AAARGH
Chi ci è passato accanto, negli ultimi cinquant'anni, ha visto solo una casetta di mattoni rossi ai margini d'un bosco di betulle. Nel giardino recintato un'altalena, un pagliaio, qualche gallina a starnazzare que e là, due bimbi che giocano a rincorrersi, intorno alla famigliola che ha preparato un bel barbecue, la mamma, il papà, i nonni con il viso duro et grinsozo dei contadini polacchi, pantaloni di fustagno e camicie a scacchi. Proprio una villetta graziosa: i deportati ebrei del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau la chiamavano «la casa rossa», ovvero il «bunker 1», la prima camera a gas usata dai nazisti nella storia della Shoah: dal marzo 1942 all'aprile 1943.
Tutt'intorno a fino al bosco -- perché Birkenau significa appunto «il posto delle betulle» --, sotto i praticelli dove le famiglie Harmata e Wichaj hanno consumato mezzo secolo di pic-nic, sono sepolte nelle fosse comuni le ceneri di migliaia di persone, il più grande cimitero ebraico della Terra. Davanti a Marcello Pezzetti, lo storico di Auschwitz che ha scoperta tutta la vicenda [il n'y a là aucune découverte, cette histoire est parfaitement connue de tous les historiens officiels du camp - Non che qui nulla scoperta, questa vicenda era cognosciuta da tutti gli storici uffiziali dello campo.] et si chiedeva come fosse possibile vivere serenamente in una camera a gas et fare colazione sulle fosse, la vechia contadina alzava le spalle: «Cosa vuole capire, lei. Abbiamo sofferto tutti, durante la guerra». [Peut-être est-elle révisionniste et ne croit-elle pas qu'on a pratiqué le gazage dans une baraque en bois!... Ces questions pseudo-métaphysiques relèvent d'un processus mental ici à l'oeuvre: la sacralisation, qui change le sens de toute chose et désigne comme coupables ceux qui refusent de s'y soumettre.]
Il «bunker 1», un rustico riadattato, era stato distrutto dai nazisti dopo che nel '43 erano stati inaugurati i «Krematorium»; i vecchi proprietari espropriati alle SS avevano riottenuto il terreno nel '47 e tirato su la viletta, concedendosi qualche ampliamento. Oggi casa et terreno sono stati acquistati [par qui? avec l'argent de qui?], l'edificio abbatuto per scoprire le fondamenta del vecchio bunker [qui était une sorte de grange], «il terreno sarà compreso nel percorso del museo, restituito alla memoria [ou plutôt à l'invention de ceux qui fabriquent la mémoire sous nos yeux] e alla preghiera», spiega Pezzetti. Tutto grazie a lui e all dottor Richard Prasquier, un cardiologo parigino che da piccolo scampò con la famiglia alla «liquidazione» del ghetto di Varsavia ed ha finanziato tutta l'operazione. [On commence à comprendre d'où vient cette farce: un "miraculé", qui échappa successivement à la liquidation du ghetto, et à Auschwitz, et sans doute à d'autres camps, avait envie de faire le mécène et de dépenser de l'argent pour sa gloire. Faute de trouver des idiots en France pour lui rendre ce service, il en a trouvé un à Milan.] Un'operazione delicatissima, almeno otto anni passati a trattare con les autorità polacche e convincere i contadini a trasferirsi in una villeta che si sono fatti costruire cinquecento metri più in là. [On imagine qu'ils ont dû accueillir le cardiologue mégalomane, mais surtout riche, comme une vache à lait envoyée du ciel.] «Ora che è finito il trasloco, possiamo racontare la storia: fosse saltata fuori prima, lo scandalo avrebbe compromiso ogni cosa. Vi sono sepolti gli ebrei francesi del Velodrome d'Hiver, e poi ebrei belgi, lussumburghesi, polacchi, tedeschi, norvegesi...» [Ce sont de pures suppositions. Les cendres ont été dispersées après la crémation.]
