LEICHENKELLER DI BIRKENAU:
GASSCHUTZRÄUME O ENTWESUNGSRÄUME?


Carlo Mattogno

Copyrighted © MXMXCIX Russ Granata
Box 2145 PVP CA 90274 USA
http://www.russgranata.com/
e-mail: info@russgranata.com


1) L' ipotesi di Samuel Crowell alla luce della storia e della tecnica .

Nel numero di dicembre 1997 dei Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung è apparso un lungo articolo di Samuel Crowell intitolato "Technik und Arbeitsweise deutscher Gasschutzbunker im Zweiten Weltkrieg" (pp.226-243). Con specifico riferimento ad Auschwitz, 1'Autore vi sostiene che

    "jede als Indiz für die Gaskammern angeführte Spur kann genauso als Beweis für einen deutschen Luftschutzraum oder, genauer gesagt, für die Ausrüstung eines Gasschutzraumes interpretiert werden" (p. 226),

In base a questo assunto egli interpreta i 39 "indizi criminali" di Pressacl riconducendoli sistematicamente alla progettazione e costruzione di Gasschutzräume all'interno dei crematori di Birkenau.

Questa ipotesi èsenza dubbio seducente, ma non ha alcuna connessione con la realtà di Auschwitz. Essa si basa in effetti su un presupposto fondamentale storicamente infondato: che la Zentralbauleitung di Auschwitz avesse progettato e costruito ricoveri antiaerei a tenuta di gas già all'inizio del 1943, epoca alla quale risalgono i primi indizi summenzionati.

In realtà l'ordine di prendere Luftschutzmassnahmen ad Auschwitz fu impartito dal comandante del campo, SS-Obersturmbannführer Liebehenschel il 16 novembre 19432.

Secondo parecchi documenti che ho visto a Mosca ma che non ho fatto fotocopiare perché ritenevo e ritengo l' argomento degno di scarso interesse - questi provvedimenti antiaerei dovevano essere presi soprattutto realizzando Luftschutzgräben, rifugi a tenuta di gas scavati nel terreno secondo procedure standard. Tuttavia tra gli oltre 300 Bauwerke dei campi di Auschwitz e Birkenau effettivamente realizzati, l' unica costruzione antiaerea attestata fu quella del vecchio crematorio dello Stammlager, trasformato alla fine del 1944 in "Luftschutzbunker für SS-Revier mit einem Operationsraum" 3. Nel corso della sua visita ad Auschwitz del 16 giugno 1944, Pohl approvò la costruzione di 29 Bauwerke, tra I quali gli unici riferimenti a misure antiaeree sono le seguenti:

"Luftschutzmassnahme - 10 Löschteiche von je 400 cbm Inhalt" "Sicherungslinie für Lager(I) 15 Stück l-Mann Splitterschutzbunker" 4, ma non risulta che questi progetti siano stati realizzati.

L'affermazione di Samuel Crowell che davanti alle baracche del campo esistessero "Splittergräben" o "Splitterbunker für Häflinge" (p.233 e 230 Abb.6) è dunque quantomeno azzardata.

Sulla costruzione dei crematori di Birkenau si sono conservati centinaia di documenti, ma nessuno di essi menziona o lascia supporre la presenza di Luftschutzräume all'interno di queste costruzioni.

L'ipotesi di Samuel Crowell appare dunque infondata già in partenza.

Il suo procedimento argomentativo inoltre metodologicamente carente, perché scambia sistematicamente cose esteriormente affini ma diverse per funzione e destinazione - per cose identiche e sopperisce alla mancanza di documenti con interpretazioni linguistiche quantomeno dubbie.

Il presupposto generale di Samuel Crowell è che i Leichenkeller dei crematori II e III di Birkenau "tatsächlich als Leichenkeller mit einer möglichen Zusatzfunktion als Luftschutz keller entworfen und gebaut wurden" (p.240).

