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«Risiera campo di transito»


«Il processo degli anni 70 ai presunti carnefici fu una rappresentazione teatrale»


di Paolo Radivo

 




È iniziato sabato mattina e si é concluso nel tardo pomeriggio di domenica alla sala congressi della Fiera la conferenza internazionale su "La storia non raccontata", promossa dall'associazione culturale Nuovo Ordine Europeo. Un incontro analogo si era già svolto nella stessa sede in ottobre, su iniziativa dell'associazione Nuovo Ordine Nazionale. Vi parteciparono anche alcuni studiosi protagonisti della due giorni appena trascorsa. Ad introdurre i lavori sabato mattina è stato Manlio Portolan, del circolo Julius Evola, che ha giustificato l'assenza di due relatori: lo svizzero francese Gaston-Armand Amaudruz, fondatore dell'associazione Verité e Giustizia, condannato mercoledì scorso per "discriminazione razziale" dal tribunale penale di Châtel-Saint-Denis, nel cantone di Friburgo, e l'Iraniano Ahmad Soroush Nejad, al quale sono stati frapposti problemi burocratici per la concessione del visto.

Il francese Guillaume Fabien, di Nuovo Ordine Europeo, ha sostenuto che la storia "ufficiale" è stata distorta soprattutto nei Paesi anglofoni dalle "menzogne di una propaganda belligerante. L'Obiettivo della conferenza -- ha detto -- è appunto di schiacciare le menzogne storiche che conducono alla guerra", con particolare riferimento a quella israelo-palestinese. "Gli inglesi -- ha affermato Fabien -- sono stati i massimi specialisti nel diffondere storie inventate di orrori commessi dai nemici. Dire ad esempio che nella prima guerra mondiale in Belgio i soldati tedeschi mutilavano i bambini serviva a convincere l'opinione pubblica della necessità di prendere le armi. Gli austro-tedeschi venivano descritti come «Unni», cioè barbari, contrapposti agli anglo-francesi civilizzati e democratici. La creazione del «demonio» Hitler servì poi a giustificare l'entrata nella seconda guerra mondiale. Neville Chamberlain avrebbe preferito la trattativa alla guerra, ma Churchill, confidando nell'aiuto americano, spinse prima gli Inglesi e poi i Francesi allo scontro, che le potenze dell'Asse volevano evitare in territorio europeo. "Nell'aprile 1939 -- ha continuato Fabien -- l'ambasciatore americano a Parigi confidava a un giornalista suo connazionale che era stato già deciso di «entrare in guerra», anche se questa sarebbe iniziata appena nel settembre successivo. Il 30 ottobre 1940, poco prima delle elezioni, il presidente americano Franklin Roosevelt garantì che i "ragazzi" non sarebbero mai mandati al fronte. Invece, poco più di un anno dopo, ci dovettero andare. Del resto, il suo predecessore dello stesso partito "Democratico", Woodrow Wilson, era stato definito prima del 1917 come «l'uomo che ci ha lasciati fuori dalla guerra»".

 

L'intervento del sindacalista e ricercatore storico triestino Ugo Fabbri è stato incentrato sulla Risiera di San Sabba. "Quello -- ha spiegato -- fu un campo non di sterminio, ma prima "di internamento di polizia" e poi "di transito" dei prigionieri verso la Germania. I presunti crimini della Risiera sono stati inventati ad arte dai comunisti per controbilanciare quelli realmente commessi dai titini nel 1943 e nel 1945: circa 10 mila italiani infoibati, assassinati o morti nei campi di concentramento jugoslavi".

Fabbri ha demolito il processo sulla Risiera svoltosi fra il '72 e il '76, definendolo una "rappresentazione teatrale basata sul nulla, come i processi streghe o quelli staliniani". A suo giudizio, infatti, mancavano le prove e l'unica perizia sull'edificio, poi non presa in considerazione dalla Corte, smentiva le tesi dell'accusa. Inoltre, gli imputati non avrebbero potuto difendersi davanti a giudici che non sarebbero stati imparziali.

