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OLOCAUSTO: DILETTANTI ALLO SBARAGLIO

CARLO MATTOGNO

PIERRE VIDAL--NAQUET, GEORGES WELLERS, DEBORAH LIPSTADT, TILL BASTIAN, FLORENT BRAYARD ET ALII CONTRO IL REVISIONISMO STORICO

 

Edizioni di Ar, Padova, via Falloppio 83, 1996.

 

PRESENTAZIONE

 

Traendo occasione da un decreto del Ministro degli Esteri di Francia del 19 dicembre 1994, che proibiva su tutto il territorio nazionale "la circolazione, la diffusione e la messa in vendita" del libro revisionista L'Holocauste au scanner di Jürgen Graf (1), venti docenti universitari e uomini di cultura italiani di varie tendenze politiche hanno firmato un appello su "laicismo, di stampa e di ricerca storica" che è apparso su La Stampa il 2 marzo 1995. I firmatari vi rivendicano il principio imprescindibile della libertà di ricerca storica, affermando con vigore:

"Noi pensiamo che in Europa come in Iran, nella Germania come in Italia e in Francia, la ricerca storica debba essere libera da ogni vincolo, e debba essere garantita la più completa libertà di circolazione delle idee: idee la cui fondatezza e veridicità può risultare solo dal libero dibattito scientifico, e non dai verdetti di qualsivoglia tribunale o dalle campagne strumentali e demonizzanti di qualsivoglia strumento di informazione". (2)

L'astrattezza del principio formulato appariva purtroppo in netto contrasto con l'atteggiamento pratico dei firmatari nei confronti del revisionismo storico, del quale avevano una concezione completamente distorta. Ad esempio, il prof. Losurdo scriveva: " Non c'è infamia che l'odierna ondata di 'revisionismo storico' non cerchi di giustificare o relativizzare" (3) ; e il prof. Moffa restringeva metodologicamente il significato dell'appello propugnando "la liceità laica del 'dubbio' nei confronti non dell'indubitabile sterminio degli ebrei, ma di una 'teologia dell'Olocausto' " e precisando che il dubbio "non riguarda la "negazione" dello sterminio -- fatto storico indubitabile -- ma semplicemente il diritto -- dovere di indagarlo in tutti i suoi aspetti, cause, contestualizzazioni, ecc. senza il timore di violare una verità per l'appunto religiosa" (4). In altri termini, è lecito il dubbio nell'Olocausto, non il dubbio dell'Olocausto. Ma poiché nessuno ha mai minacciato la libertà di questo tipo di dubbio, non si comprende neanche la necessità di un pubblico appello per difenderla.

Queste contraddizioni si spiegano con il terrore panico da cui gli intellettuali sono travolti alla sola idea di violare la verità religiosa dell'Olocausto e alla semplice prospettiva di essere additati come simpatizzanti del revisionismo, e ciò, in un circolo vizioso perfetto, si spiega a sua volta con la concezione completamente distorta che essi hanno dei fini e dei metodi revisionisti.

Un rapido sguardo alle bibliografie di questi intellettuali mostra che essi non leggono i libri revisionisti, ma leggono Pierre Vidal-Naquet; ingannati dalla fama di cui questo storico gode nell'ambito della sua specializzazione -- la storia antica -- essi credono in buona fede che egli abbia altrettanta competenza e credibilità anche nelle sue analisi del revisionismo; questi intellettuali leggono "Gli assassini della memoria" (5) e vedono il revisionismo attraverso la lente deformante del signor Pierre Vidal-Naquet.

Da tale penosa constatazione è nata l'idea della pubblicazione di una critica storica dell'opera summenzionata che sgombrasse il campo da tutti i pregiudizi antirevisionisti introdottivi dallo storico francese. Nel corso del lavoro mi sono però reso conto che la semplice critica del libro, a causa della superficialità e, diciamolo pure, del dilettantismo che il signor Pierre Vidal-Naquet vi ostenta, avrebbe potuto mettere in evidenza le sue metodologie capziose, ma non chiarire in modo adeguato gli argomenti, che egli, ad eccezione di un solo caso, insinua più che esporre.

Ho ritenuto pertanto necessario aggiungere al saggio su Pierre Vidal-Naquet una critica dettagliata della sua fonte principale per quanto concerne, appunto, gli argomenti: Georges Wellers.

Ciò è stato tanto più facile in quanto, già dalla fine degli anni Ottanta, giacevano inutilizzati nel mio cassetto due studi inediti su questo storico; uno era destinato alla Francia, ma non poté essere pubblicato per ragioni contingenti; per quanto concerne il secondo, alla morte di Georges Wellers, avvenuta il 3 maggio 1991 (6), abbandonai per ovvie ragioni l'idea della pubblicazione.

Ora, a cinque anni di distanza dal funesto evento, pubblicando una parte delle argomentazioni formulate in questi due studi, non ritengo di venir meno ai doveri della pietas, né di poter incorrere nell'accusa di aver atteso che lo storico francese morisse per criticarlo, soprattutto perché avevo già espresso pubblicamente i miei argomenti -- senza ricevere risposta -- quando egli era ancora in vita (7).

Questo libro non rappresenta una difesa né di Faurisson, né del revisionismo: da un lato, Faurisson non ha bisogno di un difensore d'ufficio, anzi ha già risposto a Pierre Vidal-Naquet con una critica molto serrata (8) che questi ha liquidato sbrigativamente con una semplice battuta (9) ; dall'altro, il revisionismo, o più correttamente, alcuni revisionisti, sostengono tesi che non condivido in parte o in toto; l'opera costituisce invece una verifica storico--metodologica dell'onestà polemica di Pierre Vidal-Naquet, già messa in dubbio, ma in una prospettiva diversa, da Cesare Saletta (10), e di Georges Wellers ; essa è dunque la mia risposta al signor Pierre Vidal-Naquet, che mi ha chiamato in causa in modo subdolo, e, conseguentemente, una esposizione dei miei argomenti revisionisti.

Poiché altri critici improvvisati del revisionismo, al pari di Pierre Vidal-Naquet, godono, presso gli intellettuali ignari, di un credito del tutto immeritato, in questo studio analizzo le metodologie di altre due colonne portanti della propaganda antirevisionista, Till Bastian e Deborah Lipstadt.

Un esame particolare dedico inoltre ai principali critici del rapporto Leuchter, ma anche in questo caso non già per difendere Leuchter, bensi per mostrare con quali argomenti pseudoscientifici il suo rapporto venga da costoro dichiarato pseudoscientifico.

Concludo la mia carrellata su questi veri e propri dilettanti allo sbaraglio con le doverose risposte a qualche squallido critico di casa nostra, non tanto per confutare argomenti, che non hanno, quanto piuttosto per mostrare la meschinità e la malafede dei loro metodi.

Dopo la stesura finale del testo, ho avuto occasione di leggere un libro francese molto acrimonioso contro Paul Rassinier scritto da un allievo di Pierre Vidal-Naquet, tale Florent Brayard. Considerato il carattere subdolo dell'opera, che non mancherà di essere utiliazzata contro il revisionismo attuale, mi è sembrato opportuno presentarne una breve analisi critica in un capitolo supplementare, il settimo.

Con questo studio non pretendo -- né mi aspetto -- di convincere gli uomini di cultura della validità delle tesi revisioniste che espongo, ma mi attendo che essi si persuadano del valore scientifico dei miei metodi di lavoro storiografici e dei miei argomenti -- cosa che credo di aver dimostrato a sufficienza ; quanto alle conclusioni che ne traggo, ognuno giudichi secondo coscienza.

 

NOTE

(1) Testo in: La lente di Marx sui fatti e le culture del mondo. 3/1995, p. 69. Per l'opera di Jürgen Graf vedi la Bibliografia revisionista essenziale che presento in fondo al libro.

(2) Per il testo dell'appello e le reazioni che ha suscitato vedi: La lente di Marx, rivista citata, pp. 69--99 (testo dell'appello a p.71) e Marxismo oggi. Rivista quadrimestrale di cultura e politica, 1995/3, pp. 61-97.

(3) Marxismo oggi, rivista citata, p.63. Il prof. Losurdo fa parte del Comitato di Direzione della rivista.

(4) Ibidem, p.84 e 92. L'esempio di dubbio lecito addotto dal prof. Moffa concerne la querelle tra intenzionalisti e funzionalisti (p.92).

