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RISPOSTA SUPPLEMENTARE A JOHN. C. ZIMMERMAN SULLA "BODY DISPOSAL AT AUSCHWITZ" Nell'ottobre del 1999 John C. Zimmerman, "Associate Professor University of Nevada, Las Vegas", ha pubblicato in web un articolo con il titolo di "Body Disposal at Auschwitz: The End of the Holocaust Denial".1 Zimmerman si illudeva di aver prodotto la confutazione definitiva (!) dei miei studi sui forni crematori di Auschwitz. Poiché quasi tutte le sue obiezioni sono confutate in anticipo nella mia opera "I forni crematori di Auschwitz. Studio storico tecnico, con la collaborazione del dott. Ing. Franco Deana", che all'epoca era già in corso di stampa 2, mi sono limitato a delle "Osservazioni preliminari" per non perdere troppo tempo a rispondere alle sue congetture essenzialmente fondate su ignoranza storico-tecnica e malafede. Zimmerman ha equivocato e ha forse creduto che non avessi argomenti da contrapporgli Perciò di recente è tornato all'attacco con baldanzosa arroganza con un altro prolisso articolo, "My Response to Carlo Mattogno" 3, che vale ancora meno di quello precedente. Con questa risposta il nostro professore ha superato ogni limite di decenza, perciò qui gli dedico tutto il tempo che la sua improntitudine merita. Affonderò dunque un po' di più gli argomenti, senza tuttavia fare un compendio dell'opera menzionata sopra, nella quale sono riportati tutti i riferimenti che non indico in ques'articolo. Gli "errori" di Zimmerman Nella mia risposta ho messo anzitutto in ridicolo la pretesa di questo professore che si atteggia a specialista della corretta interpretazione dei documenti tedeschi, ma non conosce neppure la lingua. Ho inoltre messo in risalto la sua ignoranza storico-tecnica e la sua malafede, che ho documentato con molti esempi. Il nostro professore ha accusato: scoperto in flagrante menzogna, in "My Response" è stato costretto ad ammettere i suoi "errors":
Egli non dice nulla sull' "errore" relativo al "gasoline" di Frölich (punto 7 delle mie Osservazioni), quello relativo al "kerosene" di Erichsen (punto 8), sull'errore di interpretazione relativo a una sottolineatura nell'unica versione dell' Aktenvermerk del 21 agosto 1942 da lui conosciuta (punto 19). Zimmerman ammette però che "in the body disposal study I made some errors to be discussed later on, on several occasions relied on inaccurate sources - in one case very badly (in one case resulting in a significant error)" (p.19). Con queste ammissioni Zimmerman vuole forse dare l'impressione del ricercatore equilibrato che sa riconoscere i propri errori, ma sta di fatto che egli vi è stato costretto dalla forza stringente delle mie dimostrazioni. Quanto ciò sia vero, risulta dal fatto che egli non ha ammesso il suo "error" più grave, che io non ho rilevato nelle mie Osservazioni perché all'epoca non avevo ancora accesso alla fonte da lui citata. A p. 19 di Body Disposal Zimmerman scrive:
In realtà Kurt Prüfer ha dichiarato esattamente il contrario di ciò che Zimmerman gli ha attribuito con una ignobile manipolazione. A p. 200 dell'opera citata, Fleming riassume così una parte dell'interrogatorio cui K.Prüfer fu sottoposto il 5 marzo 1946:
Question: How many corpses were incinerated in Auschwitz per hour? Answer: In a crematorium with five furnaces and fifteen muffles, fifteen corpses were burned". [corsivo mio].
Riassumo e concludo:
"Terminologies" Nelle mie Osservazioni ho rilevato che Zimmerman in Body Disposal ha sempre parlato di Bauleitung di Auschwitz e ho scritto che egli
Non solo, ma, - come vedremo sotto - Zimmerman cita un passo di un'opera del Museo di Auschwitz del 1996 in cui si dice chiaramente che la Bauleitung di Auschwitz già nel luglio 1942 era stata promossa al rango di Zentralbauleitung, ma egli, che neppure conosce la differenza tra i due termini, non se ne cura affatto, e continua a parlare a sproposito di Bauleitung, evidentemente perché si sente "exempt from having to use correct terminology". "Lack of documentation" La documentazione della Zentralbauleitung conservata a Mosca ha indubitabilmente delle lacune. Il problema è: a chi sono dovute queste lacune? Zimmerman afferma che
Zimmerman pretende che
Andiamo avanti. Come ho mostrato nel libro sulla Zentralbauleitung menzionato sopra, l'organizzazione di questo ufficio era molto complessa e decentrata. Già all'inizio del 1943 esso era suddiviso in 5 Bauleitungen, e la Zentralbauleitung stessa comprendeva 14 Sachgebiete. Ciascuna Bauleitung e ciascun Sachgebiet aveva il proprio archivio, sicché ciò che noi oggi chiamiamo "archivio della Zentralbauleitung", originariamente costituiva alcune decine di archivi. I documenti sui crematori, come tutti gli altri documenti, venivano redatti in più copie (i destinatari erano elencati sotto la voce "Verteiler") e ciascuna copia veniva smistata all'ufficio competente, dove veniva archiviata. Ad esempio, la lettera di Bischoff del 28 febbraio 1943 con oggetto "KGL = Krem. II und III BW 30 (elektr. Aufzüge)" fu redatta in 6 copie inviate a „Bauwirtschaft", „Rechnungslegung", „Baultg. KL", "Baultg. KGL", „Sachbearb." e "Registr. BW 30" 13; la lettera del 29 marzo con oggetto „Krematorium II und III KGL, BW 30 u. 30a", fu inviata in copia a "Baultg. KL", "Baultg. KGL", "Bauwirtsch.", "Rohstoffstelle", "Handakte", "Registr. BW 30 KGL" 14. Dunque solo queste due lettere diedero luogo a 14 documenti che furono archiviati nei vari uffici. Parecchie migliaia di pagine della documentazione della Zentralbauleitung conservata a Mosca è costituita da copie carbone di questo tipo. L'archivio originario comprendeva molti i raccoglitori ("Ordner"), ciascuno dei quali accoglieva i documenti relativi ad uno o più Bauwerke. Ad esempio, l' "Ordner" n. 15 conteneva "7 Zeichnungen Krema II u. III", inoltre "Schriftswechsel" e "Tagelohnzettel"15. Ora, è certo che la documentazione "segreta" sui crematori esiste e presenta tutti i disegni dei crematori e una corrispondenza molto ricca, ed è altrettanto certo che essa presenta lacune evidenti, ad esempio tutti i disegni tecnici dei forni, i rapporti sulle cremazioni di prova, i rapporti sul consumo di coke per il 1944. Secondo la tesi di Zimmerman le SS, invece di distruggere in blocco tutta questa documentazione "segreta", avrebbero perso tempo a sfogliare con pazienza certosina tutti gli "Ordner" relativi ai crematori che si trovavano in tutti gli archivi del campo e a sfilare via e distruggere singoli documenti da esse ritenuti compromettenti lasciando intatto il resto, a cominciare dalle piante dei crematori stessi! Poi, avrebbero fatto saltare i crematori per occultare le tracce dei loro "crimini", ma nel contempo avrebbero lasciato vivi ai Sovietici circa 7.000 testimoni oculari di questi "crimini"! Una logica veramente stringente! I Sovietici, invece, che dovevano propagandare la tesi dei mostri hitleriani sterminatori di milioni di persone, avevano tutto l'interesse a sfogliare con pazienza certosina tutti gli "Ordner" relativi ai crematori che si trovavano in tutti gli archivi del campo e a selezionare singoli documenti da esse ritenuti compromettenti per la loro propaganda lasciando intatto il resto, a cominciare dalle piante dei crematori stessi. Quale delle due ipotesi è più razionale? Zimmerman continua:
Giocando su questa falsificazione, Zimmerman obietta poi quanto segue:
Con ciò egli non fa che avvalorare la mia tesi. Sia gli interrogatori degli ingegneri della Topf sia gli Sterbebücher, sia l'intera documentazione della Zentralbauleitung sono rimasti segreti fino a quando il regime sovietico non è crollato, e lo sarebbero ancora se ciò non fosse avvenuto. Perché? Fino al crollo del regime sovietico nessuno sapeva dell'esistenza di tale documentazione. E' dunque tanto assurdo pensare che i documenti mancanti siano stati - non certo "soppressi" ma, a causa della loro importanza, trasferiti in un luogo più sicuro di un archivio, e, per questa ragione, come avveniva prima per tutti gli altri documenti, nessuno sappia della loro esistenza? Comunque sia, sta di fatto che la mia ipotesi, almeno, è ragionevole, ma la stessa cosa non si può certo dire di quella di Zimmerman. Prüfer e l' "enormous strain" dei crematori di Birkenau Sopra ho già citato il passo di Zimmerman che riguarda l'interrogatorio sovietico di Kurt Prüfer. Qui lo voglio esaminare da un altro punto di vista. Rileggiamolo:
Cominciamo dalla capacità di cremazione. I forni di Birkenau potevano cremare un cadavere per muffola all'ora. Come concilia Zimmerman questa affermazione con quella della durata della cremazione di 25,2 minuti a Gusen e di "15 minutes per body" a Birkenau? Qui bisogna sottolineare il fatto che Kurt Prüfer dichiarò che, quando, in sua presenza, fu fatto il tentativo di cremare insieme due cadaveri "the furnaces could not stand the strain", e ciò contraddice le fantasie di Zimmerman sulle cremazioni "multiple". La citazione riportata sopra è priva di riferimento alla fonte. Zimmerman ha voluto cautelarsi nel timore che qualcuno scoprisse la sua impostura in Body Disposal che ho smascherato sopra. Ma gli è andata male ugualmente. Passiamo all' "enormous strain" dei crematori che aveva danneggiato il "brick lining on the ovens". Che significa, quantitativamente, "enormous strain"? Facciamo qualche rapido calcolo per i due crematori più importanti nell'economia dello "sterminio". Il crematorio II entrò in funzione il 15 marzo, il crematorio III il 25 giugno 16. Il periodo di 6 mesi va dal marzo al settembre 1943, e coincide con la visita di Prüfer ad Auschwitz del 10 settembre 17. In questo periodo il crematorio II rimase fermo per 3 mesi per riparazioni (il crematorio IV era fuori uso già dalla fine di giugno)18. I crematori II e III funzionarono perciò ciascuno per circa 45 giorni. Poiché, secondo l'ammissione di Zimmerman, la cremazione di un cadavere in una muffola durava un'ora, essi avrebbero potuto cremare teoricamente, funzionando ipoteticamente 24 ore al giorno, (24 x 15 =) 360 cadaveri al giorno ciascuno, in 45 giorni (45 x 360 =) 16.200 cadaveri ciascuno, ossia (16.200 : 15 =) 1.080 per ogni muffola ciascuno. Dunque Zimmerman ammette che la muratura refrattaria dei forni era danneggiata dopo appena 1.080 cremazioni teoriche, confermando così la mia tesi che la muratura refrattaria poteva sostenere al massimo 3.000 cremazioni. "Falsificazioni" e "soppressioni" Nelle mie Osservazioni ho tralasciato varie imposture di Zimmerman per non perdere troppo tempo con questo dilettante. Nella sua risposta egli ribatte sulle stesse imposture. L'impudenza di questo individuo è intollerabile e merita una risposta adeguata. a) I Gasprüfer In Body Disposal Zimmerman ha scritto:
"The letter only shows that Topf was ignorant as to the type of gas detector which would be needed. The real problem for Mattogno was to explain why the oven builders would know it to be necessary to have such a device for a crematorium which several weeks earlier was stated to have a "gassing cellar". Since he could not find any such explanation, he reverted to the familiar denier tactic of labeling anything which cannot be explained as a forgery" (nota 76).
Pressac ha scritto in effetti che
Ora Zimmerman, quando non gli fa comodo, respinge le affermazioni di Pressac perché non sono documentate, come nel caso dell'espansione del campo di Birkenau a 200.000 detenuti ("however, Pressac did not cite a source", p.27), quando invece gli fa comodo accetta le affermazioni di Pressac senza fonte perfino se sono palesemente false! Ma continuiamo. Zimmerman falsifica poi il significato della lettera in oggetto, la quale non "shows that Topf was ignorant as to the type of gas detector which would be needed", ma mostra soltanto che la Topf non produceva i Gasprüfer, perciò li aveva richiesti già da due settimane "bei 5 verschiedenen Firmen" 21. Questa falsificazione serve a confermare la falsa tesi dell'esistenza di Gasprüfer per acido cianidrico: se la Topf, che produceva impianti di combustione, "was ignorant as to the type of gas detector which would be needed", ne consegue che esistevano vari tipi di Gasprüfer! Ciò si può chiamare coerenza nella menzogna. Una volta stabilito con queste imposture che i Gasprüfer si riferivano all'acido cianidrico, Zimmerman si chiede perché dei semplici costruttori di forni crematori dovevano essere messi al corrente di "gas detectors" che servivano per acido cianidrico, e poiché io non sarei in grado di dare una risposta, spiegherei il documento "as a forgery". Qui Zimmerman dà un'altra prova di malafede deliberata travisando ciò che ho scritto nell'articolo The "Gasprüfer" of Auschwitz, che è stato pubblicato in web il 18 febbraio 1998 22. Dopo aver inquadrato il documento nel suo contesto storico, ho concluso:
Dunque il nostro professore ha mentito sapendo di mentire. Se io ho concluso che la lettera della Topf "was falsified by an ignorant forger who created a hybrid neologism: Anzeigeräte für Blausäure-Reste", non è certo perché essa mi creasse un qualche problema; al contrario, essa - secondo l'interpretazione di Pressac-Zimmerman - sarebbe una conferma ulteriore della mia ipotesi secondo la quale "the term Vergasungskeller designates a disinfestation basement" 24 ; se dunque sono giunto a tale conclusione, è soltanto perché i relativi documenti suscitano problemi storici così gravi e così numerosi che l'unica soluzione ragionevole mi è sembrata quella. Ho esposto questi problemi in più di 3 pagine nel paragrafo "Problems Pressac left unresolved" (pp.14-18). Zimmerman, essendo incapace di risolverli, tenta furbescamente di liquidarli con queste squallide menzogne. b) La lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 A questo riguardo Zimmerman scrive:
Ciò mi ha portato alla conclusione che la lettera che conosciamo è una versione errata che fu sostituita successivamente da una versione corretta in cui era riportata la Übergabeverhandlung del crematorio III e non era riportata la capacità di cremazione, come prescrivevano le disposizioni di Kammler del 6 aprile 1943 27. Per quanto riguarda la capacità di cremazione, io ho scritto che le cifre indicate nella lettera sono autentiche, ma ciò non significa che siano veridiche, e ho spiegato la ragione e il senso di questa distinzione. Sotto dimostrerò che tali cifre sono tecnicamente assurde. Ora Zimmerman, invece di discutere la mia analisi del documento, invece di spiegare la grave anomalia buricratica che essa presenta, si limita a riportare la mia conclusione fuori del suo contesto per far credere al lettore che la correzione di cui ho parlato si riferisse alla capacità di cremazione. Il "real problem" di Zimmerman è che egli, come tutti i dilettanti, è assolutamente incapace di analizzare criticamente un documento; egli accetta tutto, ciecamente e opportunisticamente, e finge che i problemi che il documento suscita non esistano. Non solo, ma ha perfino l'impudenza di rimproverare chi tali problemi li scopre, ne comprende l'importanza e cerca di risolverli. IL FORNO DI GUSEN Consumo di coke In "Body Disposal" Zimmerman ha scritto:
There is some reason, however, to suspect that each wheelbarrow did not contain 60 kilograms of coke but that this was a generic number based on the theoretical maximum that each delivery could hold. In other words, 60 kilograms was attached to each wheelbarrow regardless of actual weight. For example, on October 3 eleven bodies were incinerated using 13 wheelbarrows. At 60 kilograms per wheelbarrow it would have taken 71 kilograms per body. However, on October 15, 33 bodies were incinerated using 16 wheelbarrows, or 29 kilograms per body" (pp.23-24). Naturalmente il nostro onestissimo professore, nella sua risposta, passa sotto silenzio questa obiezione cruciale e continua imperterrito nelle sue speculazioni fantasiose. Che l'equivalenza di un carrello di coke a 60 kg si riferisca soltanto al periodo 26 settembre-15 ottobre è un'altra menzogna di Zimmerman. La lista delle cremazioni in questione è un foglio diviso in due parti: in quella sinistra sono registrati i dati relativi al periodo 26 settembre-3 novembre, in quella destra i dati riguardanti in periodo 4-12 novembre. Ogni parte è a sua volta suddivisa in 4 colonne che recano la designazione "Uhr", "Datum", "Leichen", "Karren Koks 1 K. = 60 kg". La quarta colonna della parte sinistra del documento (al pari delle prime tre) arriva fino al giorno 3 novembre e continua nella parte destra fino al giorno 12 novembre. Ora, per quanto riguarda la parte sinistra, è chiaro che la designazione "Karren Koks 1 K. = 60 kg" si riferisce all'intera colonna, fino al giorno 3 novembre. Zimmerman invece, spezzando la sequenza logica della tabella, pretende - abusivamente - di farla valere soltanto fino al 15 ottobre. Ed è altrettanto chiaro che tale designazione vale anche per la parte destra, che è la continuazione di quella sinistra. E' vero che la quarta colonna della parte destra reca soltanto la dicitura "Karren Koks", ma che bisogno c'era di ripetere che un carrello di coke equivaleva a 60 kg? Ammesso e non concesso che i carrelli della colonna a destra equivalessero a meno di 60 kg, essi comunque avrebbero dovuto contenere sempre un quantitativo uniforme, perché il capo del crematorio doveva redigere dei rapporti sul consumo di coke in kg (o in Zentner) 29. Se i 249 carrelli impiegati per le cremazioni registrate nella parte destra avessero contenuto, ad esempio, uno 20 kg, uno 35, uno 55, uno 40, uno 60, uno 25 e così via, in che modo il capo del crematorio avrebbe calcolato il consumo totale? Per questa stessa ragione amministrativa, se i carrelli menzionati nella parte destra avessero contenuto un quantitativo dii coke uniforme inferiore a 60 kg, nella quarta colonna vi sarebbe l'indicazione del relativo peso, ad esempio:"Karren Koks 1 k. = 40 kg". L'ipotesi di Zimmerman è dunque insostenibile. A conferma di ciò adduco un altro argomento. Come ho dimostrato sopra, è documentariamente accertato che per il periodo 26 settembre-15 ottobre i carrelli contenevano esattamente 60 kg di coke. In questo periodo furono cremati 193 cadaveri con un consumo di 9.180 kg di coke, il che corrisponde a (9180: 193 =) 47,5 kg per ogni cadavere. Nel periodo 31 ottobre-12 novembre risultano cremati 677 cadaveri con 345 "Karren" di coke. Poiché Zimmerman pretende che il peso di 60 kg di coke per ogni carrello era "the theoretical maximum that each delivery could hold", ne consegue che ogni carrello di coke doveva pesare meno di 60 kg. Tuttavia, già assumendo il peso