie dei gasogeni e subito dopo abbia fatto rimettere in funzione il forno. In questo contesto, l'ipotesi più probabile è che il forno sia stato riattivato poco dopo la mezzanotte. Se ad esempio la cremazione è iniziata alle ore 0,45, fino alle 11,15 il forno ha bruciato in 10 ore e mezza 630 kg di coke, con una rimanenza di 30 kg di coke. Ciò corrisponde ad un regime di griglia normale 46 di 60 kg/ora. In questo caso la durata media di una cremazione sarebbe di circa 39 minuti. Questa è la mia interpretazione. Con ciò cadono tutte le fantasie termotecniche del nostro "esperto". Confermo dunque e ribadisco che la sua infondata congettura della durata di una cremazione di 25,2 minuti è "technically absurd". Per quanto riguarda l'efficienza del forno, Zimmerman rileva poi quanto segue:
Il problema di Zimmerman è quello di tutti i dilettanti sprovveduti e incompetenti: non avendo alcuna conoscenza di storia e di tecnologia della cremazione, egli è necessariamente incapace di una visione organica dell'argomento. Ora, proprio una tale visione organica non fa che infirmare ulteriormente le sue fantasie termotecniche e convalidare le mie conclusioni scientifiche. Mi riferisco, ad esempio, agli esperimenti di cremazione dell'ing. Richard Kessler in un forno riscaldato con coke 48 - da cui risulta una durata della combustione principale di circa 55 minuti -; alle liste di cremazioni del crematorio di Westerbork (forno Kori riscaldato con coke) - durata media circa 50 minuti -; ai forni per la combustione di carogne animali funzionanti con carbone, di cui parlerò sotto. Perfino i periti sovietici, che, quanto ad esagerazione iberbolica, non erano secondi a nessuno, nel loro "Diagramma orientativo per la determinazione del tempo di combustione in vari forni crematori in funzione della temperatura", da essi utilizzato nelle loro perizie tecniche sui forni crematori di Majdanek e Sachsenhausen, non hanno osato attribuire durate del processo di cremazione eccezionalmente brevi alle reali temperature di esercizio. Al contrario. Ad esempio, alla normale temperatura di 800°C essi hanno attribuito una durata della cremazione di 120 minuti, alla temperatura di 1100°C, una durata di 75 minuti. La scala termina con una durata di 15 minuti ad una temperatura di 1500°C, la quale però, al massimo, poteva regnare soltanto nel gasogeno, non certo nella muffola 49. Veniamo ora alla mia "omissione". Nell'articolo "Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau" 50 ho menzionato, en passant, il caso delle cremazioni dell'8-9 novembre scrivendo:
L'affermazione che ho riportato sopra non ha dunque alcun particolare rilievo - essendo un semplice esempio -, perché le mie conclusioni sul documento Gusen derivano, appunto, dall'analisi dell' intero documento - non già di singole registrazioni in esso contenute - e si basano essenzialmente sul regime di griglia dei focolari. E' chiaro dunque che l'accusa di Zimmerman secondo cui io avrei "misread" il documento riguardo al caso dell'8-9 novembre è priva di fondamento, perché i suoi presupposti sono falsi. La durata di circa 1.470 minuti si basa sul calcolo di un regime di griglia prossimo a quello massimo, ossia di circa 86 kg/ora, che è ancora estrememente alto per un funzionamento continuato di oltre 24 ore. In conclusione, l'ipotesi di Zimmerman della durata media di una cremazione di 25,2, minuti è documentariamente infondata. E tecnicamente? Tecnicamente una tale ipotesi è insensata: secondo gli esperimenti di cremazione dell'ing. Kessler, in un ottimo forno a coke già la fase della vaporizzazione dell'acqua del cadavere richiedeva mediamente 28 minuti! La documentazione su Mauthausen Nella mia risposta a Zimmerman (punto 33) ho scritto che
La documentazione su Mauthausen, dal febbraio 51 al dicembre 1941 contiene circa 120 documenti. Tuttavia essa non è "completa" (ma, al più, quasi completa) perché già uno dei documenti più importanti - la lettera della Topf del 14 luglio 1941 che dice che nel forno Topf a 2 muffole riscaldato con coke si potevano cremare 30-36 cadaveri in circa 10 ore - sebbene sia stata ricevuta e protocollata dalla "S.S. Neubauleitung Mauthausen", non si trova in tale documentazione. In questa c'è la richiesta della SS-Neubauleitung di Mauthausen (lettera del 9 luglio 1941), ma non la risposta della Topf, che si trova a Weimar, dove è stata casualmente scoperta da J.C. Pressac. Dalla documentazione mancano inoltre il disegno della Topf D 58479 (menzionato nella lettera del 21 aprile) e tutte le fatture, ad esempio quella di 118 RM, quella di 80 RM e quella di 108 RM datate 2 maggio (menzionate nella lettera del 12 giugno); la fattura di 303 RM del 25 agosto (menzionata nella lettera del 23 settembre), quella del 4 settembre di 1.594 RM (menzionata nella lettera dell'11 ottobre); la fattura di 165 RM del 3 novembre 1941 e quelle rispettivamente di 622,30 RM e 361,90 RM del 21 novembre (menzionate nella lettera del 14 dicembre). Nella documentazione mancano anche i documenti finanziari relativi ai pagamenti eseguiti dalle SS, in particolare i mandati di pagamento in acconto (Abschlagszahlung), le fatture finali (Schlussrechnung), i mandati di pagamento finale (Schlussabrechnung), documenti che invece si sono conservati per i forni del crematorio I di Auschwitz 52. Quanti altri documenti importanti sono stati tolti dal carteggio tra la Topf e la SS-Neubauleitung? Non lo sappiamo, ma gli esempi che ho menzionato devono far riflettere. Passiamo agli anni successivi. Riassumo i dati relativi alla consistenza della documentazione nella tabella che segue:
1943
Dal gennaio 1942 al gennaio 1945, per 22 mesi su 37 non esiste neppure un documento! Nonostante ciò, incredibilmente, Zimmerman ha la sfrontatezza di dire che le mia affermazione relativa alla incompletezza della documentazione è "is blatanly and knowingly false".! La sua spiegazione di questi enormi vuoti documentari è radicalmente inficiata dal fatto che egli presuppone a priori ciò che deve essere dimostrato: partendo dal presupposto che la documentazione può riguardare soltanto "oven installation", conclude che la documentazione è completa perché non vi fu alcun'altra "oven installation" fino al gennaio 1945: ma come si può escludere che vi furono altre sostituzioni della muratura refrattaria del forno di Gusen nei lunghissimi periodi di vuoto documentario? Soltanto negando aprioristicamente e opportunisticamente che ciò possa essere avvenuto, come appunto fa Zimmerman. Qui il nostro professore dimostra ancora una volta la sua malafede, perché la "correspondence" sulla seconda "oven installation" contiene appena 2 documenti! E come può pretendere seriamente Zimmerman che questa "correspondence" sia completa? E' dunque evidente che anche in questo caso la documentazione è estremamente lacunosa e che il nostro professore mente sapendo di mentire. Con ciò cade anche l'argomento relativo alla presunta eccezionale durata della muratura refrattaria del forno di Gusen (circa 30.000 secondo la stima della Croce Rossa Internazionale) 53, perché non si sa quante volte la muratura refrattaria del forno fu sostituita, e ciò vale anche per il forno Kori di Mauthausen. Il forno di Gusen fu progettato "with a defect"? Zimmerman afferma che il forno di Gusen fu costruito male dalla ditta Topf e soltanto questo - e non il logoramento conseguente al numero delle cremazioni eseguite - fu la causa della necessità di sostituirne la muratura refrattaria nell'ottobre 1941. In Body Disposal egli ha scritto:
[Hierbei ist selbstverständlich 55 Voraussetzung, dass die evtl 56. aufgetretenen Mängel infolge fehlerhafter Ausführung entstanden sind und nicht etwa durch Überhizung der Öfen bezw. durch Abstossen der inneren Ausmauerung durch die Schürgeräte usw.]" 57.
Riassumendo, il senso della lettera non è, come pretende Zimmerman: i danni sono stati provocati da errata costruzione del forno, dunque noi eseguiamo la riparazione gratis secondo i termini contrattuali, ma è: se i danni sono stati provocati da errata costruzione del forno (e non dal suo errato impiego) , eseguiremo la riparazione gratis secondo i termini contrattuali. Dopo aver travisato il senso del documento summenzionato, Zimmerman adduce un'altra "prova" della presunta cattiva costruzione del forno di Gusen:
6 Stck Monolit-Kreuze Come ha rilevato Zimmerman, l'inconveniente sorse "six weeks after the ovens had been installed", dunque il forno era ancora coperto dalla garanzia della Topf. Infatti, secondo una disposizione del marzo 1938, la garanzia "für die vom Feuer berührten Teile von Feuerungsanlagen" durava un anno (6 mesi per il rivestimento refrattario dei gasogeni) 60. Se dunque - come pretende Zimmerman - l'inconveniente summenzionato fosse stato dovuto al fatto che "the first double muffle oven installed in Gusen was not made correctly", la Topf , accettando "though reluctanty" la sua responsabilità, avrebbe inviato gratis il materiale per la riparazione. Invece, come risulta dalla lettera del 18 marzo 1941, la Topf addebitò alla "SS-Neubauleitung KL Mauthausen" 80 RM per "10 Sack = 500 kg Monolit" e 118 RM per "6 Stück Kreuzrosten". In questa lettera la Topf specificò:
A questo punto, vanificata l'ipotesi di Zimmerman, il documento si ritorce contro la sua interpretazione: dopo appena 6 settimane, la muratura refrattaria delle muffole si era già "scrostata" in vari punti a causa della cremazione di meno di 500 cadaveri, 250 per muffola! Veniamo ai "more repair materials" che "were ordered in June". Gli unici materiali forniti a Gusen nel giugno 1941 furono 50 sacchi di "Monolit" 62 spediti dalla ditta Alphons Custodis di Düsseldorf per conto della ditta Topf in data 25 giugno 63. Tuttavia questo materiale non serviva per riparazioni, ma faceva parte della fornitura di materiali che la Topf inviava a Gusen per il secondo forno crematorio a 2 muffole. Ciò risulta chiaramente dalla lettera della Topf del 12 giugno 1941 citata sopra, nella quale si dice:
Ecco a che cosa si riduce la "strong evidence" di Zimmerman! Dunque o il nostro professore non ha capito niente, o è in malafede. In conseguenza dell'equivoco summenzionato, la Topf aveva già consegnato il seguente materiale refrattario e isolante del forno:
Si noti la data: 4 settembre 1941. La richiesta ufficiale per la "sofortige Entsendung eines Ihrer Ofen-Spezialisten zur Reparatur des Krematoriums-Ofens im AL.Gusen" fu inoltrata dalla Bauleitung di Mauthausen il 24 settembre 68, venti giorni dopo. Probabilmente allora già si erano palesate le prime avvisaglie del danneggiamento - divenuto poi irrimediabile - della muratura refrattaria del forno. Comunque sia, sta di fatto che venti giorni prima, in un periodo in cui nel forno di Gusen erano state eseguite meno di 2.700 cremazioni (1.350 per muffola), la Bauleitung di Mauthausen già si preoccupava di avere a disposizione il materiale refrattario "per lavori di riparazione successivi". Dal che già si desume che essa non aveva troppa fiducia nella portentosa durata che Zimmerman vuole attribuire ai refrattari del forno di Gusen. LA DURATA DELLA MURATURA REFRATTARIA DEI FORNI Il forno elettrico di Erfurt: 1939 o 1941? In un articolo pubblicato il 25 ottobre 1941, l'ing. Rudolf Jakobskötter, descrivendo il terzo forno elettrico del crematorio di Erfurt rileva:
In My Response Zimmerman respinge la mia accusa di "bad faith" perché "the article was published in 1941 while Jakobskotter's [sic] figures go to 1939". Con ciò Zimmerman conferma ulteriormente la sua palese malafede. E' vero che il terzo forno di Erfurt "wurde am 1. Dezember 1939 fertiggestellt" e fu "essiccato lentamente" (langsam getrocknet) fino al 31 gennaio 1940 70, ma è falso che "Jakobskotter's figures go to 1939". A pagina 586 del suo articolo appare infatti una tabella intitolata "Einäscherungen und Stromverbrauch in den elektr. Einäscherungsöfen zu Erfurt". In questa tabella sono riassunti i risultati di esercizio dei tre forni di Erfurt. Quella relativa al terzo forno, va dal febbraio 1940 all'aprile 1941, perciò Jakobskötter scrisse il suo articolo non prima del maggio 1941. Naturalmente Zimmerman si guarda bene dal menzionare questi dati. Come si vede, la sfrontatezza di questo impostore è inaudita. Zimmerman obietta ancora:
la prima "generazione" è il primo forno, che eseguì 1.294 cremazioni, la seconda è il secondo forno, che eseguì 2.910 cremazioni (secondo la tabella a p.586), la terza è il terzo forno, per il quale Jakobskötter si attendeva "eine noch längere Lebensdauer" 72. Come si colloca in questo contesto la frase "während die Muffeln je nach ihrer Ausführungsweise bislang nur etwa 2000 Einäscherungen ausgehalten hatten"? A che cosa si riferisce la cifra di 2.000 cremazioni? Non certo al primo forno, che ne aveva eseguite 1.294, né al secondo forno, che ne aveva eseguite 2.910. D'altra parte, il forno della "first generation" al quale Zimmerman attribuisce 2.000 cremazioni era un unico forno ed aveva un'unica muffola: ma allora perché Jakobskötter parla di "die Muffeln", al plurale, e perché usa l'espressione "je nach ihrer Ausführungsweise", visto che la muffola era di un unico tipo? E' chiaro che Jakobskötter si riferisce ai forni precedenti al forno elettrico, a quelli a coke e/o a gas. Egli afferma dunque che i risultati del secondo forno elettrico, per quanto riguarda il numero delle cremazioni, avevano superato quelli degli altri tipi di forno, e ciò è ovvio, come vedremo nel paragrafo seguente. Ora, accertato che l'articolo di Jakobskötter fu redatto non prima del maggio 1941 e che fu pubblicato nell'ottobre 1941, è chiaro che la frase "die Herstellungsfirma rechnet künftig mit einer Lebensdauer von 4000 Einäscherungen je Muffel" significa che fino all'ottobre 1941 non si era ancora ottenuta una "Lebensdauer von 4000 Einäscherungen". In caso contrario, Jakobskötter lo avrebbe scritto chiaramente. D'altra parte, il testo esprime soltanto poco più di una aspettativa per un futuro indeterminato ("künftig"): il verbo "rechnen" qui significa "als möglich u. wahrscheinlich annehmen" 73 : e non è detto che un'aspettativa debba necessariamente realizzarsi. E poiché l'aspettativa delle 4.000 cremazioni da parte della "Herstellungsfirma" (la Topf) risaliva almeno al maggio 1941 e riguardava il futuro, essa non si poteva riferire al terzo forno di Erfurt, che, quando Jaköbskötter redasse l'articolo, aveva già eseguito 1.417 cremazioni. E se infine Jakobskötter, per il terzo forno si attendeva "eine noch längere Lebensdauer" rispetto a quella del secondo forno, essa era necessariamente inferiore a 4.000 cremazioni. Questa aspettativa era giustificata dal fatto che le esperienze fatte con i primi due forni avevano permesso di superare gli inconvenienti che si erano manifestati soprattutto nel primo (la formazione di fumo causata dall' "alto" tiraggio fino a 24 mm di colonna d'acqua: i fumi attraversavano la muffola con una velocità volumetrica superiore a quella di accensione delle particelle di carbonio, che non bruciavano, formando il fumo). Il forno elettrico di Erfurt: il sistema di riscaldo Zimmerman obietta ancora:
Il primo forno crematorio elettrico entrò in funzione in Svizzera, a Biel, il 31 agosto 1933. Il progettista, l'ing. Hans Keller, nel febbraio 1935 scrisse:
Der Ofen hat daher eine gleichmässigere Wärmeverteilung, was zur Erhöhung seiner Lebensdauer beiträgt" 74. Quod erat demonstrandum! I fattori che influivano sulla durata della muratura refrattaria Nella sua crassa ignoranza della tecnologia della cremazione, Zimmerman trascura gli altri fattori essenziali che influivano sulla durata della muratura refrattaria:
a) Il nostro sprovveduto professore non sa che i forni dei crematori civili avevano una massa refrattaria enormemente maggiore di quella dei forni di Auschwitz-Birkenau. Normalmente la muratura refrattaria di una muffola pesava circa 6.500 kg (il recuperatore circa 8.200 kg) 75. Il forno riscaldato con coke offerto il 2 giugno 1937 dalla ditta W. Müller di Allach "an die Reichsführung SS der NSDP, München Karstrasse", cioè a Dachau, aveva addirittura 15.500 kg di materiale refrattario (feuerfestes Material) 76. Il forno era privo di recuperatore, al pari dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau. Secondo l' "Aufstellung der Materialen zu einem Topf-Doppel-Einäscherungs-Ofen" redatta dalla Topf il 23 gennaio 1943, questo forno, modello Auschwitz, aveva una materiale refrattario di 1.600 mattoni refrattari normali (Schamotte-Normalsteine) e 900 mattoni a cuneo (Keilsteine) 77. In termini di peso, circa 8.600 kg per 2 muffole, circa 4.300 kg per una muffola con gasogeno. Di questi 4300 kg, circa 2.000 spettavano al gasogeno, sicché i mattoni refrattari della muffola pesavano circa 2.300 kg 78. Il materiale refrattario del forno a 8 muffole era costutito da 4.500 mattoni refrattari normali e 1.600 mattoni a cuneo 79, in termini di peso, circa 24.100 kg, ossia circa 3.000 kg per una muffola e ½ gasogeno 80, cioè circa 2.000 kg per una muffola. La muratura refrattaria del forno a 3 muffole, a giudicare dal confronto dei prezzi, doveva avere un peso della muratura refrattaria intermedio, sicuramente inferiore a 2.300 kg. Il "Feuerbestattungsanlage für die SS in Belgrad" offerto dalla ditta Didier-Werk il 26 agosto 1943 prevedeva 6.600 kg di materiale refrattario, 1.100 kg di mattori refrattari a cuneo e 5.500 kg di mattoni refrattari normali81, e anche il forno Kori a una muffola era notevolmente più massiccio di ½ forno a 2 muffole della ditta Topf. Se per Auschwitz-Birkenau le SS scelsero i forni Topf, ciò non fu certo dovuto al fatto che essi fossero migliori di quelli delle altre ditte - al contrario! - , ma dipese al fatto che costavano molto meno: un forno Kori a una muffola, senza accessori, costava 4.500 RM, un forno Topf a 2 muffole (terzo forno di Auschwitz) 6.378 RM. Questo costo così competitivo (6.378 RM contro 9.000 RM a parità di camere di cremazione) dipendeva anche dal risparmio di materiale refrattario che si otteneva assemblando 2, 3 e 4 muffole 82. b) Veniamo alla qualità dei refrattari. Già dal fatto che la Germania si trovava in guerra è facilmente intuibile che la qualità dei materiali refrattari impiegati per i forni crematori non poteva essere la stessa di quelli impiegati per i crematori civili in tempo di pace. Non a caso la Topf, già alla fine del 1940, non forniva alcuna garanzia per i materiali refrattari neppure se si logoravano con un uso corretto dell'impianto:
c) Il logoramento della muratura refrattaria era causato essenzialmente dalle fiamme vive che la investivano. Ora, mentre nel forno a coke il calore necessario per la cremazione era fornito dalle fiamme vive che investivano continuamente la muratura refrattaria, nel forno elettrico questo calore era fornito da resistenze elettriche incandescenti. Qui la muratura refrattaria subiva sollecitazioni molto minori, come risulta dalle esperienze del crematorio di Biel, riferite da Jakobskötter a p. 580 del suo articolo:
Dunque la mia assunzione di una durata della muratura refrattaria di una muffola di un forno a coke di 3.000 cremazioni è addirittura ottimistica! I crematori di Parigi e di Milano In Body Disposal Zimmerman ha scritto:
Augustus Cobb, a leading cremation expert of the period, learned from the engineer who worked in the crematorium that "[a]lthough nearly four hundred bodies are burned in these furnaces every month, a close inspection of their walls showed no traces of fissures; and the same remark applies to the walls of the furnaces in the crematory in Milan [in Italy]. Additional information on these ovens published in 1893 shows that from 1889 to 1892, 11,852 were cremated in these facilities. This number includes 3743 stillborn children, so that more than 8000 bodies from a representative population were incinerated in these two ovens" (p.16). Ora è vero che nel crematorio del Père Lachaise vi furono altre cremazioni oltre a quelle che ho elencato, ma cremazioni di che cosa? In una statistica risalente al 1904 (spero che Zimmerman non abbia nulla da eccepire sulla data) per gli anni 1889-1892 viene indicato lo stesso numero di cadaveri che ho riportato sopra, ai quali vanno effettivamente aggiunte due categorie, una di "Anatomienleichen" (7.429 dal 1889 al 1892), l'altra di "Embryos" (3.960 dal 1889 al 1892) 86. Che cosa sono gli "embrioni" lo sanno tutti. Ma che cosa sono le "Anatomienleichen": cadaveri sezionati e pezzi di cadaveri sezionati nei teatri di anatomia. Non si può certo credere che il cuore di un cadavere, il fegato di un altro, una gamba di un altro ancora, il cervello di un quarto, le viscere di un quinto cadavere venissero cremati singolarmente, perciò qui bisogna parlare non di 7.429 cadaveri, ma di 7.429 parti di cadaveri. Proprio per questa ragione nelle statistiche ufficiali sulla cremazione dei cadaveri questa categoria viene conteggiata a parte. D'altra parte il forno Toisul e Fradet e i forni degli anni Trenta e Quaranta non si possono confrontare direttamente perché, come ho già spiegato nelle mie Osservazioni, questo impianto mastodontico era strutturato su tre piani e le sue masse refrattarie erano imponenti. Per quanto riguarda il crematorio di Milano, che viene accumunato a quello di Parigi, la fonte di Zimmerman prende un abbaglio madornale. In tale impianto, dal 1876 al 1883 furono eseguite 271 cremazioni 87, dal 1884 a 1893 88 486 cremazioni 89 , perciò esso viene addotto falsamente come esempio di lunga durata delle muratura refrattaria dei forni che vi furono installati in successione. LE CREMAZIONI "MULTIPLE" Lasciando da parte le dichiarazioni dei testimoni "oculari", che valgono quanto le dichiarazioni di Zimmerman, il nostro professore, per dimostrare la realtà delle cremazioni "multiple", si affida alla lettera di Bischoff del 28 giugno 1943. Egli crede - forse seriamente - che questo documento costituisca per me un "dilemma". In Body Disposal egli scrive:
Il vero "dilemma" esiste per Zimmerman: se si poteva cremare un cadavere in 15 minuti con 3,5 kg di coke, come si spiega il fatto che il forno di Gusen consumò un quantitativo minimo di coke 9 volte superiore? Se era così semplice risparmiare il 92% del combustibile in un periodo in cui la Germania non si poteva permettere di sprecare nulla, tantomeno il coke (e se era così semplice risparmiare il 75% del tempo di cremazione), perché a Gusen non fu attuata questa miracolosa cremazione "multipla"? Perché per ogni cremazione furono buttati via circa 27 kg di coke? L'Aktenvermerk di Jährling del 17 marzo 1943 calcola il consumo di coke dei crematori di Birkenau per 12 ore di funzionamento. Per i crematori II e III sono previsti 2.800 kg di coke per ciascuno, per i crematori IV e V 1.120 kg di coke per ciascuno 90. La lettera di Bischoff menzionata sopra attribuisce una capacità di cremazione di 1.440 cadaveri in 24 ore - dunque 720 cadaveri in 12 ore - a ciascuno dei crematori II e III, e una capacità di 768 cadaveri in 24 ore - dunque 384 in 12 ore - per ciascuno dei crematori IV e V. Se questi dati fossero reali, il consumo di coke per ogni cadavere sarebbe di (2.800 : 720 =) circa 3,9 kg per i crematori II/III e di (1.120 : 384 =) circa 2,9 kg per i crematori IV/V. Ora, per quanto riguarda il consumo di coke dei forni Topf, l'unico dato documentariamente accertato è quello del forno di Gusen. Nel periodo di maggior attività, dal 31 ottobre al 12 novembre 1941 il forno di Gusen cremò 677 cadaveri con un consumo di 345 carrelli di coke = 20.700 kg. Il consumo di coke per ogni cadavere fu dunque mediamente di (20.700 : 677 =) circa 30,6 kg. Questo risultato sperimentale è perciò il punto di partenza obbligato di una discussione scientifica dell'argomento. Il forno a 2 muffole di Auschwitz era strutturalmente simile al forno di Gusen, per cui, senza entrare in dettagli tecnici, si può dire che il consumo di coke dei due tipi di forno era approssimativamente uguale. Il forno a 3 muffole dei crematori II/III non era altro che un forno a due muffole con una terza muffola interposta. E' vero che la muffola centrale godeva del vantaggio termotecnico dei gas combusti ad alta temperatura provenienti dalle due muffole laterali che riducevano molto il suo consumo specifico di coke, tuttavia le due muffole laterali non godevano di alcun beneficio termotecnico, perché il flusso dei gas provenienti dai gasogeni andava in direzione della muffola centrale, da dove si immetteva nel condotto del fumo. Dunque le due muffole laterali riscaldavano la muffola centrale ma non erano essa riscaldate. Ne consegue che due muffole laterali avevano un consumo di coke approssimativamente uguale a quello del forno a due muffole. Concludendo, le due muffole laterali si comportavano come un forno a 2 muffole: cremavano nello stesso tempo - circa un'ora 91 - e richiedevano lo stesso quantitativo di combustibile - circa 30 kg di coke. Anche supponendo che la muffola centrale non consumasse calore, la cremazione di 3 cadaveri avrebbe comunque richiesto in media [(30 + 30) . 