In questa rivista appare un "Dossier sul revisionismo" che contiene, tra l'altro, un velenoso attacco contro di me (pp.48-60): me ne occupo nel capitolo VI di questo studio.

(5) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, Editori Riuniti. Roma 1993.

(6) Le Monde Juif, N° 143, juillet-septembre 1991, pp. 127-132.

(7) Wellers e i "gasati" di Auschwitz, Edizioni La Sfinge. Parma 1987 ; Nota sulla polemica Wellers-Faurisson, in: Auschwitz : le "confessioni" di Hoess. Edizioni La Sfinge, Parma 1987, pp. 33-39 ; "Comment on falsifie l'histoire", in: Annales d'Histoire Révisionniste, N° 3, automne-hiver 1987, pp. 89-94.

(8) Robert Faurisson, Réponse à Pierre Vidal-Naquet. Edité par l'Auteur. 1982; seconda edizione accresciuta: Réponse à Pierre Vidal-Naquet, La Vieille Taupe, 1982.

(9) "La recente pubblicazione, a cura di R. Faurisson, di un opuscolo intitolato Réponse à Pierre Vidal-Naquet, Paris, La Vieille Taupe, 1982, non richiede alcuna nuova discussione da parte mia". Gli assassini della memoria, op.cit., p. 154.

(10) Cesare Saletta, L'onestà polemica del signor Vidal-Naquet. A proposito dell'edizione italiana di un suo libro. Per conto dell'autore. 1985 ; Per il revisionismo storico, contro Vidal-Naquet,. Graphos, Genova 1993 (seconda edizione accresciuta).

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CAPITOLO PRIMO

PIERRE VIDAL--NAQUET.

1/4

1. SINE IRA ET STUDIO.


Prima di accingersi allo "smantellamento" delle "menzogne" di Faurisson (p. 63) e di tutto il revisionismo, "ad analizzare i loro testi come si fa l'anatomia di un falso" (p.X), Pierre Vidal-Naquet (1) previene l'ovvia domanda che si pone qualunque lettore conosca la sua fama di storico dell'antichità; egli spiega dunque che, prima di intraprendere l'impresa, ha esitato a lungo: "Storico dell'antichità, che ci facevo in un periodo che non era 'il mio'? " (p.3). Ma questo argomento non lo preoccupava molto.


"Avendo sempre combattuto la superspecializzazione delle corporazioni storiche, avendo sempre lottato per una storia libera da lacci e lacciuoli, avevo l'occasione, per nulla nuova, di mettere in pratica le mie teorie. Per di più l'argomento non è cosi difficile da precludere ogni rapida indagine informativa" (p.3).[Corsivo mio].

Parole sacrosante. Se ci si pone sul piano superficiale di una "rapida indagine informativa", nessun argomento risulta difficile; nella fattispecie, se invece di studiare i documenti nel loro testo originale e integrale si leggono i libri e gli articoli che ne riportano solo qualche stralcio; se sul valore e sul significato di tali documenti ci si affida ciecamente al giudizio altrui, allora non c'è dubbio, lo studio dell'argomento " non è cosi difficile ". L'accusa di dilettantismo che muovo al nostro uomo è forse eccessiva? Il lettore attento avrà senza dubbio rilevato che nell'impianto delle note del suo libro -- redatto con pedantesca ostentazione di erudizione -- non appare un solo riferimento a un documento originale (2) : tutte le conoscenze di Pierre Vidal-Naquet derivano dagli scritti e sono filtrate dai giudizi di altri autori, primo fra tutti Georges Wellers, al quale tutto si puo rimproverare tranne l'ignoranza dei documenti originali; il suo impianto argomentativo è invece tratto in massima parte dall'articolo di Nadine Fresco Les redresseurs de morts (3), uno dei primi saggi contro il revisionismo in cui sono già fissati quasi tutti gli argomenti capziosi adottati dai propagandisti successivi.
Ma qui sorge un'altra domanda alla quale il nostro uomo non fornisce risposta: visto che, contro il revisionismo, si era già pronunciato uno storico specialista dell'Olocausto, che necessità c'era della fiera presa di posizione di un dilettante, semplice compilatore di idee altrui?
Sceso in campo, Pierre Vidal-Naquet rivendica subito la sua rigorosa dirittura morale in campo storiografico:

In virtù di questi sani principi, la sua trattazione del revisionismo sarà svolta sine ira et studio :

Ma se poi egli dà molto spazio ai sentimenti, pochissimo alla storia, e si abbandona ad espressioni non propriamente scevre di affettività (4) -- cio non è altro che il prorompere della virtuosa indignazione di colui che sa:

Contrapponendosi con la sua possente statura morale a Faurisson, che "non cerca il vero ma il falso" (pp.67-68), Pierre Vidal-Naquet cerca nobilmente il vero e rifugge con orrore dal falso.
Nobili intenti, nobili parole: ma i fatti?
Cominciamo da cio che lo storico francese dice di me:

Il fatto che Pierre Vidal-Naquet si esibisca qui in una spudorata menzogna, puo stupire soltanto coloro i quali credono realmente che egli sia un ardente difensore della verità.
"Fascista dichiarato": dichiarato da chi? Da Pierre Vidal-Naquet, ovviamente. Per le persone che conservano ancora un minimo di onestà intellettuale non è difficile subodorare la menzogna: il nostro uomo, che riempie i suoi scritti di riferimenti bibliografici insulsi quanto fastidiosi, che in massima parte non hanno alcuna relazione, neppure lontana, con il revisionismo, per documentare -- in modo megalomaniaco -- è il caso di dirlo -- anche le sue affermazioni più irrilevanti, riguardo a questa grave accusa, formulata essa stessa in nota, tace: nessuna citazione, nessun riferimento che documenti la sua affermazione. Dov'è finito il dovere dello storico "di purgare la sua opera di ogni elemento inventato, leggendario, mitico" ? Spieghero successivamente per quale ragione egli mi abbia lanciato questa falsa accusa.

2. CHI SONO I REVISIONISTI?


A questa domanda Pierre Vidal-Naquet risponde con il linguaggio spassionato del puro ricercatore della verità che non si lascia turbare dall'affettività: i revisionisti sono "una setta minuscola ma tenace" che

"consacra tutti i suoi sforzi e usa ogni mezzo (volantini, storielle, fumetti, studi sedicenti scientifici e critici, riviste specializzate) al fine di distruggere, non la verità, che è indistruttibile, ma la presa di coscienza della verità" (p.IX);

essi sono dei "falsari" (p.31) in preda a "deliri ideologici" (p.53), e in loro "la parte dell'antisemitismo, dell'odio patologico per gli ebrei, è enorme" (pp.20--21). I revisionisti costituiscono una "piccola banda abietta " che si accanisce a negare la realtà delle camere a gas omicide (5).
Con la profondità di pensiero che compete ad uno storico del suo calibro, e con la sua notoria obiettività, Pierre Vidal-Naquet schizza lapidariamente le origini della "setta" faurissoniana :

Si osserverà che di questa "consueta percentuale di creduloni e di imbecilli" , secondo la logica di Pierre Vidal-Naquet, fa parte anche la corte di appello di Parigi la quale, il 26 aprile 1983, " ha riconosciuto la serietà del lavoro di Faurisson", e lo ha condannato "solo per aver agito dolosamente col riassumere in slogan le sue tesi" (p.133).
Il revisionismo, per il nostro integerrimo storico, è semplice "impostura" (p.5); esso porta "alla follia e alla menzogna" (p.94), è una "perfidia " che consiste " nell'apparire cio che non è, un tentativo di scrivere e di pensare la storia " (p.108), anzi, di più, il bieco tentativo "di sostituire l'insopportabile verità con la rassicurante menzogna" (p.18), anzi, ancora di più, " un tentativo di sterminio sulla carta che si sostituisce allo sterminio effettivo" (p.24).
Per questo motivo il prof. Faurisson è " un Eichmann di carta " (p.3, 55, 74); non appena ha potuto esprimersi su Le Monde, si è visto "immediatamente confutato", in modo tanto radicale che il nostro uomo ha sentito il bisogno di riconfutarlo; animato da una "delirante passione antisemita" (p.114), Faurisson "ha al suo centro l'impostura" (p.54), è "alla ricerca, non come si vorrebbe, della verità, ma del falso" (p.24), "non cerca il vero ma il falso" (pp.67-68), è "un falsario" e il suo Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire. La question des chambres à gaz (6) "non è né più né meno menzognero e disonesto dei precedenti" (p.63).
Per sua sfortuna, Faurisson è incappato in un integerrimo paladino della verità che ha smontato "i meccanismi delle sue menzogne e dei suoi falsi" (p.74) e ha operato lo "smantellamento" delle sue "menzogne" (p.63): Pierre Vidal-Naquet.
Si rileverà che , se uno scrittore revisionista è animato da "una delirante passione antisemita", da "odio patologico per gli ebrei" , le sue affermazioni valgono meno di nulla ; se invece uno scrittore che crede alla realtà delle camere a gas omicide è animato da una delirante passione antirevisionista e da un odio patologico per i revisionisti, le sue affermazioni sono sacrosanta verità. Nobile esempio di doppia morale.
Nonostante l'anatema solenne lanciato dal nostro storico, il revisionismo si è evoluto e si evolve, e gli argomenti che ha portato e la letteratura che ha prodotto, rispetto all'inizio degli anni Ottanta, sono estremamente più rigorosi ed ampi (7).