A questa ipotesi è facile opporre che nessuna pianta dei crematori, nessun documento menziona questa presunta funzione supplementare dei Leichenkeller, contrariamente a ciò che avviene per 1' "Ausbau des alten Krematoriums als Luftschutzbunker für SS-Revier mit einem Operationsraum", che attestato sia da piante sia da documenti. Poich‚ Samuel Crowell suppone che nella parte seminterrata dei crematori II e III la Zentralbauleitung avesse predisposto un Luftschutzbunker permanente conforme alle prescrizioni tecniche che egli ha reperito nella letteratura specialistica dell'epoca, dunque un'installazione articolata e complessa 5 (Luftschutzräume. Engiftungsanstalt, Dekontaminationszentrum, ecc.), dotata inoltre delle necessarie apparecchiature speciali (dispositivi di filtrazione e rigenerazione dell'aria, bombole di ossigeno, acc.), dovrebbero esistere decine di piante e di documenti nonché di riferimenti ad essi la cui assenza non si può spiegare semplicemente con eventuali manipolazioni sovietiche, perché i dispositivi di filtrazione e rigenerazione dell'aria 6 dovrebbero figurare in ogni case nell'inventario della Übergabeverhandlung dei crematori essendo sicuramente più importanti e più costosi delle "Brausen" o "Zapfhähne" che vi sono regolarmente registrate.

Molteplici riferimenti dovrebbero apparire inoltre almeno nei numerosi documenti sul sistema di ventilazione del Kellergeschoss, nonché sulle numerose piante dei crematori.

Ma l'ipotesi in questione appare infondata anche dal punto di vista tecnico. Anzitutto, sebbene anche il Leichenkeller 2, come "Auskleideraum", fosse "ein üblicher Bestandteil" del Gasschutzbunker (p.235), esso non era provvisto di porte a tenuta di gas, anzi, nessuna porta di accesso al Kellergeschoss era a tenuta di gas, il che, per un Gasschutzbunker è a dir poco sorprendente.

Ancora più importante è il fatto che il sistema di ventilazione dei Leichenkeller 1 e 2 dei crematori II e III contrariamente a ciò che afferma Samuel Crowell era assolutamente inadeguato per un Luftschutzbunker. Egli afferma che "zudem entsprechen die Leistungsdaten der Lüftung denen eines Luftschutzkellers" anzi, basandosi sul numero dei ricambi d'aria consigliato per i Luftschutzbunker e sulla portata dei ventilatori del Leichenkeller 1 indicata da Pressac "zwischen 9.000 und 10.000 m3" 7 calcola perfino il fabbisogno di aria (9.450 m3) "bei einem maximaler Kapazität 525 Personen" (p,239) . Egli trascura però tre fattori essenziali per la ventilazione di un Gasschutzbunker:

1) La pressione dell'aria soffiata dal ventilatore aspirante. Poiché i filtri antigas producevano da soli una perdita di carico (Reibungsgefälle) da 50 a 100 mm di colonna d'acqua, e considerando le perdite di carico nelle condutture, la pressione dell'aria da immettere nel Gasschutzbunker doveva essere di 100-150 mm di colonna d'acqua o più, a seconda della grandezza del locale8. Il ventilatore aspirante del Leichenkeller 1 produceva invece una pressione di appena 40 mm di colonna d'acqua 9, insufficiente perfino per vincere la resistenza dei filtri.

2) La necessità di disporre di due distinti sistemi di Belüftung, quello di "Hauptbelüftung, die normalerweise während der Besetzung des Bunkers betrieben wird", e quello di "Schutzbelüftung, die während des Gasalarms in Betrieb genommen wird"10. Ai due sistemi dovevano corrispondere due tubazioni separate e dotate di un dispositivo di chiusura a tenuta di gas che potevano avere una presa d'aria esterna unica come nel documento 1; in questo case il tubo di presa d'aria si diramava all'interno del locale in due tubazioni che andavano entrambe al ventilatore: quella di "Schutzbelüftung" attraverso i filtri antigas, quella di "Hauptbelüftung" direttamente. Ma nel Leichenkeller 1 esisteva soltanto l'impianto di "Hauptbelüftung" che inoltre, come si detto sopra, non poteva funzionare come impianto di "Schutzbelüftung" per l'inadeguata pressione del ventilatore aspirante.