di 60 kg il consumo medio di coke per ciascuno dei 677 cadaveri cremati nel periodo suddetto è di [(60 x 345)/677 =] circa 30,6 kg. Secondo Zimmerman, il consumo fu ancora inferiore. Ma allora perché il consumo medio di coke per il periodo 26-settembre-15 ottobre fu di 47,5 kg? Nella sua profonda ignoranza delle questioni termotecniche relative ai forni crematori riscaldati con coke, Zimmerman ironizza scioccamente sul fatto sperimentalmente accertato in tutti i crematori con forni a coke che il consumo di coke variava a seconda del numero delle cremazioni. Ad esempio, il diagramma "Einäscherungen hintereinander" pubblicato dal prof. P. Schlepfer nel 1936 e realizzato sulla base delle esperienze pratiche, mostra un consumo di oltre 400 kg di coke per la prima cremazione a forno freddo, di circa 200 per la seconda, di poco più di 100 per la quarta. A partire dall'ottava cremazione la curva che indica il consumo di coke tende a diventare orizzontale e alla ventesima ed ultima cremazione considerata il consumo di coke risulta di circa 37,5 kg 30. Ciò significa che 20 cremazioni discontinue eseguite a vari giorni di distanza l'una dall'altra avrebbero richiesto oltre (400 x 20 =) 8.000 kg di coke, mentre 20 cremazioni consecutive soltanto (37,5 x 20 =) 740 kg 31. Dalla decima cremazione il consumo di coke tendeva ad essere uniforme, perché ormai la muratura refrattaria assorbiva pochissimo calore. Per questa ragione, nel mio calcolo del bilancio termico dei forni crematori di Auschwitz, ho preso in considerazione la condizione del forno alla diciottesima cremazione, la condizione, cioè, in cui la sua muratura refrattaria non assorb praticamente più calore e il forno funzionava con il minimo consumo di combustibile. E' evidente che il forno di Gusen aveva un accumulo di calore notevolmente inferiore a quello del diagramma summenzionato, tuttavia il principio resta valido anche per questo impianto. Ora, la differenza di consumo di coke per i due periodi esaminati sopra - 47,5 e 30,6 kg - e anche per il periodo intermedio 32 - 37,2 kg - dipende appunto essenzialmente dalla periodicità e dal numero delle cremazioni, come ho spiegato nel punto 36 della mia risposta a Zimmerman. Poiché, nella sua crassa ignoranza termotecnica, Zimmerman respinge questi dati elementari, ne consegue che - essendo documentariamente accertato che per il periodo 26 settembre-15 ottobre 1941 il consumo di coke fu di 47,5 kg per cadavere -, il consumo di coke del periodo 31 ottobre-12 novembre avrebbe dovuto essere di (47,5 x 677 =) 32.157,5 kg di coke, perciò ognuno dei 345 carrelli di coke impiegati per cremare i 677 cadaveri di questo periodo avrebbe dovuto contenere in media (32.157,5 : 345 =) 93,2 kg di coke! Esattamente il contrario di ciò che questo dilettante intendeva dimostrare! La fondatezza delle mie conclusioni è confermata da altri due documenti. Il primo è il resoconto del consumo di coke del forno di Gusen dal 21 gennaio al 24 agosto 1941 redatto dal capo del crematorio Wassner 33. L'altro è una nota che riferisce il consumo di coke per il periodo 25 agosto - 24 settembre 1941 34. In entrambi i documenti il quantitativo di coke consumato è espresso in "Zentner", una vecchia misura di peso tedesca equivalente a 50 kg. Nella tabella che segue riassumo i dati contenuti in questi documenti ed aggiungo il numero dei cadaveri cremati tratto dalla lista dei decessi del campo di Gusen pubblicata nella storia ufficiale del campo di Mauthausen 35. Il numero dei morti si riferisce all'intero mese, mentre le forniture di coke sono sfalsate di alcuni giorni. Tuttavia la differenza che ne risulta è molto lieve ed è irrilevante per quanto riguarda l'ordine di grandezza dei risultati. Per il calcolo complessivo cercherò comunque di essere preciso il più possibile.
Nel mese di gennaio sono morti 220 detenuti, in media 7 al giorno, perciò per i giorni 29-31 gennaio si può presumere che siano morti all'incirca 21 detenuti. Per la cremazione di questi cadaveri si può assumere il quantitativo medio risultante per il periodo 29 gennaio-24 febbraio, ossia 45,2 kg x 21 = 949 kg. Dal 26 al 29 settembre 36 - secondo la lista delle cremazioni discussa sopra - sono stati cremati 34 cadaveri, con un consumo di 28 carrelli di coke = 1.400 kg. Per il 25 settembre, in mancanza di dati, possiamo assumere i dati del 26, ossia 20 cremazioni 37 con 960 kg di coke. Ricapitolando, dal 29 gennaio al 30 settembre 1941 a Gusen sono morti e sono stati cremati 2.792 cadaveri con un consumo di 127.559 kg di coke. Poiché i giorni non documentati sono 4 su 244, l'eventuale margine di errore del calcolo è assolutamente trascurabile. Il consumo medio di coke risulta dunque di (127.559 : 2.792 =) 45,6 kg. La fondatezza di questo calcolo è garantita dal fatto che, come ho detto sopra, nel periodo dal 26 settembre al 15 ottobre il consumo medio di coke è stato dello stesso ordine di grandezza: 47,5 kg per cadavere. Anche il numero medio 38 delle cremazioni giornaliere di questo periodo è dello stesso ordine di grandezza: 9-10 al giorno contro 10-11. Ai dati indicati sopra possiamo aggiungere quelli certi che risultano dalla lista delle cremazioni di Gusen in discussione, sicché si può concludere che dal 29 gennaio al 15 ottobre 1941 nel forno di Gusen sono stati cremati (2.792 + 193 =) 2.985 cadaveri con un consumo di (127.559 + 9180 =) 136.739 kg di coke, in media 45,8 kg per cadavere. Ora, perché mai per il periodo dal 26 ottobre al 12 novembre il consumo di coke sarebbe diminuito tanto drasticamente da essere addirittura inferiore a quello che si ottiene assumendo che i carrelli contenessero sempre 60 kg di coke? L'ipotesi di Zimmerman è dunque insensata. Durata del processo di cremazione In Body Disposal" Zimmerman scrive:
Ebbene, io dichiaro e ribadisco che Zimmerman non solo è "unable to read" questo documento, ma che, nella sua totale incompetenza, di questo documento non ha capito niente. Ed ecco la dimostrazione della mia dichiarazione. Nella sua risposta, il nostro professore spiega in che modo ha calcolato la presunta durata di 25,2 minuti:
Dunque l'ipotesi di Zimmerman si fonda su due presupposti:
E' dunque chiaro chefs la colonna "Uhr" del documento in questione non si può riferire all'inizio delle cremazioni. Ma allora a che cosa si riferisce? Forse al coke versato nei gasogeni alle ore indicate nel documento? Neppure ciò è possibile, perché il volume utile di un gasogeno del forno di Gusen era di circa 0,2 m3. Ora 1 m3 di coke metallurgico pesa da 380 a 530 kg, ciò significa che ogni gasogeno poteva accogliere al massimo (530 x 0,2 =) circa 110 kg di coke. Tuttavia nel documento in questione il numero dei carrelli di coke corrispondenti alle ore - ossia il corrispettivo quantitativo di coke - è in più casi molto maggiore della capienza dei gasogeni. Ad esempio, l'8 novembre, alle ore 16 sono registrati 16 carrelli di coke 44, cioè (16 x 60 =) 960 kg, oltre 4 volte la capienza dei due gasogeni. La colonna "Uhr" si riferisce forse al coke bruciato nei gasogeni? Anche questa ipotesi non regge. Torniamo al caso precedente. Alle 18,15 del giorno 8 risulta registrato un altro carrello di coke (la relativa numerazione passa da 24 a 25), perciò i 960 kg di coke relativi alle ore 16 avrebbero dovuto bruciare in 2 ore e 15 minuti, il che corrisponderebbe ad un regime di griglia di circa 427 kg/ora! Ma allora, a che cosa si riferisce la colonna "Uhr"? La risposta è semplice: al coke prelevato di volta in volta dal deposito del crematorio e scaricato presso il forno. Preciso meglio. Secondo una organizzazione razionale del lavoro - e nessuno negherà che i Tedeschi fossero efficientissimi in ciò - il coke doveva essere scaricato di volta in volta presso i due gasogeni del forno in modo che i fuochisti avessero sempre a portata di mano una scorta sufficiente di combustibile. Come in ogni scarico di merce, l'incaricato che lo prendeva in consegna e si assumeva la responsabilità del suo uso dava atto burocratico della ricezione del combustibile, indicando il numero dei carrelli e l'ora, quando lo scarico era terminato, non quando esso cominciava. Ma il forno veniva messo in funzione già dallo scarico del primo carrello. Perciò la colonna "Uhr" del documento in questione si riferisce non all'inizio della cremazione, ma alla fine dello scarico di una serie di carrelli di coke. Mi spiego meglio con un esempio. Un grande supermercato ordina 100 casse di acqua minerale. Il camion che le trasporta arriva alle 8 del mattino e comincia subito a scaricare le casse. Il lavoro dura quattro ore e il magazziniere del supermercato alle ore 12, dopo aver contato le casse scaricate, firma la ricevuta delle 100 casse. Nel frattempo le casse sono state già immesse nel circuito di vendita e le prime casse sono state vendute alle 8,15. Nei documenti lo scarico risulterà alle ore 12, ma la vendità sarà iniziata alle 8,15. Torniamo ora al documento Gusen. Nelle registrazioni del 7 novembre il primo dato è 11 carrelli di coke = 660 kg alle ore 11,15. Ciò significa che alle 11,15 è stata registrata la fine dello scarico di questi 11 carrelli. Il secondo dato, è 2 carrelli scaricati tra le 11,15 e le 11,30, perciò il coke che gli addetti avevano finito di scaricare alle 11,15 era già stato bruciato quasi tutto. Il primo carrello è stato dunque scaricato prima delle 11,15, ma quando? Se si assume un regime di griglia massimo di 90 kg/ora, si può calcolare che nelle 7 ore precedenti erano stati scaricati ed erano bruciati (7 x 90 =) 630 kg di coke, perciò la cremazione era iniziata alle 4,15 e alle 11,15 restavano ancora 30 kg di coke presso i gasogeni, perciò dalle 11,15 alle 11,30 furono scaricati altri 2 carrelli di coke. Con ciò la durata media di ogni cremazione salirebbe già a 34 minuti, e questa sarebbe la durata minima teorica. La durata reale è indubbiamente maggiore. Sappiamo infatti che il forno rimase fuori servizio dal 16 al 25 ottobre. In tutto il mese di ottobre a Gusen vi furono 462 decessi 45, ma i cadaveri cremati furono soltanto 351 (159 dal giorno 1 al giorno 15 e 192 dal giorno 26 al giorno 31), perciò il primo novembre nella camera mortuaria restavano ancora (462 - 351 =) 111 cadaveri da cremare. A questi bisogna aggiungere i cadaveri dei detenuti morti nella prima settimana di novembre. In una situazione così critica, solo Zimmerman può credere seriamente che, il 7 novembre, il capo del crematorio abbia atteso almeno 11 ore (l'ultima registrazione relativa allo scarico del coke del giorno 6 è alle ore 22,10) prima di rimettere in funzione il forno per cremare 94 cadaveri. La cosa più razionale, invece, poiché egli doveva smaltire ancora varie decine di cadaveri arretrati, è che egli abbia ordinato una sosta minima per pulire frettolosamente le griglie dei gasogeni e subito dopo abbia fatto rimettere in funzione il forno. In questo contesto, l'ipotesi più probabile è che il forno sia stato riattivato poco dopo la mezzanotte. Se ad esempio la cremazione è iniziata alle ore 0,45, fino alle 11,15 il forno ha bruciato in 10 ore e mezza 630 kg di coke, con una rimanenza di 30 kg di coke. Ciò corrisponde ad un regime di griglia normale 46 di 60 kg/ora. In questo caso la durata media di una cremazione sarebbe di circa 39 minuti. Questa è la mia interpretazione. Con ciò cadono tutte le fantasie termotecniche del nostro "esperto". Confermo dunque e ribadisco che la sua infondata congettura della durata di una cremazione di 25,2 minuti è "technically absurd". Per quanto riguarda l'efficienza del forno, Zimmerman rileva poi quanto segue:
Il problema di Zimmerman è quello di tutti i dilettanti sprovveduti e incompetenti: non avendo alcuna conoscenza di storia e di tecnologia della cremazione, egli è necessariamente incapace di una visione organica dell'argomento. Ora, proprio una tale visione organica non fa che infirmare ulteriormente le sue fantasie termotecniche e convalidare le mie conclusioni scientifiche. Mi riferisco, ad esempio, agli esperimenti di cremazione dell'ing. Richard Kessler in un forno riscaldato con coke 48 - da cui risulta una durata della combustione principale di circa 55 minuti -; alle liste di cremazioni del crematorio di Westerbork (forno Kori riscaldato con coke) - durata media circa 50 minuti -; ai forni per la combustione di carogne animali funzionanti con carbone, di cui parlerò sotto. Perfino i periti sovietici, che, quanto ad esagerazione iberbolica, non erano secondi a nessuno, nel loro "Diagramma orientativo per la determinazione del tempo di combustione in vari forni crematori in funzione della temperatura", da essi utilizzato nelle loro perizie tecniche sui forni crematori di Majdanek e Sachsenhausen, non hanno osato attribuire durate del processo di cremazione eccezionalmente brevi alle reali temperature di esercizio. Al contrario. Ad esempio, alla normale temperatura di 800°C essi hanno attribuito una durata della cremazione di 120 minuti, alla temperatura di 1100°C, una durata di 75 minuti. La scala termina con una durata di 15 minuti ad una temperatura di 1500°C, la quale però, al massimo, poteva regnare soltanto nel gasogeno, non certo nella muffola 49. Veniamo ora alla mia "omissione". Nell'articolo "Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau" 50 ho menzionato, en passant, il caso delle cremazioni dell'8-9 novembre scrivendo:
L'affermazione che ho riportato sopra non ha dunque alcun particolare rilievo - essendo un semplice esempio -, perché le mie conclusioni sul documento Gusen derivano, appunto, dall'analisi dell' intero documento - non già di singole registrazioni in esso contenute - e si basano essenzialmente sul regime di griglia dei focolari. E' chiaro dunque che l'accusa di Zimmerman secondo cui io avrei "misread" il documento riguardo al caso dell'8-9 novembre è priva di fondamento, perché i suoi presupposti sono falsi. La durata di circa 1.470 minuti si basa sul calcolo di un regime di griglia prossimo a quello massimo, ossia di circa 86 kg/ora, che è ancora estrememente alto per un funzionamento continuato di oltre 24 ore. In conclusione, l'ipotesi di Zimmerman della durata media di una cremazione di 25,2, minuti è documentariamente infondata. E tecnicamente? Tecnicamente una tale ipotesi è insensata: secondo gli esperimenti di cremazione dell'ing. Kessler, in un ottimo forno a coke già la fase della vaporizzazione dell'acqua del cadavere richiedeva mediamente 28 minuti! La documentazione su Mauthausen Nella mia risposta a Zimmerman (punto 33) ho scritto che
La documentazione su Mauthausen, dal febbraio 51 al dicembre 1941 contiene circa 120 documenti. Tuttavia essa non è "completa" (ma, al più, quasi completa) perché già uno dei documenti più importanti - la lettera della Topf del 14 luglio 1941 che dice che nel forno Topf a 2 muffole riscaldato con coke si potevano cremare 30-36 cadaveri in circa 10 ore - sebbene sia stata ricevuta e protocollata dalla "S.S. Neubauleitung Mauthausen", non si trova in tale documentazione. In questa c'è la richiesta della SS-Neubauleitung di Mauthausen (lettera del 9 luglio 1941), ma non la risposta della Topf, che si trova a Weimar, dove è stata casualmente scoperta da J.C. Pressac. Dalla documentazione mancano inoltre il disegno della Topf D 58479 (menzionato nella lettera del 21 aprile) e tutte le fatture, ad esempio quella di 118 RM, quella di 80 RM e quella di 108 RM datate 2 maggio (menzionate nella lettera del 12 giugno); la fattura di 303 RM del 25 agosto (menzionata nella lettera del 23 settembre), quella del 4 settembre di 1.594 RM (menzionata nella lettera dell'11 ottobre); la fattura di 165 RM del 3 novembre 1941 e quelle rispettivamente di 622,30 RM e 361,90 RM del 21 novembre (menzionate nella lettera del 14 dicembre). Nella documentazione mancano anche i documenti finanziari relativi ai pagamenti eseguiti dalle SS, in particolare i mandati di pagamento in acconto (Abschlagszahlung), le fatture finali (Schlussrechnung), i mandati di pagamento finale (Schlussabrechnung), documenti che invece si sono conservati per i forni del crematorio I di Auschwitz 52. Quanti altri documenti importanti sono stati tolti dal carteggio tra la Topf e la SS-Neubauleitung? Non lo sappiamo, ma gli esempi che ho menzionato devono far riflettere. Passiamo agli anni successivi. Riassumo i dati relativi alla consistenza della documentazione nella tabella che segue:
1943
Dal gennaio 1942 al gennaio 1945, per 22 mesi su 37 non esiste neppure un documento! Nonostante ciò, incredibilmente, Zimmerman ha la sfrontatezza di dire che le mia affermazione relativa alla incompletezza della documentazione è "is blatanly and knowingly false".! La sua spiegazione di questi enormi vuoti documentari è radicalmente inficiata dal fatto che egli presuppone a priori ciò che deve essere dimostrato: partendo dal presupposto che la documentazione può riguardare soltanto "oven installation", conclude che la documentazione è completa perché non vi fu alcun'altra "oven installation" fino al gennaio 1945: ma come si può escludere che vi furono altre sostituzioni della muratura refrattaria del forno di Gusen nei lunghissimi periodi di vuoto documentario? Soltanto negando aprioristicamente e opportunisticamente che ciò possa essere avvenuto, come appunto fa Zimmerman. Qui il nostro professore dimostra ancora una volta la sua malafede, perché la "correspondence" sulla seconda "oven installation" contiene appena 2 documenti! E come può pretendere seriamente Zimmerman che questa "correspondence" sia completa? E' dunque evidente che anche in questo caso la documentazione è estremamente lacunosa e che il nostro professore mente sapendo di mentire. Con ciò cade anche l'argomento relativo alla presunta eccezionale durata della muratura refrattaria del forno di Gusen (circa 30.000 secondo la stima della Croce Rossa Internazionale) 53, perché non si sa quante volte la muratura refrattaria del forno fu sostituita, e ciò vale anche per il forno Kori di Mauthausen. Il forno di Gusen fu progettato "with a defect"? Zimmerman afferma che il forno di Gusen fu costruito male dalla ditta Topf e soltanto questo - e non il logoramento conseguente al numero delle cremazioni eseguite - fu la causa della necessità di sostituirne la muratura refrattaria nell'ottobre 1941. In Body Disposal egli ha scritto:
[Hierbei ist selbstverständlich 55 Voraussetzung, dass die evtl 56. aufgetretenen Mängel infolge fehlerhafter Ausführung entstanden sind und nicht etwa durch Überhizung der Öfen bezw. durch Abstossen der inneren Ausmauerung durch die Schürgeräte usw.]" 57.