3. I METODI DEI REVISIONISTI.


Nella sua critica , Pierre Vidal-Naquet distingue anzitutto tra principi e metodi di lavoro revisionisti. Riguardo ai primi, egli afferma:

Sui metodi di lavoro dei revisionisti, Pierre Vidal-Naquet è alquanto prolisso. Riporto integralmente le sue affermazioni.

"Di fatto si possono cosi riassumere i principi del metodo revisionista:
1. Ogni testimonianza diretta fornita da un ebreo è una menzogna o una fantasia.
2. Ogni testimonianza, ogni documento, anteriore alla liberazione è un falso o è ignorato e considerato una "voce". Butz e Rassinier ignorano completamente, per esempio, i documenti scritti da alcuni componenti del Sonderkommando di Auschwitz, da loro nascosti e ritrovati dopo la guerra, documenti che danno una descrizione precisa e in accordo con notizie da altra fonte sul funzionamento delle camere a gas. Faurisson si limita a prendere in giro (Le Monde del 16 gennaio 1979; Vérité, p.110) i "manoscritti -- miracolosamente -- ritrovati " di cui non tenta nemmeno di dimostrare la non autenticità.
3. Ogni documento, in generale, che ci dà informazioni di prima mano sui metodi dei nazisti è un falso o è un documento truccato. Cosi Faurisson classifica sbrigativamente fra le opere "false, apocrife o sospette" (Vérité, p.284) l'eroica "cronaca" che si trovava negli archivi del ghetto di Varsavia tenuti da Emanuel Ringelblum e da una équipe di cui conosco personalmente un componente. Dopo debite indagini, ho saputo che la cronaca è stata effettivamente mutilata, soprattutto nella edizione polacca al momento della sua pubblicazione a Varsavia nel 1952 di alcuni passi poco piacevoli per l'orgoglio nazionale polacco. Queste mutilazioni non modificano affatto la qualità del documento per quel che riguarda la politica nazista.
4. Ogni documento nazista che fornisce una testimonianza diretta è preso al suo valore nominale se è scritto in codice, ma ignorato (o sottointerpretato ) se è scritto in un linguaggio diretto, come certi discorsi di Himmler, per esempio questo che è del 16 dicembre 1943:" Quando in un villaggio sono stato costretto a dare l'ordine di marciare contro i partigiani ed i commissari ebrei -- lo dico davanti a questo uditorio, e le mie parole sono ad esso esclusivamente destinate -- ho dato sistematicamente l'ordine di uccidere anche le donne e i bambini di questi partigiani e commissari"; o anche questo, che figura nel Diario di Goebbels, in data 13 maggio 1943:" I popoli moderni non hanno dunque altra soluzione che quella di sterminare gli ebrei". In compenso ogni manifestazione di razzismo di guerra nel campo alleato (e non ne sono mancate, come si puo immaginare) è presa nel suo significato estremo.
5. Ogni testimonianza nazista posteriore alla fine della guerra resa in un processo all'est o all'ovest, a Varsavia o a Colonia, a Gerusalemme o a Norimberga, nel 1945 o nel 1963, è considerata come ottenuta sotto tortura o per intimidazione. Tornero su questo punto importante, ma noto subito che è un po' sorprendente che nessun ufficiale SS abbia negato l'esistenza delle camere a gas. Più esattamente Paul Rassinier "crede di sapere" (Ulysse trahi, p.132) che l'ultimo comandante di Auschwitz, Richard Baer,, "dichiara che a Auschwitz sotto il suo comando non c'è mai stata camera a gas" ma Baer mori, certo provvidenzialmente, in prigione nel giugno 1963.
6. Tutto un arsenale pseudotecnico è mobilitato per mostrare l'impossibilità materiale della gassazione di massa. Sul valore degli argomenti "chimici" di Faurisson leggeremo più avanti la nota di un chimico. Quanto alle sue considerazioni sulle camere a gas che servono all'esecuzione dei condannati a morte in certi Stati americani e sulle precauzioni di cui il loro uso è circondato (Vérité, pp.301--309), esse non provano affatto che le gassazioni di massa siano irrealizzabili. Faurisson paragona cose non paragonabili, lontane l'una dall'altra come la voracità di un affamato e un pranzo da Maxim's. L'operazione di gassare, come quella di nutrirsi, si puo realizzare in condizioni immensamente differenti.
7. Un tempo l'esistenza di Dio veniva provata col fatto che l'esistenza era insita nel concetto stesso di Dio. E' la famosa "prova ontologica". Si puo dire che per i "revisionisti" le camere a gas non esistono perché la non esistenza è uno dei loro attributi. E' la prova non ontologica. Per esempio la parola Vergasung significa si gassazione se compare nella forma negativa in una lettera dello storico Martin Broszat a Die Zeit (19 agosto 1960): Keine Vergasung in Dachau (nessuna gassazione a Dachau), ma Vergasungskeller significa "camera di carburazione" in un documento del gennaio 1943 citato da Georges Wellers (Faurisson, Vérité, pp.104 e 109).
8. Infine e soprattutto, tutto cio che puo rendere conveniente, credibile, questa spaventosa storia, che puo segnare l'evoluzione, fornire termini di paragone, è ignorato o falsificato. Neppure una riga in Faurisson e in Thion ricorda le imprese degli Einsatzgruppen (le famose fosse di Baby Yar, per esempio). Non una riga in Thion e in Faurisson che ricordi che i malati di mente tedeschi sono stati sterminati dal 1939 al 1941 e che alcuni responsabili di questa operazione avrebbero esercitato il loro talento sugli ebrei, per esempio F. Stangl a Treblinka" (pp. 21--24).
Cercando con attenzione, tra un dotto excursus sul cannibalismo (pp.5--9), una lezione erudita su "La distruzione degli iloti di Sparta" (pp.97--100) e gli altri molteplici riferimenti alla storia antica, si possono reperire queste altre affermazioni sui principi e sulla metodologia dei revisionisti:
"Cosi, respingere, per principio, tutte le testimonianze dirette per ammettere come decisive le testimonianze di coloro che, a quanto essi stessi dicono, non hanno visto niente, come i delegati del Comitato internazionale della Croce Rossa, è chiaramente un segnale che non inganna" (p.48).[corsivo mio].
"Al limite, non si confuta un sistema chiuso, una menzogna totale che non rientra nell'ordine del confutabile, in quanto la conclusione vi precede le prove" (p.80).
"Il metodo dei "revisionisti" contemporanei, dei negatori, è stato analizzato più volte: Come scrivono Nadine Fresco e Jacques Baynac:" Strani storici davvero, questi che invece di sforzarsi di conoscere "come sono andate effettivamente le cose", si proclamano giudici dei "corpi del reato", di un processo che ha luogo soltanto perché essi negano l'esistenza dell'oggetto della controversia, e che al momento del verdetto saranno dunque necessariamente portati a dichiarare false tutte le prove contrarie all' a priori da cui essi non recedono" (p.109).
"Poiché i "revisionisti" hanno deciso che soltanto i libri nazisti sono degni di fede, a patto che non si tratti di nazisti pentiti [...]" (p.119).
"Mentre l'antisemitismo francese tradizionale -- quello di Maurras -- è spesso filoisraeliano, tutti i revisionisti sono risolutamente antisionisti. Alcuni scivolano dall'antisionismo all'antisemitismo, ed è questo il caso di una certa ultrasinistra. Altri compiono il cammino inverso. L'assoluta necessità del discorso antisionista nel revisionismo si spiega benissimo. Si tratta di giocare d'anticipo sulla creazione dello Stato d'Israele. Israele è uno Stato che usa i mezzi della violenza e del dominio. E' cosi possibile, operando come se tale entità fosse già esistente nel 1943, far dimenticare che le comunità ebraiche erano comunità disarmate. Al limite, si potrà anche spiegare che il nazismo è una invenzione, indubbiamente fantastica, del sionismo" (p.85).