3) La necessità di collocare il ventilatore aspirante all' interno del Gasschutzbunker. I ventilatori (aspirante e premente) del Leichenkeller 1 erano invece collocati nella mansarda del crematorio, sotto al tetto11, nella posizione migliore per essere distrutti alla prima bomba che avesse colpito il crematorio.

Dal punto di vista pratico, poiché i Leichenkeller 1 e 2 erano pur sempre principalmente dei locali destinati ad accogliere i cadaveri del campo (p.239), di cui, come è noto, c'era sempre grande abbondanza, un attacco aereo improvviso avrebbe portato inevitabilmente i vivi a contatto con i morti. La prospettiva di essere rinchiusi per ore in un locate a tenuta di gas insieme a cadaveri maleodoranti o infetti non doveva essere certo molto invitante!

Dal punto di vista del sistema costruttivo, l'affermazione che dei Leichenkeller potessero essere "entworfen und gebaut" come Luftschutzkeller, sia per la funzione radicalmente diversa di questi due tipi di impianti, sia, soprattutto, per la conseguente necessità di accogliere negli stessi locali vivi e morti, apparemolto dubbia. Quale ingegnere avrebbe elaborato un progetto coś macabro e coś contrario alle più elementari norme igienicosanitarie?

Passiamo ora alle argomentazioni specifiche. Samuel Crowell costruisce tutta la sua critica degli "indizi criminali" di Pressac su forzature linguistiche e sulla confusione di cose diverse.

Per quanto riguarda le forzature linguistiche, il case più tipico offerto da Samuel Crowell èquello del termine "Vergasung". Dopo aver premesso che

    "der Begriff Vergasungs[keller] taucht in keinem anderen bisher bekannten Dokument und in keiner anderen Publikation der damaligen Ära auf" (p.233),


egli presenta una dotta disquisizione linguistica su prefissi e suffissi tedeschi la quale vorrebbe dimostrare che il termine Vergasung non si riferisce alla Schädlingsbekämpfung, perché il termine corretto è Begasung, e che Vergasung "auch einfach auf etwas vergastes, gasförmig gemachtes Bezug nehmen kann" ( pp. 233-234).

Donde la conclusione che il "Vergasungskeller" del documento NO-4473 era "einen Keller ... der zur Aufnahme von Gasverletzen gedacht ist" (p,234), oppure, secondo la tesi di A. Butz, il termine in questione può significare "Gaskeller", che sarebbe un sinonimo di "Gasschutzkeller" (p.238).

Questa interpretazione è infondata.

Anzitutto il termine "Vergasung" appare nell' "Erläuterungsbericht zum Vorentwurf für den Neubau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S" del 30 ottobre 1941, dove "Vergasungsraum" designa la Gaskammer ad HCN della "Entlausungsbaracke" 1 e 2, ossia dei BW 5a e 5b di Birkenau12. Dunque il termine èstrettamente collegato alla Schädlingsbekämpfung e all' HCN.

In secondo luogo, le analisi linguistiche di Samuel Crowell sono fin troppo evidentemente tirate per i capelli. Il documento in cui appare il termine "Vergasungskeller" èuna lettera datata 29 gennaio 1943 dell'SS-Hauptsturmführer Bischoff, Leiter der Zentralbauleitung di Auschwitz, all'SS-Brigadeführer Kammler, Chef dell'Amtegruppe C del WVHA: come si può credere seriamente che in questo documento ufficiale Bischoff abbia stravolto la sua lingua usando il termine "Vergasungskeller" per designare "etwas vergastes" o "Gasschutzkeller"? Tarnsprache?