Riassumendo, il senso della lettera non è, come pretende Zimmerman: i danni sono stati provocati da errata costruzione del forno, dunque noi eseguiamo la riparazione gratis secondo i termini contrattuali, ma è: se i danni sono stati provocati da errata costruzione del forno (e non dal suo errato impiego) , eseguiremo la riparazione gratis secondo i termini contrattuali. Dopo aver travisato il senso del documento summenzionato, Zimmerman adduce un'altra "prova" della presunta cattiva costruzione del forno di Gusen:
6 Stck Monolit-Kreuze Come ha rilevato Zimmerman, l'inconveniente sorse "six weeks after the ovens had been installed", dunque il forno era ancora coperto dalla garanzia della Topf. Infatti, secondo una disposizione del marzo 1938, la garanzia "für die vom Feuer berührten Teile von Feuerungsanlagen" durava un anno (6 mesi per il rivestimento refrattario dei gasogeni) 60. Se dunque - come pretende Zimmerman - l'inconveniente summenzionato fosse stato dovuto al fatto che "the first double muffle oven installed in Gusen was not made correctly", la Topf , accettando "though reluctanty" la sua responsabilità, avrebbe inviato gratis il materiale per la riparazione. Invece, come risulta dalla lettera del 18 marzo 1941, la Topf addebitò alla "SS-Neubauleitung KL Mauthausen" 80 RM per "10 Sack = 500 kg Monolit" e 118 RM per "6 Stück Kreuzrosten". In questa lettera la Topf specificò:
A questo punto, vanificata l'ipotesi di Zimmerman, il documento si ritorce contro la sua interpretazione: dopo appena 6 settimane, la muratura refrattaria delle muffole si era già "scrostata" in vari punti a causa della cremazione di meno di 500 cadaveri, 250 per muffola! Veniamo ai "more repair materials" che "were ordered in June". Gli unici materiali forniti a Gusen nel giugno 1941 furono 50 sacchi di "Monolit" 62 spediti dalla ditta Alphons Custodis di Düsseldorf per conto della ditta Topf in data 25 giugno 63. Tuttavia questo materiale non serviva per riparazioni, ma faceva parte della fornitura di materiali che la Topf inviava a Gusen per il secondo forno crematorio a 2 muffole. Ciò risulta chiaramente dalla lettera della Topf del 12 giugno 1941 citata sopra, nella quale si dice:
Ecco a che cosa si riduce la "strong evidence" di Zimmerman! Dunque o il nostro professore non ha capito niente, o è in malafede. In conseguenza dell'equivoco summenzionato, la Topf aveva già consegnato il seguente materiale refrattario e isolante del forno:
Si noti la data: 4 settembre 1941. La richiesta ufficiale per la "sofortige Entsendung eines Ihrer Ofen-Spezialisten zur Reparatur des Krematoriums-Ofens im AL.Gusen" fu inoltrata dalla Bauleitung di Mauthausen il 24 settembre 68, venti giorni dopo. Probabilmente allora già si erano palesate le prime avvisaglie del danneggiamento - divenuto poi irrimediabile - della muratura refrattaria del forno. Comunque sia, sta di fatto che venti giorni prima, in un periodo in cui nel forno di Gusen erano state eseguite meno di 2.700 cremazioni (1.350 per muffola), la Bauleitung di Mauthausen già si preoccupava di avere a disposizione il materiale refrattario "per lavori di riparazione successivi". Dal che già si desume che essa non aveva troppa fiducia nella portentosa durata che Zimmerman vuole attribuire ai refrattari del forno di Gusen. LA DURATA DELLA MURATURA REFRATTARIA DEI FORNI Il forno elettrico di Erfurt: 1939 o 1941? In un articolo pubblicato il 25 ottobre 1941, l'ing. Rudolf Jakobskötter, descrivendo il terzo forno elettrico del crematorio di Erfurt rileva:
In My Response Zimmerman respinge la mia accusa di "bad faith" perché "the article was published in 1941 while Jakobskotter's [sic] figures go to 1939". Con ciò Zimmerman conferma ulteriormente la sua palese malafede. E' vero che il terzo forno di Erfurt "wurde am 1. Dezember 1939 fertiggestellt" e fu "essiccato lentamente" (langsam getrocknet) fino al 31 gennaio 1940 70, ma è falso che "Jakobskotter's figures go to 1939". A pagina 586 del suo articolo appare infatti una tabella intitolata "Einäscherungen und Stromverbrauch in den elektr. Einäscherungsöfen zu Erfurt". In questa tabella sono riassunti i risultati di esercizio dei tre forni di Erfurt. Quella relativa al terzo forno, va dal febbraio 1940 all'aprile 1941, perciò Jakobskötter scrisse il suo articolo non prima del maggio 1941. Naturalmente Zimmerman si guarda bene dal menzionare questi dati. Come si vede, la sfrontatezza di questo impostore è inaudita. Zimmerman obietta ancora:
la prima "generazione" è il primo forno, che eseguì 1.294 cremazioni, la seconda è il secondo forno, che eseguì 2.910 cremazioni (secondo la tabella a p.586), la terza è il terzo forno, per il quale Jakobskötter si attendeva "eine noch längere Lebensdauer" 72. Come si colloca in questo contesto la frase "während die Muffeln je nach ihrer Ausführungsweise bislang nur etwa 2000 Einäscherungen ausgehalten hatten"? A che cosa si riferisce la cifra di 2.000 cremazioni? Non certo al primo forno, che ne aveva eseguite 1.294, né al secondo forno, che ne aveva eseguite 2.910. D'altra parte, il forno della "first generation" al quale Zimmerman attribuisce 2.000 cremazioni era un unico forno ed aveva un'unica muffola: ma allora perché Jakobskötter parla di "die Muffeln", al plurale, e perché usa l'espressione "je nach ihrer Ausführungsweise", visto che la muffola era di un unico tipo? E' chiaro che Jakobskötter si riferisce ai forni precedenti al forno elettrico, a quelli a coke e/o a gas. Egli afferma dunque che i risultati del secondo forno elettrico, per quanto riguarda il numero delle cremazioni, avevano superato quelli degli altri tipi di forno, e ciò è ovvio, come vedremo nel paragrafo seguente. Ora, accertato che l'articolo di Jakobskötter fu redatto non prima del maggio 1941 e che fu pubblicato nell'ottobre 1941, è chiaro che la frase "die Herstellungsfirma rechnet künftig mit einer Lebensdauer von 4000 Einäscherungen je Muffel" significa che fino all'ottobre 1941 non si era ancora ottenuta una "Lebensdauer von 4000 Einäscherungen". In caso contrario, Jakobskötter lo avrebbe scritto chiaramente. D'altra parte, il testo esprime soltanto poco più di una aspettativa per un futuro indeterminato ("künftig"): il verbo "rechnen" qui significa "als möglich u. wahrscheinlich annehmen" 73 : e non è detto che un'aspettativa debba necessariamente realizzarsi. E poiché l'aspettativa delle 4.000 cremazioni da parte della "Herstellungsfirma" (la Topf) risaliva almeno al maggio 1941 e riguardava il futuro, essa non si poteva riferire al terzo forno di Erfurt, che, quando Jaköbskötter redasse l'articolo, aveva già eseguito 1.417 cremazioni. E se infine Jakobskötter, per il terzo forno si attendeva "eine noch längere Lebensdauer" rispetto a quella del secondo forno, essa era necessariamente inferiore a 4.000 cremazioni. Questa aspettativa era giustificata dal fatto che le esperienze fatte con i primi due forni avevano permesso di superare gli inconvenienti che si erano manifestati soprattutto nel primo (la formazione di fumo causata dall' "alto" tiraggio fino a 24 mm di colonna d'acqua: i fumi attraversavano la muffola con una velocità volumetrica superiore a quella di accensione delle particelle di carbonio, che non bruciavano, formando il fumo). Il forno elettrico di Erfurt: il sistema di riscaldo Zimmerman obietta ancora:
Il primo forno crematorio elettrico entrò in funzione in Svizzera, a Biel, il 31 agosto 1933. Il progettista, l'ing. Hans Keller, nel febbraio 1935 scrisse:
Der Ofen hat daher eine gleichmässigere Wärmeverteilung, was zur Erhöhung seiner Lebensdauer beiträgt" 74. Quod erat demonstrandum! I fattori che influivano sulla durata della muratura refrattaria Nella sua crassa ignoranza della tecnologia della cremazione, Zimmerman trascura gli altri fattori essenziali che influivano sulla durata della muratura refrattaria:
a) Il nostro sprovveduto professore non sa che i forni dei crematori civili avevano una massa refrattaria enormemente maggiore di quella dei forni di Auschwitz-Birkenau. Normalmente la muratura refrattaria di una muffola pesava circa 6.500 kg (il recuperatore circa 8.200 kg) 75. Il forno riscaldato con coke offerto il 2 giugno 1937 dalla ditta W. Müller di Allach "an die Reichsführung SS der NSDP, München Karstrasse", cioè a Dachau, aveva addirittura 15.500 kg di materiale refrattario (feuerfestes Material) 76. Il forno era privo di recuperatore, al pari dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau. Secondo l' "Aufstellung der Materialen zu einem Topf-Doppel-Einäscherungs-Ofen" redatta dalla Topf il 23 gennaio 1943, questo forno, modello Auschwitz, aveva una materiale refrattario di 1.600 mattoni refrattari normali (Schamotte-Normalsteine) e 900 mattoni a cuneo (Keilsteine) 77. In termini di peso, circa 8.600 kg per 2 muffole, circa 4.300 kg per una muffola con gasogeno. Di questi 4300 kg, circa 2.000 spettavano al gasogeno, sicché i mattoni refrattari della muffola pesavano circa 2.300 kg 78. Il materiale refrattario del forno a 8 muffole era costutito da 4.500 mattoni refrattari normali e 1.600 mattoni a cuneo 79, in termini di peso, circa 24.100 kg, ossia circa 3.000 kg per una muffola e ½ gasogeno 80, cioè circa 2.000 kg per una muffola. La muratura refrattaria del forno a 3 muffole, a giudicare dal confronto dei prezzi, doveva avere un peso della muratura refrattaria intermedio, sicuramente inferiore a 2.300 kg. Il "Feuerbestattungsanlage für die SS in Belgrad" offerto dalla ditta Didier-Werk il 26 agosto 1943 prevedeva 6.600 kg di materiale refrattario, 1.100 kg di mattori refrattari a cuneo e 5.500 kg di mattoni refrattari normali81, e anche il forno Kori a una muffola era notevolmente più massiccio di ½ forno a 2 muffole della ditta Topf. Se per Auschwitz-Birkenau le SS scelsero i forni Topf, ciò non fu certo dovuto al fatto che essi fossero migliori di quelli delle altre ditte - al contrario! - , ma dipese al fatto che costavano molto meno: un forno Kori a una muffola, senza accessori, costava 4.500 RM, un forno Topf a 2 muffole (terzo forno di Auschwitz) 6.378 RM. Questo costo così competitivo (6.378 RM contro 9.000 RM a parità di camere di cremazione) dipendeva anche dal risparmio di materiale refrattario che si otteneva assemblando 2, 3 e 4 muffole 82. b) Veniamo alla qualità dei refrattari. Già dal fatto che la Germania si trovava in guerra è facilmente intuibile che la qualità dei materiali refrattari impiegati per i forni crematori non poteva essere la stessa di quelli impiegati per i crematori civili in tempo di pace. Non a caso la Topf, già alla fine del 1940, non forniva alcuna garanzia per i materiali refrattari neppure se si logoravano con un uso corretto dell'impianto:
c) Il logoramento della muratura refrattaria era causato essenzialmente dalle fiamme vive che la investivano. Ora, mentre nel forno a coke il calore necessario per la cremazione era fornito dalle fiamme vive che investivano continuamente la muratura refrattaria, nel forno elettrico questo calore era fornito da resistenze elettriche incandescenti. Qui la muratura refrattaria subiva sollecitazioni molto minori, come risulta dalle esperienze del crematorio di Biel, riferite da Jakobskötter a p. 580 del suo articolo:
Dunque la mia assunzione di una durata della muratura refrattaria di una muffola di un forno a coke di 3.000 cremazioni è addirittura ottimistica! I crematori di Parigi e di Milano In Body Disposal Zimmerman ha scritto:
Augustus Cobb, a leading cremation expert of the period, learned from the engineer who worked in the crematorium that "[a]lthough nearly four hundred bodies are burned in these furnaces every month, a close inspection of their walls showed no traces of fissures; and the same remark applies to the walls of the furnaces in the crematory in Milan [in Italy]. Additional information on these ovens published in 1893 shows that from 1889 to 1892, 11,852 were cremated in these facilities. This number includes 3743 stillborn children, so that more than 8000 bodies from a representative population were incinerated in these two ovens" (p.16). Ora è vero che nel crematorio del Père Lachaise vi furono altre cremazioni oltre a quelle che ho elencato, ma cremazioni di che cosa? In una statistica risalente al 1904 (spero che Zimmerman non abbia nulla da eccepire sulla data) per gli anni 1889-1892 viene indicato lo stesso numero di cadaveri che ho riportato sopra, ai quali vanno effettivamente aggiunte due categorie, una di "Anatomienleichen" (7.429 dal 1889 al 1892), l'altra di "Embryos" (3.960 dal 1889 al 1892) 86. Che cosa sono gli "embrioni" lo sanno tutti. Ma che cosa sono le "Anatomienleichen": cadaveri sezionati e pezzi di cadaveri sezionati nei teatri di anatomia. Non si può certo credere che il cuore di un cadavere, il fegato di un altro, una gamba di un altro ancora, il cervello di un quarto, le viscere di un quinto cadavere venissero cremati singolarmente, perciò qui bisogna parlare non di 7.429 cadaveri, ma di 7.429 parti di cadaveri. Proprio per questa ragione nelle statistiche ufficiali sulla cremazione dei cadaveri questa categoria viene conteggiata a parte. D'altra parte il forno Toisul e Fradet e i forni degli anni Trenta e Quaranta non si possono confrontare direttamente perché, come ho già spiegato nelle mie Osservazioni, questo impianto mastodontico era strutturato su tre piani e le sue masse refrattarie erano imponenti. Per quanto riguarda il crematorio di Milano, che viene accumunato a quello di Parigi, la fonte di Zimmerman prende un abbaglio madornale. In tale impianto, dal 1876 al 1883 furono eseguite 271 cremazioni 87, dal 1884 a 1893 88 486 cremazioni 89 , perciò esso viene addotto falsamente come esempio di lunga durata delle muratura refrattaria dei forni che vi furono installati in successione. LE CREMAZIONI "MULTIPLE" Lasciando da parte le dichiarazioni dei testimoni "oculari", che valgono quanto le dichiarazioni di Zimmerman, il nostro professore, per dimostrare la realtà delle cremazioni "multiple", si affida alla lettera di Bischoff del 28 giugno 1943. Egli crede - forse seriamente - che questo documento costituisca per me un "dilemma". In Body Disposal egli scrive:
Il vero "dilemma" esiste per Zimmerman: se si poteva cremare un cadavere in 15 minuti con 3,5 kg di coke, come si spiega il fatto che il forno di Gusen consumò un quantitativo minimo di coke 9 volte superiore? Se era così semplice risparmiare il 92% del combustibile in un periodo in cui la Germania non si poteva permettere di sprecare nulla, tantomeno il coke (e se era così semplice risparmiare il 75% del tempo di cremazione), perché a Gusen non fu attuata questa miracolosa cremazione "multipla"? Perché per ogni cremazione furono buttati via circa 27 kg di coke? L'Aktenvermerk di Jährling del 17 marzo 1943 calcola il consumo di coke dei crematori di Birkenau per 12 ore di funzionamento. Per i crematori II e III sono previsti 2.800 kg di coke per ciascuno, per i crematori IV e V 1.120 kg di coke per ciascuno 90. La lettera di Bischoff menzionata sopra attribuisce una capacità di cremazione di 1.440 cadaveri in 24 ore - dunque 720 cadaveri in 12 ore - a ciascuno dei crematori II e III, e una capacità di 768 cadaveri in 24 ore - dunque 384 in 12 ore - per ciascuno dei crematori IV e V. Se questi dati fossero reali, il consumo di coke per ogni cadavere sarebbe di (2.800 : 720 =) circa 3,9 kg per i crematori II/III e di (1.120 : 384 =) circa 2,9 kg per i crematori IV/V. Ora, per quanto riguarda il consumo di coke dei forni Topf, l'unico dato documentariamente accertato è quello del forno di Gusen. Nel periodo di maggior attività, dal 31 ottobre al 12 novembre 1941 il forno di Gusen cremò 677 cadaveri con un consumo di 345 carrelli di coke = 20.700 kg. Il consumo di coke per ogni cadavere fu dunque mediamente di (20.700 : 677 =) circa 30,6 kg. Questo risultato sperimentale è perciò il punto di partenza obbligato di una discussione scientifica dell'argomento. Il forno a 2 muffole di Auschwitz era strutturalmente simile al forno di Gusen, per cui, senza entrare in dettagli tecnici, si può dire che il consumo di coke dei due tipi di forno era approssimativamente uguale. Il forno a 3 muffole dei crematori II/III non era altro che un forno a due muffole con una terza muffola interposta. E' vero che la muffola centrale godeva del vantaggio termotecnico dei gas combusti ad alta temperatura provenienti dalle due muffole laterali che riducevano molto il suo consumo specifico di coke, tuttavia le due muffole laterali non godevano di alcun beneficio termotecnico, perché il flusso dei gas provenienti dai gasogeni andava in direzione della muffola centrale, da dove si immetteva nel condotto del fumo. Dunque le due muffole laterali riscaldavano la muffola centrale ma non erano essa riscaldate. Ne consegue che due muffole laterali avevano un consumo di coke approssimativamente uguale a quello del forno a due muffole. Concludendo, le due muffole laterali si comportavano come un forno a 2 muffole: cremavano nello stesso tempo - circa un'ora 91 - e richiedevano lo stesso quantitativo di combustibile - circa 30 kg di coke. Anche supponendo che la muffola centrale non consumasse calore, la cremazione di 3 cadaveri avrebbe comunque richiesto in media [(30 + 30) . 3 =] circa 20 kg di coke. Nel forno a 8 muffole ciascuno dei 4 gasogeni serviva 2 muffole: i gas di combustione passavano dalla prima alla seconda muffola, e da qui si immettevano nel condotto del fumo. Supponendo anche qui che la seconda muffola non consumasse calore, la cremazione di 2 cadaveri avrebbe richiesto in media (30 : 2 =) 15 kg di coke. Zimmerman immagina che il consumo medio di coke di "about 3,5 kilograms per body" dipendesse dalla cremazioni "multiple", il che, per i forni di Birkenau, secondo i dati della lettera di Bischoff del 28 giugno 1943, significa 4 cadaveri in una muffola in un'ora. Vediamo quanto sia fondata questa ipotesi. Gli unici impianti a coke in cui avveniva l'equivalente di una cremazione multipla erano i forni per la combustione delle carogne animali. La ditta produttrice più importante era la H. Kori di Berlino. Il modello di forno 1a poteva bruciare 250 kg di sostanza organica in 5 ore con un consumo di 110 kg di carbon fossile, ossia l'equivalente di 4 cadaveri di circa 62,5 kg in 75 minuti e con un consumo di 27,5 kg di carbon fossile per ogni cadavere. Il modello con le prestazioni maggiori, il forno 4b, poteva bruciare 900 kg di sostanza organica in 13,5 ore con un consumo di 300 kg di carbon fossile. Ciò equivale, ad esempio, alla cremazione simultanea di 15 cadaveri di 60 kg con un tempo medio di 54 minuti e un consumo di 20 kg di carbone per cadavere. Questi risultati sperimentali dimostrano che aumentando il carico della sostanza organica da bruciare, aumentava corrispondentemente sia il consumo di combustibile, sia la durata del processo di combustione, perciò nei forni di Birkenau le cremazioni "multiple", se fossero riuscite, non avrebbero dato alcun vantaggio effettivo per quanto riguarda la durata e il consumo di coke delle cremazioni. Dunque le cremazioni "multiple" avrebbero soltanto moltiplicato la durata del processo di cremazione e il consumo di coke per il numero dei cadaveri caricati nelle muffole. Dico "se fossero riuscite" perché, come abbiamo già visto, Kurt Prüfer dichiarò a questo proposito:
Qui mi limito ad accennare rapidamente ai più importanti in relazione al forno a 3 muffole 92. Una cremazione senza bara in un forno a coke si svolgeva in due fasi principali: quella endotermica iniziale, della vaporizzazione dell'acqua del cadavere, che sottraveva una grande quantità di calore e abbassava la temperatura della muffola, e quella esotermica finale (fino all'apice della combustione principale del cadavere), nella quale il cadavere bruciava producendo calore. Nella prima fase del processo di cremazione, la vaporizzazione dell'acqua di 4 cadaveri in una muffola avrebbe portato ad un drastico abbassamento della temperatura del forno e dei fumi, con conseguente diminuzione del tiraggio. La diminuzione del tiraggio del camino avrebbe avuto come effetto la diminuzione del tiraggio del focolare, che da esso dipendeva, risolvendosi in una diminuzione del regime di griglia del forno e perciò della disponibilità di calore nel momento in cui esso era più necessario. L'abbassamento della temperatura della muffola al di sotto dei 600°C avrebbe provocato ulteriori effetti deleteri: gli idrocarburi pesanti formatisi dalla gasificazione del cadavere sarebbero rimasti incombusti; a temperature inferiori i cadaveri si sarebbero soltanto carbonizzati. L'introduzione di 4 cadaveri in ogni muffola avrebbe inoltre comportato problemi fisici di tiraggio. I corpi avrebbero ostruito le tre aperture intermuffola che collegavano le muffole laterali a quella centrale, ostacolando il passaggio dei prodotti della combustione dei gasogeni. I 4 cadaveri collocati sulla griglia della muffola centrale avrebbero ostruito gli spazi esistenti tra le barre della griglia, ostacolando ulteriormente il passaggio dei gas del gasogeno per immettersi nel condotto del fumo. Ciò avrebbe ulteriormente diminuito il tiraggio del camino e quello del focolare, con una ulteriore diminuzione della disponibilità di calore. Se, per qualche miracolo termotecnico, si fossero superate tutte queste difficoltà, nella fase esotermica della combustione principale, i 4 cadaveri, insieme al flusso dei gas del gasogeno, avrebbero superato abbondantemente il carico termico delle muffole, cioè avrebbero prodotto una quantità di calore superiore a quello che la muratura refrattaria poteva sopportare, danneggiandola (fusione dei refrattari). Infine, i 12 cadaveri cremati in ogni forno in un'ora, insieme ai gas prodotti dai gasogeno, avrebbero prodotto una quantità di fumi tanto grande che il camino del crematorio, calcolato per un uso normale (un cadavere per muffola all'ora) , non avrebbe potuto smaltire. Concludendo: nel forno a 3 muffole la cremazione di 4 cadaveri per muffola, se fosse riuscita, avrebbe richiesto non meno di (30 x 8 =) 240 kg di coke, e la durata del prcesso di cremazione sarebbe risultato di circa 4 ore. La capacità dei crematori II/III sarebbe stata dunque di 360 cadaveri in 24 ore ciascuno, il consumo di coke di 20 kg per cadavere; la capacità dei crematori IV e V sarebbe stata di 192 cadaveri in 24 ore, il consumo di coke di circa 15 kg di coke. Dunque i dati della lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 sono tecnicamente assurdi. E soltanto degli sprovveduti come Zimmerman li possono prendere sul serio. La durata del processo di cremazione ad Auschwitz I risultati eccezionali del forno di Gusen non si possono applicare ai forni a 2 muffole del crematorio I di Auschwitz perché essi dipendevano da due fattori essenziali:
I forni di Auschwitz avevano invece una griglia della muffola completamente diversa e molto meno efficiente. I due forni del crematorio I ricostruiti dai Polacchi nel dopoguerra utilizzando i pezzi originali smontati dalle SS presentano una griglia della muffola costituita da piastre di monolito sagomate e disposte ad incastro con incavi che formano fessure larghe circa 5 centimetri. Con questo tipo di griglia, nella muffola doveva avvenire non solo la combustione principale, ma anche la postcombustione dei residui del cadavere. La durata del processo era pertanto necessariamente maggiore. Quale fosse l'efficienza di questi forni risulta dal seguente fatto. Il 1° giugno 1942 Bischoff scrisse una lettera a Kammler per informarlo del danneggiamento del camino del crematorio I nella quale precisò:
Bischoff era stato informato del danneggiamento del camino il 30 maggio 1942 dall' SS-Oberscharführer Josef Pollok nella sua qualità di incaricato degli affari di polizia edilizia 94, perciò l'inconveniente si era manifestato in precedenza. Nella seconda metà di maggio, il periodo di maggiore mortalità fu quello dal giorno 19 al giorno 29, in cui morirono circa 1.450 detenuti, in media circa 132 al giorno. La lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 attribuisce ai 3 forni a 2 muffole del crematorio I una capacità di cremazione di 340 cadaveri in 24 ore, corrispondente ad una durata media di circa 25 minuti per cremazione, la quale è praticamente uguale a quella ennoneamente supposta da Zimmerman. Se ciò fosse vero, nella seconda metà di maggio i forni avrebbero cremato i circa 1.450 cadaveri suddetti con un funzionamento giornaliero di poco più di 9 ore, ossia con un semplice turno diurno. Ma poiché fu necessario un funzionamento dei forni giorno e notte, la loro capacità di cremazione era notevolmente inferiore. Se si assume la durata normale del processo di cremazione di un'ora, i forni furono in attività per circa 22 ore al giorno, appunto con un funzionamento giorno e notte. L'altra differenza tra il forno di Gusen e quelli del crematorio I di Auschwitz è il fatto che a Gusen l'impianto di tiraggio aspirato serviva 2 muffole, nel crematorio di Auschwitz ne serviva 6, perciò era meno efficiente. Dopo la ricostruzione del camino nell'agosto 1942, l'impianto di tiraggio aspirato fu eliminato del tutto. Nel forno a 3 muffole la griglia delle muffole era costituita da barre disposte trasversalmente ad una distanza di circa 20 cm l'una dall'altra: la combustione principale si svolgeva nella muffola e i residui cadevano attraverso le aperture della griglia nel cenerario, dove avveniva la postcombustione (in circa 20 minuti secondo le istruzioni di servio della Topf). Inoltre i forni di Birkenau funzionarono senza impianto di tiraggio aspirato 95. Dunque la capacità di cremazione del crematorio I che appare nella lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 non ha alcun fondamento reale, e ciò vale anche per i forni di Birkenau, che erano meno efficienti del forno di Gusen. L'impianto di tiraggio aspirato del forno di Gusen Zimmerman scrive:
Zimmerman dichiara:
ORIGINE E NECESSITA' DEI CREMATORI DI BIRKENAU Zimmerman scrive:
Elsewhere, Czech cites a Bauleitung 98 document from July 1, 1942 as follows: "The Central Construction Administration of the Waffen SS and Police in Auschwitz contacts the companies that have already carried out building contracts in Auschwitz C.C [Concentration Camp]. It asks the Huta [Engineering Company] and Lenz Industrial Construction Company of Silesia, located in Kattowitz to submit proposal to build new crematoriums" (Italics added)". Mattogno's response is to cite the following Aktenvermerk of August 21, reproduced by Jean-Claude Pressac:
Dunque l'intera argomentazione si fonda "on the basis of Czech". Da buon dilettante, Zimmerman si affida ciecamente a Danuta Czech, ma la sua fiducia è molto mal riposta. Il documento da lei citato nel Kalendarium di Auschwitz 99 si riferisce infatto soltanto al crematorio II. Francziszek Piper lo riassume correttamente come segue:
Se Zimmerman ha ancora qualche dubbio al riguardo, si faccia procurare il documento originale dal suo mecenate Ulrich Roessler e lo pubblichi! Il fallace riassunto che D.Czech fornisce di questo documento ha una motivazione chiaramente ideologico-propagandistica, come risulta da ciò che ella scrive nel saggio che Zimmerman invoca in Body Disposal, cioè "Origins of the Camp, Its Construction and Expansion" pubblicato nel libro "Auschwitz: Nazi Death Camp" (nota 80 e 52). Ecco infatti che cosa D.Czech scrive in questo saggio secondo la traduzione ufficiale in italiano di tale libro:
Pertanto, essendo il resonconto di Danuta Czech falso, è falsa anche la conclusione di Zimmerman dell' "inizio" delle trattative dei presunti "new crematoriums" fin dal 1° luglio 1942. Ciò è ulteriormente smentito dalla "Übersicht" di Bischof del 30 luglio 1942 relativa ai Bauwerke che dovevano essere costruiti nel terzo anno finanziario di guerra ("die…im dritten Kriegswirtschaftsjahre zu errichten sind"), la quale, per il Kriegsgefangenenlager (il campo di Birkenau) menziona soltanto la voce "Krematorium" 105, al singolare e senza numero, il che significa che ancora il 30 luglio non doveva essere costruito nessuno dei restanti tre crematori. L'AMPLIAMENTO DEL CAMPO DI BIRKENAU E LA NECESSITA' DEI CREMATORI La forza del campo Accertato che la decisione di costruire i crematori III, IV e V fu presa nell'agosto 1942, vediamo quale ne fu il contesto storico. Io affermo che tale decisione fu presa in conseguenza di due fatti:
3) la terribile epidemia di tifo che infuriava nel campo. Per quanto riguarda il primo punto, nella sua risposta Zimmerman scrive:
Nella lettera del 3 agosto 1942 indirizzata al capo dell' Amt CV del WVHA, Bischoff scrive 106:
Si tratta dunque di 96 „Unterkunftbaracken" supplementari rispetto alla pianta dell'8 luglio. Bischoff aggiunge:
Quale forza prevedeva questa pianta menzionata sopra? Per quanto mi consta, non si conosce alcuna pianta dell'8 luglio 1942, ma nella lettera all' "Amt C V" del WVHA (cioè a Kammler) del 29 giugno 1942, Bischoff scrive che
Dopo la sua visita ad Auschwitz il 17 e 18 luglio 1942, Himmler decise un nuovo "Erweiterung" del campo. Per quale forza? Vediamo. Dwork e van Pelt hanno pubblicato la pianta di una "Unterkunftbaracke für ein Gefangenenlager" la quale reca un "Fassungsvermögen" di "ca. 550 Mann". Questa cifra è cancellata da un tratto a matita e sopra appare la cifra manoscritta di "744" 107. Dunque le 96 baracche supplementari dovevano contenere almeno (96 x 550 =) circa 52.800 detenuti, che aggiunti ai 150.000 già previsti portavano la forza a circa 202.800 detenuti. Con ciò è dimostrato il primo punto della mia tesi. Veniamo al secondo. L'agosto 1942 fu il mese in cui si verificò la mortalità più alta in tutta la storia del campo di Auschwitz. In tutto il mese morirono circa 8.600 detenuti 108, quasi il doppio della mortalità di luglio (circa 4.400 decessi). Il primo indizio della decisione di costruire i restanti tre crematori risale al 14 agosto (data in cui fu elaborata la pianta 1678 del crematorio IV/V). Fino al giorno 13, erano già morti oltre 2.500 detenuti, con una mortalità media di oltre 190 decessi al giorno. Dal 14 al 19 agosto (il giorno al quale si riferiscono le discussioni riassunte nell'Aktenvermerk del 21 agosto) la mortalità fu ancora più alta: circa 2.400 decessi, in media circa 400 al giorno. La punta massima si ebbe il 19 agosto, quando si verificarono più di 500 decessi. Il 1° agosto la forza del campo maschile era di 21.421 detenuti. Fino al giorno 19 morirono 4.113 detenuti, in media 216 al giorno, di cui 1.675 dal 14 al 19, in media 279 al giorno. La forza media dal giorno 1 al giorno 19 fu di circa 22.900 detenuti. Che cosa sarebbe accaduto se fosse scoppiata un'altra epidemia di tifo con una forza di 200.000 detenuti? La ragione della decisione di costruire altri tre crematori è tutta qui. Il "mito" del tifo Zimmerman ha l'impudenza di intitolare uno dei paragrafi delle sue elucubrazioni "The Typhus Myth" (Body Disposal, p.2). Questo "mito" sarebbe dimostrato dai certificati di morte attualmente disponibili, in riferimento ai quali Zimmerman scrive in Body Dosposal:
In quanti casi i certificati di morte "stated causes do not conform to physical reality"? Zimmerman ne menziona due.