Pierre Vidal-Naquet menziona poi altri esempi di applicazione, da parte dei revisionisti, dei principi e del metodo da lui indicati, che riporto sinteticamente laddove il contesto è irrilevante :
"[...] è pura assurdità presentare gli studiosi che lavorano al Museo di Oswiecim come altrettanti falsari " (p.26).
"[...] Th. Christophersen, il testimonio dei revisionisti" (p.41)
"Inventare di sana pianta una immaginaria dichiarazione di guerra a Hitler in nome della comunità ebraica internazionale da parte di un immaginario presidente del Congresso mondiale ebraico è antisemitismo o è un falso?" (p.65).
"E' pero sorprendente constatare come i revisionisti, pur menzionando quegli eventi (bombardamento di Dresda, drammatica evacuazione dei tedeschi dalle regioni divenute polacche o ridiventate cecoslovacche, ecc.) mettano spesso l'accento sui testi deliranti che appartengono a un razzismo bellico e che non hanno mai avuto il benché minimo principio di applicazione. Cosi il pamphlet pubblicato durante la guerra da un certo Théodore Kaufmann, battezzato per la circostanza consigliere personale di Roosevelt, che recava il titolo Germany must perish e prevedeva la sterilizzazione dei tedeschi, è posto sullo stesso piano dei discorsi di Himmler, i quali invece avevano la possibilità di passare alla pratica" (p.86).
"[...] per l'uso massiccio fatto dai revisionisti del pamphlet di Th.Kaufmann [...]"(p.172).
"I "revisionisti" utilizzano tutti le stesse fonti" (p.146).
"L'affermazione che appare in tutti gli scritti revisionisti, secondo la quale lo storico tedesco M.Broszat avrebbe scritto in Die Zeit del 19 agosto 1960 che nei campi del vecchio Reich non c'erano state camere a gas, è una menzogna che è stata demolita da G.Wellers, Les Chambres à gaz ont existé, Paris, Gallimard, pp.141-143. M.Broszat parlava soltanto di impianti specializzati per l'annientamento degli ebrei. La menzogna ricompare nondimeno in tutti gli opuscoli della setta" (p.166).

4. I METODI DI PIERRE VIDAL--NAQUET.


Nel paragrafo 1 ho denunciato la menzogna di Pierre Vidal-Naquet relativa a Carlo Mattogno "fascista dichiarato"; ora è giunto il momento di spiegare, come ho preannunciato, perché il nostro integerrimo critico sia ricorso a questa menzogna. E' indubbiamente improbabile che Pierre Vidal-Naquet abbia letto i miei sette scritti pubblicati in Italia fino al 1987 (9), data di pubblicazione dell'edizione francese di Gli assassini della memoria, ma è certo che egli ha letto il mio saggio Le mythe de l'extermination des Juifs. Introduction historico--bibliographique à l'historiographie révisionniste apparso nel n.1 delle Annales d'histoire révisionniste (printemps 1987), che egli cita nello stesso passo in cui formula la menzogna.
Di fronte a questo saggio, che è la traduzione riveduta e ampliata del libro Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione storico--bibliografica alla storiografia revisionista,(10) Pierre Vidal-Naquet si è trovato spiazzato: in esso non ho mai affermato -- e, preciso, non l'ho mai fatto né prima né dopo -- che gli storici del museo di Auschwitz sono dei falsari, né ho considerato Thies Christophersen il testimone dei revisionisti, (11) né ho menzionato l' "immaginaria dichiarazione di guerra a Hitler", né ho citato il libro di Theodore Kaufmann, nonostante il suo "uso massiccio" da parte dei revisionisti"; per la parte originale ed essenziale del saggio, non ho utilizzato "le stesse fonti", al contrario, ho usato parecchie fonti ignote o poco note persino a specialisti come G.Wellers, alcune delle quali in polacco, di cui, in ogni caso, ho verificato e tradotto il testo originale; non ho menzionato lo Stato di Israele né la tesi, a mio avviso falsa, della storia delle camere a gas come invenzione del sionismo durante o dopo la guerra; ho citato la lettera di Martin Broszat del 19 agosto 1960 a Die Zeit correttamente e nel suo contesto:


"Ni à Dachau, ni à Bergen--Belsen, ni à Buchenwald, des juifs ou d'autres détenus n'ont été gazés. La chambre à gaz de Dachau n'a jamais été complètement terminée ni mise "en service". [...].
"L'extermination massive des juifs par l'emploi des gaz à commencé en 1941-1942 et a eu lieu exclusivement (ausschliesslich) en quelques rares emplacements choisis à cet effet et pourvus des installations techniques correspondantes, avant tout (vor allem) dans le territoire polonais occupé (mais en aucun endroit de l'Ancien Reich): à Auschwitz--Birkenau, à Sobibor-sur-Bug, à Treblinka, Chelmno et Belzec". (12)


Dunque non sono incorso neppure nella "menzogna" che apparirebbe "in tutti gli opuscoli della setta".
Inoltre, nella mia indagine storica, non ho assunto aprioristicamente nessuno dei principi formulati da Pierre Vidal-Naquet che i revisionisti dovrebbero condividere "tutti più o meno" (13) e non ho adottato nessuno dei metodi che Pierre Vidal-Naquet attribuisce ai revisionisti.
Per chi non fosse convinto, aggiungo una riflessione. Il primo numero delle Annales d'histoire révisionniste, sia perché è apparso in concomitanza con il processo Barbie, sia, senza falsa modestia, perché vi appariva il mio saggio, ha destato molto scalpore in Francia e la stampa ne ha parlato molto: quale ghiotta occasione per "smantellare" le mie presunte "menzogne" mostrando la presenza, nel mio saggio, dei principi e del metodo fissati da Pierre Vidal-Naquet! Che cosa fa invece il nostro uomo? Tace. Egli che, per documentare le sue tesi preconcette, ritiene degno di citazione anche il personaggio più oscuro, tace, non ha nulla da dire, non sa che cosa dire; dunque non c'è altra via d'uscita se non la menzogna: basta affermare che Carlo Mattogno è un "fascista dichiarato" per screditare a priori sia il suo scritto sia la sua persona, e se lo afferma Pierre Vidal-Naquet, deve essere vero: chi oserà mai dubitare dell'onestà intemerata e dell'integerrima dirittura morale del nostro storico?
Un'argomentazione davvero brillante! E' come dire che le sue tesi sono senza valore perché egli è un ebreo dichiarato!
Con cio ci troviamo già proiettati nei meandri della metodologia di Pierre Vidal-Naquet. Non resta che proseguire l'esame dei suoi metodi, ma prima è necessaria una premessa.
Nel campo revisionista, come in ogni altro campo, compreso quello olocaustico, (16) ci sono ricercatori, polemisti e propagandisti. Pierre Vidal-Naquet mette tutti nello stesso calderone in un guazzabuglio generale in cui personaggi di secondo o di terzo piano come App (p.20), Bardèche (p.32 e passim), Bennet (p.52 e passim), Chomsky (p.64 e passim), Barnes (p.78 e passim), Felderer (p.84), Christophersen (p.41 e passim), Harwood (p.37 e passim) hanno lo stesso valore di un Faurisson, di un Butz, di un Roques, di uno St_glich, di un Guillaume e di un Mattogno, che sono ossi un po' più duri per i denti del nostro storico:


"Da questo punto di vista, bisogna ammettere che due libri revisionisti, The Hoax of the 20th Century, di Arthur Butz, e Der Auschwitz--Mythos, di Wilhelm Staeglich, raggiungono un risultato abbastanza notevole: l'apparenza di un racconto storico, anzi, di una indagine critica con tutti gli elementi esteriori che caratterizzano un'opera storica. Tranne quello che ne costituisce il pregio: la verità" (p.95).