Samuel Crowell offre un altro esempio di stravolgimento linguistico nella spiegazione dei termini "Gasskammer" e "Gassdichtenfenster" relativi ai crematori IV e V, che egli interpreta come abbreviazioni di "Gasschutzraumdichtenfenster" e "Gasschutzkammer" (p.237), supponendo che anche in questi crematori fossero stati predisposti Luftschutzräume. Se si considera che questi edifici erano completamente in superficie e che avevano muri ordinari di mattoni pieni di appena 25 cm di spessorel3 e tetto molto fragile ("Bretternagelbinder, doppelte Pappdeckung, Decke mit Heraklithplatten benagelt " 14 ) l'ipotesi di Samuel Crowell appare tecnicamente infondata. In effetti, secondo un manuale tecnico degli anni Trenta,

    "le bombe di peso medio, cadendo dalle normali altezze di bombardamento, hanno una penetrazione di m 0,40 a 0,50 nel calcestruzzo di cemento armato, di circa 1,20 nella muratura ordinaria di mattoni pieni e ancora maggiore in quella di mattoni forati"l5,


sicché

    "per proteggere dagli effetti di scoppio di una bomba di tipo medio occorre una grossezza di copertura di metri 0,80 circa" 16.


E' dunque chiaro che, alla prima bomba, i presunti rifugi antiaerei sarebbero crollati insieme ai crematori.

Qui Pressac ha pienamente ragione: si tratta di semplici errori di ortografia per "Gaskammer" e "Gasdichtefenster".

La spiegazione dei "4 Drahtnetzeinschiebvorrichtungen" e dei "Holzblenden" proposta da Samuel

Crowell è veramente sbalorditiva.

Egli premette che i termini "Drahtnetz" e "Blenden" appaiono anche nella Luftschutzliteratur, indi rileva che

    "die Auschwitzer Auftragsnummer-Nr. 353 vom 27. April 1943 enthält folgende Bestellung:«12 Stücke fenstergitter 50 x 70 cm», was allgemein als Drahtnetzgitter für jene 12 gasdichten Fenster (oder Türen) angesehen wird, die wir oben als identisch mit den Blenden und Holzblenden festgehalten hatten" (p.236),


Questa identità dovrebbe apparire dal confronto tra la fotografia di una "gasdichte Blende für Luftschutzbunker" e una "gasdichte Fenster" del crematorio IV o V (p.236).

La conclusione è l'ipotesi che

    "jene Drahtnetzeinschiebvorrichtung einfach entfernbare Drahnetzgitter waren, die in jene öffnungen eingeführt wurden, für deren Abdeckung die Holzblenden entworfen worden waren" (p.236).


Questa ipotesi però non tiene conto del fatto non certo irrilevante che i termini in questione appaiono nella documentazione della Übergabeverhandlung del crematorio II, in riferimento al Leichenkeller 217 : ma allora dove si trovavano queste 4 öffnungen coperte dalle 4 Holzblenden ? Esse non esistevano né nel Leichenkeller 1 né nel Leichenkeller 2.

Le "gasdichte Fenster" dei crematori IV e V non hanno inoltre nulla a che vedere con le "gasdichte Blenden" dei Luftschutzbunker, come appare chiaro già dal fatto che esse si potevano chiudere solo dall'esterno: ciò risulta inequivocabilmente dalle fotografie delle "gasdichte Fenster" e del crematorio IV pubblicate da Pressac 18.

Parimenti infondata è l'ipotesi che le "Fenstergitter" dei crematori IV e V fossero "Drahtnetzgitter", come risulta dall'Auf trag Nr. 127 del 29 marzo 1943 per i crematori IV e V relativo a

    "Herstellung von Eisengitter für nachstehenden Fenster: 30 Stück 1,00 x 1,50 m, 4 Stück 0,50 x 1,00 m, 4 Stück 0.30 x 0,40 m" 19.


E' dunque evidente che le "Fenstergitter" erano in realtà delle "Eisengitter".