"Il presidente della Repubblica Saragat -- ha ricordato Fabbri -- eresse con decreto la Risiera a monumento nazionale addirittura prima che il processo accertasse i fatti. Eppure, nel corso del processo farsa tenuto a Lubiana nel 1945, l'allora comandante tedesco della Risiera non venne imputato di quei crimini, né gli ebrei prima rinchiusi in Risiera, quando vennero interrogati dagli inglesi durante il Governo Militare Alleato, denunciarono alcuno "sterminio". Sarebbe bastate fare dei sopralluoghi, consultare le carte originali della ex pileria e i registri dei detenuti del Coroneo per rendersi conto della realtà. Alcune presunte vittime innocenti della Risiera erano in realtà dei terroristi che i tedeschi processarono e fucilarono al Poligono di Opicina. Altre erano persone in realtà morte in Grecia o nei Balcani. Solo 20 dei 186 testimoni hanno sostenuto che quello era un campo di sterminio, eppure sono stati creduti senza alcun riscontro obiettivo. Guarda caso, erano tutti ex partigiani comunisti, che avrebbero potuto anche concordare una versione univoca dei fatti". "In realtà -- ha continuato Fabbri -- la Risiera non avrebbe potuto essere un campo di sterminio dove sarebbero state «gasate» migliaia di persone nel giro di un anno, perché conteneva appena 17 celle, mentre la tesi che la caldaia dell'essiccatoio del riso era stato trasformata in forno crematorio è semplicemente esilarante. Nessun esperto potrebbe sostenere una cosa del genere: sarebbe bastato nominare un consulente tecnico d'ufficio per appurarlo. Inoltre non sono state rinvenute tracce organiche, e quelle trovate in mare erano di animali. La famosa «mazza» con cui i prigionieri sarebbero stati picchiati risaliva in realtà alla prima guerra mondiale ed era appartenuta all'esercito asburgico. Fu venduta a un collezionista e nel 1945 gli inglesi gliela requisirono e la esposero nel museo della Questura". "Un ebreo imprigionato in Risiera -- ha affermato Fabbri -- scrisse sul suo diario che lì non si mangiava tanto male, mentre a Trieste molti pativano la fame. C'era il pane, lo strutto, l'acqua limpida e a volte addirittura il vino; e poi coperte e trapunte, e si potevano leggere i giornali e ricevere pacchi dall'esterno. Non si era nemmeno costretti a lavorare. Lo stesso ebreo scrisse che la Risiera era preferibile alla deportazione!".


Il professor Tomislav Sunic, Croato figlio di madre fiumana fuggito negli Stati Uniti con i genitori alla fine della seconda guerra mondiale, ha invece parlato dei crimini commessi all'estero dai servizi segreti titini (concepiti dallo sloveno Edvard Kardelj) ai danni di esuli soprattutto croati: 67 persone sarebbero state assassinate dall'Udba, di cui 56 in Germania e le altre soprattutto in Francia e Italia. 25 sono stati i tentati omicidi, 4 i rapimenti e 5 i tentati rapimenti. La prima vittima sarebbe stata Ivan Protulipac, assassinato a Trieste il 31 gennaio 1946. Sunic ha anche parlato del massacro di Bleiburg del maggio '45 ai danni soprattutto di ustascia e domobrani, dei crimini compiuti contro gli italiani e dell'espulsione dei "Volksdeutschen".

"Slovenia e Croazia -- ha dichiarato Sunic -- andrebbero definiti «Paesi della morte»: ogni angolo di strada contiene infatti ossa e scheletri. E dicendo questo non voglio sminuire le sofferenze inflitte dai titini ai cetnici e alla classe media di Belgrado. Tali crimini vennero fatti passare sotto silenzio perché, dopo il 1948, la Jugoslavia serviva agli occidentali in funzione anti-sovietica. Nelle Repubbliche post-jugoslave, come nel resto dell'Europa orientale, non c'è stata alcuna «de-comunistizzazione» paragonabile alla «de-nazificazione» avvenuta in Germania e alla «de-fascistizzazione» compiuta in Italia. Addirittura i governanti cechi difendono i decreti Benes. Sono molto scettico sulla possibilità di «normalizzare» quei Paesi".


Il docente francese di filosofia Serge Dufour ha sostenuto che quella dell'aggressione araba contro il nascente Stato di Israele nel 1948 è una leggenda. "Gli israeliani -- ha dichiarato infatti Dufour -- hanno proclamato il loro Stato il 14 maggio 1948, prima di quanto previsto dalla risoluzione dell'Onu e mentre la potenza mandataria, il Regno Unito, aveva già evacuato la Palestina. Si trattò quindi di un colpo di mano, che provocò l'intervento degli eserciti dei Paesi arabi confinanti. Ma, raggiunta la tregua il 18 luglio successivo, Israele aveva occupato 14 città e 200 villaggi arabi nella zona israeliana e 118 nella zona araba. Le truppe regolari arabe avevano invece occupato solo 14 quartieri ebraici. I governi israeliani rifiutarono sempre il ritorno dei profughi, e quando il presidente americano Kennedy lo sollecitò, ma solo per il 25% di questi, Ben Gurion rispose di sì, ma a condizione che non si reinsediassero nei luoghi da dove provenivano. Sarebbero dunque dovuti diventare dei «rifugiati» nel proprio Paese".