Passiamo al secondo caso:
Zimmerman afferma che durante l'epidemia di tifo i detenuti malati venivano uccisi in massa. Vediamo che cosa accadde nel mese in cui l'epidemia di tifo raggiunse l'apice: l'agosto 1942. Dal punto di vista olocaustico, una "selezione" di malati per la "gasazione" esiste soltanto se è attestata da documenti o da testimonianze; in caso contrario, non esiste. Nel suo Kalendarium Danuta Czech ha raccolto diligentemente e registrato tutta la documentazione che dimostra, a suo avviso, le singole "selezioni". Per l'agosto 1942 nel Kalendarium figurano 3 "selezioni":
10 agosto: un numero imprecisato di "gasati" 29 agosto: 746 "gasati". In cifra tonda, potremmo dire: 1.500 "gasati". Sulla ragione dell’esiguo numero di cause di morte connesse al tifo mantengo pienamente tutto ciò che ho scritto nel punto 39 delle mie Osservazioni, cioè che la morte dei malati di tifo poteva essere dovuta a complicazioni subentrate a causa della prostrazione generale del loro fisico e dell’indebolimento del loro sistema immunitario, con l’aggravante della scarsezza dei medicinali. A conferma di ciò posso addurre un documento, la nota “Bemerkungen Über die Behandlung mit Präprarat 3582/IGF/ bei Fleckfieber”. All’inizio di febbraio del 1943 ad Auschwitz fu sperimentato un nuovo farmaco contro il tifo petecchiale su 50 detenuti affetti da questa malattia, di cui 15 morirono durante la cura o subito dopo la fine di essa. La nota rileva:
Dunque nessuno di questi 15 detenuti malati morì di „Fleckfieber“, ma questa malattia fu nondimeno la causa indiretta della loro morte. IL RAPPORTO TRA LA FORZA DEL CAMPO E IL NUMERO DEI FORNI CREMATORI L'esempio di Dachau Zimmerman scrive:
1941 6.135 1942 12.572 1943 19.358 1944 78.635.
Parallelamente, con un'altra impostura, egli riduce a 92.000 - o a 112.000 con i detenuti ebrei del Durchgangaslager - la forza massima del campo di Auschwitz, la quale "in the summer of 1944" raggiunse i 105.168 detenuti - o 135.168 con i 30.000 detenuti ebrei del Durchgangaslager. 113 Vediamo ora quale fu la mortalità che si verificò a Dachau in conseguenza dell'espansione del campo e delle epidemie di tifo dal 1940 al 1944 114:
1941
1942
1943
1944
Dunque "at a time of typhus epidemics", nell'inverno del 1942-1943 e 1943-1944 la mortalità tra i detenuti fu effettivamente altissima: ben 9 al giorno durante prima ondata di tifo e 42 durante la seconda. Escludendo gli ultimi due mesi del 1944, quando al campo le condizioni cominciavano a diventare tragiche, la mortalità più alta si verificò nel gennaio 1941, con 455 decessi, in media 14,6 al giorno. Naturalmente ciò richiedeva una "dramatic (!) expansion" della capacità crematoria del forno Topf a due muffole riscaldato con coke del vecchio crematorio del campo! Al pari del forno di Gusen, questo impianto era originariamente un forno mobile riscaldato con nafta che fu trasformato in forno a coke con l'aggiunta di due gasogeni laterali. La capacità di cremazione di questo forno doveva perciò essere uguale a quella del forno di Gusen. L'affermazione di Zimmerman è dunque ancora più ridicola, in quanto egli attribuisce a questo forno - e di conseguenza al forno di Dachau - una capacità di cremazione di 4,7 cadaveri l'ora (2 ogni 25,2 minuti!), 47 in 10 ore, 94 in 20 ore. A che cosa dunque sarebbe servito un altro forno crematorio? Eppure, nonostante ciò, a Dachau fu costruito un nuovo crematorio (la "Baracke X") nel quale furono installati 4 forni crematori Kori a una muffola riscaldati con coke. Il Kostenvoranschlag dell'impianto reca la data del 17 marzo 1942 115, un periodo in cui la mortalità media giornaliera era bassissima: 2 decessi al giorno. Il disegno dei forni fu eseguito dalla ditta Kori il 12 maggio 1942 116, ma, a quanto pare, l'impianto entrò in funzione soltanto nella primavera del 1943 117. Tuttavia in questo periodo - dal marzo 1942 al maggio 1943 - la mortalità media che si ebbe al campo fu appena di 3 decessi al giorno. Dunque l'argomento si ritorce contro Zimmerman: perché furono costruiti altri 4 forni crematori se la mortalità era così bassa e se il forno a due muffole esisistente era più che sufficiente alla bisogna? L'esempio di Gusen Zimmerman scrive:
Vediamo anzitutto qual è il quadro della mortalità in questo campo. Riporto i dati relativi nelle tabelle che seguono:118
1942
1943
1944
Dunque la mortalità media di questi 4 anni fu di circa 15 decessi al giorno. La mortalità più alta si verificò nel gennaio 1943, con una media di 46 decessi al giorno. Il forno di Gusen, con funzionamento forzato, poteva cremare 2 cadaveri in circa 40 minuti (uno per ogni muffola), perciò poteva far fronte alla punta massima della mortalità con circa 15 ore di funzionamento. In base alla mortalità media, esso lavorò per circa 5 ore al giorno, per 6 ore compresa un'ora di riscaldo. Che bisogno c'era di un altro forno? L'esempio di Buchenwald Nelle mie Osservazioni (punto 38) ho mostrato la metodologia capziosa di Zimmerman che, per i suoi confronti con Auschwitz, ha scelto i due esempi che, ingenuamente, credeva favorevoli alla sua tesi, quelli di Dachau e di Gusen esaminati sopra. Io gli ho obiettato che il caso di Bunchenwald invalida completamente la sua tesi. Zimmerman pretende che io, su questo campo, avrei taciuto "some crucial information". Ecco che cosa scrive a questo riguardo in My Response:
All'epoca, la situazione di fatto, secondo la statistica del "Krankenabau", era la seguente 120 :
La forza media del campo si mantenne stabile intorno a 9.000 detenuti fino al gennaio 1943, poi cominciò a crescere gradatamente come segue 121 :
Qui, come negli esempi di Dachau e di Gusen, Zimmerman ha deviato furbescamente la discussione sulla forza del campo, come se io la considerassi l' unico fattore che portò alla decisione di costruire altri tre crematori a Birkenau. In realtà io considero il fattore essenziale la mortalità (provocata principalmente dall'epidemia di tifo) in funzione della forza del campo. Ora, sebbene nel 1943 la forza media di Buchenwald sia stata di circa 19.300 detenuti, sia cioè aumentata del 232% rispetto alla forza media del 1942 (circa 8.300 detenuti), la mortalità aumentò appena del 43% (dai 2.542 decessi del 1942 ai 3.636 del 1943) e la mortalità media giornaliera fu di appena 10 decessi. Zimmerman fa un ragionamento retrospettivo, come se la Zentralbauleitung di Weimar-Buchenwald avesse progettato questo ampliamento del campo fin da prima dell'agosto 1942, ma la sua affermazione è "without any proof". Ora, con la sua tipica ipocrisia farisaica, il nostro professore ha la sfrontatezza di rinfacciare a me la dichiarazione "without any proof" che la decisione di accrescere la forza di Auschwitz-Birkenau a 200.000 detenuti fu presa nel luglio 1942, e lo stesso rimprovero fa a Pressac, anch'egli reo di aver fatto una affermazione "without any proof". Un altro esempio dello squallido opportunismo di questo individuo. Ma supponiamo pure che l'affermazione di Zimmerman fosse perfettamente documentata. In tal caso la Zentrabauleitung di Weimar-Buchenwald avrebbe deciso la costruzione di 2 forni a 3 muffole in previsione dell'ampliamento del campo, ma anche in previsione di una mortalità proporzionata alla forza. Il campo di Buchenwald raggiunse la sua forza massima nell'ottobre 1944 (85.900 detenuti), a causa dei trasporti di evacuazione di detenuti da altri campi. Non si può certo affermare seriamente che la Zentrabauleitung di Weimar-Buchenwald avesse previsto questo aumento di forza, perché allora avrebbe previsto la sconfitta della Germania. Tuttavia, ammesso e non concesso che il fantomatico piano di espansione della primavera del 1942 comtemplasse proprio questa forza massima, essa, in base all'esperienza dei primi sei mesi del 1942 - in cui si verificarono 1.310 decessi con una forza media di 7.400 detenuti = circa 7 al giorno - avrebbe potuto prevedere anche una mortalità media di (85.400 : 7.400 X 7 = circa 81 decessi al giorno. Ma allora a che servivano 6 muffole che - secondo Zimmerman - potevano cremare da 342 (una cremazione in 25,2 munuti) a 576 ( una cremazione in 15 minuti) cadaveri in 24 ore? Dunque, perfino assumendo le ipotesi più assurde favorevoli alla tesi di Zimmerman, le conclusioni che ne derivano la contraddicono radicalmente. Passando dalle ipotesi alla realtà. I 2 forni di Buchenwald furono ordinati e installati in un periodo in cui da mesi la mortalità giornaliera oscillava da 8 a 12 decessi. Perciò, facendo il ragionamento di Zimmerman sulla base dei dati reali, poiché la capacità di cremazione dei nuovi impianti era di 120 cadaveri in 20 ore, ossia 3.600 al mese, in due mesi essi avrebbero divorato l'intera popolazione del campo! D'altra parte, poiché tale capacità reale era almeno 10 volte più alta della mortalità massima del periodo suddetto, ne consegue che i forni avevano uno scopo criminale e servivano per cremare i cadaveri di uno sterminio in massa! Il caso di Auschwitz Nel marzo 1942 a Dachau morirono 66 detenuti, la mortalità dell'anno precedente era stata in media di 14 decessi al giorno, e nonostante ciò la Zentralbauleitung di München-Dachau progettò un nuovo crematorio con 4 forni. A Buchenwald la mortalità media era di 8-12 decessi al giorno, e nonostante ciò la Zentrabauleitung di Weimar-Buchenwald progettò e fece installare 2 forni a 3 muffole. Ad Auschwitz, nell'agosto 1942, ad Auschwitz, dove - nell'agosto 1942 - la mortalità giornaliera fu di 277 decessi: quanti forni avrebbe dovuto progettare la Zentralbauleitung di Auschwitz? Facciamo qualche rapido calcolo.
Dunque il numero delle nuove muffole di Auschwitz è 5,1 volte maggiore di quello di Buchenwald e 7,7 maggiore di quello di Dachau, ma la mortalità fu rispettivamente 25,5 e 130 volte maggiore. Se avesse adottato il medesimo criterio di scelta della Zentralbauleitung di Weimar-Buchenwald, la Zentralbauleitung di Auschwitz avrebbe dovuto progettare l'installazione di [(8.600 : 337) x 6 =] 153 muffole! La forza "static" di Auschwitz Zimmerman rileva ancora:
Il nostro sprovveduto professore, dunque, come al solito, non ha capito niente. Nel caso specifico, non credo neppure ad una sua impostura volontaria, perché egli non cita la fonte del documento che menziona: è chiaro che egli si affida a fonti di seconda o di terza mano. Qui dunque egli fornisce soltanto un'altra prova della sua crassa ignoranza documentaria e del suo dilettantismo. OPEN AIR BURNING Le fotografie aeree del 31 maggio 1944 e le mie presunte "three different versions" Zimmerman scrive:
I was able to show that Ball has lied consistently about these photos. Mattogno now states (Reply,3) that he possesses all of the aerial and surface photographs of Auschwitz from 1944. This is quite a revelation since he has given no less than three different versions of what is on this photo. Mattogno writes that "if I change opinion concerning interpretation of specific points, that depends only upon progression of my studies, and not due to the fact that later books have published documents which I have already possessed" (Reply, 3). But since he already had these photos, one wonders what could have changed on them to give varying accounts of their contents. Did he actually examine them or did he rely on Ball? I strongly suspect that Mattogno was deceived by Ball but is now too embrassed to admit" (p.4).
2) Non sono e non ho mai dichiarato di essere un esperto di fotogrammetria aerea, né posseggo gli strumenti tecnici per tentare un'analisi di questo tipo. 3) Le fotografie aeree sono in bianco e nero e non è facile, a occhio nudo, distinguere particolari estremamente piccoli, soprattutto se intorno c'è vegetazione. Quanto ciò sia vero, risulta dal fatto che l'esperto di Zimmerman, Mr. Carroll Lucas, "a photo imagery expert with 45 years experience" (Body Disposal, p.42), nel suo "report", parla di «"possible" lines of people moving between the open hand dug trenches toward Crematorium V» (Body Disposal, p.43); dunque nonstante I suoi 45 anni di esperienza, nonostante la sua sofisticata strumentazione tecnica, egli non è riuscito a stabilire con certezza che cosa siano queste "lines". 4) Nella mia analisi del documento sono stato in parte fuorviato dalle testimonianze"oculari", come quella di Nyiszli, invocato da Zimmerman a p. 40 di Body Disposal. Costui, con riferimento al periodo dello "sterminio" degli Ebrei ungheresi, ha scritto:
Per avere un punto di riferimento oggettivo, ho confrontato le fotografie del 31 maggio con quella del 13 settembre 1944 in cui sono perfettamente riconoscibili le nuvole di fumo provocate dalle esplosioni delle bombe. Tuttavia nulla di simile appariva nelle fotografie del 31 maggio, perciò ho concluso che esse non presentavano tracce di fumo.