Riguardo ai "Gasprüfer", Samuel Crowell non propone nulla e si limita ad accettare la spiegazione a mio avviso infondata di A. Butz20. Gli altri "indizi criminali "minori sono invece da lui spiegati con la stessa metodologia.

Ricapitolando, l'ipotesi di Samuel Crowell è storicamente, tecnicamente e documentariamente infondata per le seguenti ragioni:

1) ad Auschwitz-Birkenau non fu presa alcuna misura di protezione antiaerea prima della fine del 1943;

2) l'esistenza di Gasschutzbunker nei crematori II e III è tecnicamente impossibile perché:

a) tutti gli accessi al Kellergeschoss erano privi porte a tenuta di gas;

b) il sistema di ventilazione del Kellergeschoss era assolutamente inadeguato e non poteva funzionare con i necessari filtri antigas;

c) i ventilatori del Kellergeschoss si trovavano nella mansarda del crematorio e sarebbero andati fuori uso alla prima bomba che avesse colpito l'edificio;

d) l'impiego di Leichenkeller come Gasschutzbunker è inoltre contrario alle più elementari norme igienico-sanitarie

3) l'esistenza di Gasschutzräume nei crematori IV e V è tecnicamente impossibile perché questi edifici non potevano offrire alcuna protezione dalle bombe;

4) non esiste un solo documento che contenga un solo accenno all'ipotesi in questione, neppure nei documenti che dovrebbero contenere riferimenti specifici ad essa, a cominciare dalla Übergabeverhandlung dei crematori.

* * * * *

2) I documenti sugli impianti igienico-sanitari nei crematori di Birkenau.

Dimostrata l'infondatezza dell'ipotesi dei Gasschutzräume, ed escludendo l'ipotesi parimenti infondata delle camere a gas omicide, come si spiegano gli "indizi criminali" di Pressac? Sebbene sia difficile fornire una risposta sicura a questa domanda, alcuni documenti ci aiutano almeno a comprendere le intenzioni della Zentralbauleitung di Auschwitz e a ricostruire il quadro generale in cui tali indizi si collocano storicamente. Riporto anzitutto il testo dei documenti, alcuni dei quali sono già noti.

In una "Aufstellung" della Topf del 13 aprile 1943 relativa ai metalli pregiati utilizzati nella costruzione dei suoi macchinari destinati al crematorio II di Auschwitz, appare la seguente indicazione:

    "2 Topf Entwesungsöfen für das Krema II im Kriegsgefangenenlager, Auschwitz"21.


Il 14 maggio Bischoff inviò il seguente "dringendes Telegramm" alla Topf:

    "Mitbringt Montag überschlägiges Projekt für Warmwasserbereitung für ca. 100 Brausen. Einbau von Heizschlagen oder Boiler in den im Bau begriffenen Müllverbrennungsofen Krem. III oder Fuchs zwecks Ausnutzung der hohen Abgangstemperaturen . Evtl. Höhermauerung des Ofens zwecks Unterbringung eines grossen Reservebehälters ist möglich. Es wird gebeten entsprechende Zeichnung Hernn Prüfer am Montag den 17.5. mitzugeben" 22.


Il 5 giugno 1942 la Topf inviò alla Zentralbauleitung il disegno D 60446 "den Einbau der Boiler in den Müllverbrennungs-Ofen betreffend". Il progetto riguardava anche l'impianto del crematorio II23.

In un "Fragebogen" sui crematori di Birkenau senza data, ma risalente probabilmente al giugno 1943, alla domanda "Werden die Abgase verwertet?", il capo della Zentralbauleitung Bischoff risponde "geplant aber nicht ausgeführt", e alla domanda seguente, "Wenn ja, zu welchem Zweck?", Bischoff risponde "für Badeanlagen im Krema. II u. III" 24.