Dufour ha inoltre ricordato come la politica dell'Asse fosse stata favorevole alle istanze arabo-palestinesi, nel quadro di un nuovo ordine mondiale fondato sui diritti delle nazioni, nessuna delle quali avrebbe dovuto prevalere sulle altre. "Nel 1923 -- ha detto il professore -- un giornale palestinese elogiò la politica «coloniale» di Mussolini, che armò la resistenza dei palestinesi per lunghi anni, con una pausa solo nel 1938 per compiacere agli Inglesi dopo gli accordi di Monaco. Ci fu inoltre un piano di italiani e tedeschi per l'indipendenza della Tunisia, alla quale sarebbe stata annessa l'Algeria orientale, abitata in prevalenza da berberi. Questo piano fu ereditato dal presidente tunisino Bourghiba, che vi rinunciò solo nel '76".


È poi intervenuto l'ex ufficiale marocchino Ahmed Rami, di etnia berbera, autore di un fallito colpo di Stato in nome della causa palestinese. Datosi per un anno alla macchia sulle montagne dell'Atlante, trovò poi asilo politico in Svezia, dove fondò "Radio Islam". È stato condannato per propaganda anti-ebraica. L'ex capitano ha sostenuto che le organizzazioni sioniste internazionali cercherebbero di dominare il mondo distruggendo cristianesimo e islamismo.

"Il sionismo -- ha detto Rami -- è un nazionalismo etnico trasformato in religione. Ha due pilastri fondamentali, entrambi falsi, provocatori e aberranti: quello del «popolo eletto» e quello della «terra promessa». Questi due principi hanno permesso agli ebrei, sia ai tempi di Mosé, sia dopo la seconda guerra mondiale, di insediarsi in Palestina cacciando e sterminando chi ci abitava prima. E continuano. Del resto la stessa religione ebraica è costellata di feste che ricordano degli stermini, come quello della Pasqua, che significò la morte di migliaia di bambini egiziani. Abramo, così come i profeti, erano delle spie, degli infiltrati. Da millenni dicono «l'anno prossimo a Gerusalemme», ma poi non ci vanno: perché? Chi glielo impedisce? La conseguenza è la schizofrenia: si vive in esilio, ma si ambisce a «ritornare» là dove non si è mai vissuti". "In tutto il mondo - -ha affermato Rami -- una mafia ebraica cerca di influenzare l'opinione pubblica e la classe politica per ottenere sostegno ai propri obiettivi. Gli ebrei sono gli unici a rivendicare il potere su altri Paesi. Prima hanno messo in ginocchio Italia, Germania, Giappone e le altre potenze dell'Asse, ora si stanno concentrando sui Paesi musulmani, quelli che oppongono maggiore resistenza. Nel cristianesimo è stata aperta una breccia con l'ateismo. Ora vogliono fare altrettanto nell'islamismo. Per questo cristiani e musulmani devono smetterla di combattersi tra loro per allearsi contro il vero nemico comune: il sionismo. Al giorno d'oggi nessun Paese cristiano ne occupa più uno musulmano, e viceversa. L'immigrazione in Occidente è causata dai regimi corrotti che, invece di risolvere i propri problemi economici, li esportano. Pertanto rivolgo un appello a tutti i musulmani immigrati affinché ritornino nei Paesi d'origine per aiutarli a svilupparsi. È nel nostro interesse farlo, tutelando la nostra dignità oggi violata".

Parlando della seconda guerra mondiale, Rami ha sottolineato come Hitler non avesse occupato il Marocco e l'Algeria, ma avesse semplicemente inviato 60 ufficiali tedeschi per verificare che i francesi trattassero bene le popolazioni locali. La mancata occupazione dell'Africa nord-occidentale costò cara all'Asse, che dovette subire nel novembre '42 lo sbarco anglo-americano, premessa dello sgombero di Libia e Tunisia. "Si continua -- ha dichiarato Rami -- a demonizzare Hitler, Mussolini e i Giapponesi, ma si dimenticano i bombardamenti assassini come quello di Dresda e le bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki. Per non parlare della guerra in Iraq, in Bosnia, in Kossovo e in Afghanistan, tutte fatte dai sionisti tramite gli americani e i loro alleati. Gli ebrei, infatti, non potrebbero farcela da soli: così usano gli altri".