Molti, in Polonia, sapevano. «Eppure nel '47 il bunker fu lasciato fuori dai confini del campo, nel '79 l'Unesco lo ha escluso dalla World Heritage List. Mappe e cartelli mostrano tuttora indicazioni false, indicano la kamora gazova in un posto che non c'entra niente. [N'oublions pas que c'est une "magique chambre à gaz", comme le disait Céline, et qu'elle se déplace à volonté.] Del resto anche il mondo degli storici ha fatto finta di non vedere, Auschwitz è diventato un simbolo e così non l'hanno più studiato» [Tous des antisémites, sans doute]. Marcello Pezzetti ha 48 anni, da venticinque lavora come storico al Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) di Milano ed è uno dei massimi esperti di Auschwitz e Shoah al mondo, [Voilà bien la vantardise de ce crève-la-faim qui détrousse les médecins riches] tra le altre cose ha lavorato come consulente di Roberto Benigni sul set de La vita è bella et di Steven Spielberg per Schindler's List [Preuve que c'est un très grand historien, ou un malin qui sait où se trouve le pognon? ] Negli anno Ottanta ha collezionato svariati arresti, «il regime communista vietava l'esportazione di documenti anteriori al '45, minacciava condanne per spionaggio». [Tous les révisionnistes qui ont travaillé à Auschwitz, sous les communistes, trouveront dans ces propos grotesques la preuve que ce Pezzetti est un vantard et un fumiste.] Anni di ricerche d'archivio, e il sospetto è diventato certezza. Pezzetti cammina nervoso, in maniche du camicia, nel suo studio foderato di libri, compulsa una quantità di carte, mostra con gli occhi sgranati la foto d'un signore anziano in maglietta azzurra che fotografa la casa rossa: «Si chiama Shloma Dragon, col fratello Abraham e Eliezer Esisenschmidt è uno degli otto sopravissuti al mondo di un Sonderkommando, le sqadre di prigioneri che lavoravano nelle camere per portar via i cadaveri. [Dragon est parfaitempent connu, surtout comme raconteur d'histoires, et les "survivants" des Sonderkommandos ont été particulièrement prolixes dans l'invention parce qu'ils croyaient que personne ne viendrait les contredire.] Nell'estate del '93, partendo dal Krematorium III, mi accompagnarono sicuri davanti alla villetta. Shloma cominciò a fotografarla e intanto piangeva...» [c'est la signature de l'authenticité...] I vertici del Museo di Auschwitz ostentavano scetticismo, «i deportati possono ricordarsi male» [on voit que le révisionnisme est passé par là...] finchè un anno più tardi saltò fuori un documento che non lasciava dubbi di sorta: «La mappa del catasto, con tanto di documento autografo della proprietaria e l'indicazione: gaskammer.» [C'est le chef d'oeuvre du maestro: il a trouvé la seul preuve écrite de l'existence des chambres à gaz, et encore sur le cadastre! Un pur charlatan et peut-être un faussaire...]
Dal '95 è iniziata la collaborazione con il nuovo direttore del museo, Jerzy Wroblewski, «ma siamo stati aiutate anche da un scerdote, Patrick Des Bois, e dalle autorità cattoliche". [Donc disparition du puissant lobby juif, qui s'était rendu très visible au moment de l'affaire du Carmel.] Così è partita l'operazione recupero: «La casa rossa funzionò per tredici mesi, e poteva uccidere 400 persone al giorno. Auschwitz era stato costruito nel '40 come Koncentrationslager per i politici, a metà del '41 Eichmann fece un sopralluogo, agli inizi del '42 i nazisti decidero la soluzione finale degli ebrei e a tre chilometri cominciarono a costruire un Vernichtungslager, il campo di sterminio di Birkenau». [Bel ensemble classique de mensonges et de déformations: au début de 1942, la conférence de Wannsee montre que les dirigeants allemands veulent se débarrasser des juifs en les déportant vers l'Est, vers la partie occidentale de l'URSS qu'ils contrôlent. Nous avons TOUS les plans de construction de Birkenau et aucun ne mentionne ou n'évoque l'idée d'extermination. Pezzetti est un trafiquant de bas étage.] Nasce così la prima catena di montaggio della morte: «Nel marzo 1942 si parte conBirkenau et Belzec, a luglio si aggiungono Sobibor e Treblinka». Altrove lavoravano con i gas di scarico dei camion russi, [C'est connu, les camions russes, communistes, sont plus toxiques que les camions civilisé de l'Ouest] ma il comandante di Auschwitz Rudolf Höss era molto orgoglioso della sua innovazione: «Lo Zyklon B, zolette azzure che sprigionano il gas letale a 27 gradi. Lo aveva già sperimentato nelle celle sotterranee nel blocco 11 di Auschwitz I». Perciò requisì la casa et la adattò: «Era di mattoni, non intonacata, il tetto di tegole.