Sfortunatamente per loro, anche questi due scrittori sono incappati nel nostro fiero smantellatore di menzogne, che demolisce il valore scientifico di queste due opere con argomentazioni profonde e inconfutabili:


(Confutare Butz? E' possibile, beninteso, è perfino facile, purché si conosca la documentazione, ma è impresa lunga e fastidiosa( (p.49),


percio non vale la pena di intraprendere la confutazione; basti al lettore il giudizio ex cathedra di Pierre Vidal-Naquet. Per quanto concerne Staeglich -- e anche Roques -- la confutazione è ancora più facile: il libro dell'uno è "un libro nazista" (p.115), un libro "schiettamente nazista" (p.152), l'altro è un "intellettuale nazista" (p.115) e un "militante dell'estrema destra antisemita" (p.111). Quanto a Guillaume, egli ha "una personalità perversa e megalomane" (p.114).
Spigolando indiscriminatamente in questo guazzabuglio, Pierre Vidal-Naquet ha creato un metodo revisionista che non esisteva prima e che non esiste ora. Novello Kant, egli ha fissato i principi trascendentali della gnoseologia revisionista: in ogni tempo e in ogni luogo i revisionisti saranno condizionati da questi principi, percio in ogni tempo e in ogni luogo i revisionisti ricercheranno il falso e non il vero. Proprio in virtù di questi principi trascendentali, la "setta" revisionista è "del tutto incapace di evolversi" (p.131), sicché non è necessario rispondere ad ogni membro di essa:


"Se, ogni volta che un "revisionista" produce una nuova affabulazione, bisognasse rispondergli, le foreste del Canada non basterebbero" (p.63).


Questo è anche un comodo alibi per ignorare -- lui, cosi pronto ad accusare l'uno o l'altro di aver ignorato un singolo documento -- l'intera letteratura revisionista dal 1980 al 1987 (data della pubblicazione dell'edizione originale del suo libro) e al 1992, data dell'uscita della traduzione italiana.
Nonostante l'anatema solenne lanciato dal nostro storico, il revisionismo si è evoluto e continua ad evolversi, e gli argomenti che ha portato e la letteratura che ha prodotto, rispetto all'inizio degli anni Ottanta, sono estremamente più rigorosi ed ampi (17); non solo, ma proprio in Francia, un personaggio di grande spicco della cultura francese come Pierre Garaudy ha abbracciato recentemente il punto di vista revisionista!. (18)
ll principio del metodo di Pierre Vidal-Naquet si puo riassumere in una frase: poiché l'Olocausto è esistito, tutti coloro che lo negano sono a priori dei mentitori; si puo dire, parafrasando le parole del nostro storico, che l'Olocausto esiste perché l'esistenza è uno dei suoi attributi. Non si tratta di una semplice boutade polemica, ma di un principio metodologico sancito solennemente dalla "déclaration d'historiens" sulla "politica hitleriana di sterminio" sottoscritta anche da Pierre Vidal-Naquet:


"Il ne faut pas se demander comment, techniquement, un tel meurtre de masse a été possible. Il a été possible techniquement puisqu'il a eu lieu. Tel est le point de depart obligé de toute enquÍte historique sur ce sujet. Cette vérité, il nous appartenait de la rappeler simplement: il n'y a pas, il ne peut y avoir de débat sur l'existence des chambres à gaz". (19)


Ecco dunque la "prova ontologica" che Pierre Vidal-Naquet attribuisce alla metodologia revisionista: l'Olocausto è esistito perché è esistito e al riguardo non puo sussistere dibattito!
Vediamo ora in che modo Pierre Vidal-Naquet ha creato questo metodo. Il procedimento è semplice: basta dichiarare solennemente che le affermazioni o le omissioni che ricorrono in tre o quattro scritti revisionisti non sono delle semplici affermazioni o omissioni, ma la rigorosa applicazione di principi e di metodi prestabiliti. In taluni casi i principi della metodologia revisionista fissati da Pierre Vidal-Naquet non sono neppure indebite astrazioni elevate a principi universali, ma semplici escogitazioni ad usum Delphini , ed egli non tenta neppure di dimostrarli con un singolo riferimento ad una singola affermazione di un singolo revisionista: al lettore deve bastare la parola del nostro integerrimo storico.


Analizziamo le sue affermazioni.
"1. Ogni testimonianza diretta fornita da un ebreo è una menzogna o una fantasia" (p.21). Questo principio è una menzogna o una fantasia di Pierre Vidal-Naquet, che infatti non è in grado di documentarla in alcun modo.
"2. Ogni testimonianza, ogni documento anteriore alla liberazione è un falso o è ignorato e considerato 'una voce' " (p.21). A dimostrazione di questa affermazione, Pierre Vidal-Naquet rileva il fatto che né Butz né Rassinier menzionano i manoscritti del Sonderkommando, (20) e che Faurisson ironizza sulle circostanze del loro ritrovamento. Egli dimentica di dire che Staeglich menziona ed analizza criticamente questi documenti. (21) Pierre Vidal-Naquet, con sublime onestà intellettuale, spaccia per principi aprioristici quelle che in questi autori sono soltanto delle conclusioni, e se è vero che Faurisson "non tenta nemmeno di dimostrare la non autenticità" di questi documenti (p.22), è altrettanto vero che Pierre Vidal-Naquet non tenta nemmeno di dimostrare la loro veridicità, e, meno che mai, di confutare le osservazioni di Staeglich al riguardo -- ma forse cio è chiedere troppo, visto che il suo è un libro "schiettamente nazista" ed ha dunque ontologicamente insito l'attributo della menzogna! Ritorno sulla questione nel para. 6 di questo capitolo.
"3. Ogni documento, in generale, che ci dà informazioni di prima mano sui metodi dei nazisti è un falso o è un documento truccato" (p.22). La prova della validità universale di questo principio è il fatto che Faurisson esprime dubbi sull'autenticità della "cronaca" di Emanuel Ringelblum! Qui il nostro storico si appiglia ad un elemento insignificante per colpire l'essenziale: in effetti, la "cronaca" di Ringelblum, che sia autentica o no, nulla aggiunge e nulla toglie alla questione essenziale delle camere a gas omicide.
"4.Ogni documento nazista che fornisce una testimonianza diretta è preso al suo valore nominale se è scritto in codice, ma ignorato (o sottointerpretato) se è scritto in un linguaggio diretto" (p.22). Pierre Vidal-Naquet cita, a questo riguardo, un brano del discorso di Himmler del 16 dicembre 1943 e uno del Diario di Goebbels in data 13 maggio 1943.
Il primo brano è stato citato da Staeglich insieme con altre "testimonianze dirette" di Himmler sullo stesso tema con il seguente commento:


"La procedura indifferenziata anche contro donne e bambini nella guerra partigiana era indubbiamente un provvedimento brutale e spietato, estremamente contestabile sulla base del diritto internazionale e moralmente, che Himmler aveva probabilmente ogni motivo di giustificare davanti a questi capi dell'esercito, perché a stento resto segreto. (22)


Dunque questo documento "scritto in un linguaggio diretto" non è stato né "ignorato" né "sottointerpretato". Quanto al Diario di Goebbels, il fatto che egli abbia scritto "I popoli moderni non hanno dunque altra soluzione che quella di sterminare gli ebrei " (p.22), dimostra forse che era in atto uno sterminio di Ebrei ad opera dei Tedeschi? (23)
"5 .Ogni testimonianza nazista posteriore alla fine della guerra resa in un processo all'est o all'ovest, a Varsavia o a Colonia, a Gerusalemme o a Norimberga, nel 1945 o nel 1963, è considerata come ottenuta sotto tortura o intimidazione" (pp.22-23). In questo contesto, Pierre Vidal-Naquet si sorprende del fatto che "nessun ufficiale SS abbia negato l'esistenza delle camere a gas" (p.22).
Cio è falso. I nazisti che hanno confessato " sotto tortura o intimidazione " sono pochissimi; il caso più clamoroso è quello di Rudolf Hoess, come ormai ammette perfino Jean-Claude Pressac. (24) Quanto agli altri, ho già esposto altrove l' elementare meccanismo psicologico che li indusse a confessare. (25) Qui rilevo sommariamente che, in base agli articoli 19 e 21 dello statuto di Londra dell' 8 agosto 1945, il tribunale di Norimberga non era legato alle regole della dimostrazione e non doveva richiedere la prova dei "fatti generalmente noti". (26) Ora, in tutti i processi, anteriori e posteriori, lo sterminio ebraico in camere a gas è sempre stato assunto aprioristicamente come fatto generalmente noto e indiscutibile, sicché la negazione di questo dogma sarebbe stata per gli imputati una difesa strategicamente disastrosa. L'interesse immediato degli imputati non era quello di dire la verità, ma di uscire dal processo con i minori danni possibili, percio, in linea generale, essi adottarono la linea difensiva consistente nell'affermare il dogma dello sterminio, escludendo nel contempo il loro coinvolgimento e la loro responsabilità diretta. Cio significa non già che queste testimonianze siano false a priori, ma soltanto che non sono vere a priori, e anch'esse devono essere esaminate criticamente per giudicare il loro grado di attendibilità. Al riguardo posso rimandare al mio studio su Rudolf Hoess. (27)
Per concludere, contrariamente a cio che afferma Pierre Vidal-Naquet, almeno in un caso un ufficiale SS ha negato l'esistenza delle camere a gas. Josef Kramer, che fu comandante del campo di Birkenau dal maggio al dicembre del 1944, dichiaro:


"I have heard of the allegations of former prisoners in Auschwitz referring to a gas chamber there, the mass executions and whippings, the cruelty of the guards employed, and that all this took place either in my presence or with my knowledge. All I can say to all this is that it untrue from beginning to end". (28)


Resosi conto che in Tribunale questa linea difensiva sarebbe stata suicida, a Josef Kramer non resto che ritrattare e ammettere il dogma dello sterminio. (29)
Anche i casi di Hans Lammers e Hans Frank sono particolarmente istruttivi.
Al processo di Norimberga Hans Lammers, che era stato capo della Cancelleria del Fuehrer, dunque uno degli uomini più informati del regime nazista, interrogato dal dott. Thoma (difensore di Rosenberg), asseri di sapere molte cose riguardo alla soluzione finale. Nel 1942 egli apprese che il Fuehrer aveva affidato a Heydrich -- tramite Goering -- l'incarico di risolvere la questione ebraica. Per saperne di più, egli si mise in contatto con Himmler e gli chiese "che cosa significasse propriamente soluzione finale della questione ebraica". Himmler gli rispose che aveva ricevuto dal Fuehrer l'incarico di attuare la soluzione finale della questione ebraica e che "questo incarico consisteva essenzialmente nel fatto che gli Ebrei dovevano essere evacuati dalla Germania". Successivamente questa spiegazione gli fu confermata dal Fuehrer in persona.
Nel 1943 sorsero voci secondo le quali gli Ebrei venivano uccisi. Lammers cerco di risalire alla fonte di tali voci, ma senza esito, perché esse risultavano sempre fondate su altre voci, per cui giunse alla conclusione che si trattasse di propaganda radiofonica nemica. Tuttavia, per chiarire la faccenda, Lammers si rivolse di nuovo a Himmler, il quale nego che gli Ebrei venissero uccisi legalmente: essi venivano semplicemente evacuati all'Est e questo era l'incarico affidatogli dal Fuehrer. Durante tali evacuazioni potevano certo accadere casi di morte tra persone vecchie o ammalate, potevano verificarsi disgrazie, attacchi aerei e rivolte, che Himmler era costretto a reprimere nel sangue a mo' d'esempio, ma questo era tutto.
Allora Lammers ando di nuovo dal Fuehrer, che gli diede la stessa risposta di Himmler:
" egli mi disse: 'Decidero successivamente dove andranno gli Ebrei, per il momento sono sistemati là' ".
Il dott. Thoma chiese poi a Lammers:
"Himmler Le ha mai detto che la soluzione finale degli Ebrei dovesse aver luogo con il loro sterminio?
Lammers -- Di cio non si è mai fatto parola. Egli ha parlato soltanto di evacuazioni.
Dott. Thoma -- Ha parlato soltanto di evacuazuioni?
Lammers -- Soltanto di evacuazioni.
Dott. Thoma -- Quando ha sentito che questi cinque milioni di Ebrei sono stati sterminati?
Lammers -- L'ho sentito qui qualche tempo fa [Davon habe ich hier vor einiger Zeit gehoert]". (30)
Dunque il capo della Cancelleria del Fuehrer aveva saputo solo a Norimberga del preteso sterminio ebraico!
Anche Hans Frank, l'ex governatore generale della Polonia, rese a Norimberga una testimonianza simile. Egli racconto che una volta gli giunse la voce che a Belzec era accaduto qualcosa.


"Il giorno dopo mi recai a Belzec. Globocnik mi mostro un gigantesco fossato che egli costruiva come vallo di protezione con molte migliaia di operai, evidentemente Ebrei."


Nella zona Hans Frank non vide altro. Ma le voci sull'uccisione degli Ebrei non cessavano, sicché il 7 febbraio 1944 egli chiese spiegazioni a Hitler in persona:

"In presenza di Bormann gli domandai:' Mio Fuehrer, le voci sullo sterminio degli Ebrei non cessano. Si sentono dappertutto. Non si entra da nessuna parte. Una volta giunsi di sorpresa ad Auschwitz per vedere il campo. Lungo la strada fui dirottato con la mia automobile con la giustificazione che al campo infuriava un'epidemia'. Chiesi: 'Mio Fuehrer, che cosa succede?'. Il Fuehrer disse:' Lo puo immaginare, avvengono delle esecuzioni, sono i rivoltosi. Per il resto non so nulla. Ne parli con Heinrich Himmler'. A quel punto ribattei:' Bene, Himmler a Cracovia ci ha tenuto un discorso nel quale ha dichiarato davanti a tutte le persone che avevo convocato ufficialmente:' Queste voci su uno sterminio sistematico degli Ebrei sono false; gli Ebrei vengono portati all'Est'. Allora il Fuehrer disse: 'Allora deve crederci".


Hans Frank ricevette "i primi dettagli" (die ersten Details) sullo sterminio ebraico solo dalla stampa straniera nel 1944" (aus der Auslandpresse 1944). (31)

"6. Tutto un arsenale pseudotecnico è mobilitato per mostrare l'impossibilità materiale della gassazione di massa" (p.23). Per dimostrare l'infondatezza degli argomenti chimici di Faurisson, Pierre Vidal-Naquet si affida ad un ingegnere chimico, tale Pitch Bloch, di cui egli pubblica come "Allegato" una breve nota sullo Zyklon B (pp.57-61). Vediamo di che cosa si tratta.
Dopo lunghe ed infruttuose ricerche nelle enciclopedie, il nostro chimico è riuscito finalmente a trovare la definizione dello Zyklon B "in un'opera classica di chimica industriale, edita in Germania nel 1954" (p.58). Eccellente approccio dilettantistico: egli non ha mai sentito parlare delle opere classiche sull'acido cianidrico e lo Zyklon B note da anni ai revisionisti, come ad esempio:
-- Doetzer, Walter, Entkeimung, Entseuchung und Entwesung. Arbeitsanweisungen fuer Klinik und Laboratorium des Hygiene--Institutes der Waffen-SS, Berlin. Verlag von Urban und Schwarzenberg, Berlin und Wien, 1943;
-- Flury, Ferdinand / Zernik, Franz, Schaedliche Gase, Daempfe, Nebel, Rauch- und Staubarten, Berlin, Verlag von Julius Springer, 1931;
-- Lenz, Otto/Gassner, Ludwig, Schaedlingsbekaempfung mit hochgiftigen Stoffen. Heft 1: Blausaeure. Verlagsbuchhandlung von Richard Schoetz, Berlin 1934;
-- Peters, Gerhard, Blausaeure zur Schaedlingsbekaempfung. Sammlung chemischer und chemisch-technischer Vortraege. Neue Folge Heft 20. Verlag von Ferdinand Enke in Stuttgart, 1933;
-- Puntigam, Franz / Breymesser, Erich / Bernfus, Erich, Blausaeure zur Fleckfieberabwehr. Grundlagen, Planung und Betrieb. Sonderveroeffentlichung des Reicharbeitsblattes, Berlin 1943,
-- Richtlinien fuer die Anwendung von Blausaeure (Zyklon) zur Ungeziefervertilgung (Entwesung) [documento NI-9912].
E' noto che Faurisson ritiene l'esistenza delle camere a gas omicide "radicalmente impossibile". (32) Personalmente, non condivido questo giudizio, ma neppure quello di Pierre Vidal-Naquet secondo cui " gassare alla grande non pone essenzialmente problemi diversi dal gassare in modo 'artigianale' " (p.12). Sulla questione ritornero successivamente. Qui importa rilevare, dal punto di vista metodologico, che cosa Pitch Bloch -- con l'avallo di Pierre Vidal-Naquet -- obietta agli argomenti tecnici di Faurisson: altri argomenti tecnici? No: testimonianze di seconda mano, per di più false, i cosiddetti "Protocolli di Auschwitz", di cui mi occupo in modo approfondito nel paragrafo 6.
Metodologia veramente degna di Pierre Vidal-Naquet. Cio è come confutare chi, come me, ritiene -- a buon diritto -- radicalmente impossibile l'affermazione del testimone oculare (membro del Sonderkommando) Dov Paisikovic secondo la quale, nei forni di Birkenau, "les cadavres mettaient environ quatre minutes à se consumer" ("i cadaveri impiegavano circa quattro minuti a consumarsi"), (33) opponendogli , appunto, la testimonianza di Dov Paisikovic. Un'altra "prova ontologica"!