Il segretario del Fronte Sociale Nazionale Adriano Tilgher ha parlato delle stragi in Italia attribuendole a una "guerra per bande" di agenti dei servizi segreti legati a diverse correnti partitocratiche. "Perché -- ha chiesto Tilgher -- nessun governo ha finora eliminato il segreto di Stato sulle stragi? Cosa devono ancora nascondere?". Secondo Tilgher, la storia dei servizi segreti dell'Italia repubblicana è costellata di violenze, bugie e depistaggi per coprire i veri responsabili. "In questo -- ha sostenuto Tilgher -- sono stati coperti da molti magistrati, per ragioni più finanziarie che ideologiche. Gli italiani dovrebbero sentirsi indignati per essere stati presi in giro per tanti anni".


Volen Syderov, vice-direttore del quotidiano bulgaro Monitor, ha criticato la politica del Fondo Monetario Internazionale e di certe lobby finanziarie ebraiche che a suo giudizio vorrebbero impadronirsi dell'economia del Paese balcanico e contrastare la religione ortodossa, creando miseria e disoccupazione. Lo stesso dicasi per la Russia, il più grande Paese ortodosso al mondo. "Sono state delle élite ebraiche -- ha detto Syderov -- a creare nell'Impero russo le società segrete dei nichilisti, degli anti-cristiani, dei terroristi e dei comunisti, che poi aiutarono a conquistare il potere con la Rivoluzione d'ottobre. Il tutto per contrastare la potenza economica della Russia, cresciuta in proporzione dalla seconda metà dell'Ottocento molto più dei Paesi occidentali. Con la seconda guerra mondiale e la conquista comunista dei Paesi dell'Europa centro-orientale, anche l'economia di questi ultimi è stata distrutta, tanto che oggi la Bulgaria dovrebbe impiegare 30 o 40 anni per raggiungere i livelli dei Paesi occidentali. Il comunismo ha fatto 66 milioni di vittime (perlopiù cristiane ortodosse): un numero altamente simbolico per gli ebrei. Se oggi le cattoliche Polonia, Cechia, Slovacchia e Ungheria hanno qualche possibilità di sviluppo, le ortodosse Romania, Bulgaria e Serbia sono invece delle moderne colonie, totalmente subordinate al Fondo Monetario Internazionale. Una privatizzazione scioccante ha messo nelle mani delle mafie l'economia del Paese, minando la fiducia della gente nel normale capitalismo". "Queste operazioni -- ha concluso Syderov -- sembrano preparare un intervento della Nato, magari in seguito a spinte separatiste della minoranza che si dichiara turca e che ora rappresenta il 9%".


Guillaume Fabien, che ha a lungo presieduto i lavori, ha letto un testo dello storico francese Vincent Reynouard, il quale ha definito l'Olocausto una "contro-religione fondata su miti non storicamente provati e finalizzata a sradicare il cristianesimo". "Come la religione cattolica -- secondo Reynouard -- anche quella dell'Olocausto ha i suoi sacerdoti che stanno fissando il credo per l'eternità. Poi ci sono riti e liturgie, come la lettura pubblica delle presunte vittime del nazismo. La religione cattolica è basata sulla centralità del numero 3, che rappresenta la Trinità e i componenti della Sacra Famiglia. Quella della Shoah sul numero 6, come i 6 milioni che sarebbero stati sterminati nelle camere a gas. Si tratta in realtà di una cifra simbolica, priva di riscontri obiettivi. Ci sono storici che hanno dato cifre diverse: 5.100.000, 4.600.000, 4.200.000, 3.400.000... Il 6 è anche il numero delle punte della stella di David. Imitando la Via crucis cattolica, i sacerdoti della Shoah hanno inventato le «marce dei viventi» che ripercorrono il cammino delle vittime. Se nel cattolicesimo ci sono santi, beati e martiri, nella pseudo-religione ci sono i «giusti fra le nazioni», ossia quelli che hanno aiutato gli ebrei durante le persecuzioni. Ai «giusti fra le nazioni» una municipalità parigina ha deciso di dedicare una via. Infine, anche nella religione dell'Olocausto c'è la scomunica. Chi ne viene colpito non è più riconosciuto dalla comunità come uomo e nessuno può rivolgergli la parola. Per questo ai revisionisti viene negato il diritto di parlare e si cerca di bandirli dalla società confiscando i loro beni". "La cosa più grave -- ha concluso Reynouard -- è che questo avviene con l'appoggio degli Stati nazionali".


Paul Fromm, responsabile dell'Associazione canadese per la libera espressione, ha parlato delle persecuzioni a cui sono stati sottoposti molti revisionisti anche nel suo Paese. Lui stesso è stato radiato dall'insegnamento universitario per un "reato d'opinione".


Infine l'Americano Russ Granata ha letto l'intervento di Carlo Mattogno, teso a demolire la presunta scoperta a Birkenau di due bunker usati come prime camere a gas durante la seconda guerra mondiale.


Trieste Oggi, 28 maggio 2002, p. 8


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