6) A differenza di Zimmerman, che ha riconosciuto i suoi numerosi "errori" soltanto dopo la mia serrata critica, io ho riconosciuto il mio spontaneamente: nessuno Zimmerman mi ha costretto a farlo. E nessuno Zimmerman mi ha costretto a fare le rettifiche che ho menzionato nell' "Author's Note" premessa alla traduzione inglese dell' articolo apparso in Grundlagen, la quale dimostra che le mie revisioni sono appunto il frutto del progredire dei miei studi, che continuano ancora anche su tale questione. In Body Disposal Zimmerman ha scritto che
L'opuscolo al quale mi riferivo è il mio articolo Auschwitz Holocaust Revisionist Jean-Claude Pressac. The "Gassed" People of Auschwitz: Pressac's New Revisions pubblicato, appunto, come opuscolo, da Russell Granata nel 1995. In My Response Zimmerman cita la seguente frase tratta dalla versione web dell'articolo summenzionato:
La frase in questione è stata infatti inserita a mia insaputa dall'editore dell'articolo nella versione web. Infatti nella versione originale dell'articolo - l'opuscolo summenzionato , di cui Russell Granata ha pubblicato due edizioni - la frase in questione non appare. Attività o inattività dei forni crematori? In My Banned Holocaust Interview 126, in polemica con l'interpretazione di una delle due foto del 31 maggio 1944 del prof. Cajani, ho scritto:
Danuta Czech writes in her Kalendarium that cadavers of Gypsies alleged to have been homicidally gassed on 2 August 1944, were cremated out in the open because the crematory ovens at that time were not working ("Denn die Krematoriumsöfen sind zu der Zeit nicht in Betrieb") " (p.43). Zimmerman taglia questo passo in modo che, ciò che "it is possible", diventa certo. Per evitare che il lettore possa verificare, egli non cita né il titolo né la pagina del mio libretto, che egli chiama semplicemente "the 1996 tract" (p.5); nella pagina precedente egli menziona "a publication entitled My Banned Holocaust Interview" senza alcuna indicazione, sebbene essa sia "very difficult to obtain", e senza neppure indicare la data: 1996. Perciò il lettore di Zimmerman non può sapere che cosa sia questo "1996 tract"! La prima riguarda il riferimento al Kalendarium di Auschwitz. Zimmerman mi rimprovera di non aver menzionato la fonte di Danuta Czech! Questo rimprovero è piuttosto ipocrita perché anche Zimmerman, come fanno tutti, cita la pagina del Kalendarium senza menzionare la fonte, in quanto il Kalendarium stesso rappresenta una fonte! La seconda obiezione è questa:
Ecco l'elenco dei lavori ordinati alla Schlosserei nel periodo in questione 127 :
Risulta dunque documentariamente dimostrato che il 31 maggio 1944 i quattro crematori di Birkenau erano in riparazione. Un'ultima osservazione. In My Response Zimmerman scrive
Un altro esempio della deliberata malafede di Zimmerman, che, pur avendo accesso ai documenti che dimostrano che i crematori erano in riparazione, non solo non li menziona, ma li falsifica per dimostrare il contrario! La sfrontatezza di questo impostore è veramente inaudita! E con farisaica ipocrisia, costui osa accusare me di tacere documenti compromettenti! (p.20). Assenza di fumo dai camini dei crematori I forni di Birkenau, essendo privi di recuperatore, che serviva a preriscaldare l'aria di combustione fino a 600°C, durante il funzionamento producevano inevitabilmente più fumo dei forni civili. Ciò risulta anzitutto dalle dichiarazioni di Prüfer che ho citato sopra e che voglio ripetere qui:
Che i camini dei crematori di Birkenau fumassero, risulta inoltre visivamente dalle fotografie pubblicate da J.C. Pressac alle pp.340-341 della sua prima opera su Auschwitz 130. Egli commenta così la fotografia 17 bis:
Dal cospicuo deposito esterno di fuliggine ad oltre 15 metri di altezza dai condotti del fumo dei forni si desume che il camino, quando i forni erano in attività, non solo fumava, ma fumava molto. Tuttavia, nelle fotografie aeree del 31 maggio 1944 nessuno dei 6 camini dei crematori di Birkenau fuma. Perché? Costruiamo un sillogismo aristotelico:
Cremazione in massa? Attendo fiducioso che Zimmerman pubblichi il "rapporto Lucas" per sapere quante fosse di cremazione costui ha individuato e dove sono localizzate. Naturalmente Zimmerman avvalorerà le affermazioni di Lucas pubblicando adeguati ingrandimenti delle fotografie aeree in questione con frecce che indicano le varie "fosse". In Body Disposal Zimmerman ha riportato così le scoperte di un altro esperto, Mark van Alstine:
Per il momento rilevo che i Sovietici, nel sopralluogo eseguito pochi mesi dopo i fatti, nell'area del Bunker 2 trovarono soltanto un " Per quanto riguarda le "three pits near Krema V", ammesso e non concesso che ciò sia vero, si tratterebbe di 3 fosse di circa 106 m2 ciascuna. Filip Müller dichiara:
Tra l'altro, aspetto fiducioso che gli "esperti" di Zimmerman indichino con esattezza in qualunque fotografia aerea la posizione della "Fläche von etwa 60 Meter Länge und 15 Meter Breite " che Moll fece "betonieren" "neben den Gruben beim Krematorium" 135. La cosa dovrebbe essere molto facile, dato che si tratta di una superficie maggiore di quella del crematorio V! Ma proseguiamo. Zimmerman si illude di inficiare le mie conclusioni sulla cremazione ad Auschwitz affermando d'autorità che "at least 75%" dei 400.000 Ebrei ungheresi " presuntamente gasati "were burned in the open" (p.18).. A suo giudizio,
This estimate is based on the information available on the Gusen ovens after their overhaul in 1941, the Enek-Tek II data cited by Mattogno, the multiple cremation testimony I cited by Sonderkommando Henryk Tauber - who noted that the authorities had ways to place the bodies in the ovens to maximize efficiency (Body, 28) - and the method of burning in 25 minutes, instead the usual 60 or 60 minutes, metioned earlier in this response" (p.18). Rilevo poi che la "estimate" del 75% di 400.000 Ebrei ungheresi presuntamente gasati - cioè "at least" 300.000 cadaveri cremati all'aperto non è "based" su niente. Si tratta di una cifra arbitraria che Zimmerman ha scelto soltanto per far quadrare i suoi conti. Vedremo tra breve quanto tale cifra sia attendibile. Sulla "estimate" relativa alla durata della muratura refrattaria di "an Auschwitz-Birkenau oven" (senza alcuna distinzione tra il forno a 2 , a 3 e a 8 muffole, che questo sprovveduto ignora completamente) - da 10.000 a 15.000 cremazioni! - osservo che, come ho dimostrato sopra:
Vediamo ora quale sia la fondatezza della pretesa di Zimmerman dei 300.000 cadaveri di Ebrei ungheresi cremati all'aperto. Nell' opuscolo Auschwitz Holocaust Revisionist Jean-Claude Pressac. The « Gassed » People of Auschwitz: Pressac's New Revisions (pp.15-17) ho dimostrato sulla base di documenti che tra il 30 e il 31 maggio 1944 giunsero ad Auschwitz circa 21.950 Ebrei ungheresi. Zimmerman considera una percentuale dei presunti gasati del (400.000/437400 x 100 =) 91%. Ne consegue che il 91% di queste 21.950 persone, dunque circa 19.800, furono "gasate" nei giorni 30 e 31 maggio 1944. Inoltre dal 16 138 al 31 maggio arrivarono ad Auschwitz almeno 184.000 Ebrei ungheresi, di cui dunque il 91%, o circa 167.400, furono "gasati" e cremati in 16 giorni, in media circa 10.500 al giorno. La cifra minima degli arrivati il 30 maggio è di circa 9.050, di cui circa 8.200 sarebbero stati "gasati". Analizziamo questi dati sulla base della testimonianza di Filip Müller, che descrive così la preparazione di una "fossa di cremazione": sul fondo si disponeva uno strato di legname vario, poi uno strato di 400 cadaveri, poi un altro strato di legname, poi altri 400 cadaveri, poi ancora uno strato di legname, infine un altro strato di 400 cadaveri 139. Egli non specifica se si riferisce alla fosse di m 40-50 x 8, ma il numero dei cadaveri si adatta perfettamente a questa superficie 140. Esaminiamo l' ipotesi più favorevole alla tesi di Zimmerman. Assumiamo per assurdo che:
La cremazione di questi 6.800 cadaveri, con il sistema descritto da Filip Müller, avrebbe richiesto una superficie ardente di circa 1.800 m2, che dovrebbe dunque apparire nelle fotografie aeree del 31 maggio 1944. Che cosa invece vi hanno trovato gli "esperti" di Zimmerman? Una presunta superficie ardente di 320 m2! Tralascio le "three burning pits" nell'area del cosiddetto Bunker 2 perché la loro esistenza è smentita dal sopralluogo sovietico del marzo 1945. Al più si possono concedere altri 30 m2 di superfice ardente, ossia, con il sistema Filip Müller, altri 100 cadaveri cremati. Dunque, perfino assumendo i presupposti palesemente assurdi più favorevoli alla congettura di Zimmerman, la capacità delle "fosse di cremazione" sarebbe stata di circa (1.200 + 100 =) 1.300 cadaveri al giorno: e dove sarebbe stati cremati i restanti (6.800 - 1.300 =) 5.500 cadaveri al giorno? Essi non potevano essere cremati né nelle "fosse" né nei forni crematori. Dunque dal 16 al 30 maggio, in 15 giorni, si sarebbero accumulati (15 x 5.500 =) 82.500 cadaveri da cremare! Sono sicuro che gli "esperti" di Zimmerman, con un po' di buona volontà, riusciranno ad "individuarli" sulle fotografie aeree. Basta solo che Zimmerman spieghi bene loro che cosa devono "individuare"! Passiamo dall'assurdo al probabile. Il sistema di combustione stratificata descritto da Filip Müller è simile a quello tentato dal chimico belga Créteur dopo la battaglia di Sédan per la disinfezione delle fosse comuni. L'intenzione di Créteur era quella di bruciare i cadaveri nelle fosse in cui giacevano per impedire l'insorgere di epidemie colando nelle fosse stesse del catrame e incendiandolo. Queste erano le intenzioni. Ma quale fu il risultato? Questo:
Non a caso Zimmerman ha tentato di stravolgere questo fatto ricorrendo alle squallide imposture che ho smascherato nei punti 5-7 delle mie Osservazioni, e non a caso, nel suo Mea Culpa che appare in My Response egli si è guardato bene dall'ammettere tali "errori". Che cosa si può concedere alla tecnica di arsione descritta da Filip Müller? Al massimo, l'arsione di 400 cadaveri su 320 m2. 143 La capacità massima dei quattro crematori di Birkenau era di 920 cadaveri in 20 ore, perciò nei 16 giorni suddetti in questi impianti, nell'ipotesi che abbiano funzionato ogni giorno a pieno regime, si potevano cremare un massimo teorico di (16 x 920 =) circa 14.700 cadaveri. Restano (167.400 - 14.700 =) 152.700 cadaveri cremati all'aperto, in media (152.700 : 16 =) circa 9.500 al giorno. Per cremare questi cadaveri sarebbe stata necessaria una superficie ardente di 7.600 m2, cioè - per avere un termine visivo di confronto - 9,5 volte maggiore di quella di un crematorio di tipo IV/V! Ancora una volta: che cosa hanno trovato gli "esperti" di Zimmerman nelle fotografie aeree del 31 maggio 1944? Una presunta superficie ardente di 320 m2! Con tali "fosse di cremazione" l'arsione dei suddetti 152.700 cadaveri sarebbe terminata nell'agosto 1945! Così finisce definitivamente il mito della cremazione in massa all'aperto. "The White Bunker" In Body Disposal Zimmerman scrive:
Van Alstine is able to confirm from the photo the existence of three huts that were used for prisoners undressing near the White Bunker. Recall that Hoess wrote that there were three huts near the White Bunker" (p.42). Affrontiamo ora la questione delle "three huts". Il campo di Birkenau era composto da edifici in muratura e da baracche di legno smontabili (zerlegbar). Il tipo più comune era la "Pferdestallbaracke Typ 260/9", che misurava m 40,76 x 9,56 ed era adibita a vari usi. Queste baracche costituivano, tra la'ltro, in massima parte l' Effektenlager (25 baracche su 30). Le restanti 5, tra cui le prime tre baracche a est della Zentralsauna, erano di "Typ 501/34" e misuravano m 41,39 x 12,64. Le baracche che avevano un utilizzo provvisorio, venivano smontate e spostate a seconda delle necessità, come è attestato dalla documentazione della Zentralbauleitung. Ora, le "5 barracks for prisoners (special treatment)[Sonderbehandlung] che Zimmerman mette in realazione ai cosiddetti Bunker 1 e 2 (Body Disposal, p.34) erano Pferdestallbaracken. Dunque nell'area del "White Bunker" dovrebbero apparire 3 baracche di questo tipo. Per comprendere l'infondatezza della pretesa di Van Alstine basta confrontare le baracche dell' Effektenlager a est della Zentralsauna, che sono perfettamente visibili e definite, con la macchie indefinite che dovrebbero essere le presunte "three huts", la più lunga delle quali misura circa 22 metri, quasi la metà di una Pferdestallbaracke. E' chiaro che gli "esperti" di Zimmerman trovano nelle fotografie aeree ciò che Zimmerman vuole che vi trovino! Comunque, anche su questo punto il nostro professore saprà illuminarci nel suo futuro libro mostrando la posizione esatta delle "three huts" nelle fotografie aeree in questione. Passiamo al "White Bunker": In Body Diposal Zimmerman ha falsificato la mia affermazione relativa alla denominazione di "Bunker", "casetta bianca" e "casetta rossa". In My Response (p.10) egli ha dovuto ammettere il suo "error". Qui egli aggiunge:
Con la stessa logica distorta si può ragionare in questo modo: nelle fotografie in questione appaiono le strutture dei crematori ("identified by many eyewitness" come installazioni dotate di camere a gas omicide), dunque i crematori contenevano camere a gas omicide! Che nelle fotografie esista la struttura denominata successivamente "Bunker 2" è un fatto; che tale struttura fosse usata all'epoca come camera a gas omicida è una congettura arbitraria. A meno che Zimmerman non pretenda che l'elemento discriminante siano le testimonianze: la struttura in questione è una camera a gas omicida perché così dicono i testimoni. Ma allora (lasciando da parte la questione tutt'altro che irrilevante dell'attendibilità delle testimonianze), perché pretende di confutare i miei scritti sul piano tecnico e documentario? Dopo aver creato ex nihilo le "three huts" e la funzione omicida della struttura in discussione, Zimmerman si avventura in una comica "predizione" di mezza pagina in cui pone e confuta da solo obiezioni che si fondano sulle sue false conclusioni menzionate sopra. La cosa è talmente ridicola che non vale la pena di soffermarvisi. Le fosse "recently bulldozed" L'altro "esperto" di Zimmerman, Lucas, nella fotografia aerea del 31 maggio 1944 che ha esaminato ha trovato
Mattogno claimed that these gravesites had ceased being used in 1943 with the completion of the four crematoria. Hovewer, Luca's observation about their recently being bulldozed shows that they were in current use» (Body Disposal, p.43).