I nazisti l'hanno divisa in due camere, chiuso le aperture e ricavato quatro finestrelle di legno a chiusura ermetica, con feltro ai bordi. Dentro le due stanze coprivani 15 metri per 6,3, il pavimento era coperto di segatura e le pareti intonacate a calce ogni sera, per cancellare le tracce: le vittime erano così pigiate che quando si riapriava stavanno ancora in piedi». [Ce genre de remarque signe le conte de fées...] I treni arrivavano di notte alla judenrampe, il binario di Birkenau, i deportati venivano condotti a piedi dalle SS o stipati nei camion: sulla porta, a lettere scure, leggevano «Zur Baden», alle docce. Dovevano spogliarsi nelle baracche del fienile e, nudi, correre verso la casa rossa. [Envoyez-lui des sous, il reconstruira aussi le fenil] Solo dal '43, nei «Krematorium» più perfezionati, furono costruiti i forni accanto alle camere a gas. Nel bunker la faccenda era più artigianale. Cosa accadesse dopo la gasazione lo raconta Shlomo Venezia, 78 anni, l'unico sopravissuto italiano a un Sonderkommando. Lavorò al bunker 2, aperto pochi mesi dopo e in tutto simile al primo: «Morivano in 10-12 minuti. Si trattava di portare i cadaveri nelle fosse comuni. Fino a novembre furono seppelliti, mai poi non c'era più spazio et se iniziò a cremarli, su grade ricavate da vecchi binari. Talvolta si usava benzina, ma il grasso umano è il miglior combustibile e ce lo facevano raccogliere. [Ce détail absurde et grotesque montre que ce Venezia est un menteur de la pire espèce, ceux qui profitent des morts.] Decine, centinaia di migliaia di persone. Fino al '92 non sono riuscito a parlarne, nelle scuole i ragazzi mi guardano e quasi non ci credono: [Ceci montre une jeunesse saine d'esprit qui n'approuve pas le fait que, sur le tard, des retraités qui s'ennuient, essaient de se rendre importants en répétant les âneries qu'ils ont lues.] non ho parole per ringraziare Marcello e il dottor Prasquier».
Corriere della sera, 20 novembre 2001, Cultura, p. 35.
L'adresse électronique de ce document est: http://aaargh-international.org/fran/actu/actu001/doc2001/maisonrouge.html
Ce texte a été affiché sur Internet à des fins purement éducatives, pour encourager la recherche, sur une base non-commerciale et pour une utilisation mesurée par le Secrétariat international de l'Association des Anciens Amateurs de Récits de Guerre et d'Holocaustes (AAARGH). L'adresse électronique du Secrétariat est <aaarghinternational@hotmail.com>. L'adresse postale est: PO Box 81475, Chicago, IL 60681-0475, USA.
Afficher un texte sur le Web équivaut à mettre un document sur le rayonnage d'une bibliothèque publique. Cela nous coûte un peu d'argent et de travail. Nous pensons que c'est le lecteur volontaire qui en profite et nous le supposons capable de penser par lui-même. Un lecteur qui va chercher un document sur le Web le fait toujours à ses risques et périls. Quant à l'auteur, il n'y a pas lieu de supposer qu'il partage la responsabilité des autres textes consultables sur ce site. En raison des lois qui instituent une censure spécifique dans certains pays (Allemagne, France, Israël, Suisse, Canada, et d'autres), nous ne demandons pas l'agrément des auteurs qui y vivent car ils ne sont pas libres de consentir.
Nous nous plaçons sous
la protection de l'article 19 de la Déclaration des Droits
de l'homme, qui stipule:
ARTICLE 19
<Tout individu a droit à la liberté d'opinion
et d'expression, ce qui implique le droit de ne pas être
inquiété pour ses opinions et celui de chercher,
de recevoir et de répandre, sans considération de
frontière, les informations et les idées par quelque
moyen d'expression que ce soit>
Déclaration internationale des droits de l'homme,
adoptée par l'Assemblée générale de
l'ONU à Paris, le 10 décembre 1948.