3 =] circa 20 kg di coke. Nel forno a 8 muffole ciascuno dei 4 gasogeni serviva 2 muffole: i gas di combustione passavano dalla prima alla seconda muffola, e da qui si immettevano nel condotto del fumo. Supponendo anche qui che la seconda muffola non consumasse calore, la cremazione di 2 cadaveri avrebbe richiesto in media (30 : 2 =) 15 kg di coke. Zimmerman immagina che il consumo medio di coke di "about 3,5 kilograms per body" dipendesse dalla cremazioni "multiple", il che, per i forni di Birkenau, secondo i dati della lettera di Bischoff del 28 giugno 1943, significa 4 cadaveri in una muffola in un'ora. Vediamo quanto sia fondata questa ipotesi. Gli unici impianti a coke in cui avveniva l'equivalente di una cremazione multipla erano i forni per la combustione delle carogne animali. La ditta produttrice più importante era la H. Kori di Berlino. Il modello di forno 1a poteva bruciare 250 kg di sostanza organica in 5 ore con un consumo di 110 kg di carbon fossile, ossia l'equivalente di 4 cadaveri di circa 62,5 kg in 75 minuti e con un consumo di 27,5 kg di carbon fossile per ogni cadavere. Il modello con le prestazioni maggiori, il forno 4b, poteva bruciare 900 kg di sostanza organica in 13,5 ore con un consumo di 300 kg di carbon fossile. Ciò equivale, ad esempio, alla cremazione simultanea di 15 cadaveri di 60 kg con un tempo medio di 54 minuti e un consumo di 20 kg di carbone per cadavere. Questi risultati sperimentali dimostrano che aumentando il carico della sostanza organica da bruciare, aumentava corrispondentemente sia il consumo di combustibile, sia la durata del processo di combustione, perciò nei forni di Birkenau le cremazioni "multiple", se fossero riuscite, non avrebbero dato alcun vantaggio effettivo per quanto riguarda la durata e il consumo di coke delle cremazioni. Dunque le cremazioni "multiple" avrebbero soltanto moltiplicato la durata del processo di cremazione e il consumo di coke per il numero dei cadaveri caricati nelle muffole. Dico "se fossero riuscite" perché, come abbiamo già visto, Kurt Prüfer dichiarò a questo proposito:
Qui mi limito ad accennare rapidamente ai più importanti in relazione al forno a 3 muffole 92. Una cremazione senza bara in un forno a coke si svolgeva in due fasi principali: quella endotermica iniziale, della vaporizzazione dell'acqua del cadavere, che sottraveva una grande quantità di calore e abbassava la temperatura della muffola, e quella esotermica finale (fino all'apice della combustione principale del cadavere), nella quale il cadavere bruciava producendo calore. Nella prima fase del processo di cremazione, la vaporizzazione dell'acqua di 4 cadaveri in una muffola avrebbe portato ad un drastico abbassamento della temperatura del forno e dei fumi, con conseguente diminuzione del tiraggio. La diminuzione del tiraggio del camino avrebbe avuto come effetto la diminuzione del tiraggio del focolare, che da esso dipendeva, risolvendosi in una diminuzione del regime di griglia del forno e perciò della disponibilità di calore nel momento in cui esso era più necessario. L'abbassamento della temperatura della muffola al di sotto dei 600°C avrebbe provocato ulteriori effetti deleteri: gli idrocarburi pesanti formatisi dalla gasificazione del cadavere sarebbero rimasti incombusti; a temperature inferiori i cadaveri si sarebbero soltanto carbonizzati. L'introduzione di 4 cadaveri in ogni muffola avrebbe inoltre comportato problemi fisici di tiraggio. I corpi avrebbero ostruito le tre aperture intermuffola che collegavano le muffole laterali a quella centrale, ostacolando il passaggio dei prodotti della combustione dei gasogeni. I 4 cadaveri collocati sulla griglia della muffola centrale avrebbero ostruito gli spazi esistenti tra le barre della griglia, ostacolando ulteriormente il passaggio dei gas del gasogeno per immettersi nel condotto del fumo. Ciò avrebbe ulteriormente diminuito il tiraggio del camino e quello del focolare, con una ulteriore diminuzione della disponibilità di calore. Se, per qualche miracolo termotecnico, si fossero superate tutte queste difficoltà, nella fase esotermica della combustione principale, i 4 cadaveri, insieme