Esiste infine una Rechnung della ditta VEDAG (Vereinigte Dachpappen-Fabriken Aktiengesellschaft) del 28 luglio 1943 che ha come oggetto "Auschwitz-Krematorium" e si riferisce a "ausgeführte Abdichtungsarbeiten für die Entwesungsanlage" eseguiti tra il 21 maggio e il 16 luglio 25.

Prima di trarre le conclusioni, sono necessari alcuni chiarimenti. I due Entwesungsöfen della Topf furono poi installati nella Zentralsauna, ma ciò non toglie che nel documento citato sopra siano riferiti al crematorio II.

Il progetto di installare 100 docce nel crematorio III (e nel crematorio II) non poteva essere destinato ai detenuti del "Sonderkommando" dei crematori, perché nella "Brauseraum" della Zentralsauna, che era prevista per tutto il campo, furono disposte soltanto 50 Brausen26; è dunque chiaro che i "Badeanlagen im Krema. II u. III" del "Fragebogen" summenzionato erano destinati ai detenuti dell'intero campo.

Qui non mi sembra irrilevante il fatto che, in questo progetto, l'impianto di riscaldo dell'acqua per le docce fosse collegato al Müllverbrennungs-Ofen e non ai forni crematori, come ad esempio nel forno a cinque muffole del KL Lublino. A mio avviso la ragione di questa scelta sta nel fatto che i forni crematori non garantivano una continuità di uso sufficiente per avere a disposizione acqua calda per tutto l'arco della giornata; in altre parole, essi venivano usati troppo poco per permettere l'efficiente funzionamento dell'impianto di riscaldo dell'acqua.



"La Rechnung della VEDAG 27 si riferisce alle Entwesungs-Heißluftkammern installate nella Zentralsauna. Ciò risulta indubitabilmente da una Einzelrechnung della VEDAG che ha la stessa data e lo stesso contenuto della Rechnung menzionata sopra, ma si riferische al "BW 32 = Entwesungsanlage" cioè, appunto, alla Zentralsauna 27a.. Ma per quale ragione la Rechnung ha come aggetto "Auschwitz-Krematorium"? Questa intestazione ha una evidente relazione con la summenzionata "Aufstellung" della Topf del 13 aprile 1943 relativa ai "2 Topf Entwenungsöfen für das Krema II" che furono poi installati nella Zentralsauna. I due documenti stabiliscono comunque la correlazione Krematorium-Entwesung e rappresentano l'espressione di un progetto o quantomeno di una intenzione della ZBL di unire nello stesso edificio cremazione e disinfestazione". [Questo correzione di Carlo Mattogno e di 22 giugno 1999.]

E' importante rilevare che gli "indizi criminali" di Pressac, come ho documentato altrove28, appaiono in concomitanza con una recrudescenza dell'epidemia di Fleckfieber che era scoppiata all'inizio di luglio del 1942. Nei mesi successivi la situazione igienico-sanitaria del campo era ancora grave. Alla fine di marzo del 1943 si registrarono casi di tifo anche tra gli operai civili che lavoravano al campo. Il 1´ aprile l'SS-Standortarzt scrisse a Bischoff una lettera che si apre con queste parole:

    "Die in letzter Zeit sich häufenden Fleckfieberfälle unter den Zivilarbeitern machen die Durchführung einer abermaligen gründlichsten Entlausung erforderlich, damit seitens der zivilen Behörden nicht Massnahmen verlangt werden, die eine Einstellung oder Erschwerung der Durchführung der kriegswichtigen Aufgaben bedeuten könnten"29.


Il 7 maggio, presso il Führerheim di Auschwitz, si tenne una riunione presieduta da Kammler cui parteciparono Höss, Möckel (Leiter der SS-Standortverwaltung), Caesar (Leiter der Landwirtschaftsbetriebe, l'SS-Standortarzt Wirths e infine Bischoff e Kirschnek per la Zentralbauleitung. Due giorni dopo Bischoff redasse un "Aktenvermerk" nel quale, tra l'altro, si legge:

    "Um eine endgültige Lösung für die Entlausung im KGL zu schaffen, wurde von Standortarzt angeregt, für jeden Unterabschnitt der Bauabschnitte, das sind 10 neue komplette Entwesungsanlagen, einschliesslich Bademöglichkeit zu schaffen. Dem gegenüber wurde vom Leiter der ZBL darauf hingewiesen, dass sich die grosse Entwesungsanlage [la Zentralsauna] des KGL im Bau befindet und erst fertiggestellt muss"30.