Dunque solo arbitrariamente - cioè senza il supporto di alcun documento e di alcuna testimonianza, "without any proof"! - Zimmerman può pretendere che le presunte "fosse di cremazione" o "gravesites" dei cosidetti Bunker furono in attività dopo l'entrata in funzione dei crematori. Per quanto riguarda le "four, possibly five large, recently bulldozed linear excavations" individuate da Lucas, qualcosa di simile si trova in linea d'aria a circa 650 m a est del crematorio II, in una zona in cui nessun testimone ha mai affermato che si trovassero fosse comuni. Infatti, nella pianta ufficiale di Birkenau che appare a p. 27 del Kalendararium di Danuta Czech questa zona non è neppure riportata: i "Massengräber" vengono localizzati in un'area a nord del crematorio V, accanto agli "Scheiterhaufen" del Bunker 1; altri "Scheiterhaufen" vengono indicati nella zona del Bunker 2 145. Dunque, qualunque cosa siano queste possibili "excavation", non sono comunque ricollegabili ai Bunker omicidi. La distanza in linea d'aria che esiste tra possibili "excavations" e Bunker 2 è di circa 600 metri, ma la distanza stradale è molto più lunga. Le due aeree sono collegate da due strade: una, lunga circa 1.500 metri, va prima a nord-est, poi torna indietro verso sud-ovest, indi piega a sud; l'altra, lunga circa 1.300 metri, entra nel campo in direzione sud-ovest, fa una lunga curva nella zona del Kläranlage ed esce di nuovo dal campo in direzione est come prolungamento della Lagestrasse che costeggiava la banchina ferroviaria. Poiché nell'area del "White Bunker" c'era spazio più che sufficiente per le "fosse di cremazione", che motivo c'era di andarle a scavare così lontano? Zimmerman stesso mi fa una obiezione simile alla quale rispondo sotto:
Infine, che cosa significa, in termini di tempo, "recently bulldozed"? L'affermazione di Van Alstine che "all appear to have recently been covered over, since no shadows are evident" è palesemente falsa, perché tutte le "excavations" presentano i bordi coperti da una fitta vegetazione, sicché, se erano fosse comuni, nulla impedisce che esse fossero inattive già dall'inizio del 1943. Le fotografie terrestri Zimmerman scrive:
In 1996 he cited the incomplete version of the photo..." (p.8). Zimmerman mostra inoltre - una volta di pi - la sua ignoranza bibliografica: le due fotografie, tra l'altro, furono gi pubblicate nel 1978 nel libro Auschwitz (Oœwicim) Camp hitlérien d'extermination 146, nel 1980 nel libro KL Auschwitz. Fotografie dokumentalne 147, nel 1983 da Pressac nel libro L'album d'Auschwitz 148, ancora da Pressac nel 1989 in Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers (p. 422). La fotografia più chiara (quella corrispondente al neg. 278) era già stata pubblicata, tra l'altro, nel 1961 da Jan Sehn 149 e nel 1989 da Danuta Czech nell'edizione tedesca del suo Kalendarium (p.791). Non so bene che cosa Zimmerman voglia intendere quando parla di fotografie "expanded". Le due fotografie in questione furono scattate dall'interno del crematorio V, attraverso una porta aperta. Le fotografie originali sono quelle pubblicate da Pressac, che mostrano la sagoma rettangolare della porta. In alcuni casi le fotografie sono state tagliate in corrispondenza degli stipiti della porta, ed probabilmente questo tipo di riproduzione che Zimmerman chiama "expanded" 150. Se è così, egli sbaglia anche in questo, perché già la fotografia pubblicata da Jan Sehn nel 1961 è "expanded" in questo modo. "Fosse di cremazione" o roghi? Prima ho citato l'espressione " na stosach" che appare nella lettera del Museo di Auschwitz del 13 novembre 1990. Tale espressione significa "su roghi". Il rullino fotografico contenente le fotografie in questione (che si riferiscono all'agosto 1944) fu poi fatto uscire clandestinamente dal campo. Il biglietto di accompagnamento dice che le fotografie in questione ritraggono "jeden ze stosów na wolnym powietrzu" ("uno 151 dei roghi all'aperto") 152. Dunque colui stesso che ricevette il rullino dal fotografo clandestino, che doveva sapere che cosa aveva fotografato, parla di "roghi" e non di "fosse di cremazione". Analisi delle fotografie In My Banned Holocaust Interview (p.43) ho scritto quanto segue riguardo alla fotografia menzionata sopra:
Il nostro professore scrive:
It is impossible to tell how many additional Sonderkommandos and bodies were involved because the photo simply does not cover the total relevant area from Krema V to the pits. (...). Second, and more importantly, it is impossible to tell how many bodies are being burned because smoke is obscuring the pits. For all Mattogno knews there could have been hundreds of additional bodies being burned. The photo shows 50 cadavers - not the 30 claimed by Mattogno from the incomplete photo - which have not yet been burned. The thick smoke from the photo shows that a significant burning operation is underway. This means that there were more bodies than the 30 mentioned by Mattogno" (pp.8-9)." (p.8). La fotografia in questione viene presentata dal nostro professore e dai suoi congeneri come prova della realtà di una cremazione in massa, dunque come prova di uno sterminio in massa a Birkenau. Il vero problema è dunque questo: La fotografia mostra effettivamente una cremazione in massa? Come ho dimostrato sopra, per sterminio e per cremazione in massa si intende, quantitativamente, una cifra di migliaia di persone al giorno. Esaminiamo dunque l'ordine di grandezza di ciò che c'è nella fotografia. La fotografia corrispondente al negativo n. 278 mostra un campo visivo di circa 9 metri, di cui il fumo - all'altezza della base dei pali di recinzione, occupa una lunghezza di circa 7 metri. La fotografia corrispondente al negativo n. 277 mostra parimenti un campo visivo di circa 9 metri, ma essa è stata scattata con una angolazione diversa: essa prolunga perciò il campo visivo sinistro della prima fotografia di circa due metri. Qui, all'altezza della base dei pali, vi è uno spazio di circa 4 metri senza fumo. All'estrema sinistra appare una figura alquanto sfuocata che sembra una guardia con il fucile a tracolla. In questa zona non appare fumo, dunque questo è il limite sinistro della zona fumante. Nella prima fotografia appaiono 8 personaggi in piedi, in abiti civili, addetti all'arsione; all'estremità sinistra si vede la gamba di un nono personaggio, che è quasi certamente la guardia della seconda fotografia. Qui appaiono 6 personaggi in abiti civili addetti all'arsione e la guardia. Poiché le due fotografie mostrano un campo visivo che si sovrappone all'incirca per il 75% della sua ampiezza, è chiaro che i personaggi in questione sono i medesimi e non devono essere sommati, come ha fatto Zimmerman in Body Disposal scrivendo che "it is possible to see 14 Sonderkommandos in uniform [sic!] " (p.45). Qui le cose sono due: o Zimmerman è tanto inetto da non aver capito che i personaggi delle due fotografie sono i medesimi - dunque 8, non 14 -, oppure lo ha capito ed è in malafede. Ora è chiaro che il detenuto che ha scattato le due fotografie voleva documentare le "atrocità" delle SS, quindi, ha fotografato ciò che gli è sembrato più atroce - o ciò che i destinatari delle fotografie avrebbero considerato tale. Se dunque a destra del campo visivo della prima foto ci fosse stata una scena più atroce di quella della prima fotografia, il detenuto fotografo non avrebbe mancato di fotografarla: dalla sua posizione gli sarebbe bastato fare mezzo passo a sinistra invece che a destra. Se dunque il detenuto fotografo ha preferito sovrapporre il campo visivo delle due fotografie a sinistra, sprecando 4 metri di "atrocità" (i 4 metri senza fumo), significa che a destra non c'era nulla di "atrocemente" interessante, significa cioè che il fumo cominciava dal bordo destro della prima fotografia. Perciò la superficie fumante aveva una lunghezza di circa 7-8 metri. Per quanto riguarda il numero dei cadaveri, Zimmerman sentenzia che la fotografia "shows 50 cadavers". Incredibile dictu, in questo groviglio inestricabile di corpi, il nostro professore ne ha contati esattamente 50! Ed egli mi corregge perché io ne avevo stimati ad occhio "una trentina" 153 (cioè, in italiano, da 30 a 39). E' anche possibile che i corpi siano una cinquantina, ma ciò non cambia nulla all'ordine di grandezza delle cifre. D'altra parte, se Zimmerman li ha esaminati tanto attentamente da contarne esattamente 50, si sarà certamente accorto delle strenezze di certi cadaveri: ad esempio, quello ai piedi dell'uomo in piedi con il braccio destro disteso potrebbe essere solo il corpo di un alieno; alche altro è senza volto. E' chiaro che i cadaveri sono stati malamente ritoccati sul negativo. Ricapitolando, qual è l'ordine di grandezza che appare nelle fotografie in questione?
Su questo punto Zimmerman solleva un'altra obiezione, alla quale ho già accennato sopra:
Nel 1944 non c'era alcun motivo di trasportare i cadaveri così lontano. A mio avviso, come area di arsione, fu scelto il cortile nord del crematorio V solo perché era la zona all'interno del campo più protetta da sguardi indiscreti. Inoltre, in questo modo si poteva disporre delle camere mortuarie del crematorio per accumularvi i cadaveri in attesa dell'arsione. SONDERAKTIONEN Sulla questione generale delle Sonderaktionen (e della Sonderbehandlung) non voglio sprecare la documentazione di cui sono in possesso per un qualunque Zimmerman. Il lettore interessato la troverà nel libro che sto preparando sull'argomento: Sonderbehandlung ad Auschwitz. Genesi e significato. Posso solo anticipare che, dell'intera questione, come al solito, Zimmerman non conosce nulla e non ha capito nulla. Qui mi limito a discutere il documento del 16 dicembre 1942. In Body Disposal Zimmerman ha fornito - sia pure in via ipotetica - una interpretazione di questo documento palesemente smentita dal testo: egli supponeva che le SS avessero giustiziato "some of the workers" mentre il testo dice che "all civilian workers" furono sottoposti a Sonderaktion! Ora, invece di ammettere l'errore, in My Response Zimmerman tenta addirittura di avvalorarlo arrampicandosi sugli specchi:
Ma non si deve scoraggiare per questo: forse otterrà risultati migliori interpretando il testo con la gematria! Zimmerman respinge l'interpretazione di Pressac, che è la più ragionevole, per questo motivo:
Il 4 gennaio 1943 Bischoff comunicò a Kammler che non era possibile rispettare neppure questi termini e Kammler accettò lo stato di fatto purché i lavori procedessero il più rapidamente possibile. Bischoff lo doveva informare del progresso dei lavori mediante "Fernschreiben" 155. Di tutto ciò Zimmerman non ha capito niente, e non c'è da stupirsi. Ma perché un documento relativo ai crematori doveva essere "segreto"? Al riguardo Zimmerman scrive che
This is a reminder of decree Number 35 of June 19, 1942. As is stated in this decree SS-Lieutenant Colonel Dejaco 156 is personally responsible that all in and outgoing plans are registered in an orderly fashion in a specific book. All outgoing plans have to be signed by the person receiving them. Furthemore, all this work is related to econo-military tasks that must be kept secret. Specifically, the plans for the crematoria must be strictly controlled [strengstens zu beaufsichtigen]. No plans are to be passed to the work brigade of others. During the construction work they are to be kept under lock and key... In particular attention should be paid to the regulations of D.V. 91 (secret matters/documents).[Vorschluss (sic)157 -Sachen]" (pp.35-36). 1) Questo documento si riferisce esclusivamente ai "plans" in generale e a quelli dei crematori in particolare. Esso non menziona minimamente la corrispondenza ordinaria sui crematori. Dunque la pretesa di Zimmerman che in questa corrispondenza non appaia mai la menzione "geheim" in conseguenza dell'ordine summenzionato è documetariamente infondata. Ciò non si può dedurre neppure per i "plans" dei crematori stessi. Il documento non si riferisce alla questione burocratica dell'apposizione del timbro "geheim" su questi "plans", bensì alla questione pratica di sorvegliarli attentamente. La motivazione di tale disposizione, per quanto riguarda i crematori, è il fatto che la Zentralbauleitung consegnava regolarmente le piante dei cremati alle ditte civili che vi eseguivano i lavori e non si sapeva in quali mani potessero finire. 2) I crematori non avevano alcun privilegio di segretezza rispetto ad altri Bauwerke. Una lettera della SS-Neubauleitung di Dachau del 30 settembre 1940 menziona il fatto che "laut Befehl des Reichsführer-SS sämtliche Pläne über Bauten in Konzentrationslager als Geheimepläne zu betrachten sind" 158. 3) Neppure i campi di concentramento avevano alcun privilegio di segretezza. Nel «Vernichtungsprotokoll über die Vernichtung des „Geheimen Sachen" und „Geheimen Reichssachen"» dell' Organisation Todt del 30 gennaio 1945, tra i „segreti di Stato" di cui fu distrutta la documentazione figurano voci come "Fliegerschademeldung", "Belüftung Bunkertypen", "Baumaterial", "Bau eines zusätzl. Feuerlöschbunkers", "Trinkwasserversorgung", "Brücke Oderfurt", „Fliegerangriff" 159. Se Zimmerman avesse un minimo di conoscenza storico-documentaria saprebbe che, come ha rilevato giustamente Pressac, per le SS tutto era "geheim"! Cremazione le fantasie "tecniche" di Daniel Keren Daniel Keren è l'autore di una Technical Discussion: Refutation of "Holocaust Revisionist" claims concerning cremation 160 che di "technical" ha soltanto l'aggettivo. A quanto pare, costui si è associato al suo congenere Zimmerman, che lo menziona nella nota 181 di Body Disposal, nel vano tentativo di confutare i miei studi sulla cremazione ad Auschwitz, anche se costui usa l'accortezza di non citarmi mai. Per quanto concerne la termotecnica in generale e la struttura e il funzionamento dei forni crematori in particolare, questo Keren è ancora più ignorante di Zimmerman, sicché i nostri due "esperti" formano una bella accoppiata: il cieco che guida lo zoppo! Nella sua discussione "tecnica", Keren ripete molte delle congetture insensate di Zimmerman, ma ne aggiunge anche qualcuna nuova. Qui mi occuperò dunque brevemente delle nuove congetture "tecniche" di Daniel Keren. "Burning more than one corpse simultaneously"
Keren comincia subito con una menzogna: gli "Holocaust revisionists" non dicono che la cremazione multipla nei forni crematori a coke di Auschwitz-Birkenau è "impossible", ma che in queste condizioni era "impossibile" una cremazione economicamente buona, ossia con effettivo risparmio di tempo e di combustibile. L'esempio addotto da quest'altro sprovveduto non può servire neppure lontanamente da termine di paragone, sia perché riguarda impianti ultramoderni riscaldati con gas o con combustibile liquido, sia perché egli non precisa quanto tempo durarono queste cremazioni multiple e quanto combustibile richiesero. Le dichiarazioni di Tauber, di fronte alle leggi della chimica e della fisica, valgono quanto quelle di Zimmerman. "Running the furnaces continually" Keren scrive poi che i revisionisti affermano che "continuous operation harms the furnaces". Egli obietta che è vero il contrario, come risulta dalla lettera della Topf alla SS-Neubauleitung di Mauthausen del 14 luglio 1941 (che questo dilettante conosce soltanto attraverso il Kalendarium di Auschwitz!), nella quale si dice (cito dal documento originale):
In teoria, l'affermazione della Topf è verissima, ma in pratica una conduzione forzata del forno avrebbe esposto la sua muratura refrattaria ad un carico termico maggiore e quindi ad un maggiore logoramento. Quando infatti si trattava di garanzia del forno - cioè dell'esborso di quattrini - la Topf poneva le seguenti condizioni ai suoi clienti:
"Saving fuel". Keren scrive:
La seconda ragione addotta da Keren è questa:
La storia delle cremazioni senza combustibile è una favola contro la quale ironizzò in tempi non sospetti perfino Kurt Prüfer. Quando l'ing. Hans Volckmann scrisse nel 1930 che il forno riscaldato con gas installato nel crematorio di Hamburg-Ohlsdorf da lui ideato insieme all'ing.Karl Ludwig (il famoso forno Volckmann-Ludwig che divenne il più pericoloso concorrente dei forni Topf riscaldati con gas) aveva cremato in sette mesi 3.500 cadaveri 166 con un consumo totale di gas di appena 103 m 3, Prüfer obiettò:
Se le affermazioni relative alla cremazione senza gas supplementare dovessero essere esatte, la temperatura dei gas di scarico 167 dovrebbe essere uguale alla temperatura ambientale, il che nessun tecnico della combustione può asserire seriamente, perché le perdite di calore inevitabili dei gas di scarico e l'aria fredda che affluisce quando si introduce la bara 168, nel bilancio termico, sono passivi che non si posono evitare". I forni a 3 muffole di Birkenau avevano invece un sistema di apporto dell'aria di combustione alquanto grossolano. Essi erano dotati di un unico soffiante (Druckluftanlage) che serviva tutte e tre le muffole senza la possibilità di regolare il flusso dell'aria in ogni muffola. La parte terminale del condotto dell'aria era murata sulla volta della muffola; l'aria usciva dal condotto attraverso 4 aperture rettangolari di cm 10 x 8 praticate nella muratura refrattaria, dunque dall'alto verso il basso, esattamente il contrario del principio del forno Müller! I forni a 8 muffole dei crematori IV e V erano invece del tutto privi di Druckluftanlage, ma, nonostante ciò, secondo la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, essi - in riferimento a una muffola - avevano esattamente la stessa capacità di cremazione dei forni a 3 muffole, come risulta dal seguente calcolo:
forno a 8 muffole: 768 : 8 = 96 cadaveri per muffola in 24 ore. Ma allora a che cosa servivano i Druckluftanlagen? Evidentemente a niente! Il fatto che le istituzioni olocaustiche americane, nonostante le loro immense risorse finanziarie, si siano ridotte ad affidarsi come a massimi "specialisti" della cremazione a dilettanti sprovveduti come Zimmerman e Keren è la prova del tracollo inesorabile della storiografia olocaustica. 1. http://www.holocaust-history.org/auschwitz/body-disposal/. 2. L'opera non è ancora stata pubblicata. Sfortunatamente, le Edizioni di Ar non dispongono delle enormi risorse finanziarie che hanno le varie organizzazioni ebraiche americane, e la pubblicazione di un libro di più di 1.000 pagine per noi, che lavoriamo in modo artigianale, è un'impresa ardua. Si spera che l'opera possa uscire entro l'anno. 3. http://holocaust-history.org/auschwitz/response-to-mattogno/ 4. Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau. Rowohlt Verlag, Reinbeck bei Hamburg 1989. 5. Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos . Verlag des staatlichen Auschwitz-Birkenau Museums, 1996, p.37, nota 28. 6. Kalendarium, p.432. 7. Hitler and the Final Solution.University of California Press, 1994. 8. I forni dei crematori civili. 9. Il preriscaldo dell'aria di combustione avveniva nel recuperatore. 10. Perché questi forni erano privi di recuperatore. 11. Hitler and the Final Solution, pp.207-207. 12. The David Irving Meeting Real History. USA, Cincinnati Ohio, September 24-26 1999. An Activity Report From Carlo Mattogno presented by Russ Granata, punto 1 (http://codoh.com/granata/Irving-Conference.html). 13. APMO, BW 30/40, p.70. 14. APMO, BW 30/34, p.53. 15. TCIDK, 502-1-48, p.45. 16. La data si riferisce alla consegna dell'impianto all'amministrazione del campo da parte della Zentralbauleitung. 17. Fleming scrive erroneamente 11 settembre. Hitler and the Final Solution, p.200. 18. J.C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse. CNSR Editions, Paris 1993, p.81. 19. La lettera della Topf del 2 marzo 1943. 20. J.C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, p.73. 21. TCIDK, 502-1-313, p.44. 22. http//www.codoh.com/gcgv/gcgvpruf.html. 23. Idem, p. 12. La frase finale "and of their work-place, i.e. Crematorium II" è un mio commento. 24. Auschwitz: The End of a Legend, Institute for Historical Review, p.64. Qui ho ricordato che la camera a gas ad acido cianidrico dei BW 5a e 5b viene chiamata "Vergasungsraum" in un documento dell'ottobre 1941. 25. http://www.codoh.com/granata/lalett.html. 26. La lettera ha infatti come "oggetto": Fertigstellung d. Krematoriums III. TCIDK, 502-1-314, p.14°. 27. Nella traduzione inglese del mio articolo qui c'è un errore di traduzione: lèggi "in the prescribed form with indication of the Übergabeverhandlung and without crematoria Leistung". 28. Punto 36 della mia risposta a Zimmerman. La fonte del documento è: AMM, 3 12/31, 350. 29. Vedi sotto. 30. Naturalmente bisogna sempre aggiungere il calore prodotto dalla bara. 31. La questione è spiegata in modo esauriente e con rimando alle fonti nella mia opera sulla cremazione. 32. Il periodo 26-30 ottobre, in cui furono cremati 129 cadaveri con 80 carrelli di coke = 4.800 kg, ossia (4.800 : 129 =) 37,2 kg per cadavere. 33. AMM, 3 12/31, 353. 34. AMM, 3 12/31, 351. 35. Hans Marsalek, Die Geschichte des Konzentrationslagers Mauthausen. Wien 1890, p.156. 36. Il 30 settembre non furono eseguite cremazioni. 37. La media della mortalità del mese di settembre è di 14 decessi al giorno. 38. Si tratta ovviamente di una media aritmetica in cui sono inclusi anche i giorni in cui non sono state eseguite cremazioni ; anche la media dei cremati della tabella riportata sopra è stata calcolata allo stesso modo. 39. Concedo il beneficio del dubbio. La prima cifra dei minuti è mal leggibile e potrebbe essere uno zero, sicché l'ora potrebbe essere le 10,00. 40. Trasformo direttamante i „carrelli" (Karren) in kg in quanto il documento specifica che " 1 K. = 60 kg": 41. 105 minuti dalle 9,15 alle 11, più circa 35 minuti per bruciare i 120 kg di coke "added" alle 11. 42. 120 minuti dalle 11 alle 13, più 70 minuti per bruciare i 240 kg di coke "added" alle 13. 43. Il tempo complessivo calcolato sui dati della colonna "Uhr" è di 1.685 minuti, ai quali aggiungo il tempo necessario a bruciare il coke "added" alla fine di ogni giornata (cioè 180 kg alle 12 del giorno 26/9, 120 kg alle 11,30 del 29/9 e così via), complessivamente 36 carrelli = 2.160 kg, la cui combustione, secondo Zimmerman, avrebbe richiesto 2.160: 210 = circa 615 minuti. 44. La numerazione passa da 8 carrelli relativi alle ore 11,00 a 24 carrelli relativi alle ore 16,00. 45. Hans Marsalek, Die Geschichte des Konzentrationslagers Mauthausen, p.156. 46. Con tiraggio di 10 mm di colonna d'acqua. 47. BAK, NS 4 Ma/54. 48. Un forno Gebrüder Beck, Offenbach di ottimo sistema costruttivo che l'ing. Kessler aveva preliminarmente reso ancora più efficiente grazie a varie migliorie tecniche. 49. La temperatura massima di cremazione che risulta dai molti diagrammi che pubblico nella mia opera è 1120°C mentanuta solo per qualche minuto durante la coimbustione della bara. 50. In: Ernst Gauss (Hrsg.) Grundlagen zur Zeitgeschichte. Grabert Verlag, Tübingen 1994, p. 304. Traduzione inglese: The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau. http://vho.org/GB/Books/dth/fndcrema.html. Quest'articolo è ormai immensamente superato dal mio libro. 51. Il forno di Gusen entrò in funzione il 29 gennaio 1941. 52. Vedi al riguardo il mio studio La „Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz". Edizioni di Ar, 1998. 53. "Gusener Krematorium verbrannte schätzungsweise Leichen...". AMM, 7/7, Nr.4, ISD Arolsen. 54. APMO, BW 30/34, p.42. 55. Il testo dice erroneamente "selbstverstündlich". Zimmerman non se ne è neppure accorto. 56. Nel testo appare erroneamente "dieevtl.". 57. Ho corretto gli 8 (!) errori di trascrizione di Zimmerman, che evidentemente non ha mai sentito parlare di "Umlaut". Egli inoltre trascrive la lettera "ß" di "Abstoßen" con una sola "s" e riesce a fare 3 errori nella trascrizione di "Schürgeräte", che scrive "Schugerate"! Come si vede, ci troviamo di fronte a un vero specialista della lingua tedesca in grado di eseguire profondissime analisi filologiche dei documenti! 58. Lèggi: "Mängel". 59. BAK, NS 4 Ma/54. 60. Lettera della Topf alla Bauleitung di Mauthausen del 24 gennaio 1942. BAK, NS 4 Ma/54. 61. BAK, NS 4 Ma/54. 62. Si tratta di un materiale isolante granuloso che serviva per riempire gli interstizi del forno. 63. Versandanzeige della ditta Custodis del 25 giugno 1941. BAK, NS 4 Ma/54. 64. Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung di Mauthausen del 25 agosto 1941. BAK, NS 4 Ma/54. 65. Lettera della SS-Neubauleitung di Mauthausen alla Topf del 28 agosto 1941. BAK, NS 4 Ma/54. 66. Il materiale non era stato ancora pagato. 67. Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung di Mauthausen del 4 settembre 1941. 68. Lettera del Bauleiter Naumann alla Topf del 24 settembre 1941. BAK, NS 4 Ma/54. 69. Rudolf Jakobskötter, Die Entwicklung der elektrischen Einäscherung bis zu dem neuen elektrisch beheizten Heisslufteinäscherungsofen in Erfurt, in: „Gesundheits-Ingenieur", 64. Jg., Heft 43, 25. Oktober 1941, p.583. 70. Ibidem, p.585. 71. Il testo tedesco dice "Lebensdauer". 72. Die Entwicklung der elektrischen Einäscherung bis zu dem neuen elektrisch beheizten Heisslufteinäscherungsofen in Erfurt, p.587. 73. Duden. Deutsches Universal Wörterbuch, Dudenverlag 1983, p.1009 (indico il numero della pagina per Zimmerman). 74. Hans Keller, Der elektrifizierte Ofen im Krematorium Biel. Biel 1935, pp.3-4. 75. Secondo l'indicazione dell' ing. Tilly in Die Wärmewirtschaft, n.2, 1927, pp. 21-22. 76. Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliefender Zeichnung, p. 3. Archivio del Kuratorium für Sühnemal KZ Dachau, 361/2111. 77. BAK, NS 4-Ma 54. 78. Tutti i dettagli al riguardo nella mia opera. Il peso indicato, come per il forno Müller, si riferisce soltanto ai mattoni refrattari, senza la malta refrattaria, i mattoni isolanti e la pigiata di monolito. 79. Kostenanschlag della Topf del 16 novembre 1942 per un forno a 8 muffole. TCIDK, 502-1-313, p.73. 80. Nel forno a 8 muffole c'erano 4 gasogeni, ognuno dei quali serviva 2 muffole. 81. URSS-64. 82. Il forno a 8 muffole era costuitito da due blocchi di forni a 4 muffole. 83. Allgemeine Lieferungsbedingungen A, allegate già al Kosten-Anschlag della Topf del 1° novembre 1940 relativo a un forno crematorio a 2 muffole riscaldato con coke. BAK, NS 4 Ma/54. 84. H. Thomson, Die moderne Leichenverbrennung, Berlin 1889, p.15. 85. Friedrich Goppelsroeder, Ueber Feuerbestattung, Mühlhausen 1890, p.24. 86. M. Pauly, Die Feuerbestattung. Leipzig 1904, pp. 160-161. 87. G. Pini, La crémation en Italie et à l'étranger de 1774 jusqu'à nos jours. Hoepli, Milano 1885, p.30. 88. Questa è la data della fonte di Zimmerman in Body Disposal, nota 103. 89. M. Pauly, Die Feuerbestattung, pp. 156-157. 90. APMO, BW 30/7/34, p.54. 91. Durata, come si è visto sopra, confermata da Kurt Prüfer. 92. I due problemi sono discussi tecnicamente nel mio libro sulla cremazione ad Auschwitz. 93. TCIDK, 502-1-272, p.256. 94. Rapporto di Pollok a Bischoff del 30 maggio 1942. TCIDK, 502-1-314, p.12. 95. L'impianto del crematorio II si danneggiò in modo irrimediabile dopo pochi giorni di utilizzo e fu smontato. 96. BAK, NS 4-Ma 54. 97. Idem. 98. In realtà: Zentralbauleitung. 99. Danuta Czech, Kalendarium , p. 240. 100. Recte: Schlesische Industriebau Lenz u. Co.-AG, Kattowitz, Grundmannstrasse 23. 101. Francziszek Piper, Gas Chamber and Crematoria, in: Gutman-Berenbaum editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp. Indiana University Press, 1994, p.165. Il riferimento d'archivio è identico a quello fornito da D.Czech: "D.Z.bau/6" (p.179) della "collection Zentralbauleitung". 102. Dopo Pressac, nessun sostenitore della realtà dell'Olocausto può più affermare seriamente che i crematori di Birkenau furono progettati con camere a gas omicide. 103. Autori Vari, Auschwitz. Il campo nazista della morte. Edizioni del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, 1997, pp.29-30. Qui D. Czech non fornisce alcuna fonte d'archivio. 104. L'edizione inglese dell'opera è del 1996. 105. TCIDK, 502-1-275, p. 35. 106. Per i riferimenti rimando alla mia opera sulla cremazione ad Auschwitz. 107. D. Dwork e R.J. van Pelt, \Auschwitz 1270 to the present. W.W. Norton & Company, New York London 1996, Plate 13. 108. Le cifre sono basate sull'elaborazione statistica dei dati contenuti negli Sterbebücher di Auschwitz. 109. Sterbebücher von Auschwitz. Saur Verlag, 1995, p.242. 110. Bemerkungen über die Behandlung mit Präprarat 3582/IGF/ bei Fleckfieber, Auschwitz, den 8. Februar 1943. Processo della guarnigione del campo, tomo 59, p. 61. 111. Johann Neuhäusler, Wie war das im KZ Dachau? Kuratorium für Sühnemal KZ Dachau, Dachau 1980, p.22. Identiche cifre in un'altra opera, edita dal „Comitato Internazionale di Dachau": Il campo di Concentramento di Dachau 1933-1945, 1978, p. 212. Anche qui le cifre si riferiscono ai "detenuti arrivati a Dachau". 112. Joseph Billig, Les camps de concentration dans l'éconimie du Reich hitlérien. Presses Universitaires de France, 1973, p.75. 113. D. Czech, Kalendarium, p.860. La data è 20 agosto 1944. 114. Johann Neuhäusler, Wie war das im KZ Dachau?, p.26. 115. NO-3864. 116. Disegno J Nr. 9122. 117. E.Kogon, H.Langbein, A.Rückerl Hrsg., Nationalsozialistische Massentötung durch Giftgas. Eine Dokumentation. S. Fischer Verlag, Frankfurt/Main 1983, p.278. 118. H.Marszalek, Die Geschichte des Konzentrationslagers Mauthausen, pp.156-157. 119. J.C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz, pp.116-117. Nelle mie Osservazioni per un lapsus ho scritto "inizio di dicembre". 120. Kozentrationslager Buchenwald. Weimar, senza data, pp. 84-85. 121. Idem, p.85. 122. 15 muffole nel futoro crematorio III e 16 muffole nei futuri crematori IV e V. 123. TCIDK, 502-1-223, p. 1 e seguenti. 124. TCIDK, 502-1-220, p. 1 e seguenti. 125. Miklos Nyiszli, Auschwitz. A Doctor's Eyewitness Account. New York 1961, p.68. 126. Granata, 1996. 127. Processo Höss, tomo 11a, p.96. Riporto il testo con tutti gli errori. 128. Questa data è sicuramente dovuta ad un errore. Se le riparazioni dovevano essere eseguite dal 3 giugno al 20 luglio, non potevano essere terminate il 4 luglio. Bisogna dunque leggere 24 luglio. 129. H. Keller, Ursache der Rauchbildung bei der Kremation. Biel 1945. 130. J.C. Pressac, Auschwitz: Techique and operation of the gas chambers, New York 1989. 131. Come ho già rilevato nelle mie Osservazioni, si tratta di un'altra impostura di Zimmerman. In "The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau ", cui Zimmerman si riferisce, ho scritto:"The mass grave were almost certainly located to the southwest of the 'temporary earth basin" (a), about 650 ft. west of what was to become Sector III of Birkenau, since the air photos from 1944 - specifically those from May 31 - show traces of four huge, parallel pits in that area" (p.37). Dunque io non mi riferivo né a "burning pits" né all'area del "White Bunker"! (a) Traduzione inesatta. Il "Kläranlage " è un "cleaning plant". 132. Vedi la pianta del 3 marzo 1945 pubblicata da Pressac in Auschwitz. Techique and Operation of the gas chambers, p.180. 133. F.Müller, Sonderbehandlung. München 1979, p.200. 134. Ibidem, p.207. 135. Ibidem, pp.211-212. 136. Ibidem, p.212. 137. Il forno si chiama "Ener-Tek II". 138. Il giorno dell'arrivo del primo trasporto di Ebrei ungheresi ad Auschwitz. 139. F.Müller, Sonderbehandlung, p.219. 140. La superficie minima disponibile per ogni cadavere era di 320/400 = 0,8 m2. 141. F. Müller dice che la durata della combustione era di 5-6 ore (p.221); a queste bisogna aggiungere le ore necessarie per riempire la fossa con 1.200 cadaveri e con non meno di 360 tonnellate di legname, inoltre le ore necessarie per estrarre dalle fosse le parecchie tonnellate di ceneri, sicché la media di una combustione al giorno per ogni fossa appare perfino troppo ottimistica. 142. Dr. H. Frölich, Zur Gesundheitspflege auf den Schlachtfeldern, in: Deutsche Militärärztliche Zeitschrift, Januar-April 1872, pp.109-110. 143. Alcune fotografie scattate dopo i bombardamenti alleati mostrano roghi all'aperto costituiti da travi metalliche sulle quali sono colocate in parecchi strati i cadaveri delle vittime tedesche. Queste fotografie mostrano soltanto l'inizio della "cremazione"; a mia conoscenza, nessuna ne mostra il risultato. A mio avviso con questo sistema si voleva soltanto ottenere la carbonizzazione dei tessuti molli delle vittime per evitare l'insorgere delle epidemie. 144. In Auschwitz Death Camp, p.164. 145. Danuta Czech, Kalendarium, p. 27. 146. Editions Interpress, Varsovie 1978, appendice fotografica non numerata tra le pp.176 e 177. 147. Krajowa Agencja Wydawnicza, Warszawa 1980, p. 184. 148. Editions du Seuil, 1983, p.221. 149. Owicim-Brzezinka (Auschwitz-Birkenau) Concentration camp. Warszawa 1961, p.142. 150. Oltre questi limiti, nelle fotografie vi è una zona nera corrispondente alle pareti del locale intorno alla porta. Perciò se la fotografia viene "expanded" essa non acquista nulla quanto a campo visivo, ma può essere soltanto ingrandita. 151. La questione dell'esistenza di altri "roghi" resta aperta. Sono disponibile ad accettarla se mi sarà dimostrata in modo convincente. 152. APMO, microfilm n. 1063/35d. 153. Intervista sull'Olocausto, Edizioni di AR, 1995, p.50. My Banned Holocaust Interview è la traduzione di questo libretto. 154. APMO, BW 30/27, p.49. 155. TCIDK, 502-1-313, p.59. 156. In realtà all'epoca Dejaco era SS-Untersturmführer, second lieutenant. Un altro esempio della crassa ignoranza di Zimmerman e del suo gruppo di traduttori. 157. Lèggi: Verschluss. 158. TCIDK, 502-1-280, p.187. La lettera fu scritta perché all'atto del trasferimento ad Auschwitz, l' SS-Obersturmführer Fritsch si era portato via varie piante di Dachau. 159. Vojenský Historický Archiv, Praga, Fond OT, 25/7, pp.299-303. 160. INDIRIZZO 161. SW, LK 4651. 162. Topf, Allegemeine Lieferungsbedingungen A, p. 2. 163. Grundlagen zur Zeitgeschichte, pp.313-315. 164. Dico "presunto" perché l'esperienza insegna che c'è una grande differenza tra le dichiarazioni teoriche o pubblicitarie dei produttori di forni e i dati pratici. 165. I forni crematori a coke funzionavano con un coefficiente di eccesso d'aria intorno a 3 (= 3 volte l'aria teorica), e questa era una delle cause inevitabili dell'alto consumo di questi impianti. 166. Questa cifra era dovuta ad un errore di stampa. La cifra effettiva era di 2.500. 167. Di norma da 500 a 700°C a seconda del tipo di forno. 168. E quando si introduce un cadavere senza bara. 169. In pratica il forno Volckmann-Ludwig - che veviva pubblicizzato come un impianto che funzionava senza calore supplementare - richiedeva mediamente per una cremazione l'equivalente di [(4500 x 7) + (35 x 3500)] /7000 circa 22 kg di coke! AMM: Archivio del Museo di Mauthausen (Öffentliches Denkmal und Museum Mauthausen) APMO: Archiwum Pastwowego Muzeum Oswiecim-Brzezinka AK : Bundesarchiv Koblenz TCIDK: Tsentr Chranenjia Istoriko-dokumental'nich Kollektsii (Centro di custodia della collezione storico-documentaria), Mosca. |
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