al flusso dei gas del gasogeno, avrebbero superato abbondantemente il carico termico delle muffole, cioè avrebbero prodotto una quantità di calore superiore a quello che la muratura refrattaria poteva sopportare, danneggiandola (fusione dei refrattari). Infine, i 12 cadaveri cremati in ogni forno in un'ora, insieme ai gas prodotti dai gasogeno, avrebbero prodotto una quantità di fumi tanto grande che il camino del crematorio, calcolato per un uso normale (un cadavere per muffola all'ora) , non avrebbe potuto smaltire. Concludendo: nel forno a 3 muffole la cremazione di 4 cadaveri per muffola, se fosse riuscita, avrebbe richiesto non meno di (30 x 8 =) 240 kg di coke, e la durata del prcesso di cremazione sarebbe risultato di circa 4 ore. La capacità dei crematori II/III sarebbe stata dunque di 360 cadaveri in 24 ore ciascuno, il consumo di coke di 20 kg per cadavere; la capacità dei crematori IV e V sarebbe stata di 192 cadaveri in 24 ore, il consumo di coke di circa 15 kg di coke. Dunque i dati della lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 sono tecnicamente assurdi. E soltanto degli sprovveduti come Zimmerman li possono prendere sul serio. La durata del processo di cremazione ad Auschwitz I risultati eccezionali del forno di Gusen non si possono applicare ai forni a 2 muffole del crematorio I di Auschwitz perché essi dipendevano da due fattori essenziali:
I forni di Auschwitz avevano invece una griglia della muffola completamente diversa e molto meno efficiente. I due forni del crematorio I ricostruiti dai Polacchi nel dopoguerra utilizzando i pezzi originali smontati dalle SS presentano una griglia della muffola costituita da piastre di monolito sagomate e disposte ad incastro con incavi che formano fessure larghe circa 5 centimetri. Con questo tipo di griglia, nella muffola doveva avvenire non solo la combustione principale, ma anche la postcombustione dei residui del cadavere. La durata del processo era pertanto necessariamente maggiore. Quale fosse l'efficienza di questi forni risulta dal seguente fatto. Il 1° giugno 1942 Bischoff scrisse una lettera a Kammler per informarlo del danneggiamento del camino del crematorio I nella quale precisò:
Bischoff era stato informato del danneggiamento del camino il 30 maggio 1942 dall' SS-Oberscharführer Josef Pollok nella sua qualità di incaricato degli affari di polizia edilizia 94, perciò l'inconveniente si era manifestato in precedenza. Nella seconda metà di maggio, il periodo di maggiore mortalità fu quello dal giorno 19 al giorno 29, in cui morirono circa 1.450 detenuti, in media circa 132 al giorno. La lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 attribuisce ai 3 forni a 2 muffole del crematorio I una capacità di cremazione di 340 cadaveri in 24 ore, corrispondente ad una durata media di circa 25 minuti per cremazione, la quale è praticamente uguale a quella ennoneamente supposta da Zimmerman. Se ciò fosse vero, nella seconda metà di maggio i forni avrebbero cremato i circa 1.450 cadaveri suddetti con un funzionamento giornaliero di poco più di 9 ore, ossia con un semplice turno diurno. Ma poiché fu necessario un funzionamento dei forni giorno e notte, la loro capacità di cremazione era notevolmente inferiore. Se si assume la durata normale del processo di cremazione di un'ora, i forni furono in attività per circa 22 ore al giorno, appunto con un funzionamento giorno e notte. L'altra differenza tra il forno di Gusen e quelli del crematorio I di Auschwitz è il fatto che a Gusen l'impianto di tiraggio aspirato serviva 2 muffole, nel crematorio di Auschwitz ne serviva 6, perciò era meno efficiente. Dopo la ricostruzione del camino nell'agosto 1942, l'impianto di tiraggio aspirato fu eliminato del tutto. Nel forno a 3 muffole la griglia delle muffole era costituita da barre disposte trasversalmente ad una distanza di circa 20 cm l'una dall'altra: la combustione principale si svolgeva nella muffola e i residui cadevano attraverso le aperture della griglia nel cenerario, dove avveniva la postcombustione (in circa 20 minuti secondo le istruzioni di servio della Topf). Inoltre i forni di Birkenau funzionarono senza impianto di tiraggio aspirato 95. Dunque la capacità di cremazione del crematorio I che appare nella lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 non ha alcun fondamento reale, e ciò vale anche per i forni di Birkenau, che erano meno efficienti del forno di Gusen. L'impianto di tiraggio aspirato del forno di Gusen Zimmerman scrive:
Zimmerman dichiara:
ORIGINE E NECESSITA' DEI CREMATORI DI BIRKENAU Zimmerman scrive:
Elsewhere, Czech cites a Bauleitung 98 document from July 1, 1942 as follows: "The Central Construction Administration of the Waffen SS and Police in Auschwitz contacts the companies that have already carried out building contracts in Auschwitz C.C [Concentration Camp]. It asks the Huta [Engineering Company] and Lenz Industrial Construction Company of Silesia, located in Kattowitz to submit proposal to build new crematoriums" (Italics added)". Mattogno's response is to cite the following Aktenvermerk of August 21, reproduced by Jean-Claude Pressac:
Dunque l'intera argomentazione si fonda "on the basis of Czech". Da buon dilettante, Zimmerman si affida ciecamente a Danuta Czech, ma la sua fiducia è molto mal riposta. Il documento da lei citato nel Kalendarium di Auschwitz 99 si riferisce infatto soltanto al crematorio II. Francziszek Piper lo riassume correttamente come segue:
Se Zimmerman ha ancora qualche dubbio al riguardo, si faccia procurare il documento originale dal suo mecenate Ulrich Roessler e lo pubblichi! Il fallace riassunto che D.Czech fornisce di questo documento ha una motivazione chiaramente ideologico-propagandistica, come risulta da ciò che ella scrive nel saggio che Zimmerman invoca in Body Disposal, cioè "Origins of the Camp, Its Construction and Expansion" pubblicato nel libro "Auschwitz: Nazi Death Camp" (nota 80 e 52). Ecco infatti che cosa D.Czech scrive in questo saggio secondo la traduzione ufficiale in italiano di tale libro:
Pertanto, essendo il resonconto di Danuta Czech falso, è falsa anche la conclusione di Zimmerman dell' "inizio" delle trattative dei presunti "new crematoriums" fin dal 1° luglio 1942. Ciò è ulteriormente smentito dalla "Übersicht" di Bischof del 30 luglio 1942 relativa ai Bauwerke che dovevano essere costruiti nel terzo anno finanziario di guerra ("die…im dritten Kriegswirtschaftsjahre zu errichten sind"), la quale, per il Kriegsgefangenenlager (il campo di Birkenau) menziona soltanto la voce "Krematorium" 105, al singolare e senza numero, il che significa che ancora il 30 luglio non doveva essere costruito nessuno dei restanti tre crematori. L'AMPLIAMENTO DEL CAMPO DI BIRKENAU E LA NECESSITA' DEI CREMATORI La forza del campo Accertato che la decisione di costruire i crematori III, IV e V fu presa nell'agosto 1942, vediamo quale ne fu il contesto storico. Io affermo che tale decisione fu presa in conseguenza di due fatti:
3) la terribile epidemia di tifo che infuriava nel campo. Per quanto riguarda il primo punto, nella sua risposta Zimmerman scrive:
Nella lettera del 3 agosto 1942 indirizzata al capo dell' Amt CV del WVHA, Bischoff scrive 106:
Si tratta dunque di 96 „Unterkunftbaracken" supplementari rispetto alla pianta dell'8 luglio. Bischoff aggiunge:
Quale forza prevedeva questa pianta menzionata sopra? Per quanto mi consta, non si conosce alcuna pianta dell'8 luglio 1942, ma nella lettera all' "Amt C V" del WVHA (cioè a Kammler) del 29 giugno 1942, Bischoff scrive che
Dopo la sua visita ad Auschwitz il 17 e 18 luglio 1942, Himmler decise un nuovo "Erweiterung" del campo. Per quale forza? Vediamo. Dwork e van Pelt hanno pubblicato la pianta di una "Unterkunftbaracke für ein Gefangenenlager" la quale reca un "Fassungsvermögen" di "ca. 550 Mann". Questa cifra è cancellata da un tratto a matita e sopra appare la cifra manoscritta di "744" 107. Dunque le 96 baracche supplementari dovevano contenere almeno (96 x 550 =) circa 52.800 detenuti, che aggiunti ai 150.000 già previsti portavano la forza a circa 202.800 detenuti. Con ciò è dimostrato il primo punto della mia tesi. Veniamo al secondo. L'agosto 1942 fu il mese in cui si verificò la mortalità più alta in tutta la storia del campo di Auschwitz. In tutto il mese morirono circa 8.600 detenuti 108, quasi il doppio della mortalità di luglio (circa 4.400 decessi). Il primo indizio della decisione di costruire i restanti tre crematori risale al 14 agosto (data in cui fu elaborata la pianta 1678 del crematorio IV/V). Fino al giorno 13, erano già morti oltre 2.500 detenuti, con una mortalità media di oltre 190 decessi al giorno. Dal 14 al 19 agosto (il giorno al quale si riferiscono le discussioni riassunte nell'Aktenvermerk del 21 agosto) la mortalità fu ancora più alta: circa 2.400 decessi, in media circa 400 al giorno. La punta massima si ebbe il 19 agosto, quando si verificarono più di 500 decessi. Il 1° agosto la forza del campo maschile era di 21.421 detenuti. Fino al giorno 19 morirono 4.113 detenuti, in media 216 al giorno, di cui 1.675 dal 14 al 19, in media 279 al giorno. La forza media dal giorno 1 al giorno 19 fu di circa 22.900 detenuti. Che cosa sarebbe accaduto se fosse scoppiata un'altra epidemia di tifo con una forza di 200.000 detenuti? La ragione della decisione di costruire altri tre crematori è tutta qui. Il "mito" del tifo Zimmerman ha l'impudenza di intitolare uno dei paragrafi delle sue elucubrazioni "The Typhus Myth" (Body Disposal, p.2). Questo "mito" sarebbe dimostrato dai certificati di morte attualmente disponibili, in riferimento ai quali Zimmerman scrive in Body Dosposal:
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