L'unica obiezione tecnica che il nostro chimico muove a Faurisson è questa:
"A proposito del gas che si sprigiona dai sali cianidrici sotto l'effetto dell'acqua Faurisson scrive: "Per la prima volta nella storia della chimica , del sale aggiunto all'acqua dava un gas". Senza essere "storico della chimica", penso che parecchi lettori sappiano, per esempio, come funziona (o hanno avuto l'occasione di vederlo) un banale generatore d'acetilene in cui del carburo di calcio (un "sale" e un solido) viene sciolto in acqua per ottenere acetilene gassoso" (p.60).


Vediamo qual è il valore scientifico di questa obiezione.
Josef Kramer ha confessato di aver eseguito delle gasazioni omicide a Stutthof. Faurisson commenta:


"Les absurdités techniques abondent. On lit sur place la "confession" de Joseph Kramer, ancien commandant du camp. Kramer dit que c'est par un "trou" (sic!) qu'il versait lui-meme "une certaine quantité de sels cyanhydriques", puis "une certaine quantité d'eau": le tout dégageait, parait-il, un gaz (!!!) qui tuait en un minute". (34)


La questione è dunque questa: dei sali cianidrici coll'aggiunta di acqua possono sviluppare un gas tossico dall'azione fulminante?
La risposta di Pitch Bloch è invece questa: il carburo di calcio coll'aggiunta di acqua sviluppa acetilene gassoso.
La malafede del nostro chimico è lampante: non c'è bisogno di essere ingegneri chimici per sapere che i sali "sono composti che risultano dalla reazione di un acido con una base o viceversa". (35) I "sali cianidrici" , o cianuri, sono appunto "i sali dell'acido cianidrico", (36) come ad esempio il cianuro di potassio -- KCN -- e il cianuro di sodio -- NaCN.
Forse il nostro "ingegnere chimico. Scuola politecnica federale di Zurigo dottore in scienze" (p.61) troverà ancora più sconveniente ricevere un'altra piccola lezione di chimica da uno storico, per di più revisionista.
Tra i disinfestanti usati dai Tedeschi negli anni Trenta e Quaranta c'era il Cyancalcium (calciocianammide) -- Ca(CN)2 -- che era commercializzato col nome di Cyanogas e sviluppava acido cianidrico con l'acqua o con l'umidità secondo la reazione: Ca(CN)2 + 2H2O = 2HCN + Ca(OH)2. (37)
Pitch Bloch aveva ragione, ma non lo sapeva!
Per quanto concerne il "sapone umano", che Faurisson considera, dal punto di vista chimico, "una leggenda assurda" (p.60), essa è si una leggenda, come ammette Pierre Vidal-Naquet (p.150, nota 11), ma per nulla assurda chimicamente. Qui Pitch Bloch ha pienamente ragione.

"7.Si puo dire che per i "revisionisti" le camere a gas non esistono perché la non esistenza è uno dei loro attributi" (p.23). Ho già mostrato che questo principio, mutatis mutandis, è "le point de départ obligé" proprio di Pierre Vidal-Naquet, per il quale lo sterminio ebraico esiste perché l'esistenza è uno dei suoi attributi. Per giustificare la sua affermazione, Pierre Vidal-Naquet scrive:


"Per esempio la parola Vergasung significa si gassazione se compare nella forma negativa in una lettera dello storico Martin Broszat a Die Zeit (19 agosto 1960): Keine Vergasung in Dachau (nessuna gassazione a Dachau), ma Vergasungskeller significa "camera di carburazione" in un documento del gennaio 1943 citato da Georges Wellers (Faurisson, Vérité, pp.104 e 109)"

.
Argomentazione davvero straordinaria! Evidentemente il contesto, per il nostro storico, non conta nulla. Nel primo caso, poiché lo scopo della lettera di Martin Broszat era appunto quello di dichiarare che non c'era stata nessuna gasazione omicida a Dachau, è ovvio che Vergasung significa gasazione omicida; nel secondo caso, poiché non si conosce né lo scopo né la funzione del Vergasungskeller, non è altrettanto ovvio che Vergasung significhi gasazione omicida; Pierre Vidal-Naquet assume questo significato sulla base, appunto, della "prova ontologica" che rimprovera ai revisionisti: il Vergasungskeller è una camera a gas omicida, dunque Vergasung significa gasazione omicida. E' proprio vero: la conclusione precede le prove!
Pierre Vidal-Naquet, cosi amante della verità, sarà felice di apprendere il giudizio di Jean-Claude Pressac su questo Vergasungskeller:


(To adfirm, SOLELY on the basis of the letter of 29th January 1943 that the term "Vergassungskeller" [sic] designated a homicidal gas chamber installed in Leichenkeller 1/corpse cellar 1 of Krematorium II was irresponsible". (38)


L'affermazione, o meglio, l'insinuazione di Pierre Vidal-Naquet è dunque "irresponsabile".
"8.Infine e soprattutto, tutto cio che puo rendere conveniente, credibile, questa spaventosa storia, che puo segnare l'evoluzione, fornire termini di paragone, è ignorato o falsificato" (p.23).
Pierre Vidal-Naquet evoca qui "le imprese degli Einsatzgruppen (le famose fosse di Baby Yar, per esempio) e l'uccisione dei malati di mente tedeschi".
E' vero che il libro di S.Thion Vérité historique ou vérité politique? non dice nulla degli Einsatzgruppen, (39) ma Butz dedica ad essi varie pagine. (40) Di Babi Jar si è occupato approfonditamente Herbert Tiedemann; (41)John Ball ha pubblicato una fotografia aerea scattata una settimana dopo la fine della presunta cremazione delle vittime (42) che non mostra il minimo indizio di questa colossale impresa. (43) Per quanto riguarda la questione dell'eutanasia, essa ha ben poco ha che vedere con l'Olocausto.