Il 4 giugno 1943, in risposta ad una lettera del WVHA del 28 aprile, Bischoff chiese di approvare il progetto originario della Zentralsauna adducendo queste ragioni:

    "Mit den Bauarbeiten für die Entwesungs- und Desinfektionsanlage nach dem ursprünglichen Entwurf musste sofort begonnen werden, da wegen der Belegung des noch im Bau befindlichen Lagers sowohl vom Artz als auch vom Lagerkommandanten sofortige Massnahmen für eine Entwesungsmöglichkeit gefordert werden. Nachdem im Zigeunerlager Fleckfieber ausgebrochen ist, wurde die Erstellung einer Desinfektionsanlage derart dringend notwendig, dass mit den Bauarbeiten im Rahmen der von SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Dr. Ing. Kammler angeordneten Sonderbaumassnahmen zur Verbesserung des hygienischen Verhältnisse sofort begonnen wurde"31.

Da questi documenti si può trarre una sola conclusione: i progetti relativi ai crematori esaminati sopra rientravano nelle "Sonderbaumassnahmen zur Verbesserung des hygienischen Verhältnisse" come misure provvisorie di emergenza, sicché gli "indizi criminali" di Pressac si inseriscono in un quadro non di sterminio dei detenuti, ma di salvaguardia della lore vita.

                 Carlo Mattogno.




NOTE

1 J.C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York 1989, pp. 429-457.

2 Standdortbefehl Nr.51/43 del 16 novembre 1943. Gosudarsrvennji Archiv Rossiiskoi Federatzii Mosca, 7021-108-32, p.73. Liebehenschel nominò "örtlicher Luftschutzleiter" l' SS-Untersturmführer Jothann, che dal 1º ottobre 1943 era Leiter der Zentralbauleitung.

3 Il relativo Kostenüberschlag reca la data del 2 novembre 1944. Tsentr Chranenija Istoriko-dokumental'nich Kollektsii, Mosca (d'ora in avanti: TCIDK), 502-2-147, pp. 126-127.

4 Aktenvermerk del 17.6.1944. Ne2359.

5 La complessità di un rifugio antiaereo a tenuta di gas appare evidente nel disegno del documento 1.

6 Si trattava di dispositivi complessi e costosi. La fotografia del documento 2 mostra un dispositivo di fabbricazione italiana degli anni Trenta.

7 La portata reale era invece di 4.800 m3 di aria all'ora. Anche il volume del Leichenkeller 1 indicato da S. Crowell (525 m3) èerrato. Il locale in questione misurava m 30 x 7 x 2,41 = 506,1 m3. I1 volume effettivo togliendo quello occupato dalle 7 colonne di cemento armato e dal trave di cemento armato che reggeva il sofitto del locale era di 499 m3

8 Capitano Dott. Attilio Izzo, Guerra chimicn e difesa antigas. Hoepli, Milano 1935, pp. 259-261.

9 "1 Gebläse zur Förderung von stündl. 4800 cbm Luft gegen 40 mm WS. Gesamtpressung". Rechnung della Topf Nr. 171 del 22.2.43 e Nr.729 de1 27.5.43 relative a "Lieferung von Be- und Entlüftungsanlagen" per i crematori II e III. TCIDK 502-1-327, p.25 e 16. La pressione del ventilatore (Gebläse) del Leichenkeller 2 era ancora minore: 35 mm di colonna d'acqua. Ibidem.

10 Dipl. Ing. Hermann Kämper, Die technische Einrichtungen von Luftschutzräumen verschiedener Art, in "Gesundheits-Ingenieur", 65.Jg., 1942, Heft 37/38, p. 296.

11 Vedi J.C. Pressac, Die Kremarorien von Auschwitz. Die Technik des Massenmordes. Piper, München Zürich 1994, documenti 13,14,15.

12 TCIDK, 502-1-233, pp. 14 e 16.

13 Ciò risulta dalla pianta 2036(p) dell' 11 gennaio 1943. J.C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, p.399.

14 Übergabeverhandlung del crematorio IV, Gebäudebeschreibung. TCIDK, 502-2-54, p.26. La struttura di legno del tetto dei crematori IV e V è mostrata nel disegno della Zentralbauleitung n. 1361 del 14.10.1942. Vedi J.C.Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, p.397.

15 A. Izzo, Guerra chimica e difesa antigas, p.343.

16 Ibidem, p.344.

17 Si tratta del "Verzeichnis der Einrichtungsgegenstände" della Übergabeverhandlung del crematorio II un modulo quadrettato prestampato in cui nelle righe orizzontali del margine sinistro è indicata la designazione dei locali, nelle colonne verticali della parte destra la designazione degli oggetti di arredamento. I Leichenkener 1 e 2 figurano nelle prime due righe dell'inventario. Pressac, dal confronto con la pianta 2197 del crematorio si è accorto che nella colonna verticale "Zapfhähne" le cifre relative al Leichenkener 1 sono attribuite al Leichenkener 2 e viceversa e ne ha dedotto che una tale inversione èstata fatta anche nelle colonne "Drahtnetzeinschiebvorrichtung" e "Holzblenden", perciò ha attribuito questi dispositivi al Leichenkener 1. (Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, pp. 429-430). L'argomento èinfondato, perché nel documento sono state invertite soltanto le cifre di questa colonna. Le cifre della colonna relativa alle lampade sono infatti attribuite correttamente.

18 J.C. Pressac, Auschwirz: Technique and Operation of the Gas Chambers pp. 426-428 e 417. Nella fotografia del crematorio gli sportelli delle finestre dell'ala ovest sono aperti verso l'esterno.

19 Processo Höss, tomo 11a, p. 89. Poiché il senso di apertura delle finestre era verso l'esterno, queste Gitter potevano essere murate solo dalla parte interna dei locali, ma ciò avrebbe complicato non poco la presunta procedura di gasazione omicida.

20 Vedi al riguardo il mio articolo, Critique of the A.R. Butz article, "Gas Detectors in Auschwitz Crematorium II", http://www.codoh.com/viewpoints/vpmatbutz.html
Russ Granata, editore.

21 Archiwum Panstwowego Muzeum w Oswiecimiu (d'ora in avanti: APMO), BW 30/34, p.47.

22 APMO, BW 30/34, p.40.

23 TCIDK, 502-1-336 (numero di pagina illeggibile).

24 TCIDK, 502-1-312, p.8.

25 TCIDK, 502-1-316, p.431; "Zweitschrift" in 502-1-323, p.137. Vedi documento 3.

26 Inventario della Übergabeverhandlung del "Desinfektion und Entwesungsanlage" (Zentralsauna) del 22 gennaio 1944. TCIDK, 532-1-335, p.3.

27 TCIDK, 502-1-265, p.457.

27a TCIDK, 502-1-316, p.430. Il documento mi è stato gentilmente inviato da Germar Rudolf.

28 Vedi il paragrafo 3 del mio articulo Die "Gasprüfer" von Auschwitz in VffG, Heft 1, März 1998, p.16.

29 TCIDK, 502-1-332, p.222.

30 TCIDK 502-1-233, p.37.

31 TCIDK, 502-1-336, p.106.



TCIDK = Moscow Center for the Custody of Historical Document collection

APMO = Archive of the National Museum of Auschwitz

APMM = Archive of the National Museum of Majdanek



http://www.russgranata.com/
e-mail: info@russgranata.com
POB 2145 PVP CA 90274 USA