NOTE

(1)Per ragioni di praticità, cito l'opera di Pierre Vidal Naquet nella traduzione menzionata nella nota 5 indicando soltanto le pagine tra parentesi tonda. Adotto questo sistema anche per le opere analizzate nei capitoli successivi. L'edizione originale (Les assassins de la mémoire. La Découverte) è uscita nel 1987. ll saggio Un Eichmann de papier era già apparso nel libro Les Juifs, la mémoire et le présent. PCM/ petite collection Maspero, Paris 1981 (trad. it.: Gli Ebrei, la memoria e il presente, Editori Riuniti, Roma 1985); le "Tesi sul revisionismo" sono state pubblicate in italiano nel 1983 (Rivista di storia contemporanea, Fascicolo 1, Gennaio 1983, pp.3-24).
(2) Con cio mi riferisco anche alle fotocopie di documenti originali.
(3) Nadine Fresco, Les redresseurs de morts. Chambres à gaz: la bonne nouvelle. Comment on révise l'histoire, in: "Les Temps Modernes", 35e année, N· 407, Juin 1980, pp.2150-2211.
(4) Vedi infra, paragrafo 2.
(5) "La petite bande abjecte qui s'acharne encore aujourd'hui à nier la réalité du crime de génocide, en s'en prenant à ce qui en fut, pendant la seconde guerre mondiale, son instrument privilégié : la chambre à gaz, a bien choisi son objectif, car ce fut effectivement un instrument de l'extermination". Pierre Vidal-Naquet, Les degrés dans le crime, in: "Le Monde", 16 giugno 1987, p.2.
(6) La Vieille Taupe, Paris 1980.
(7) Vedi al riguardo la Bibliografia revisionista essenziale che presento alla fine del volume.
(8) Pierre Vidal-Naquet stravolge le affermazioni di Faurisson, il quale in realtà ha dichiarato che il numero degli Ebrei morti durante la seconda guerra mondiale "pourrait être de l'ordre d'un million mais, plus probablement, de plusieurs centaines de milliers si l'on ne compte pas les Juifs combattant sous les uniformes militaires alliés" (Serge Thion, Vérité historique ou vérité politique ?, op. cit., p.197). La divisione di questo milione in due parti è di Pierre Vidal Naquet, non di Faurisson, che inoltre non menziona affatto la mortalità "per episodi di guerra". L'ironia di Pierre Vidal-Naquet sugli Ebrei morti negli eserciti alleati è decisamente fuori luogo, perché è noto che, nel solo esercito sovietico, si arruolarono 500.000 Ebrei (Solomon Grayzel, Storia degli Ebrei. Roma, Fondazione per la Gioventù Ebraica, 1964, p.695).
(9) Vedi la Bibliografia alla fine dell'opera..
(10) Sentinella d'Italia, 1985.
(11) Thies Christophersen è menzionato, soltanto nella sezione bibliografica, in una pagina fitta di titoli di opere revisioniste, cosi:" Thies Christophersen, Der Auschwitz--Betrug, Kritik nr 27 (Kritik Verlag, Mohrkirch), s.d." . Le mythe de l'extermination des juifs, rivista citata, p.63).
(12) Le mythe de l'extermination des juifs, rivista citata, p.75.
(13) Il fatto che io non creda alla tesi di uno sterminio in massa in camere a gas omicide e che non consideri il termine Endloesung (soluzione finale) sinonimo di sterminio, non sono principi, ma conclusioni.
(14) Cito, per tutti, la segnalazione apparsa su "Le Monde" (12 maggio 1987, p.10): "Annales d'histoire révisionniste. Une revue met en cause l'extermination des juifs", dove è citata la fine del mio saggio.
(15) Mi riferisco a tale Bougenaa Amara che avrebbe espresso un giudizio revisionista sull'Opinione di Rabat (p.156, nota 44): personalmente, non avevo mai sentito nominare né l'uomo né il giornale.
(16) Pierre Vidal-Naquet parla al riguardo di "un'intera sottoletteratura che rappresenta una forma davvero immonda di sollecitazione al consumo sadico" (p.15). Ma c'è anche di peggio. In un opuscolo del 1945 si legge tra l'altro:" Ziereis, capo del campo di Mauthausen ha ammesso che, nei distretti di Varsavia, Kovno, Riga e Libau sono state assassinate circa 10 milioni di persone. Un certo Moll, incaricato del forno crematorio di Dachau, ha confessato d'aver bruciato, tra il 1942 e il 1945, più di 7 milioni di persone. Nel campo di Belsen, su 45.000 ebrei internati, solo 60 sono sopravvissuti e non meno di 400.000 individui sono stati bruciati nei forni. [...] Sempre a Belsen, in un solo forno, venivano bruciati mille cadaveri all'ora e, in un solo giorno, furono gettati nei forni 80.000 ebrei [a]. Edgard Wall, Il processo di Norimberga contro i maggiori criminali di guerra. Tipografia editoriale Lucchi, Milano 1945, pp.25-26.
[a] Poiché in questo campo esistevano due forni crematori, la cremazione di un cadavere duro in media due secondi!
(17) Vedi al riguardo la Bibliografia revisionista essenziale che presento alla fine del libro..
(18) Roger Garaudy, Les mythes fondateurs de la politique israélienne. La Vieille Taupe. Hiver 1995 (N· spécial, hors commerce). Il libro contiene, tra l'altro, un capitolo su Le mythe de la justice de Nuremberg e uno su Le mythe de l'Holocauste (pp.72-147).
(19) La politique hitlérienne d'extermination: une déclaration d'historiens, in: "Le Monde", 21 febbraio 1979, p.23.
(20) Rassinier è morto nel 1967 (p.31), mentre questi documenti sono stati pubblicati nel 1972 (p.143, nota 43): la sua omissione è dunque gravissima!
(21) Wilhelm Staeglich, Der Auschwitz--Mythos. Legende oder Wirklichkeit? Grabert Verlag, Tubingen 1979, pp. 129-134.
(22) Ibidem, p.100 e 102.
(23) Staeglich si occupa delle altre "testimonianze dirette" ben più importanti di Goebbels, op.cit., pp.115-119.
(24) Vedi capitolo IV.
(25) Intervista sull'Olocausto, Edizioni di Ar, 1995, pp. 29-30.
(26) Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militaergerichtshof. Nuernberg 14.November 1945--1.Oktober 1946. Veroeffentlicht in Nuernberg, Deutschland, 1949 [d'ora in avanti: IMG], vol.I, p.16.
(27) Auschwitz: le "confessioni" di Hoess, Edizioni La Sfinge, Parma 1987.
(28) Trial of Josef Kramer and Forty-four Others (The Belsen Trial). Edited by Raymond Philips, William Hodge and Company, Limited, London Edinburgh Glasgow, 1946, p.731.
(29) Ibidem, p. 157.
(30) IMG, vol. XI, pp.61-63.
(31) IMG, vol.XII, pp.25-26.
(32) S.Thion, Vérité historique ou vérité politique?, op.cit., p.174.
(33) Un survivant du Sonderkommando, in: Auschwitz, présenté par Léon Poliakov, Julliard, Paris 1964, p.162.
Dov Paisikovic è uno dei pochi testimoni "oculari" che Pierre Vidal-Naquet oppone ai revisionisti. Eccellente testimone!
(34) S.Thion, Vérité historique ou vérité politique?, op.cit.,p.312.
(35) Michele Giua e Clara Giua-Lollini, Dizionario di chimica generale e industriale. Unione Tipografico-Editrice Torinese. Torino 1950, vol.III, p.437.
(36) Ibidem, vol. I, p.905.
(37) G.Peters, Blausaeure zur Schaedlingsbekaempfung, op.cit., p.66.
(38) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers. The Beate Klarsfeld-Foundation, New York 1989, p.503.
(39) La cosa non è cosi sorprendente come finge di credere Pierre Vidal-Naquet, visto che il sottotitolo di questo libro è Le dossier de l'affaire Faurisson. La question des chambres à gaz, e che esso si occupa essenzialmente, appunto, di camere a gas.
(40) The Hoax of the Twentieth Century, Historical Review Press, 1977, pp.197-204; dell'argomento si è occupato diffusamente anche Udo Walendy: Einsatzgruppen im Verbande des Heeres, in: "Historische Tatsachen", Nr. 16 e 17, Verlag fuer Volkstum und Zeitgeschichtsforschung, Vlotho, 1983.
(41) Babi Jar: Kritische Fragen und Anmerkungen, in: Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch ueber strittige Fragen des 20. Jahrhunderts. Grabert Verlag, Tuebingen 1994, pp.375-399.
(42) Secondo la storiografia ufficiale, nella gola di Babi Jar gli Einsatzgruppen avrebbero ucciso il 29 e 30 settembre 1941 33.771 Ebrei; nel 1943 i cadaveri sarebbero stati riesumati e cremati, dal 18 agosto al 19 settembre. Enzyklopaedie des Holocaust. Die Verfolgung und Ermordung der europaeischen Juden. Argon Verlag, Berlin 1993, vol.I, pp.144-145.
(43) John C. Ball, Air Photo Evidence. Auschwitz, Treblinka, Majdanek, Sobibor, Bergen Belsen, Babi Jar, Katyn Forest. Ball Resource Services Limited, Delta, B.C., Canada, 1992.

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Estratto del libro: Carlo Mattogno, Olocausto: Dilettanti allo sbaraglio, Pierre Vidal-Naquet, Georges Wellers, Deborah Lipstadt, Till Bastian, Florent Brayard et alii contro il revisionismo storico, Padova, Edizioni di Ar (via Fallopio, 83), 1996, 322 p.

Distribuzione: Libreria Ar, largo Dogana Regia, Salerno. (40 000 Lire)

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